GIORNATA DELLA MEMORIA - LA PORTA DEL CIELO

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Circolo Cappuccini

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Jan 25, 2014, 4:57:36 AM1/25/14
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GIORNATA DELLA MEMORIA

LUNEDì 27 GENNAIO ORE 21,00

per gentile concessione della filmoteca vaticana

 

LA PORTA DEL CIELO

di vittorio de sica

 

INGRESSO GRATUITO

 

Interpreti: Roldano Lupi, Carlo Ninchi, Massimo Girotti, Marina Berti, Maria Mercader; Origine: Italia, 1945; Sceneggiatura: Vittorio De Sica, Cesare Zavattini, Diego Fabbri, Adolfo Franci, Carlo Musso; Musiche: Enzo Masetti; Fotografia: Aldo Tonti; Montaggio: Mario Bonotti; Durata: 85’

Ecco il link allo spot per la proiezione http://youtu.be/vIHRMEoIOTQ

Negli ultimi anni della seconda guerra mondiale a Vittorio De Sica venne chiesto di partecipare alla rinascita della cinematografia italiana e fascista. Ma fu Maria Mercader a trovargli un altro lavoro. Salvo D’Angelo propose all’attrice un film, La porta del cielo, finanziato da Centro cattolico cinematografico e la Mercader pose come condizione che il regista fosse De Sica. Riportiamo la testimonianza diretta di De Sica.

«Fu una strana avventura. Tanto per cominciare , su un punto non c’era dubbio: il film non doveva finire mai, finché i tedeschi fossero rimasti a Roma. Se ci restavano ancora un anno, la lavorazione sarebbe durata un anno; se dieci, dieci anni. Come ho già detto, era la salvezza per me e per gli altri, il problema addirittura era di metterci dentro più gente possibile: a un certo momento la Basilica di San paolo fu una fortezza assediata con dentro tremila rifugiati. (…) Ne fecero di tutti i colori: nei confessionali, dietro le tende, dappertutto. Cose orribili. Sicché quando tutto fu finito, e andai a ringraziare il monsignore, gli tesi la mano e lui non l’accettò. Ero veramente addolorato. E più tardi accadde qualcosa che mi provocò un diverso dispiacere: il film sparì dalla circolazione”.

Si trattava della storia di un pellegrinaggio a Loreto. La sceneggiatura fu scritta da Zavattini, Diego Fabbri, Adolfo Franci, Carlo Muzzo e De Sica. la Filmoteca Vaticana ne ha ritrovato una copia nei magazzini e ha provveduto al restauro che è terminato nel 2013.

Il miracolo di fare della basilica di San Paolo fuori le Mura, la zona del quartiere Ostiense che era ed è territorio Vaticano, una grande arca di salvezza per centinaia di persone braccate dalla Gestapo: ebrei sfuggiti alla razzia del 16 ottobre, militanti comunisti, aspiranti partigiani, uomini della Resistenza. Tutti imbarcati da De Sica per un film che portò lo scompiglio pratico e morale nell’austero chiostro benedettino, piegato dai nuovi saltimbanchi del cinema ad un’inedita versione del diritto d’asilo. La porta del cielo diventò così, fino all’arrivo degli americani, una porta della terra.

Alberto Melloni

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La porta del cielo narra di miracoli. Il primo miracolo – mi sembra – è lo stesso film, portato a termine dopo sette mesi di lavorazione attraverso incredibili difficoltà. […] Basterà ricordare che il 3 giugno scorso, mentre a pochi chilometri di distanza si decideva la battaglia per Roma, ottocento tra comparse e tecnici vari erano agli ordini del regista nell’interno della basilica di San Paolo, intenti a girare, dimostrando un disprezzo per la guerra che soltanto Archimede avrebbe condiviso. […] Un treno “bianco” parte alla volta di Loreto col suo carico di infermi. Tra questi un ragazzo, un vecchio commerciante, una ragazza, un pianista, una vecchia domestica, un giovane cieco: tutte persone che tentano il viaggio animati da una segreta speranza: il miracolo. Vedremo poi che il miracolo non ci sarà, ma tutti avranno trovato in quel pellegrinaggio, al contatto con l’infelicità altrui, la fede necessaria per sopportare la propria. […] De Sica sa portare nelle sue opere quel tanto di vivo e di osservato, che fa la loro fortuna. Era facilissimo sbagliare questo film trincerandosi dietro la nobiltà dell’assunto: De Sica non l’ha fatto perché è riuscito a rimanere se stesso. Quel bambino che viene issato a braccia nello scompartimento e che sorride scusandosi della sua infermità, quelle giovani viaggiatrici che sottolineano l’arrivo del treno a Napoli cantando nostalgicamente – come tante volte ci è accaduto di verificare nella realtà –, quel sordido vicolo meridionale, la finta allegria del cieco, sono tutti motivi fermati con occhio sensibile e che fanno la grazia del film, dando verità all’azione, impedendo il fiorire della retorica.

(Ennio Flaiano, La porta del cielo, in Domenica, n. 18 del 6 maggio 1945, ora in Lettere d’amore al cinema, Rizzoli, 1978)

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