CIRCOLO CINEMATOGRAFICO CAPPUCCINI
Via Villa Clelia 12 Imola
Biglietto: intero € 5,00 - ridotto minori di 25 anni € 2,50.
Tessera di 5 ingressi: € 22,50.
Promozione: ingresso ridotto a € 2,50 per il venerdì a chi conferisce alla stazione ecologica Hera di via Laguna un elettrodomestico fuori uso, una batteria auto o olio vegetale / minerale esausto.
L’ingresso è riservato ai soci (tessera: € 2,50).
Venerdì 31 gennaio e sabato 1 febbraio ore 21
LUNCHBOX di Ritesh Batra
Siamo in India. Ila prepara tutti i giorni il pranzo al marito, lo impacchetta in una lunchbox e lo consegna a chi glielo porterà (tradizione forte, assente in occidente). Per un errore però il suo pacchetto comincia ad essere recapitato ad un'altra persona, Saajan…
Lunchbox è una commedia sentimentale e nonostante il tono leggero e le risate, quasi sempre scatenate con recitazione e messa in scena e raramente attraverso battute o gag fisiche, sui due personaggi grava il peso della società. Concepito come un film di pura scrittura (delle situazioni, dei personaggi ma soprattutto delle epistole), Lunchbox stupisce per la sua capacità di avere anche una dimensione visiva potente e ragionata, per quanto abbia le idee chiare sul mondo che intende riprendere e per come sia in grado di farlo.
Interpreti: Irrfan Khan (Saajan Fernandez), Nimrat Kaur (Ila), Nawazuddin Siddiqui (Shaikh), Denzil Smith (signor Shroff), Bharati Achrekar (signora Deshpande), Nakul Vaid (marito di Ila), Yashvi Puneet Nagar (Yashvi), Lillete Dubey (mamma di Ila); Origine: India, Francia, Germania; Anno: 2013; Sceneggiatura: Ritesh Batra; Fotografia: Michael Simmonds; Musica: Max Richter; Montaggio: John F. Lyons; Produzione: Sikhya Entertainment, DAR Motion Pictures, NFDC, Roh Films, ASAP Films, Cine Mosaic; Distribuzione: Academy Two (2013); Durata: 105’
Un piccolo film indiano. E già questa è una notizia poiché produrre “off Bollywood” è una vera impresa. La seconda è che si tratta di un’opera prima e che c’entra anche un po’ d’Italia attraverso il TorinoFilmLab, fondo per lo sviluppo della sceneggiatura, grazie al quale il giovane Ritesh Batra ha potuto mettere insieme l’articolato pacchetto produttivo (India certamente, ma pure Germania, Francia e Stati Uniti), arrivare al Festival di Cannes, uscire nelle sale del suo paese (oltre che in Europa) e sfiorare di un soffio la candidatura all’Oscar per l’India. Il “caso” dunque ci sta tutto ed è pienamente meritato per un film, delicato e gustoso, esattamente come i manicaretti che fanno da motore a questa storia d’amore e di riscatto. Ambientato in una Mumbai contemporanea, caotica ed indifferente, sospesa tra modernità e tradizione, il film ci racconta l’incontro del destino tra una giovane moglie prigioniera del suo infelice matrimonio ed un impiegato di mezza età, vedovo e “prigioniero” a sua volta del ricordo della sua vita precedente. Come avviene l’incontro? Lo dice il titolo: Lunchbox, le “gavette” per il pranzo che a Mumbai sono un’istituzione da oltre cent’anni. Madri e mogli a casa preparano i pasti per i loro cari che poi, nei lunchbox, sono affidati ai dabbawallahs, un esercito di fattorini che attraverso bici, treni e carretti li recapitano ancora caldi sulle scrivanie degli uffici o sui banchi di scuola, per poi riconsegnarli vuoti alle casalinghe nel pomeriggio. Un sistema infallibile, ma che in questo caso il destino vuole fallace. Così che il pranzo destinato al marito della giovane e bella Ila finisce sulla scrivania di Saajan! Da vedere.
(Gabriella Gallozzi – L’Unità)
Come il film spiega, Lunchbox è un sistema di consegna di cibo a domicilio in uso a Mumbai (ex Bombay) dal 1890, così efficiente da esser stato studiato ad Harvard. Ogni mattina 5.000 fattorini recapitano in uffici e scuole 200.000 pasti provenienti da cucine private o luoghi di ristoro: sempre affidabili nelle consegne, ma una volta su un milione può verificarsi l’errore. Ed è proprio quell’errore alla base dell’opera d’esordio di Ritesh Batra, cineasta indiano che preferisce ispirarsi al modello della commedia romantica piuttosto che a Bollywood. Per un disguido, il buon pranzetto che Ila ha preparato per il marito nella speranza di risvegliare l’attenzione finisce sulla scrivania di un maturo impiegato (il bravo Irrfan Khan). Fra i due sconosciuti, la giovane moglie trascurata e l’uomo vedovo e triste, nasce un rapporto epistolare fatto di bigliettini infilati nel contenitore che assume poco a poco un carattere intimo, sentimentale. Alla vicenda se ne intreccia un’altra che, pur funzionale al disegno di raccontare la complessità di Mumbai, non crea interesse in sé. Mentre resta accattivante, e ha già conquistato i festivalieri di Cannes e Torino, la tenera, virtuale storia d’amore che lega i cuori solitari.
(Alessandra Levantesi Kezich – La Stampa)
Una donna bravissima in cucina, un portapranzi che arriva sul tavolo sbagliato, due persone che non si sarebbero mai conosciute altrimenti, una storia quasi d’amore anche se tutto passerà solo attraverso la parola. E il cibo che giorno per giorno scandisce questo incontro tra una moglie trascurata e un vedovo, abitanti in quartieri lontanissimi dell’immensa Mumbai. Il cibo ancora caldo che dischiude ricordi e confidenze. E finirà per cambiare anche le vite di chi sta loro intorno. Da un esordiente indiano, una toccante fiaba metropolitana che ricorda un altro bel film epistolare, 84, Charing Cross Road. Ma ha i sapori ora struggenti ora violenti di una delle città più caotiche del mondo. allietata dai mitici dabbawallahs, gli efficientissimi fattorini che ogni giorno consegnano 200.000 pasti fatti in casa senza sbagliare mai. O quasi.
(Fabio Ferzetti – Il Messaggero)