film della settimana

5 views
Skip to first unread message

Circolo Cappuccini

unread,
Nov 5, 2013, 4:32:20 PM11/5/13
to Cappuccini News

CIRCOLO CINEMATOGRAFICO CAPPUCCINI

Via Villa Clelia 12 Imola

Ogni sera unica proiezione alle ore 21.00.

Biglietto: intero € 5,00 - ridotto minori di 25 anni € 2,50.

Tessera di 5 ingressi: € 22,50.

Promozione: ingresso ridotto a € 2,50 per il venerdì a chi conferisce alla stazione ecologica Hera di via Laguna un elettrodomestico fuori uso, una batteria auto o olio vegetale / minerale esausto.

L’ingresso è riservato ai soci (tessera: €2,50).

 

Venerdì 8 e sabato 9 novembre 2013

 

HOLY MOTORS di Leos Carax

 

Dal tramonto all'alba, una notte nella vita del signor Oscar. Quando sale sulla grande limousine bianca, Celine, la donna al volante, gli ricorda che ha davanti un duro programma di nove appuntamenti. Così Oscar nelle ore successive diventa una mendicante, un dirigente, un assassino, una creatura mostruosa, un padre di famiglia… Finiti gli appuntamenti, la macchina rientra in un garage, dove sono ferme tante altre automobili dello stesso tipo. Oscar rientra a casa, e così fa Celine, che nel viaggio di rientro indossa una maschera bianca...

Sempre più viscerale che cerebrale, Holy Motors va salutato come un film evento, perché se il cinema è morto questa è la prova che il suo culto è più vivo che mai e che possiamo ancora essere sorpresi e illuminati. Il film non è un monologo interiore, nonostante il regista viva di cinema, ma, al contrario, cerca disperatamente di instaurare un dialogo col pubblico della sala e di scuoterlo dall'apatia.

 

Interpreti: Denis Lavant (il signor Oscar, il banchiere, il mendicante, l’operaio specializzato della Motion Capture, il signor Merda, il padre, il fisarmonicista, l’assassino, l’assassinato, il morente, l’uomo di casa), Edith Scobs (Céline), Kylie Minogue (Eva, Jean), Eva Mendes (Kay M.), Elise Lhomeau (Léa, Elise), Jeanne Disson (Angèle), Michel Piccoli (l’uomo dalla macchia di vino), Leox Carax, Nastya Golubeva Carax; Nazionalità: Francia, Germania; Produzione: Pierre Grise Productions, Théo Films, Arte France Cinema, Pandora Film, WDR Arte.di Leos Carax; Distribuzione: Movies Inspired; Anno di uscita: 2013; Origine: Francia/Germania (2012); Soggetto e sceneggiatura: Leos Carax; Fotografia: Caroline Champetier, Yves Cape; Montaggio: Nelly Quettier; Durata: 110’

 

Grandi ritorni. Dopo 14 anni di esilio riappare Léos Carax, l’ex ragazzo prodigio di Rosso sangue e Gli amanti del Pont-Neuf. Un anno fa il suo Holy Motors (“Sacri motori”, un ufo fin dal titolo) spaccò in due Cannes. Di qua gli entusiasti, di là gli indifferenti. Fra cui, purtroppo, la giuria guidata da Nanni Moretti che lo ignorò. Anche se c’è più cinema in Holy Motors di quanto ce ne sia nelle intere carriere di registi assai più celebrati.

Si comincia in un vecchio cinema dove si aggira ectoplasmatico proprio Carax. È un risveglio, in senso biologico e poetico, ma è soprattutto il prologo di un film-trip cucito addosso alle metamorfosi del protagonista Denis Lavant. Che prima è un capitano d’industria chiuso con segretaria-autista-manager in una limousine; poi diventa una vecchia mendicante (la limo è un camerino su ruote); quindi, con una tuta coperta di sensori, entra in un laboratorio per la motion capture, la manipolazione digitale con cui si creano le figure virtuali di film e videogame, e dà vita a una performance semplicemente sensazionale che sta fra la danza, le arti marziali, la reinvenzione in diretta del corpo e dello spazio. Anche amoroso come si vedrà.

Ma è solo l’inizio, perché il cinema (l’arte, il mondo, l’industria: il laboratorio della motion capture somiglia ironicamente alle fabbriche dell’800) cambia forma di continuo, il passato coesiste col futuro, il materiale con l’immateriale. Così Lavant diventa Monsieur Merde, un Mr. Hyde delle fogne di infinita vitalità e ripugnanza, poi un banchiere, poi il suo assassino, quindi un moribondo assistito da una moglie che forse è un’altra attrice, etc. Ma forse nel mondo di Carax, ormai ci sono solo attori, effetti, simulazioni, e gli unici esseri “veri” sono animali o macchine. Come quelle limousine che scopriremo dotate di vita propria, in una scena da non raccontare.

Folle e lucidissimo, discontinuo e geniale, oscuro e smaccato, trapunto di cine-citazioni ma proiettato oltre il cinema e il ’900, in un divenire (delle immagini, dei corpi, delle macchine) nel quale è difficile non ritrovarsi. Carax: «Non racconto una storia, ma una vita. L’esperienza di essere in vita». Da vedere e rivedere, per esplorare le mille diverse interpretazioni che suggerisce. Senza che nessuna lo possa esaurire.

(Fabio Ferzetti - Il Messaggero)

 

Un uomo si sveglia. Si alza dal letto e, barcollando, raggiunge una parete affrescata con le immagini di un bosco. Una pressione con la mano e una porta segreta si apre su una sala cinematografica dove una platea di spettatori inerti assiste a una proiezione. L’uomo è Leos Carax, l’autore del film, che subito consegna la narrazione nelle mani irresponsabili e folli di Denis Lavant, attore feticcio e da sempre suo alter ego cinematografico, qui battezzato significativamente Monsieur Oscar. Holy Motors, il titolo più discusso di Cannes 2012 che a un anno di distanza esce nelle sale italiane, inizia in modo che più trasparente non si può, dichiarando la sua natura di film sul cinema e affrontando il nodo cruciale del rapporto con il pubblico. Il film prosegue con Oscar che, a bordo di una limousine bianca, solca le vie di una Parigi spettrale obliterando una dopo l’altre nove stazioni consacrate ciascuna a un momento della storia del cinema. A ogni appuntamento il protagonista si cambia e si trucca per affrontare situazioni sempre diverse e sempre costruite con visioni potenti e sorprendenti. Dal mélo struggente della Hollywood classica all’action hongkonghese, senza tralasciare la slapstick e neppure le riprese scientifiche delle origini, il cinema si esibisce in tutti i mutamenti che ha attraversato nel suo abbondante secolo di storia, dalla pienezza narrativa della classicità al contemporaneo sbriciolamento della visione. La consapevolezza della mutazione digitale in Carax si sposa con la nostalgia per un cinema, quello delle colossali ricostruzioni della realtà che aveva sperimentato con Gli amanti del Pont Neuf, irrimediabilmente condannato alla scomparsa. Più che un film sul futuro del cinema, una celebrazione (forse sacra, anche se il titolo si presta all’ironia) struggente di un’arte popolare che ha perso la sua comunità di riferimento. Un film postumo, mortuario e affascinante.

(Luca Mosso - La Repubblica)


Circolo Cappuccini

unread,
Nov 12, 2013, 4:37:12 PM11/12/13
to Cappuccini News

CIRCOLO CINEMATOGRAFICO CAPPUCCINI

Via Villa Clelia 12 Imola

Ogni sera unica proiezione alle ore 21.00.

 

Venerdì 15 e sabato 16 novembre 2013

 

IL PASTICCIERE di Luigi Sardiello

 

Il film è inserito fra le iniziative della manifestazione “baccanale 2013” organizzata dall’assessorato alla cultura del comune di imola. http://www.baccanaleimola.it/

 

Per tutti gli spettatori ingresso € 2,50.

 

Seguendo le orme paterne, Achille Franzi fa il pasticciere. Da piccolo trascorreva le giornate nel laboratorio di pasticceria del padre, i cui consigli rappresentavano una vera e propria guida per interpretare la vita, quasi un vangelo. Oggi che è adulto vive il suo lavoro come una missione, una vocazione per far felice la gente attraverso la perfezione dei dolci. Ma un giorno il caso, o forse il destino, lo strappa via da quella gustosa routine piena di creme e lieviti, di bignè e zucchero a velo... Mentre il viaggio procede, Achille ci racconterà la sua storia, il suo passato: un paradiso di colori pastello, profumi, sapori e ricette segrete. Semplicemente una commedia da assaporare in una serata invernale.

 

Interpreti: Antonio Catania (Achille Franzi), Rosaria Russo (Angela) Ennio Fantastichini (l’avvocato), Antonio Stornaiolo (il dottore), Sara D’Amario (commissario di polizia), Ivan Zerbinati (il poliziotto), Emilio Solfrizzi, Silvana Bosi; Produzione: Bunker Lab, Rai Cinema; Distribuzione: Microcinema; Origine: Italia; Anno di uscita: 2011; Sceneggiatura: Luigi Sardiello; Fotografia: Rocco Marra; Montaggio: Mauro Ruvolo; Musica: Andrea Terrinoni; Durata: 100’

 

Il film, frutto della collaborazione con Enti pubblici e sponsor privati (Comune di Terranova del Pollino e Parco del Pollino, Bcc San Marzano di San Giuseppe e Cantine Feudi di San Marzano), ha esaltato le qualità enogastronomiche pugliesi, i paesaggi lucani e il buon gusto tutto italiano. «Papà diceva che nei dolci c’è la perfezione. Finché non c’era la perfezione lui non si fermava. Papà partiva dal caos. E dal caos faceva sempre nascere l’ordine».

Da piccolo, Achille, trascorreva le giornate nel laboratorio del padre, i cui consigli rappresentavano una vera e propria guida per interpretare la vita. Il suo lavoro è una missione: far felice la gente attraverso la perfezione dei dolci. Partire dal caos per far nascere l’ordine. Finché il suo paradiso di colori pastello, profumi e ricette segrete, smette di essere tale.

 

Seguendo le orme paterne, Achille Franzi fa il pasticciere. Da piccolo trascorreva le giornate nel laboratorio di pasticceria del padre, i cui consigli rappresentavano una vera e propria guida per interpretare la vita, quasi un vangelo. Oggi che è adulto vive il suo lavoro come una missione, una vocazione per far felice la gente attraverso la perfezione dei dolci.

Ma un giorno il caso, o forse il destino, lo strappa via da quella gustosa routine piena di creme e lieviti, di bignè e zucchero a velo. Suo malgrado, inizia un viaggio che cambierà tutta la sua vita. Per sopravvivere, Achille dovrà affrontare prove pericolose, scortato ma anche intralciato da una femme fatale, da un turpe azzeccagarbugli e da una scrupolosissima sbirra. Mentre il viaggio procede, Achille ci racconterà la sua storia, il suo passato: un paradiso di colori pastello, profumi, sapori e ricette segrete.

(www.mymovies.it)

 

Il Pasticciere è stato scritto e diretto proprio da Sardiello e racconta di Achille Franzi, pasticciere che ha seguito le orme del padre. Del resto è cresciuto cercando di scoprire i segreti del mestiere e sin da bambino, la sua vita si divideva tra scuola e laboratorio di famiglia. Ascoltava sempre i consigli del padre, utili anche per affrontare meglio la vita di tutti i giorni e faceva tesoro di ogni sua parola. Da grande ha preso molto sul serio il suo lavoro, quasi come se fosse una missione e attraverso i dolci, ha deciso di far felice la gente. Un giorno il caso o il destino, però, cambierà le carte in tavola e la routine fatta di creme e dolci.

Per il protagonista non sarà più così facile vivere, ma dovrà sopravvivere attraverso prove pericolose, intralciato pure da una femme fatale e da latri tipi bizzarri. Lo stesso regista sembra molto soddisfatto del suo lavoro ed, infatti, ha detto: «Considero Il Pasticciere un film di confine, tra due paesi separati da una “terra di nessuno”. Tra il bene e il male. Tra il noir e gli altri generi».

In realtà, attraverso metafore e storie curiose, non fa altro che affrontare l’imprevedibilità della vita che, da un momento all’altro, può sorprenderti in modo positivo e a volte anche negativo, senza che si possa fare nulla per prevederlo.

(www.mondocinemablog.it)

 

 

 



Reply all
Reply to author
Forward
0 new messages