CIRCOLO CINEMATOGRAFICO CAPPUCCINI
Via Villa Clelia 12 Imola
Biglietto: intero € 5,00 - ridotto minori di 25 anni € 2,50.
Tessera di 5 ingressi: € 22,50.
Promozione: ingresso ridotto a € 2,50 per il venerdì a chi conferisce alla stazione ecologica Hera di via Laguna un elettrodomestico fuori uso, una batteria auto o olio vegetale / minerale esausto.
L’ingresso è riservato ai soci (tessera: € 2,50).
Venerdì 10 e Sabato 11 gennaio 2014 ore 21
ZORAN, IL MIO NIPOTE SCEMO di Matteo Oleotto
Paolo Bressan è un uomo cinico col vizio del vino e della menzogna, con cui mette in difficoltà il prossimo e prova a riconquistare la sua ex moglie. Si trova ad 'ereditare' un nipote da una lontana zia slovena, a cui dovrà dare ospitalità il tempo necessario perché la burocrazia faccia il suo corso e il ragazzo si stabilisca in una casa-famiglia. Zoran, adolescente naïf nascosto dietro un paio di grandi occhiali, è un ragazzino colto che parla un italiano aulico e gioca bene a freccette. Accortosi molto presto del talento del nipote nel lanciare e colpire sempre il centro, Paolo è deciso a sfruttarne la disposizione ma niente andrà come previsto e Paolo farà finalmente i conti con se stesso e coi sentimenti degli altri. Un film che si gusta con piacere e lascia nel finale in bocca un sapore amabile e rotondo.
Interpreti: Giuseppe Battiston (Paolo), Teco Celio (Giustino), Rok Prasnikar (Zoran), Roberto Citran (Alfio), Marjuta Slamic (Stefania), Petar Musevski (notaio), Riccardo Maranzana (Ernesto), Ivo Barisic (dottor Vrtovec), Jan Cvitokovic (Jure), Maurizio Fanin (Jozko); Origine: Italia, Slovenia; Anno: 2013; Soggetto: Daniela Gambaro, Pier Paolo Piciarelli, Matteo Oleotto; Sceneggiatura: Daniela Gambaro, Pier Paolo Piciarelli, Matteo Oleotto, Marco Pettenello; Fotografia: Ferran Paredes Rubio; Musica: Antonio Gramentieri, Sacri Cuori; Montaggio: Giuseppe Trepiccione; Produzione: Igor Princic per Transmedia, Staragara in associazione con Arch Production & Transmedia Production; Distribuzione: Tucker Film (2013); Durata: 106’
Mentre l’industria nazionale si interroga su un futuro non roseo, alcuni “piccoli” film italiani lanciano da Venezia segni di sorprendente vitalità. L’ultimo arriva dall’esordio di Matteo Oleotto, il cui Zoran, il mio nipote scemo è stato presentato (con dieci minuti di applausi finali) all’interno della Settimana della Critica. II nipote che dà il titolo al film è quello che capita tra capo e collo a un inaffidabile etilista scansafatiche (a cui Giuseppe Battiston offre tutta la sua travolgente carica umana). Lui ha accettato di farsene carico perché sperava comportasse anche una consistente eredità pecuniaria, invece la zia slovena morta gli ha lasciato solo questo stralunato Zoran. Che possiede una sola qualità: è imbattibile al gioco delle freccette. E lo zio comincia a sognare di campionati vinti e soldi incamerati.
Ma più che le disavventure “sportive”, il film mette al centro una malinconica vena di umorismo alcolico (si beve molto, vista l’ambientazione friulana) che aiuta a sbozzare alcuni bei ritratti umani, e una serie di sogni tra l’ingenuo e il commovente, che danno corpo a una commedia che si fa apprezzare per l’originalità del soggetto e la bella prova di tutto il cast.
(Paolo Mereghetti – Il Corriere della Sera)
Matteo Oleotto è un giovane friulano che ha studiato a Roma dove ha diretto dei corti e, tornato a casa, nei pressi di Gorizia, ha potuto realizzare, anche con il contributo di strutture cinematografiche slovene, questo suo primo lungometraggio, Zoran il mio nipote scemo, che è sceso adesso in concorso a Venezia per la Settimana della Critica dopo l’altro film italiano, L’arte della felicità, di Alessandro Rak.
Al centro, un personaggio insolito, Paolo, un beone attaccabrighe che prende in mano la bottiglia da quando si sveglia fino a notte fonda, quando cerca spesso riparo in casa di un amico per evitare che la polizia lo fermi perché guida in stato di ubriachezza. È anche molto egoista, pensa solo ai casi propri e non vuol mai guardarsi attorno per dare una mano a chi possa aver bisogno del suo aiuto. Un giorno lo convocano in un paesino della Slovenia dove gli è morta una vecchia zia, presto deluso di non esserne l’erede è anche più deluso quando si sentirà dire che, invece, avrà il compito di prendersi cura di un nipote minorenne, Zoran, fino al giorno in cui verrà accolto in una casa-famiglia.
Mentre sbuffa per quell’incombenza per nulla gradita, non tarda però a rendersi conto che il ragazzo è un ottimo lanciatore di freccette e poiché di lì a poco in Scozia ci sarà un campionato internazionale di quel gioco con in palio 60.000 euro, lui vi iscrive subito il nipote, certo che gli farà vincere quella somma, dopo di che cambierà vita meditando fino quel momento di abbandonarlo in autostrada proseguendo da solo verso un bel futuro. Non sarà però quel programma ad essere realizzato perché Zoran, presto innamorato di una ragazzina, diventerà molto meno obbediente e remissivo, così a Paolo toccherà di dovere fare presto i conti con lui. Vincendo, forse per sempre, la dura scorza del suo egoismo.
Sembrerebbe una conclusione prevedibile e un po’ facile, Matteo Oleotto, invece, dopo essersi scritto anche il testo, è riuscito a dosare con attenzioni fini il progressivo mutamento psicologico del personaggio, collocandogli attorno una cornice di osterie e di campagne in cui ogni altro personaggio, friulano o sloveno, concorre a sottolineare con felici misure le tante reazioni di Paolo di fronte al capovolgimento delle sue situazioni e quindi i suoi vari atteggiamenti nei loro confronti. In termini sempre asciutti e con decisi accenti realistici rimodulati con autentico fervore dall’interpretazione di Giuseppe Battiston nei panni ruvidi del protagonista. Splendida persino quando cede a note alte. La si dovrà ricordare.
(Gian Luigi Rondi – Il Tempo)