CIRCOLO CINEMATOGRAFICO CAPPUCCINI
Via Villa Clelia 12 Imola
Biglietto: intero€ 5,00 - ridotto minori di 25 anni € 2,50.
Tessera di 5 ingressi: € 22,50.
Promozione: ingresso ridotto a € 2,50 per il venerdì a chi conferisce alla stazione ecologica Hera di via Laguna un elettrodomestico fuori uso, una batteria auto o olio vegetale / minerale esausto.
L’ingresso è riservato ai soci (tessera: € 2,50).
LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE di Pif
Arturo è un ragazzino nato a Palermo, e la sua vita è stata allacciata alla Mafia e segnata dai suoi efferati delitti. Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, debutta al cinema con una storia di rimozione, una storia scomoda perché chiama in causa responsabilità collettive che costringono a interrogarsi sull'identità culturale del Paese, sul suo passato e sul suo futuro. Cinema impegnato in prima linea, che arriva col sorriso fino in fondo, fino a sentire e a far sentire un dolore lancinante, che capovolge il comico in tragico ricordandoci che ribellarsi è possibile. Il film porta a coscienza del protagonista e della sua città i mostri che stanno anche dentro chi li vorrebbe cacciare e che decide per questo di dichiarare guerra a una parte di sé.
Regia: Pif (Pierfrancesco Diliberto); Interpreti: Cristiana Capotondi (Flora), Pierfrancesco Diliberto (Arturo), Ginevra Antona (Flora bambina), Alex Bisconti (Arturo bambino), Claudio Gioè (Francesco), Ninni Bruschetta (fra Giacinto), Barbara Tabita (Maria Pia), Rosario Lisma (Lorenzo), Teresa Mannino; Origine: Italia; Anno: 2013; Soggetto e sceneggiatura: Michele Astori, Pierfrancesco Diliberto, Marco Martani; Fotografia: Roberto Forza; Musica: Santi Pulvirenti; Montaggio: Cristiano Travaglioli; Produzione: Mario Gianani e Lorenzo Mieli per Wildside Media con RAI Cinema; Distribuzione: 01 Distribution (2013); Durata: 90’
La mafia uccide solo d’estate, primo italiano in concorso in uscita nei cinema il 28 novembre, è l’esordio nel cinema di un personaggio televisivo popolare: Diliberto, con lo pseudonimo di Pif, è stato per anni una colonna del programma tv “Le Iene”. Quando avvengono simili travasi dalla tv al cinema, per di più su un tema enorme come la mafia, ogni dubbio è lecito. “Le Iene”, poi, hanno regalato al cinema e alla letteratura anche Fabio Volo, per cui… il film, insomma, andava visto. Beh, tenetevi forte: La mafia uccide solo d’estate è quasi un miracolo. Ha un ritmo incalzante (brillantissimo il montaggio di Cristiana Travaglioli) e tiene in equilibrio il difficilissimo mix fra ricordi personali, amori infantili e omicidi di mafia.
Il protagonista (che da adulto è interpretato dallo stesso Diliberto, mentre da bambino ha il volto azzeccatissimo del piccolo Alex Bisconti) è Arturo, un bimbo nato negli anni Settanta che ha vent’anni o poco più quando le guerre di mafia culminano negli omicidi di Salvo Lima, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ad Arturo, da piccolo, i genitori non raccontano che la mafia non esiste. Fanno di peggio: gli raccontano che non è pericolosa. «La mia generazione – racconta Diliberto – è cresciuta non nella negazione della mafia, ma nella sua accettazione, che forse è una cosa persino peggiore. Ci dicevano che non era una cosa brutta, e che in fondo non ci riguardava. E quando in città si parlava di qualche omicidio perché proprio non se ne poteva fare a meno, poteva capitare che un papa dicesse al figlio: stai tranquillo, ora siamo in inverno e la mafia uccide solo d’estate». Arturo cresce pensando, fino ai vent’anni, solo a una cosa: il disperato amore per Flora, la compagna di classe più caruccia (Ginevra Antona da bambina, Cristiana Capotondi da grande). Ma questo suo amore si sviluppa in parallelo alle vicende mafiose: ad esempio, Flora vive nello stesso palazzo del giudice Chinnici, che è ironico complice del goffo amore del bambino; e l’esplosione della bomba che lo uccide impedisce a Flora di leggere il messaggio che Arturo le ha lasciato scritto sul marciapiede. Per altro il bimbo è nato lo stesso giorno in cui Vito Ciancimino è divenuto sindaco di Palermo, e l’unico vero mito della sua vita è Giulio Andreotti. Ci vorranno molte morti violente per fargli aprire gli occhi. E lui sarà testimone involontario di tutte, dal generale Dalla Chiesa a Salvo Lima, fino a quel tragico momento – le morti di Falcone e Borsellino – in cui molti siciliani saranno costretti ad ammettere che la mafia è una cosa orrenda…
Giocando quasi tutto il film sul registro della commedia grottesca, Diliberto ha creato un apologo che denuncia uno degli aspetti più importanti del fenomeno-mafia: la sua tranquilla coesistenza con la vita delle persone normali, il considerarla una sorta di fenomeno atmosferico, come il cambio delle stagioni. È da questo che la Sicilia e l’Italia tutta devono svegliarsi, e per farlo bisogna distruggere tutti i miti, non crearne di nuovi: «Sarebbe un errore – aggiunge Diliberto – considerare Falcone e Borsellino come dei supereroi. Erano persone vere, straordinarie nella dedizione al loro lavoro, ma normali nel modo in cui convivevano con i problemi quotidiani che abbiamo anche tutti noi. Se loro hanno lottato contro la mafia, tutti possiamo farlo». Il finale del film, quando Arturo e Flora portano il loro bimbo a vedere le lapidi delle quali Palermo è tappezzata, strappa la lacrima: perché, come dice Arturo/Pierfrancesco, bisogna insegnare ai bambini come riconoscere il male. È il primo passo per sconfiggerlo.
(Alberto Crespi - L’Unità)