film della settimana - Il paradiso degli orchi

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Circolo Cappuccini

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Jan 2, 2014, 3:34:49 AM1/2/14
to Cappuccini News

CIRCOLO CINEMATOGRAFICO CAPPUCCINI

Via Villa Clelia 12 Imola

Biglietto: intero € 5,00 - ridotto minori di 25 anni € 2,50.

Tessera di 5 ingressi: € 22,50.

Promozione: ingresso ridotto a € 2,50 per il venerdì a chi conferisce alla stazione ecologica Hera di via Laguna un elettrodomestico fuori uso, una batteria auto o olio vegetale / minerale esausto.

L’ingresso è riservato ai soci (tessera: € 2,50).

 

Venerdì 3 ore 21 - Domenica 5 ore 17 e ore 21(Sabato 4 NO proiezioni)

 

IL PARADISO DEGLI ORCHI di Nicolas Bary

Benjamin Malaussène lavora in un centro commerciale come “capro espiatorio”: quando qualche cliente insoddisfatto vuole far causa al centro lui se ne assume la responsabilità, prendendosi gli insulti fino ad intenerirlo e convincerlo a non procedere legalmente. Nello stesso centro tuttavia si susseguono esplosioni e
ad indagare, oltre alla polizia, c'è anche una giornalista di cui Benjamin si è subito innamorato…

Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Daniel Pennac. La trasposizione non lesina in colore, scenografia e ritmo. I cardini della commedia giallo-rosa ci sono tutti, compreso il peculiare senso del pulp dei libri di Pennac, in cui molto si muore ma senza soffrirne mai troppo, come se la leggerezza fosse una forma più potente di qualsiasi contenuto.

 

Interpreti: Raphaël Personnaz (Benjamin Malaussène), Bérénice Bejo (zia Julia), Emir Kusturica (Stojil), Guillaume de Tonquedec (Sainclair), Thierry Neuvic (ispettore Carrega), Mélanie Bernier (Louna), Dean Constantin (Cazeneuve), Marie-Christine Adam (miss Hamilton), Youssef Hajdi (Amar), Armande Boulanger (Thérèse); Origine: Francia; Anno: 2013; Soggetto: tratto dal romanzo omonimo di Daniel Pennac; Sceneggiatura: Jérome Fansten; Fotografia: Patrick Duroux; Montaggio: Véronique Lange; Produzione: Chapter 2, France 2 Cinéma, Pathé Films, Bidibul Productions; Distribuzione: Koch Media (2013); Durata: 100’

 

Benjamin Malaussene lavora ai grandi magazzini con l’insolito ruolo di “capro espiatorio”: si fa maltrattare dai clienti insoddisfatti, finché questi non provano pietà per lui rinunciando a ogni rivendicazione. Finché, nel centro commerciale, non si verificano alcune esplosioni con vittime. Sospettato di esserne l’autore, il giovane cerca il vero responsabile con l’aiuto di una bella giornalista.

Lunare (anti)eroe del primo capitolo della fortunata saga che Daniel Pennac ha intitolato alla famiglia Malaussene, Benjamin è al centro di un universo allegramente assurdo, popolato da una colorita tribù di marmocchi di cui lui, fratello maggiore, deve prendersi cura.

Quasi trent’anni dopo l’uscita del romanzo, la trasposizione per lo schermo ne modernizza il contesto, ma lascia ragionevolmente in atto lo spirito dell’autore: la capacità di raccontare storie terribili (delitti, rapimenti, pedofilia e quant’altro) con toni leggeri e umoristici. Sorretto da un cast ben assortito, il film mescola con disinvoltura i generi alternando commedia e poliziesco, storia familiare e satira sociale.

(Roberto Nepoti – la Repubblica)

 

Pare che il romanziere Daniel Pennac, autore del Ciclo di Malaussène di cui Il paradiso degli orchi (Feltrinelli 1991) è il primo capitolo, si sia dichiarato soddisfatto del film che il giovane Nicolas Bary ne ha tratto. E si capisce il perché: pur realizzata in quello stile fumettistico/surreale alla Jean-Pierre Jeunet che a volte risulta troppo voluto, la commedia trasmette simpatia e leggerezza.

Il tenero Malaussène (Raphael Personaz) che fa il bizzarro lavoro di capro espiatorio in un grande magazzino di Parigi, calamitando su di sé le lamentele dei clienti e gli umilianti rimproveri dei superiori; la sua adorata, amena tribù di fratelli e sorelle di ogni età, la rossa e dinamica giornalista (Berenice Bejo) di cui si innamora, un paterno guardiano notturno (Emir Kusturica): pur con il suo fondo nero (gli orchi del titolo sono degli orribili pedofili), la favola si dipana piacevole e divertente.

(Alessandra Levantesi Kezich – La Stampa)

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