A scanso di equivoci - dato che, bontà sue, ammette C.A.P stesso di "non saper parlare" - in tutti i miei post passati ho sempre espressamente parlato di contrappunto imitato (fa fede una banale ricerca su google), mentre questa volta ho volutamente usato il termine solo in apparenza desueto (molti clavicembalisti e direttori, anche miei amici, lo usano volentieri) "artificioso" per una precisa ragione: l'imitazione è infatti alla base di tanto contrappunto non artificioso che però non potrebbe essere definito "non imitato" (Palestrina ad es.). Dunque ho indicato con questo termine quel contrappunto che abbonda in canoni, fughe, fugati e forme derivate.
A fine '700 il contrappunto alla Palestrina o alla Leo era pressocché ineseguito e sconosciuto, salvo pochi audaci casi, come il controcorrente Paisiello (vedi Missa defunctorum e lettera: "il Miserere, il quale è in Palestrina, lo troverà totalmente diverso da quell'uso che ne hanno fatti altri che hanno scritto in simil genere, per potermi accostare maggiormente
all'espressione, alla devozione ed alla declamazione, con quelle cantilene
omogenee, le quali sono più difficile a mio parere a trovare queste che a
far canoni, legature, imitazioni e contrappunti doppi, dalli quali non se
ne ricava niente.").
E' normale che un comune teorico di fine '700, come Galeazzi, facesse riferimento esclusivamente ad un solo genere di contrappunto; ma è molto più interessante leggere quello che scrive Paisiello, di avviso opposto.
Nell'800, '900 e a seguire, fino a due decenni fa circa, l'idea che potessero coesistere contrappunti "barocchi" di maniere diverse a quella artificiosa, coltivata da Bach e tedeschi, era DEL TUTTO SCONOSCIUTA.
Ancora oggi molti cadono in questo spiacevole equivoco, che giocoforza rende JSB il contrappuntista per antonomasia, dato che contrappunto artificioso è sciaguratamente oggi sinonimo di contrappunto tout-court.
Il post di Meister Jacob fa fede a questo equivoco.
Tutto ciò è assolutamente diseducativo per l'orecchio. Per riconoscere la bellezza e la complessità di un contrappunto occorre infatti svincolarsi da un modello esclusivo e mettere a confronto tipologie diverse. In Scarlatti esistono tutte le possibili tipologie e combinazioni, da quello artificioso+concertante, a quello artificioso non concertante, a quello alla Palestrina etc. E così in Durante e Leo e gli altri autori napoletani di primo '700. Una volta messe a confronto le tipologie, si capiscono i limiti e i vantaggi di ciascun modello. E si cercano compromessi, o soluzioni "intermedie".