rassegna 22.2.25 e RISPOSTA DEL COMITATO

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Comitato Ampugnano

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Feb 22, 2025, 11:35:46 PM2/22/25
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Aeroporto di Ampugnano: tra storia, promesse e una nuova ripartenza?

 
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Da oltre quarant’anni, l’aeroporto di Ampugnano, situato nei pressi di Siena, è al centro di dibattiti, progetti ambiziosi, investimenti pubblici e privati, fallimenti e contrasti. Il suo sviluppo è stato più volte annunciato e poi bloccato, tra tentativi di rilancio, denunce, processi e movimenti di opposizione. Oggi si parla di una nuova ripartenza: sarà finalmente quella buona?

Negli anni ‘90 e 2000 sono stati avanzati diversi progetti di espansione dell’aeroporto, con l’idea di trasformarlo in un’infrastruttura capace di attrarre un numero significativo di passeggeri e rilanciare l’economia del territorio. Tuttavia, questi piani si sono scontrati con l’opposizione di comitati locali e ambientalisti, preoccupati per le conseguenze sociali ed ecologiche dell’ampliamento. Il “Comitato contro l’ampliamento dell’aeroporto di Ampugnano” ha più volte espresso le sue critiche, sottolineando il rischio di un impatto negativo sulla zona circostante.

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Nel 2011, sotto la pressione delle proteste e delle difficoltà economiche, il progetto è stato ridimensionato: l’obiettivo di 490.000 passeggeri annui è stato drasticamente abbassato a 100.000, e gli interventi si sono limitati all’adeguamento delle strutture esistenti. Tuttavia, questa revisione non ha impedito il tracollo dell’aeroporto: nel 2013, la società di gestione ha dichiarato fallimento, determinando la chiusura al traffico commerciale.

Tra il 2016 e il 2020 sono stati avviati nuovi tentativi di rilancio, tra cui la concessione della gestione a Sky Services S.p.A., ma il progetto non ha mai decollato davvero. Nel 2020, la concessione è stata revocata, lasciando l’aeroporto in una gestione provvisoria e senza servizi aeroportuali strutturati.

A inizio 2024, l’ENAC Servizi ha stanziato 1.850.000 euro per interventi su Ampugnano, annunciando l’avvio di un progetto pilota per rilanciare lo scalo. L’obiettivo dichiarato è quello di potenziare le infrastrutture esistenti e rendere l’aeroporto operativo per attrarre un turismo di qualità e colmare il gap infrastrutturale che Siena e la sua provincia soffrono da tempo.

https://sienapost.it/wp-content/uploads/2025/02/ampugnano-012-2023.jpg
https://www.lanazione.it/siena/cronaca/ampugnano-il-comitato-dice-no-bab9d50d 

Ampugnano, il Comitato dice no: "Solo sperpero di denaro pubblico"

Dopo gli appelli di imprenditori e politici, la replica dei contrari all’ampliamento dello scalo senese "Se andrà avanti il progetto, sarà il deposito degli aerei privati che atterreranno a Firenze".


Il malridotto accesso all’aeroporto di Ampugnano, tornando al centro del dibattito tra imprenditori, politici e Comitato contrario all’ampliamento

Dopo le interviste de La Nazione a imprenditori e politici, che rilanciano la prospettiva di uno scalo senese, si fa sentire il Comitato contro l’ampliamento di Ampugnano. Critiche che ruotano intorno a un ragionamento diretto: "Ampugnano è stato e sarà solo sperpero di danaro pubblico – sostiene il Comitato –. Enac a detta dell’onorevole Michelotti investirà 1,8 milioni di euro. Per fare che cosa? Nessuno lo sa ma forse costruiranno qualche hangar per Panerai già presente nell’aeroporto in quanto titolare del servizio di assistenza a terra dei passeggeri che non ci sono. Così il pubblico investe e il privato gode".

Il tema, si aggiunge, è questo: "Altro che voli di industriali o di Vip, Ampugnano sarà il deposito degli aerei privati che atterreranno a Firenze. Attualmente Ampugnano è formalmente gestito da Enac Servizi Srl, ma in realtà chi lo gestisce concretamente è l’Aeroclub con evidenti lacune".

Per il Comitato, va ricordato che "Ampugnano non ha mai smesso di funzionare e se non vengono gli imprenditori e i cosiddetti “vip” tanto caldeggiati è perché non hanno alcun interesse a venire a Siena con i loro aerei". E questo anche perché, sostiene il Comitato, "i proprietari di fattorie, castelli e ville nella nostra provincia preferiscono atterrare con i loro elicotteri direttamente sulle loro proprietà".

Analoga considerazione viene riservata ai "voli umanitari “trasporto di organi”. Perché non si informano su quanti voli sono ci sono stati in questi anni su Ampugnano? Forse scopriranno che non c’è stato alcun volo e che in tutta la Toscana i voli per gli organi sono circa otto l’anno. Gli organi in Toscana li trasporta la Misericordia convenzionata con la Regione".

Tra le valutazioni espresse nei giorni scorsi, quella di un possibile rilancio di Grosseto come scalo commerciale, lasciando ad Ampugnano l’aviazione privata: "Grosseto è stato un aeroporto commerciale che da anni è gestito dalla società Esercizio Aeroporto della Maremma – Seam SpA con risultati assai deludenti. Grosseto ha una pista lunga 2349,50 metri in grado di accogliere aeromobili di grandi dimensioni, come Boeing 737/800 o Airbus A321, tuttavia non sono presenti collegamenti regolari ma solo voli charter stagionali, aerotaxi e aviazione generale. Grosseto occupa la penultima posizione fra i 41 aeroporti italiani per numero di passeggeri movimentati. Nel 2024 sono stati 1279 movimenti e 2271 i passeggeri".

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23 feb 2025
ORLANDO PACCHIANI
Cronaca
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Il Mulino Bianco non esiste più: il luogo iconico della pubblicità torna nell’anonimato

Le star della comunicazione degli anni Novanta ne fecero il simbolo dei prodotti Barilla. Armando Testa, la musica di Morricone e la regia di Tornatore regalarono all’Italia un sogno

In alto e sotto a sinistra: così sono oggi l’edificio e l’area del Mulino Bianco, nel comune di Chiusdino (Foto Lazzeroni) In basso a destra: lo stesso complesso negli anni ’90, ai tempi dello spot che lo rese celebre

In alto e sotto a sinistra: così sono oggi l’edificio e l’area del Mulino Bianco, nel comune di Chiusdino (Foto Lazzeroni) In basso a destra: lo stesso complesso negli anni ’90, ai tempi dello spot che lo rese celebre

Chiusdino (Siena), 23 febbraio 2025 – Agli inizi degli anni ’90 è stato il set perfetto per trasferire nell’immaginario collettivo degli italiani un messaggio centrato sui valori della famiglia e del rapporto tra generazioni. I creativi della Armando Testa, la musica di Ennio Morricone, la regia di Giuseppe Tornatore: una serie di numeri uno per promuovere i prodotti del Mulino Bianco, ambientando gli spot in un antico podere scovato nelle campagne senesi, in piena Val di Merse non troppo distante dall’abbazia di San Galgano.


“Oltre alla figura retorica della famiglia – osserva Stefano Jacoviello, semiologo e docente all’Università di Siena – è interessante in questo caso come un luogo sia diventato un logo, un oggetto di cultura di massa per poi tornare a essere un luogo fisico una volta cessata quell’attenzione legata alla pubblicità”.


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Il Mulino Bianco così come si presentava ai tempi degli spot. E' stato ed è un simbolo dei prodotti Barilla

Un luogo fisico che per anni si è trasformato in agriturismo e ristorante, per poi finire sul mercato ormai da qualche anno. Nel 2021 l’antico mulino delle Pile, tornato al nome originario dopo la parentesi mainstream, finì anche al centro di una procedura di liquidazione (ma l’asta con base a 831mila euro andò deserta), ma poi gli storici proprietari riuscirono ad accordarsi rientrando in possesso del bene.


Da allora il bene è in vendita: “È in mano ad agenzie nazionali e internazionali, lo vendiamo sul mercato a 1,7 milioni di euro”, spiega il proprietario Andrea Burchianti. Nessun contatto in corso con il Comune di Chiusdino, che non ha interesse a rilevare il bene per un’eventuale destinazione turistica.

Burchianti, perché la decisione di vendere?

“Fino al 2019 abbiamo portato avanti l’attività dell’agriturismo, con venticinque posti letto, e del ristorante, con cento coperti che nel fine settimana andavano sempre esauriti. Ma non potevamo andare avanti, l’impegno era troppo gravoso per me, che opero nel settore informatico, e avevamo sempre più difficoltà a reperire personale”.

Cosa ricorda degli anni del grande successo?

“Il mulino era di mio zio e svolgeva un po’ di attività ricettiva in estate. Poi fu considerato l’ambientazione ideale dai creativi della Barilla. Ed è diventato un pezzo di storia della comunicazione italiana, in tanto mi conoscono per quello”.

Quanto fu necessario modificarlo?

“In realtà non tantissimo. La cosa principale fu l’imbiancatura, poi fu allargata la base delle torre duecentesca, con pannelli di resina che resero un’immagine più addolcita e perfetta per incarnare il logo del Mulino Bianco”.

Le pesa l’idea della vendita?

“È un bene di famiglia a cui teniamo molto e quindi dispiace. Ma mandare avanti l’attività non era più possibile. E allora forse è bene che l’acquisti qualcuno che possa prendersene cura e la riporti all’antico splendore”.

Con Barilla avete mai pensato di portare avanti in qualche modo quell’esperienza?

“Ho ottimi rapporti con l’azienda, non fosse altro per le conoscenze sviluppate in quel periodo. Negli anni Duemila abbiamo collaborato, ci sono stati anche alcuni concorsi che hanno messo in palio dei soggiorni nel Mulino Bianco. Poi, come è normale, le grandi aziende fanno le proprie scelte. Ma io non ho nulla di cui rammaricarmi nel rapporto con loro”.

Magari in occasione dei festeggiamenti per i cinquanta anni del marchio...

“Ho avuto modo di sentirmi anche in questi giorni con alcuni esponenti di Barilla, ma non ci sono progetti che riguardano il mulino”.

C’è un dialogo avviato invece con il Comune?

“In questo momento no, non ci sono state proposte nostre, non c’è stato un interessamento da parte dell’amministrazione. Il tema non è all’ordine del giorno”.

Cosa si aspetta adesso?

“Che un luogo così bello, che ha rappresentato così tanto nella storia della comunicazione pubblicitaria italiana, possa essere recuperato e valorizzato come si merita. Dopo aver rilevato il bene dalla liquidazione, l’avevamo posto in vendita a due milioni di euro. Ora, con la mia famiglia e i finanziatori che mi hanno aiutato a rilevarlo, lo proponiamo a 1,7 milioni di euro. Penso che li valga tutti”.

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L’iniziativa ha ricevuto il sostegno di alcune forze politiche e imprenditoriali. L’onorevole Francesco Michelotti di Fratelli d’Italia ha sottolineato come lo scalo possa diventare un accesso privilegiato per un turismo di alto livello, con ricadute economiche positive per la regione. Anche il Movimento Civico Senese si è espresso a favore, evidenziando le opportunità offerte dalle nuove tecnologie per una gestione aeroportuale sostenibile e integrata con il territorio.

D’altra parte, l’annuncio ha riacceso le critiche dei comitati cittadini e delle associazioni contrarie all’ampliamento. Il “Comitato contro l’ampliamento dell’aeroporto di Ampugnano” ha definito l’investimento dell’ENAC un potenziale spreco di denaro pubblico, mettendo in dubbio la sostenibilità economica e ambientale dell’operazione. Il comitato ha inoltre risposto al Movimento Civico Senese, accusandolo di rincorrere “scenari avveniristici” senza basi concrete.

La Regione Toscana ha recentemente ribadito la necessità di un approccio integrato per la gestione degli aeroporti regionali, evidenziando l’importanza di un unico soggetto gestore per evitare concorrenze interne e favorire un’integrazione efficace. Nel caso di Ampugnano, la Regione ha sottolineato che l’attuale configurazione dello scalo non può proseguire senza interventi significativi e che il rilancio potrebbe avere un ruolo importante per i collegamenti sanitari con l’ospedale Le Scotte e per la protezione civile.

Sul fronte locale, il dibattito ha acceso tensioni tra i Comuni interessati. Il sindaco di Sovicille, Giuseppe Gugliotti, ha espresso indignazione per la mancanza di coinvolgimento del suo Comune nelle decisioni riguardanti l’aeroporto, criticando la gestione del dossier e chiedendo maggiore trasparenza nel processo decisionale. Il Comune di Siena, invece, non ha ancora preso una posizione ufficiale sull’ultima iniziativa.

Per quanto riguarda la Provincia di Siena e il Partito Democratico, al momento non sono emerse dichiarazioni recenti in merito al rilancio dell’aeroporto. Tuttavia, in passato il PD aveva definito Ampugnano “fondamentale per lo sviluppo di Siena”, riconoscendone il potenziale economico e strategico.

Le forze imprenditoriali locali si sono sempre espresse a favore del rilancio dell’Aeroporto di Ampugnano, con l’intento di favorire lo sviluppo del turismo di lusso a Siena e di colmare le carenze infrastrutturali della provincia. Esponenti del mondo imprenditoriale hanno spinto per la riapertura dello scalo, considerandolo essenziale per attrarre un turismo di qualità e incentivare l’economia locale. Tuttavia, al momento non sono emerse dichiarazioni ufficiali da parte di organizzazioni come Confindustria Siena o la Camera di Commercio di Arezzo-Siena. È possibile che tali enti stiano ancora valutando la situazione o preferiscano mantenere una posizione neutrale fino a futuri sviluppi.

Nel corso degli anni, i sindacati hanno manifestato preoccupazione riguardo alla situazione dell’aeroporto, evidenziando l’incertezza sulle prospettive occupazionali per i lavoratori coinvolti. Le organizzazioni sindacali FILT CGIL e FIT CISL di Siena, in particolare, hanno espresso forte preoccupazione per la chiusura dell’aeroporto e la mancanza di certezze sul futuro dei lavoratori. In passato, i sindacati hanno sollevato interrogativi sui fallimenti delle società di gestione e sul possibile impatto negativo di un rilancio senza un piano strutturato.

Più recentemente, il comitato “No all’ampliamento dell’aeroporto di Ampugnano” ha criticato l’investimento di 1.850.000 euro, definendolo uno spreco di denaro pubblico, sottolineando i fallimenti passati e i milioni già spesi senza risultati tangibili. Non sono ancora emerse dichiarazioni ufficiali da parte dei sindacati in merito all’ultimo piano di rilancio, ma le preoccupazioni per la situazione occupazionale e il futuro dello scalo continuano a essere un tema centrale.

Oltre alle due posizioni contrapposte – chi vuole uno scalo aeroportuale pienamente funzionante e chi lo ritiene un progetto inutile e dannoso – emergono anche visioni intermedie. Claudio Marignani di Sena Civitas propone un utilizzo alternativo dello scalo, che non si concentri sui voli di linea tradizionali, ma su attività come jet privati, droni, elicotteri, piccoli cargo e servizi di protezione civile. Secondo questa prospettiva, l’aeroporto potrebbe diventare un hub innovativo e specializzato, utile per la mobilità moderna e per la sicurezza del territorio.

Resta da vedere se questa nuova fase segnerà davvero una svolta per Ampugnano o se si aggiungerà alla lunga lista di tentativi falliti. Le prossime decisioni saranno cruciali per capire se lo scalo avrà finalmente un ruolo strategico per Siena e la sua provincia o se rimarrà, ancora una volta, un progetto mai decollato.





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Comitato contro l’ampliamento dell’aeroporto di Ampugnano – Siena

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