Ho cominciato a leggere alcune sue opere raccolte nel volume "Islam ed
Ebraismo" pubblicato da "La Casa di Matriona" nel 2002, e temo che tale
fama non sia senza macchia.
Comincio a raccontare il "peggio" di Solov'ev, sperando che il "meglio",
letto per ultimo, prevalga nel giudizio dei lettori.
La prima delle opere citate è "L'ebraismo e il problema cristiano",
redatta nel 1884. Solov'ev lì sostiene una posizione che manterrà
sempre: che non esiste una questione ebraica, ma semmai una questione
cristiana. Finché i Cristiani non si comporteranno coerentemente con il
Vangelo, gli Ebrei avranno ogni ragione di respingere ogni profferta di
conversione.
La posizione di Solov'ev è nobile, tenendo presente anche che egli
protesta contro la "russificazione forzata" dell'Asia Centrale turcofona
e mussulmana appena conquistata, e che in un'altra opera (ne "I peccati
della Russia", 1887) protesterà contro le leggi russe dell'epoca che
consideravano l'apostasia dalla Chiesa Ortodossa un reato per i civili,
equiparato all'alto tradimento per i militari.
Però nell'opera di cui sto parlando sembra aver assimilato pregiudizi
nei confronti degli Ebrei, come ad esempio quello secondo cui gli Ebrei
sarebbero eccellenti sia nel maneggiare il denaro che nel far ridondare
il successo di alcuni di loro a gloria di tutta la Casa d'Israele. Bontà
sua, avverte che gli Ebrei non hanno scelto loro le professioni
speculative, e che semmai i Cristiani dovrebbero imparare da loro come
si tratta il denaro: come un mezzo e non come un fine. Non c'è
intenzione ostile nelle sue parole, ma non sono le parole che mi
aspetterei da un filo-semita.
Nel prosieguo dell'opera, Solov'ev tratteggia il suo ideale politico,
che lui chiama "teocrazia", ed il ruolo che vi debbono avere gli Ebrei.
Avverto i lettori che dai pochi elementi che ho trovato in quest'opera,
l'ideale dell'autore non è quello di un "governo di sacerdoti", ma
quello di un sistema politico in cui si equilibrino reciprocamente gli
uffici "sacerdotale, profetico e regale" del Cristiano. Almeno nelle
intenzioni dell'autore, l'ideale sarebbe compatibile con quello ebraico
messianico.
Problema: come gestire il pluralismo religioso in questo sistema?
Secondo Solov'ev, Ortodossi russi e Cattolici polacchi si fonderanno,
per poi attirare a sé gli Ebrei. Ognuno dei "partecipanti alla fusione"
porterà con sé la sua specializzazione, e quella ebraica è ... la
capacità di intervenire nel mondo materiale. Non vuole essere un
insulto, ma l'apprezzamento è sgradevole comunque.
Oltretutto, nel mezzo dell'opera Solov'ev cerca di rispondere alla
bimillenaria domanda: perché Gesù è ebreo e non di un'altra nazione? La
spiegazione che dà Solov'ev è che tre erano i punti di forza degli
Ebrei: 1) il non essersi accontentati degl'idoli, ma aver cercato un D%o
che fosse capace di avere con loro un rapporto interpersonale; 2) il
forte senso d'identità anche etnica, che ha garantito che persistessero
nei secoli ad onta delle persecuzioni; 3) il ritenere lo scopo della
loro vita santificare la realtà materiale. Quest'ultimo punto di forza è
presupposto dell'Incarnazione ed alla base del precedente apprezzamento
di Solov'ev che mi ha poco convinto.
Purtroppo, il precedente apprezzamento viene guastato in buona parte
dall'affermazione che il rifiuto di Gesù ha trasformato le precedenti
qualità nei loro corrispondenti difetti: il santificare la realtà
materiale è divenuto gretto materialismo, ed il senso di identità è
degenerato in esclusivismo. Ahi ahi ahi, solov'ev!
Solov'ev si riscatta dicendo nella medesima opera che questi difetti non
giustificano in alcun caso l'ostilità antiebraica; e soprattutto in
alcune opere successive e commendevoli. Prima di parlare di esse debbo
però citare una cosa che a molti di voi non piacerà.
Flusser, nell'EJ, sostiene che Solov'ev si oppose alle campagne
missionarie verso gli Ebrei. Non ho trovato né conferma né smentita a
quest'affermazione, ma ho notato che Solov'ev approvò la nascita del
movimento giudeo-cristiano "Betlemme", fondato dall'"Ebreo messianico
ante-litteram" Iosif Davidovic Rabinovic (1837-1899). Pietro Carena
troverebbe l'articolo "Un Israele della Nuova Alleanza" (1885) di
notevole interesse; a me spiace che Solov'ev abbia avuto in
quell'articolo una caduta di stile scrivendo: "Solo allora essi [gli
Ebrei] cesseranno di essere sudditi fedeli del _principe di questo
mondo_ e figli del _padre della menzogna_, cioé del Talmud".
Nel 1886 l'amicizia che Solov'ev aveva stretto nel 1879 con il
talmudista Fajvel' Meer Bencelovic Gec (1850-?), che sarà il suo
insegnante di Ebraico, comincia a dar frutto: Solov'ev reagisce ad una
nuova ondata di calunnie antitalmudiche scrivendo l'articolo "Il Talmud
e la più recente letteratura polemica sull'argomento in Austria e
Germania", che è una delle migliori difese del Talmud e degli Ebrei in
genere che io abbia mai letto.
Se non fosse che Solov'ev si augura anche in quest'opera che i Cristiani
diano tale prova di fedeltà al Vangelo da convincere gli Ebrei a
convertirsi, quasi quasi la posterei in ICE.
Non è questa l'unica benemerenza di Solov'ev nei confronti degli Ebrei:
nel 1890 egli fu anche promotore di un appello contro le campagne
antisemite che stavano ammorbando la stampa russa; esso raccolse un
centinaio di firme circa, tra cui quella di Tolstoj. Purtroppo la
censura zarista impedì che tale appello avesse più grande diffusione.
Altra meritoria iniziativa fu scrivere nel 1891 la prefazione ad un
libro del suo amico talmudista Gec, nel quale si reagiva alle fandonie
antisemite - chi le spargesse è evidente a chi sappia che la censura
zarista proibì il libro.
Ecco tutto. Solov'ev è un pensatore interessante, ma le lodi di Flusser
sono eccessive. L'uomo non è un cavaliere senza macchia, anche se di
coraggio ne aveva da vendere :-)
Ciao.
--
ICQ# 108804575 - Liang Rongfa
- Divre Rabbi Yishma'el Tanna: "Ukhefattish yefotzetz sala' [Yirmiyahu
23:29], mah pattish zeh mitchalleq lekhammah nitzotzot - af miqra echad
yotze lekhammah te'amim" (Talmud Bavli, Sanhedrin 34b)
- Sanctus Gregorius Magnus Papa: "Divina eloquia cum legente crescunt"
(I:7:8)
>(....) Pietro Carena
>troverebbe l'articolo "Un Israele della Nuova Alleanza" (1885) di
>notevole interesse;
>(...)
Essere citato nel corpo di un post così interessante è colto è fonte,
per me, di immeritato prestigio.
In realtà, il mio interesse per i rapporti fra Ebraismo e
Cristianesimo è molto poco fondato culturalmente, ma molto forte sul
piano emotivo (e mi piacerebbe poter dire "spirituale")
La mia trasferta qui, su ICE, mira a cercare i segni attuali di quella
nostalgia per D*o, di quel guardare in alto che da tanti anni mi sono
abituato a cercare e trovare nei salmi.
E' successo, la prima volta, tanti anni fa.
Di anni ne avevo quindici.
Conoscevo D*o solo attraverso le preghiere della tradizione cattolica.
Di colpo, qualcuno mi insegno a pregare anche in altro modo.
Ricordo il salmo 8 (nella traduzione che so quasi a memoria dice, più
o meno: "quando vedo il cielo opera delle tue dita, la luna e le
stelle che tu hai fissato..."). Ricordo la commozione nello scoprire
la forza del desiderio di D*o "più che la sentinella il mattino".
Il mio affetto per l'Ebraismo coincide con la mia fede cristiana.
Ed allora mi arrabatto, a cercare in voi i segni di quella comune
cittadinanza spirituale che rende me Ebreo, molto più che voi
Cristiani.
Perchè capisco che io ho un vantaggio, rispetto a voi.
Come dice giustamente Nahum, il Cristianesimo, per un Ebreo, è
un'idolatria, e non può che essere così.
Per me, l'Ebraismo è un modo diverso ed anteriore di vivere la mia
stessa fede.
Tuttora vivissimo.
In realtà ho sperimentato direttamente che non è tutto così facile.
Chissà, forse anche queste mie parole possono suonare stonate.
Non so prevederlo, non so capirlo.
So che forse non mi capiterà mai di pregare da Ebreo in mezzo agli
Ebrei.
Ma mi piacerebbe molto.
Pietro Carena
Ehm ... le opinioni divergono. Per quel che ne so dopo aver letto Elia
Benamozegh e Riccardo Di Segni, l'opinione maggioritaria paragona il
Cristianesimo all'idolatria; ma i due rabbini che ho citato argomentano
in modo diverso.
Il dogma trinitario, così come fu formulato nel Concilio di Calcedonia,
è, più che incompatibile col Giudaismo, incomprensibile per un Ebreo. Ed
allora ti trovi di fronte ad interpretazioni di tipo cabalistico (come
quella di Benamozegh di cui avevo parlato tempo fa in ICC; il citato
Solov'ev aveva approfittato dell'amicizia con il talmudista Gec per
studiare anche la Qabbalà, e dice [non posso verificare, ma di solito
lui è degno di fede] che alcuni cabalisti avevano preso in
considerazione la possibilità dell'Incarnazione, anche se non in modo
corrispondente alla dogmatica cristiana), oppure di fronte ad
un'interpretazione meno ardita che ora ti spiego.
Uno dei modi in cui un Ebreo può violare il precetto di adorare solo D%o
è quello di adorare insieme col Creatore la creatura; i commentatori che
vogliono attenuare la colpa del Vitello d'Oro dicono che questo peccato
commisero gli Israeliti nel deserto, non idolatria conclamata. Ma quello
che è inammissibile per un Ebreo, che ha stretto con D%o il patto
mosaico, è lecito a chi ha stretto con D%o il patto di Noé.
Per un Cristiano quindi, l'adorare Gesù (che per gli Ebrei è una
creatura) insieme col Signore non pregiudicherebbe il suo stato di
"noachide". È un'opinione minoritaria e per un Cristiano poco
soddisfacente, ma evita di mettere il Cristiano nel mazzo degli
idolatri.
>
> Per me, l'Ebraismo è un modo diverso ed anteriore di vivere la mia
> stessa fede.
> Tuttora vivissimo.
> In realtà ho sperimentato direttamente che non è tutto così facile.
> Chissà, forse anche queste mie parole possono suonare stonate.
> Non so prevederlo, non so capirlo.
> So che forse non mi capiterà mai di pregare da Ebreo in mezzo agli
> Ebrei.
> Ma mi piacerebbe molto.
>
Gli Ebrei non fanno proselitismo, quindi non intendo incoraggiare questa
tua aspirazione. Se vuoi pregare insieme con degli Ebrei, lo puoi
comunque fare.
Una cosa che penso piacerà molto più a te che a me è che Solov'ev
riteneva Ebraismo e Cristianesimo due versioni di quella che lui
chiamava "religione divinoumana". La cosa non m'è piaciuta molto
(preferisco ritenere le due religioni distinte anche se imparentate); ma
penso che negli NG appositi si possa parlare a lungo di quel teologo
russo.
Ciao.