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Il Dio annoiato...

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Bruno Antonio

unread,
Apr 17, 2001, 8:04:03 PM4/17/01
to
Uno dei fenomeni pių interessanti della casistica cosiddetta di "pre-morte"
č ciō che gli studiosi chiamano "conoscenza istantanea", un'esperienza che
si collega strettamente alla visione retrospettiva dell'intera esistenza,
visione che pare assorbirci completamente al momento della morte. Lo
psicologo Kenneth Ring lo definisce "un fenomeno olografico per eccellenza".
Come possiamo ampiamente trovare nell'opera di M. Talbot "Tutto č uno", non
macano autorevoli pareri a suffragio di questa posizione. I dott. Grof e
Joan Halifax, quest'ultimo medico antropologo ad Harvard, hanno messo ben in
rilievo questo aspetto olografico della visione retrospettiva nel libro "The
Human Encounter With Death". Di certo, si tratta di un fenomeno molto
vivido, descritto da tutti coloro che sono "tornati" come oggettivo,
"tridimensionale", al di lā di ogni logica temporale in quanto tutto il
contenuto di un esisteza, fin nel pių trascurabile dettaglio, viene portato
alla coscienza del percepiente in modo istantaneo, lucidissimo e perfetto.
Pare che quest'esperienza sia particolarmente comune in coloro che annegano.
Un protagonista diretto racconta cosė:
"E' come penetrare proprio all'interno di un film della tua vita. Ogni
momento di ogni anno della tua vita č riproiettato nei pių completi
dettagli percepibili. Un ricordo assolutamente totale. E avviene tutto in un
istante.
Un altro dice:
"L'intera cosa era piuttosto strana. Ero lė; stavo effettivamente vedendo
questi flashback; stavo veramente camminandovi attraverso, ed era cosė
veloce. Eppure, abbastanza lento da poterlo assimilare interamente."
Non dimentichiamo che l'esperienza di cui stiamo parlando coinvolge anche un
aspetto emozionale nel quale il soggetto non solo rivive tutti gli stati
d'animo che ha vissuto durante l'esistenza ma acquisisce anche la facoltā di
percepire esattamente quelli di coloro con cui ha interagito e di
immedesimarsi in essi fino al punto di trarne un perfetto insegnamento per
"simbiosi"... Il rimorso per il male fatto diviene insopportabile cosė come
profondamente sollevante la gioia per il bene arrecato a chi abbiamo
conosciuto. Come dice Talbot, "sembra che nessun evento sia abbastanza
insignificante da essere trascurato".
Una visione olografica, quella retrospettiva della vita, che assume una
valenza ancor pių eccezionale per l'incredibile contenuto d'informazioni che
la caratterizza. Spariscono concetti come "giudizio", "castigo", "premio",
ma sussiste solo una grande sensazione di equitā, di giustizia... Si
sperimenta lo stato di consapevolezza pura, al di lā del quale,
probabilmente, c'č la "liberazione".
A questo punto, pur essendo io assolutamente inesperto d'informatica, non
posso fare a meno di vedere un interessante parallelismo con quanto accade,
tecnologicamente parlando, ad un qualsiasi computer allorquando lo si
"resetta". Non so se questo sia il termine adatto. Forse sarebbe meglio dire
"riformattare"? Oppure "scaricare l'hard disk", "intervenire sulla memoria",
"aggiornare il softwere"... Insomma, il concetto lo avete capito, penso. Se
il nostro interagire con la realtā č il frutto di un complesso sistema
olografico, pur se infinitamente superiore ai nostri mezzi informatici, non
potrebbe essere, il fenomeno della visione retrospettiva, una specie di
"automatismo" di settaggio?... Non escludiamo, certo, valori aggiuntivi come
"personalitā", "individualitā", "evoluzione", che, specie per quest'ultimo,
sono funzionali alla prosecuzione di un altro "programma" di vita (potrei
dire un altro hard-disk...) ma, in fondo, il principio sembrerebbe proprio
analogo.
Non ignoro di certo che le "certezze" della scienza ufficiale, che spesso
inalza il cervello a semi-divinitā, fanno di quest'ultimo la sede e la causa
di tutti i fenomeni similari. Semplicemente la rifiuto. Non totalmente,
perchč le scelte radicali sono sempre un grosso errore, ma in parte
sostanziale sė. Se dovessimo considerare solo il cervello, allora il
parallelo con un computer potrebbe anche calzare perfettamente, perō
l'essere umano č corredato di un pacchetto specifico di soggettivitā che non
lo puō accomunare ad una qualsiasi macchina. Le macchine non hanno il libero
arbitrio, e questo č fondamentale. Non credo che le nostre scelte siano
programmate, pertanto il discorso si fa molto intrigante: da un lato abbiamo
un fenomeno che sembra suggerirci tutte le caratteristiche di un evento
"tecnologico", per quanto estremamente sofisticato (l'ologramma *č*
tecnologia); dall'altro, non possiamo dimenticare tutte le implicazioni che
derivano dalla consapevolezza dell'esistenza di una libertā di fondo che non
credo essere solo pia illusione. Qualcuno potrebbe obiettare che anche il
libero arbitrio, o l'illusione di esso, faccia parte del "softwere". A tale
obiezione non ho risposte definitive da contrapporre. Per il momento mi
basta la certezza di essere un'individualitā singola e "libera", per quanto
giā condizionata da un'infinitā di fattori circostanti inevitabili
(ambiente, famiglia, societā, patrimonio genetico, ecc...). Inoltre, la mia
*attuale* logica mi porta a considerare che, se tutto fosse programmato,
anche le nostre scelte, l'esistenza di tutti noi, l'esistenza di ogni cosa,
diventerebbe noiosissima ed insignificante. Che genio sarebbe colui che
costruisse un complicatissimo gioco che non conceda alcuna possibilitā all'
imprevedibilitā? Se Dio č seduto in poltrona a guardarsi un film che conosce
giā, non lo invidierei di certo... Anch' Egli non deve sapere il finale,
altrimenti...sarebbe un Dio molto infelice e...annoiato!

Antonio Bruno
assg...@katamail.com
http://members.xoom.it/Ass_Graal
----------------------------------------------------------------------------
<Se vi siete rifiutati di ampliare l'orizzonte spirituale, avete
ampliato in questo modo, la vostra stupidita'.>
Victor Hugo
------------------------------------------------------------

Leonardo Serni

unread,
Apr 18, 2001, 9:41:13 AM4/18/01
to
On Wed, 18 Apr 2001 02:04:03 +0200, "Bruno Antonio"
<ant....@tiscalinet.it> wrote:

>"simbiosi"... Il rimorso per il male fatto diviene insopportabile così come


>profondamente sollevante la gioia per il bene arrecato a chi abbiamo
>conosciuto.

>la caratterizza. Spariscono concetti come "giudizio", "castigo", "premio",

Sbagliato. E' proprio il contrario: E' QUELLO il premio, E' QUELLO il
castigo. Immagina di passarci l'eternita'. Il Signore non e' soltanto
sottile: e' anche molto attento ai costi. E questa e' una soluzione a
un tempo elegante ed economica.

>A questo punto, pur essendo io assolutamente inesperto d'informatica, non
>posso fare a meno di vedere un interessante parallelismo con quanto accade,
>tecnologicamente parlando, ad un qualsiasi computer allorquando lo si
>"resetta". Non so se questo sia il termine adatto. Forse sarebbe meglio dire
>"riformattare"? Oppure "scaricare l'hard disk", "intervenire sulla memoria",
>"aggiornare il softwere"... Insomma, il concetto lo avete capito, penso.

Si'. E purtroppo hai cannato :-)

>Le macchine non hanno il libero arbitrio

Se sono progettate bene.

Ma il tuo Outlook per esempio spesso la pensa diversamente :-)

Leonardo
--
Linux PC is like South Pole igloo.
not get blue, not freeze to death, no Windows, no Gates,
and helluva penguins all around.

Observer

unread,
Apr 18, 2001, 10:20:08 AM4/18/01
to
Leonardo Serni wrote:

>>Le macchine non hanno il libero arbitrio
>
> Se sono progettate bene.
>
> Ma il tuo Outlook per esempio spesso la pensa diversamente :-)

Se pur mal progettato il suo Outlook non possiede il libero arbitrio.
Diciamo che si presta bene come ... capro espiatorio.

Observer

Graziano Ledda

unread,
Apr 18, 2001, 5:59:41 PM4/18/01
to

Bruno Antonio <ant....@tiscalinet.it> wrote in message


> "E' come penetrare proprio all'interno di un film della tua vita. Ogni

> momento di ogni anno della tua vita è riproiettato nei più completi


> dettagli percepibili. Un ricordo assolutamente totale.
> E avviene tutto in un istante.

La cosa è facilmente comprensibile se si assume il TEMPO come una
ulteriore dimensione. Mi spiego meglio con un esempio:

Supponiamo che esistano delle entità bidimensionali, ovvero delle
figure piane, e la loro esistenza consista nel cambiare gradualmente
forma, lentamente e progressivamente.

Otteniamo che l'intero corso della loro ben misera esistenza potrà
essere rappresentato con un corpo solido; corpo che noi, che siamo
entità tridimensionali, siamo in grado di visualizzare in un unico
colpo d'occhio.


Se rapportiamo questo discorso a noi, ne consegue che un'entità
dotata di una dimensione supplementare è in grado di visualizzare
le nostre vite come se fossero delle specie di figure geometriche
(ovviamente è un'ipersemplificazione, ma noi finche restiamo
entità tridimensionali siamo impediti fisicamente alla comprensione
del fenomeno ed è inutile tentere di darne una definizione) e tutta
la storia del pianeta terra come un immenso paesaggio composto
di innumerevoli di questi *oggetti*, anche *relazionati* tra loro.

Questo comporta che un determinato istante non sia altro che una
sezione di questo panorama e che ogni istante della storia
dell'universo sia ispezionabile da una entità dotata di una o più
dimensioni supplementari.

Può essere che la morte sia in realtà il dono di una nuova
dimensione ... nel senso letterale del termine ...


--
Ciao da Graziano
****
La vita è una continua lotta per l'esistenza, con la certezza
della sconfitta finale.


Jasmine

unread,
Apr 19, 2001, 7:39:17 AM4/19/01
to
On Wed, 18 Apr 2001 23:59:41 +0200, "Graziano Ledda"
<gui...@tiscalinet.it> wrote:


>Supponiamo che esistano delle entità bidimensionali, ovvero delle
>figure piane, e la loro esistenza consista nel cambiare gradualmente
>forma, lentamente e progressivamente.

>Otteniamo che l'intero corso della loro ben misera esistenza potrà
>essere rappresentato con un corpo solido; corpo che noi, che siamo
>entità tridimensionali, siamo in grado di visualizzare in un unico
>colpo d'occhio.

Bello questo paragone!

>Se rapportiamo questo discorso a noi, ne consegue che un'entità
>dotata di una dimensione supplementare è in grado di visualizzare
>le nostre vite come se fossero delle specie di figure geometriche
>(ovviamente è un'ipersemplificazione, ma noi finche restiamo
>entità tridimensionali siamo impediti fisicamente alla comprensione
>del fenomeno ed è inutile tentere di darne una definizione) e tutta
>la storia del pianeta terra come un immenso paesaggio composto
>di innumerevoli di questi *oggetti*, anche *relazionati* tra loro.

>Questo comporta che un determinato istante non sia altro che una
>sezione di questo panorama e che ogni istante della storia
>dell'universo sia ispezionabile da una entità dotata di una o più
>dimensioni supplementari.


Sono agnostica ma non posso fare a meno di aprezzare l'idea, come
l'hai resa.


In questo discorso, però, aggiungi una dimensione dello stesso tipo di
quelle precedenti...
voglio dire; lunghezza,altezza, larghezza sono concettualmente dello
stesso tipo o per lo meno ci si può servire di un'unità di misura
valida per tutte e tre per misurarle.
Di quelle dimensioni di cui non si ha esperienza (ammettendone
l'esistenza) come fai a fissare un'unità di misura operativamente
parlando?
Mi è successo una volta che mentre stavo pensando a tutt'altro mi si
sia fatta in mente un'immagine relativa all'infanzia che avevo
completamente scordato, che non era mai stata importante per me.
Cercai di riconnetterla a qualcosa che stavo pensando o vedendo ma non
ci riuscii, apparentemente non c'entrava nulla...
Qualcosa secondo me, forse un'immagine ha stimolato la corteccia
celebrale richiamando quell'immagine perfetta senza essere intaccata
dal tempo o da un ricordo scadente .
Sarebbe affascinante sapere esattamente come vengono fissati i ricordi
nel cervello passo per passo.
Per me viene fissato tutto e non si perdono dati come invece la
memoria coscente sembra far supporre.
Secondo me quella di visionare tutta la vita in un istante è un
comando che la persona da al cervello, pensando di poter andarsene
vuole rivedere la sua vita.
Credo che il non avere una connessione di quanto tempo passi sia
dovuto al fatto di essere disancorati dalle situazioni di ordinaria
amministrazione,di vedere anche la possibilità di non rientrare più in
quell'amministrazione e quindi in quel frangente non serve più quel
conteggio automatico del tempo che facciamo senza accorgersi nella
vita coscente.Quindi non conteggiandolo si perde la cognizione del
tempo.

Ciao Jasmine

Jasmine

unread,
Apr 19, 2001, 7:48:57 AM4/19/01
to

>coscente.

Vocabolario dixit: cosciente

correzione valida x2

Cia' J.

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