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ANDU: "Test d'ingresso: discutiamone, ma serenamente"
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Patrick Coppock  
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 More options Oct 22, 2:35 am
From: Patrick Coppock <patrick.copp...@unimore.it>
Date: Thu, 22 Oct 2009 08:35:12 +0200
Local: Thurs, Oct 22 2009 2:35 am
Subject: ANDU: "Test d'ingresso: discutiamone, ma serenamente"

        Diffondiamo un intervento sui tets d'ingresso inviatoci da Marcella
Cannarozzo, dell'Universita' di Palermo. Cannarozzo si riferisce
all'intervento di Fabio Luppino "Test d'ingresso via al carosello. Ci
guadagnano solo gli atenei", sull'Unita' del 19 ottobre 2009. Per leggere
l'intervento di Luppino cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-10/091019/NPUX1.tif

        Riportiamo piu' sotto anche i messaggi di Maria Rosaria Volpe,
dell'Universita' Federico II di Napoli, e di Luca d'Agostino,
dell'Universita' di Pisa, che si riferiscono sempre all'intervento di Fabio
Luppino

================

da Marcella Cannarozzo dell'Universita' di Palermo:

        "Possiamo discutere serenamente circa l'utilita' o meno dei test di
ingresso ed il proliferare di costosissimi corsi per la preparazione ai
test, evidenziare le pecche di questo nuovo sistema di reclutamento e
selezione, ma non e' questo lo spirito dell’articolo di Luppino.
        Siamo, ahime', in presenza dell’ennesimo pezzo scritto con
superficialita', pieno zeppo di quei luoghi comuni lamentati proprio
dall’autore e soprattutto che non fa nessun distinguo tra facolta' e
facolta', tra ateneo e ateneo.
        “Ogni esame ha un prezzo che ruota
attorno ai 150 euro” dichiara Luppino.
“Ruota attorno” vuol dire che ci sono atenei che fanno pagare di meno e
atenei che fanno pagare di piu' ma mediamente la cifra e'
quella. Mi piacerebbe sapere dove accade questo. A me risultano cifre
estremamente piu' basse, 30-50 Euro. Probabilmente la mia informazione e'
parziale ma temo fortemente che anche quella dell’informatissimo
giornalista, che dovrebbe fare “informazione”, non e' piu' completa. "Ci
guadagnano solo gli atenei". Si e' chiesto Luppino quanto costa
all’universita', in termini di spesa e di tempo, la preparazione e la
gestione dei test di ingresso?
        “I quiz non cadono mai nello stesso
giorno”. Secondo l’autore si tratta di
un espediente per far si che lo studente partecipi a piu' test di ingresso,
e in effetti e' così. Si tratta di un espediente per permettere allo
studente che VUOLE partecipare a piu' test di ingresso, di poterlo
fare.
        Chiediamoci piuttosto come mai uno
studente oggi voglia partecipare sia al
test di ingegneria, sia a quelli di odontoiatria e di psicologia. Come mai
e' disposto ad iscriversi a qualsiasi facolta' pur di iscriversi
all’universita'. Non ha delle preferenze? Delle ambizioni, dei progetti per
il suo futuro? Non si accorge di avere delle attitudini per un tipo di
studio piuttosto che per un altro? Questa e' una bella domanda da farci
cercando di rispondere con dati alla mano e non riempiendoci la bocca
ancora una volta di luoghi comuni.
        Luppino prosegue presupponendo che chi si occupa di preparare i test di
ingresso sia una persona, o un gruppo di persone, che agisce in modo
arbitrario, sospinto da chissa' quale subdola motivazione. Forse mi sbaglio
ma cos’altro può significare “piu' della meta' delle domande dei test non
ha alcuna ragione legata alla facolta' che si sta per iniziare”? Perche'
piuttosto non e' andato ad indagare sul lavoro che c’e' dietro la
preparazione dei test, da lui dichiarati “idioti”? Se ci sono studi sui
risultati?
        La ciliegina sulla torta e' l’ultimo
trafiletto in cui viene riportato il
caso (scandaloso?) della studentessa di medicina che lamenta di essere
stata “fermata” per ben due anni al test di medicina e che adesso
finalmente, riuscita a passare, ha fatto un brillante esame di Anatomia. Mi
chiedo cosa vuole dimostrare raccontandoci questo interessante episodio.
        Luppino, avrebbe potuto fare molto di
piu' e dare un reale contributo alla
questione che pare gli stia a cuore. Invece ha fatto un articoletto che non
serve a nulla se non a coloro che vogliono essere nutriti da questo tipo di
“cibo”.

Marcella Cannarozzo
Facolta' di Ingegneria
Universita' di Palermo"

===============

da Maria Rosaria Volpe dell'Universita' Federico II di Napoli:

        "Sento parlare delle vergogna dei test
d'ingresso solo da Voi dell'ANDU e
per la prima volta anche da persone di grande spessore come i premi Nobel
in un appello firmato da 1000 persone, se non sbaglio.
        I test non solo sono una grande bufala
perche' non  servono per capire la
capacita' dello studente, ma toglie a molti la possibilita' di esprimersi
al meglio, oltre a tutti gli interessi che circolano attorno ai test. Vi
chiedete perche' non si fa una battaglia seria?? Forse perche' si
andrebbero a toccare gli interessi di cui sopra."

===============

da Luca d'Agostino dell'Universita' di Pisa:

        "Le prove di ammissione fatte come lo sono oggi, con margini di
accettazione spesso inferiori all'incertezza dei risultati - anche
ammettendone molto ottimisticamente la pertinenza - sono estremamente
aleatori, e quindi iniqui.
        Essendo d'altra parte ragionevole nell'interesse di tutti (comprese le
famiglie degli studenti) ridurre il numero delle matricole che rimarrebbero
tali a vita, le prove di ammissione potrebbero essere mantenute a
condizione di essere meno irragionevolmente selettive o, meglio ancora,
rese inutili da una seria istruzione superiore."


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d'Ovidio Francesco  
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 More options Oct 23, 7:16 am
From: "d'Ovidio Francesco" <fas...@gmail.com>
Date: Fri, 23 Oct 2009 04:16:16 -0700 (PDT)
Local: Fri, Oct 23 2009 7:16 am
Subject: Re: ANDU: "Test d'ingresso: discutiamone, ma serenamente"
Alcune affermazioni della collega Cannarozzo sono senz'altro
condivisibili, in particolare sulle critiche alla parzialità
informativa di Luppino (l'esistenza di Atenei che facciano pagare
tasse di ammissione esose è effettivamente possibile, ma non
documentata; la cadenza dei test, così come descritta nel giornale,
sembra favorire studenti che dopo aver fatto il test di Medicina in
una università vadano poi a farlo in un'altra, col vantaggio di
conoscere le domande... mentre i test di ammissione ad una tipologia
di studi sono, secondo i regolamenti, contemporanei ovunque, mentre si
tengono in giorni diversi i test di corsi diversi).
Al di là delle giuste rimostranze, vi è però l'osservazione
altrettanto giusta di Luppino circa il livello dei test. Per quanto
riguarda quello di Medicina, è in parte condivisibile il giudizio di
"idiozia" attribuito dal giornalista (e da molti candicati) a certe
domande cosiddette "di cultura generale", comunque numericamente
esigue e meno idiote di quelle formulate negli anni scorsi: in
effetti, al di là della preziosità della cultura (è giusto che un
medico sappia parlare e scrivere in buon italiano, conosca i
fondamenti storici su cui si basa la società, e così via),  per la
professione medica appare francamente "idiota" che la capacità di
distinguere fra metafora, metonimia, similitudine, sineddoche e
perifrasi (quesito 15) sia posta allo stesso livello di importanza del
sapere quali siano le cellule del sistema immunitario responsabili
della sintesi degli anticorpi. E sono molte le domande che
presuppongono una cultura letteraria e storica ben più profonda di
quella impartita nelle scuole italiane.
Tuttavia, anche per le domande più specificatamente scientifiche la
Commissione ministeriale (di cui spero ardentemente che nessun collega
universitario, e meno che mai la collega di Palermo, si assuma il
controverso merito di essere stato partecipe) non sembra aver
brillato. Rimando ad esempio alla seguente pagina:
http://ulisse.ning.com/forum/topics/test-ammissione-a-medicina, che
evidenzia una certa superficialità applicativa della didattica della
fisica da parte di chi ha formulato il quesito. Come giustamente
richiesto nel post del prof. Giunta, nel quesito 72 occorreva
specificare le condizioni sperimentali: nel vuoto è giusta una
risposta, in aria può essere giusta la seconda (ove lo spazio percorso
sia sufficientemente ampio), in aria molto turbolenta è invece valida
l'ultima risposta (apparentemente la più assurda). D'altra parte,
persino per la commissione ministeriale la risposta non era
univocamente chiara, posto che è stata diramata una correzione
successivamente alla pubblicazione di quesiti e riposte.
Da tutte queste posizioni scaturisce, ancora una volta, l'incertezza
della validità intrinseca dei test, potendo avvenire (e spesso
avviene) che l'ammissione o la non ammissione dipendano da una-due
risposte giuste o sbagliate, e che chi non viene ammesso
nell'università A avrebbe potuto, fornendo le medesime risposte,
essere ammesso all'università B. Inoltre, riprendendo l'esempio su
citato, i docenti di medicina sono tutti d'accordo che è più semplice
far comprendere gli argomenti delle proprie lezioni a chi ha già
un'idea di come funzioni il sistema immunitario (pur ignorando tutto
di sineddoche e perfino di Gandhi) invece che a un perfetto letterato,
pur se con qualche rudimento scientifico di chimica o fisica imparato
a scuola, ma totalmente inadeguato all'apprendimento delle discipline
mediche.
E qui ritorniamo alla giusta osservazione della collega Cannarozzo:
nessuno riesce ancora ad orientare i futuri studenti verso il corso di
laurea più adatto a loro ed alle loro aspirazioni; è troppo difficile
per le nostre intelligenze? L'orientamento pre-universitario è forse
l'ultima spiaggia del sistema formativo, l'ultimo espediente da
tentare?
Io credo, come molti di noi (compreso, ritengo, il collega
d'Agostino), che se si dedicasse all'orientamento lo stesso impegno
organizzativo e finanziario che si dedica ai test di ingresso si
otterrebbero risultati più adeguati alle aspettative del sistema e
degli studenti, e perché no, anche dei docenti. E senza le polemiche
che annualmente si ripetono, né frustrazioni, né denunce (sia
giornalistiche, sia, talora, penali).

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