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Costituzione RESFVG    

Costituzione della Rete di Economia Solidale
del Friuli Venezia Giulia “RESFVG”
1



L’orizzonte

L’attuale sistema socio economico, egemonizzato dal mercato capitalistico2, sta portando l’umanità verso il collasso ambientale, economico, energetico, sociale e politico. Soluzioni parziali non sono più percorribili in quanto i fattori di crisi sono ormai sistemici.

Occorre rompere l’egemonia di tale modello economico, i cui obiettivi sono quelli di espandere all’infinito bisogni e consumi, di rendere “liquide”3, strumentali, le relazioni fra le persone e gli aggregati sociali.

E’ urgente immaginare insieme, progettare e costruire un nuovo sistema, in grado di offrire a noi tutti un percorso diverso e democratico di fare economia“solidale”.4


L’obiettivo

In Italia, come in altri Paesi, si stanno costituendo reti locali di buone pratiche, denominate distretti e reti di economia solidale.

Le buone pratiche5 (i nodi della rete), che si stanno moltiplicando anche nella nostra regione, possono iscriversi in un orizzonte di economia solidale solo se sapranno fare sistema, ovvero sostenersi reciprocamente e dotarsi di istituzioni in grado di offrire un contenitore tale da garantirne il sostegno e lo sviluppo. I distretti e la rete di economia solidale sono per l’appunto questo contenitore istituzionale6.


Il percorso

1.I nodi del sistema.

Sul nostro territorio si stanno moltiplicando realtà che a diverso titolo possono definirsi buone pratiche7

L’esperienza insegna che queste singole iniziative, se scollegate fra loro e prive di un comune progetto, corrono il rischio di essere riassorbite dal sistema, di esaurire la loro originaria carica ideale.8

Questa constatazione ci suggerisce due caratteristiche fondamentali che devono connotare le imprese dell’economia solidale: la necessità di non superare soglie dimensionali tali da togliere ai soci una reale capacità di partecipazione democratica; l’esigenza di connettersi con altre realtà associative e produttive del territorio di insediamento.


2. La rete di primo livello. I distretti di economia solidale9

Perché le singole pratiche facciano sistema, determinino un insieme di condizioni tali da produrre un’economia solidale, ecocompatibile, democratica, ove prevalga il principio di reciprocità occorre riscoprire il legame fra noi e l’ambiente in cui viviamo e da cui possiamo trovare sostentamento per i nostri bisogni di sopravvivenza (anche in caso di esaurimento del petrolio e di altre materie prime) e di relazione con gli altri10.

Lo strumento che pensiamo viene comunemente definito “distretto di economia solidale”.

Per passare dall’economia formale, quella del mercato in cui siamo immersi e da cui dipendiamo in larghissima parte, all’economia sostanziale11, solidale, ecologicamente e socialmente sostenibile, il distretto rappresenta un laboratorio nel quale le buone pratiche impareranno a cooperare, a ridurre gradatamente la logica, il peso economico e sociale dello scambio con quello della reciprocità, del dono, della cooperazione12.

Per queste ragioni il nostro sforzo, in questa prima fase, deve avere come scopo quello di dimostrare che il distretto di economia solidale è un modello, un prototipo in grado di offrire una soluzione “felice”, non socialmente traumatica, di riconversione sociale ed economica.

In Friuli Venezia Giulia ci proponiamo di individuare alcune aree territoriali in cui avviare prototipi di distretto, per creare una prima rete di sostegno, di scambio di esperienze.


3. Il secondo livello. La rete di economia solidale del Friuli Venezia Giulia

Il distretto, come si è definito, rappresenta la prima rete di relazioni necessarie ad assicurare gran parte dei bisogni primari e relazionali delle persone. Ma, per altri bisogni e relazioni, per una maggiore efficacia del sistema, occorre andare a scale territoriali superiori. Per questo si ipotizza, in questo nostro contesto, un livello di scala regionale (ad una sorta di consorzio fra distretti), che chiamiamo rete di economia solidale del Friuli Venezia Giulia.


Finalità e forma della Rete di economia solidale

Se la configurazione finale della Rete regionale sarà quella del “consorzio” fra i distretti, ciò potrà aversi solo quando l’intero o gran parte del territorio regionale sarà distrettualizzato.

Nel frattempo pensiamo ad un organismo provvisorio, composto da soggetti collettivi, al quale affidare i seguenti compiti:

  • sostegno e sviluppo delle buone pratiche e dei distretti di economia solidale sull’intero territorio regionale;

  • diffusione delle informazioni, della conoscenza e della cultura dell’economia solidale all’intera collettività regionale e alle sue istituzioni pubbliche;

  • rappresentanza dell’economia solidale. Per poter svolgere le prime due funzioni, occorrono competenze e mezzi non reperibili attraverso il solo ricorso al contributo degli associati. Convinti che l’azione svolta dalle buone pratiche e dalle loro reti riveste, ed in misura sempre crescente, assumerà una forte valenza di pubblico interesse (economico e sociale) riteniamo legittimo chiedere esplicitamente (e senza contropartite più o meno esplicite) alle principali istituzioni pubbliche il riconoscimento della RESFVG ed il suo sostegno finanziario e normativo.


Forma della Rete di economia solidale

Per giungere alla costituzione di quella che abbiamo chiamato istituzione provvisoria occorre passare attraverso una fase costituente, che avrà il compito:

  • di raccogliere le adesioni di tutti i soggetti interessati;

  • di stilare la “Carta” della Rete e portarla all’approvazione dell’Assemblea costituente;

  • di eleggere gli organi di governo, stabiliti dalla Carta medesima.




Gli appuntamenti

  1. Sabato 15 marzo a Palmanova, ore 9.30, presso il Meeting Point San Marco (entrata a fianco del Duomo, nella piazza centrale): assemblea costituente;

  2. L’assemblea costituente decide data, luogo e modalità di convocazione dell’assemblea generale di costituzione della Rete


 

 


NOTE, ANCHE A MO’ DI GLOSSARIO


1 Il presente documento è la risultante di una serie di incontri con rappresentanti di “buone pratiche” che hanno manifestato l’esigenza di creare una rete regionale in grado di sostenere le pratiche di economia solidale che si stanno sviluppando sul territorio. Per iniziativa dell’Officina della decrescita, in collaborazione con il Forum delle fattorie sociali, è stato convocato un primo incontro regionale, tenutosi il 16 febbraio scorso, presso la sede della Fattoria sociale di Azzanello di Pasiano di Pordenone. In tale occasione è stata presentata e discussa una bozza di documento costitutivo della Rete ed è stato dato mandato ad una commissione il compito di emendarlo, sulla scorta delle osservazioni emerse durante tale incontro. La commissione si è riunita sabato I marzo a Staranzano, presso la sede dell’associazione Benkadì. Riteniamo che il testo qui presentato sia una sintesi fedele di tali incontri. Tuttavia, riteniamo opportuno riportare di seguito le parole chiave e le suggestioni del dibattito registrate nel corso dell’incontro di Azzanello, per offrire ai lettori stimoli per eventuali ulteriori proposte di modifica e integrazione del documento.


“Apporti sui fondamentali: Orizzonte degli Ultimi - Processo progressivo - Stabilire i confini (chi è dentro) - La misura è il Fare (voler-fare)

Mappature - Attenzione al lessico - sì economia solidale - Carta dei municipi - pratiche di welfare rigenerativo

Decrescita: parola da cambiare - siamo nella fase attuativa, non più nella fase profetica

Opzione culturale: linguaggio comune

Dire perché è giusto/bene/opportuno fare la RES - dai pericoli ai problemi da affrontare - offrire una prospettiva, ovvero più opportunità che pericoli

Come gestire il Glocale? - Preambolo sulle relazioni, sulla comunità e sul bene comune - crisi antropologica

tema del lavoro - Attenzione ad un modello che sia anche capace di integrare le buone pratiche della tradizione rurale

modello organizzativo “biologico”: come la cellula, capace di identità separata ma anche di comunicazione

I beni relazionali - La Rigenerazione a partire da: marginalità / residualità

Il 3° Paesaggio - >questione di cultura -> la scommessa che chiama in gioco

Distinzione tra Decrescita e Risparmio - Tranello della dicotomia: pensiero/pratica - occorrono pratiche di pensiero

cura dell'immaginario – ruralità – virtualità - semplicità di linguaggio - inserire “valori”, “etica”, “cuore”

reciprocità”


2 Fra la sterminata serie di possibili definizioni e descrizioni delle caratteristiche dell’istituzione “mercato”, riportiamo quella contenuta nel breve saggio di di M. Bonaiuti (Immaginare un’economia altra: Rete e Distretti di Economia Solidale) che ci sembra la più coerente con i contenuti del presente documento:

“Tra i molteplici significati che la parola mercato assume è possibile individuare due polarità opposte, ai cui estremi troviamo le piazze di mercato (agorà) ed il Mercato globale della teoria economica ortodossa.

Il mercato come agorà è un'istituzione umana millenaria, comune a moltissime culture. "Uno degli indici della perennità dell’istituzione del mercato-incontro, al di fuori dell’invenzione dell’economia (e del contesto capitalistico occidentale), è il fatto che a differenza delle altre nozioni economiche fondamentali come lo sviluppo o il lavoro, esistono parole per dirlo in quasi tutte le lingue ed in particolare nelle lingue africane". Il mercato come agorà è un luogo variopinto e ricco di profumi, in cui le persone si incontrano per scambiarsi beni, ma non solo per questo. Lo scambio, in quanto scambio personale, contiene sempre una dimensione di dono che va oltre il prezzo pattuito. È inoltre il luogo per incontrare parenti e amici, per scambiare notizie, per annunciare pubblicamente avvenimenti importanti, come matrimoni o funerali. In questa accezione il mercato è, con ogni evidenza, un’istituzione prima sociale e solo poi economica.

Al contrario, ciò che caratterizza il Mercato globale è l’assoluta impersonalità dei rapporti. Come ha riconosciuto sagacemente Milton Friedman, nel supermercato globale non occorre che le persone si parlino, né tantomeno che si piacciano. Questo carattere impersonale dei rapporti ha certamente favorito gli scambi, al punto che nelle moderne economie occidentali i consumatori dispongono di grandi quantità di beni e di ampie possibilità di scelta. Quello che tuttavia non si dice è che il carattere impersonale dello scambio porta con sé, insieme ad indubbi vantaggi, conseguenze assai perniciose. L’anonimato, l’impersonalità delle relazioni di mercato si diffonde infatti inevitabilmente dalla sfera economica alla sfera delle relazioni sociali. I casi di adulterazione degli alimenti, traffico di bambini o di organi, fughe di capitali in isole off-shore, di cui sono piene le cronache, non rappresentano che gli esempi estremi di quel generalizzato disinteresse per l’altro che, generatosi all’interno dei rapporti di mercato, si estende inevitabilmente alla società civile, portando ad una generalizzata mercificazione dei rapporti sociali. Questa tendenza è estremamente pericolosa: non si tratta infatti, come saremmo portati a pensare, di fenomeni episodici dovuti all’immoralità di qualcuno. I valori hanno una genesi sistemica: finiscono inevitabilmente per uniformarsi alle logiche che i mercati globali privilegiano e selezionano. Tuttavia, come è stato mostrato, nessun sistema economico - nemmeno il più liberista - può funzionare senza un minimo grado di fiducia tra produttori e consumatori.”


3

Z. Bauman definisce la nostra società occidentale, le nostre relazioni sociali “liquide”, come conseguenza del progressivo processo di individualizzazione. “Le società in cui viviamo sono sempre più caratterizzate da apatia politica, declino dell’uomo pubblico, ricerca affannosa di comunità, scomparsa della vecchia arte di costruire e mantenere legami sociali, paura dell’abbandono, culto disperato del corpo.”

4 Per economia solidale si intende un sistema socioeconomico in cui diventa prevalente il principio di reciprocità, rispetto agli altri due grandi sistemi prevalenti nelle nostre società occidentali: quello dello scambio (mercato) e della redistribuzione (Stato). Per reciprocità intendiamo un insieme di pratiche sociali quali ad esempio il dono, l’aiuto reciproco (in famiglia, con il vicinato, nel distretto, anche con forme diverse di riconoscimento e compensazione delle attività svolte come ad esempio la banca del tempo, la moneta locale, ecc.), le varie forme di mutualità.


5 Per ‘buona pratica, si intende un’azione o un’insieme di azioni poste in atto da un soggetto (singolo, famiglia, gruppo informale, associazione, impresa, istituzione pubblica) finalizzata a: migliorare il benessere proprio e di altri soggetti, senza che ciò riduca il diritto al benessere di altri; ridurre i consumi materiali superflui e/o non compatibili con la limitatezza delle risorse, con la salubrità dell’ambiente e della biodiversità, con i diritti delle future generazioni, con i diritti di tutti i popoli ad una vita autonoma e dignitosa; migliorare lo spirito di cooperazione, di solidarietà, di dialogo e di partecipazione, di pace, di sostegno dei più deboli; difendere dal degrado, dall’inquinamento e dalla privatizzazione i beni comuni come aria, acqua, terra, conoscenza; ridurre il condizionamento di persone e gruppi dalla logica pervasiva del mercato. Una ‘buona pratica’ sarà tanto più efficace quanto più essa sarà sistemica, ovvero in grado di determinare il maggior numero di effetti positivi sulle diverse variabili sopra evidenziate. . A tal fine dovrà inoltre: essere un sistema aperto, disponibile a fare rete con altri soggetti che condividono lo stesso orizzonte di economia solidale; favorire la maggior partecipazione democratica dei propri iscritti; considerare la conoscenza, i saperi ed il saper fare, come beni comuni.


6 K. Polany afferma: “Allo scopo di rispettare la multiforme coerenza dell’economia effettiva (che l’autore chiama “sostanziale” per distinguerla da quella “formale” ovvero dall’economia di mercato basata sul principio di scarsità e sulla figura dell’homo oeconomicus) il mero processo di interazione deve acquisire un ulteriore insieme di proprietà, senza le quali non si potrebbe neppure affermare che l’economia esiste. Se la sopravvivenza materiale dell’uomo fosse il risultato di una catena casuale effimera – priva sia di una determinata collocazione nel tempo e nello spazio (ossia di unità e di stabilità), sia di punti di riferimento permanenti (ossia di una struttura), sia di precisi modi di comportamento nei confronti del tutto (ossia di una funzione) sia della possibilità di essere influenzata dagli obiettivi sociali (ossia, di rilevanza politica) – non avrebbe mai potuto raggiungere la dignità e l’importanza dell’economia umana. Le proprietà dell’unità e della stabilità, della struttura e della funzione, della storia e della politica, sono conferite all’economia dal suo manto istituzionale. (K. Polany – La sussistenza dell’uomo. Einaudi, 1977, pagg. 59-60).


7 Sono, ad esempio, buone pratiche: i gruppi di acquisto solidale (GAS), i produttori di agricoltura biologica e le loro associazioni, le associazioni ambientaliste, le esperienze di nuovo vicinato, molte associazioni del terzo settore (associazioni culturali, mutue, organizzazioni di volontariato, enti morali, fondazioni, cooperative sociali, cooperative e imprese non profit), le botteghe del commercio equo e solidale, le iniziative di finanza etica, le monete locali, le istituzioni pubbliche che promuovono e sostengono, attraverso incentivi economici, progetti, normazione, buone pratiche di risparmio energetico, di consumo responsabile, di tutela dell’ambiente, le pratiche di autoproduzione e consumo, le nuove forme di vicinato solidale, i gruppi per la tutela dei beni comuni, ecc.


8 Un esempio per tutte. Alla loro origine le cooperative di consumo erano sorte con finalità analoghe a quelle degli attuali nostri GAS. I fondatori pensavano non solo alla necessità di acquistare merci a buon mercato ma di modificare gradualmente l’economia del loro territorio di insediamento in economia solidale. Nel tempo queste realtà, perdendo via via lo spirito solidale originario, si sono trasformate in grandi imprese governate secondo la logica competitiva tipica del mercato privato. La loro dimensione ha di fatto annullato la capacità dei soci di determinare le scelte di gestione e sviluppo, a tutto vantaggio di manager la cui cultura, valori e comportamenti sono del tutto uguali a quelli che reggono le grandi attuali imprese capitalistiche.


9 Riportiamo da M. Bonaiuti (vedi nota 2) la definizione di distretto di economia solidale:

“Dobbiamo innanzitutto dire che, in Italia, le reti di soggetti che si sono fatte promotrici della creazione dei DES comprendono, ad oggi, le imprese dell’economia solidale (Botteghe del commercio equo, cooperative sociali, piccoli artigiani); i consumatori (generalmente organizzati in Gruppi di Acquisto Solidale), i risparmiatori-finanziatori (ad esempio le realtà della finanza etica), ma che i distretti sono aperti a tutti i soggetti, in particolare gli Enti locali, che intendono sottoscrivere i principi contenuti nella Carta della Rete Italiana di Economia Solidale.
Vediamo quali sono questi principi:

1) Cooperazione e reciprocità. I rapporti tra i soggetti del Distretto si ispirano ai principi di cooperazione e reciprocità. Pur garantendo la pluralità dell’offerta e delle forme di scambio, i soggetti appartenenti al distretto si impegnano a realizzare gli scambi prioritariamente all’interno del distretto stesso, favorendo l’instaurarsi e il diffondersi di relazioni sociali ed economiche fondate sulla reciprocità e sulla cooperazione.
2) Valorizzazione della dimensione locale. I distretti intendono valorizzare le caratteristiche peculiari dei luoghi (conoscenze, saperi tradizionali, peculiarità ambientali, ricchezze sociali e relazionali) […]. In questa concezione il territorio non va inteso come sistema chiuso (localismo difensivo), ma come sottosistema aperto di un più vasto sistema economico e sociale sostenibile (cfr. "Carta del Nuovo Municipio").
3) Sostenibilità sociale ed ecologica. I DES intendono muovere verso forme di organizzazione economico-sociale sostenibili, sia da un punto di vista sociale (equità) che ecologico. A tale proposito essi definiscono autonomamente le dimensioni del proprio territorio (scala). In questa prospettiva essi potranno inoltre individuare dei limiti (soglie) di reddito minimo e massimo per i soggetti aderenti al Distretto. […] I soggetti aderenti ai DES si impegnano inoltre a svolgere le proprie attività economiche secondo modalità tali da consentire una riduzione dell'impronta ecologica del distretto e comunque tali da non compromettere, nel lungo periodo, la capacità di carico degli ecosistemi. Si ritiene strategico, a tale fine, favorire la chiusura locale dei cicli di produzione e consumo.

La realizzazione pratica dei tre principi fondamentali enunciati viene perseguita attraverso il metodo della partecipazione attiva dei soggetti, nell'ambito dei distretti, alla definizione delle modalità concrete di gestione dei processi economici propri del distretto stesso”15.
In sintesi, il DES si configura come un tentativo di immaginare e praticare forme, seppur germinali, di economia autonoma, solidale e sostenibile. Questo tentativo è certamente molto ambizioso in quanto implica, per le organizzazioni che intendono aderire, sia la definizione partecipata delle modalità di organizzazione/cooperazione all’interno della rete, sia un certo controllo sulla tecnologia – controllo normalmente di esclusivo appannaggio dell’imprenditore - al fine di perseguire gli obiettivi dell’autonomia e della sostenibilità ecologica.


10 La riscoperta del territorio come bene comune e lo sviluppo delle diverse forme di reciprocità necessarie al sostentamento materiale dell’uomo, determineranno anche lo sviluppo dei cosiddetti beni relazionali, ossia l’arricchimento di quella rete di rapporti sociali oggi drammaticamente ridotta dalla logica del mercato.


11 Vedi le definizioni di economia formale ed economia sostanziale date da Polany e riportate fra parentesi alla nota 3. Per meglio chiarire, l’economia sostanziale, o effettiva, è quell’insieme di attività, saperi, tecniche e modi attraverso i quali l’uomo, da sempre, si è procurato i mezzi per la propria sussistenza, a prescindere dal fatto che questi vengano ottenuti attraverso il sistema dello scambio, cioè attraverso l’istituzione del mercato. L’economia è, in sostanza, contenuta nei rapporti sociali, mentre quella “di mercato” riduce, piega tali rapporti ai propri fini. E’ in virtù di tale riduzione che, parallelamente, l’homo sapiens viene ridotto a homo oeconomicus (Bauman lo ribattezza “consumens”).


12 Come ben si comprende, trasformare una realtà territoriale come l’attuale, configurata, asservita, funzionale alla logica del mercato e della crescita infinita in una diversa realtà articolata in distretti di economia solidale significa assumersi un compito colossale che solo il sostegno di gran parte della popolazione e delle sue istituzioni può portare a compimento. Ma questo potrà avvenire solo se cambia l’immaginario collettivo e se sospinti da fatti economici, politici, ambientali evidenti ed ineludibili (S. Latouche parla di pedagogia delle catastrofi).

 

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