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Message from discussion senza soggetto
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Rattus  
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From: Rattus <wba...@tin.it>
Date: Wed, 07 May 2008 12:48:09 +0200
Local: Wed, May 7 2008 6:48 am
Subject: [RK] senza soggetto
Note: The author of this message requested that it not be archived. This message will be removed from Groups in 19 hours (May 14, 6:48 am).
«Ma dove c'è il pericolo cresce anche ciò che salva»
Holderlin

In questi giorni continuavo a farmi questo filmino:

Squilla il telefono. Faccio: "pronto?".
E sento un respiro profondo e poi una lieve pausa. Quella pausa che ti
faceva supporre che potesse essere lui. Una sua peculiare esitazione, un
ritardo nelle risposte che aveva un sapore magico, oracolare. (Restavo
appeso alle sue labbra come uno dei suoi sigari. Aspettando che iniziasse a
tirare).

Poi l'atteso "Sono Sbancor".

E nel filmino mi vedo quasi esplodere in una gioiosa raffica di " Bastardo
! Brutto figlio di...!"
E poi giù a riderne insieme fino alle lacrime.

In molti, del resto, ricorderanno quando, esacerbato dalle insinuazioni di
qualche sprovveduto, scrisse su Indymedia delle righe esilaranti dal titolo
"Sbancor è morto".

Da qualche giorno mi sono rassegnato all'idea che si tratta solo di un sogno.
Però il post di Bifo m'ha fatto concludere che comunque questo sogno va bene.
Va bene lo stesso.

Molti, sono convinto, si occuperanno di ricordare in quante occasioni
Sbancor s'è dimostrato più ficcante, più autorevole, di commentatori
politici e economisti incensati, da Chomsky a Tremonti.

Sulle intuizioni di Sbancor ci si potrebbe intrattenere a lungo. Frugando
malinconamente nei suoi post rk e in quel che ha scritto in rete ne ho
trovate più di quante ne ricordassi. L'ormai storico articolo rk in cui
prefigurava 9/11 è stato un evento tutt'altro che accidentale.
In "diario di guerra" (1999) Sbancor descriveva l'operazione "Tequila" che
portò alla distruzione dell'economia messicana nel 1995. Lapidario
concludeva: «Secondo me, la prossima è l'Argentina».

In un altro articolo, intercettando le preoccupazioni di alcuni celebri
economisti, prefigurava la crisi dei mutui subprime. Sebbene poi ci abbia
avvertito del prendere forma del fenomeno con un articolo uscito su
Carmilla con almeno una settima di anticipo rispetto alle prime notizie dei
giornali, aveva già disegnato lo scenario un anno prima, all'incirca al
momento dell'invio delle truppe italiane in Libano. Scriveva in
quell'occasione:

«Questa volta sarà la 'bolla immobiliare' a innescare la crisi che potrebbe
estendersi al dollaro e ai mercati finanziari. Oltre a mettere
letteralmente sul 'marciapiede' migliaia di famiglie americane che hanno
usato la crescita del prezzo delle case per 'rifinanziare' i propri mutui a
tassi ora sempre più alti».
<http://isole.ecn.org/ponte/guerra/sbanclib.php>

Comunque, non sta a me una simile rassegna, le sue competenze erano
indiscusse e io non sono un economista e non amo coccodrilli e messe cantate.
Se posso dire la mia, credo che, al di là della sua capacità di sintesi,
l'eredità maggiore che ha lasciato al movimento riguardi il rapporto tra il
meccanismo di deflazione e il warfare.
Qualche giorno fa, un articolo uscito su Repubblica citava una ricerca
autorevole che mostrava impietosamente la progressiva riduzione dei salari
negli ultimi venticinque anni.
<http://antipolitica.wordpress.com/2008/05/04/pensioni-e-salari-bassi-...>

Curiosamente, e con qualche soddisfazione del sottoscritto, la causa del
crollo dei salari viene individuata dagli autori della ricerca
nell'automazione e nella tecnologia. Non tanto la globalizzazione dei
mercati, non solo la finanziarizzazione dell'economia, ma soprattutto
l'aumento della produttività senza operatori umani: il jobless growth.
Aumenti della produttività e dei profitto con riduzione del personale.
Sbancor ci ha spiegato come il crollo dei prezzi (la deflazione) sia del
tutto conseguente a questa lenta penetrazione della tecnologia nei mercati,
e ha sottolineato più volte come il meccanismo deflattivo possa essere
tenuto a bada attraverso il warfare. Cioè attraverso l'economia di guerra.
Ben lungi dall'essere un luddista, condivideva una prospettiva che vedeva
nella tecnologia un grimaldello politico. Per questo accettò di presentare
Babelteka al Linux Club di Roma, per questo chiamava quelli di Indymedia "i
miei ragazzi".
Queste cose sono note a tutti e non serve ricordarle.

Vorrei invece proporvi una lettura, ovviamente del tutto personale e
passibile di critiche e correzioni, dei suoi celeberrimi "aforismi sul
movimento".
Naturalmente non pretendo di "risolvere" queste sue righe. Mi rendo conto
che a volerle apprezzare davvero sarebbe opportuno lasciarle così come
sono, senza sciuparne i petali. Penso anche che, almeno per alcuni, quanto
scriverò di seguito è talmente ovvio da non meritare alcuna attenzione.
Tenterò ugualmente di "accostare" questa sequenza - che a me pare un unico
aforisma - per una semplice ragione: solo adesso ho l'impressione di
iniziare a intuirne il significato.
Non conviene dimenticare che Sbancor era certamente un grande economista,
ma era soprattutto un filosofo.

riga 1: «Muovendosi cambia. Solo a questa condizione un movimento produce
un mutamento».

# Corollario. Se muovendosi non cambia, tanto vale che se ne sia stia fermo.

Scolio: Le due frasi solo apparentemente sono tautologiche. "Muovendosi
cambia" è un'affermazione scientifico-filosofica. Descrive, ad esempio,
processi naturali come lo sviluppo degli organismi. In biologia (ma non
solo) il tempo è un tempo di trasformazioni. E le trasformazioni spesso non
sono reversibili. Direi che la mancanza di un soggetto in questa prima
frase (chi cambia muovendosi ?) è del tutto conseguente: non ha importanza
chi o cosa cambia. Il concetto non ha bisogno di soggetti, né attivi né
passivi (quelli del diritto o di certa sessuologia) e neanche ha bisogno di
organismi e ambienti (della biologia o dell'ecologia). Questi dualismi sono
del tutto superati.
Esiste però un tempo meccanico e reversibile, in cui il movimento non
determina cambiamento. Un cosiddetto "automa finito", per esempio, si muove
sulla base di certe tabelle fisse. A muoversi si muove ma, diremmo noi, non
è vivo, non cambia. E' prigioniero di un ciclo predefinito.
Quindi la condizione è posta correttamente. Non tutti i movimenti cambiano.

E' evidente che dopo il primo punto, nella seconda frase della riga 1,
"movimento" ha un significato strettamente politico. Se (e solo se) cambia
nel suo movimento, un movimento (politico) produce mutamento.

riga 2: «Il movimento è la sottrazione dell'intelligenza all'organizzazione
sociale del consenso».
riga 3  «Il che la rende più deficiente. Probabilmente anche più cattiva».

# Per lungo tempo ho trovato oscuro questo passo. Non capivo il soggetto
della seconda proposizione (della riga 3). Cos'è a diventare più deficiente
? La sottrazione dell'intelligenza oppure l'organizzazione sociale del
consenso ?
Non è da credere che un pensatore sottile come lui non si fosse accorto che
il soggetto slittava. Oggi sono certo che Sbancor ha voluto
intenzionalmente lasciare la frase, per così dire, "a doppia uscita". Di
nuovo è sfuggito alla trappola del soggetto definito.
A diventare più deficiente è certamente l'organizzazione sociale del
consenso, privata della quota di intelligenza libera che le viene sottratta
dal "movimento". Egli però ci invitava a dare importanza alla seconda
"uscita": quella che suggerisce come l'intelligenza possa degenerare,
diventare essa stessa più deficiente e più cattiva.

Di qui l'ambiguità, chiaramente voluta, dell'aforisma. Una profondità
abilmente nascosta, come suggeriva Hofmannsthal, alla superficie.
Se ne ricava un senso di sospensione che rivela, a saper aspettare, una
verità profonda.
Meglio non parlarne prima di aver affrontato il concetto principale di riga
2: il movimento è sottrazione di intelligenza. Ha il segno meno. Se ne scappa.
Il fatto che l'intelligenza si sottragga non implica quindi che essa
aumenti. Non basta sottrarsi all'organizzazione sociale del consenso per
determinare un mutamento.
Proviamo a generalizzare quest'idea e capiremo qualcosa dei processi di
autorganizzazione (che hanno molto da fare con la fisica teorica e niente a
che spartire con il soggetto). Quando l'intelligenza si sottrae c'è
movimento. Ma questo movimento può impigliarsi, può restare intappolato o
disperdersi. Può non essere "cambiamento"  ma "rumore bianco".

riga 4: «L'intelligenza sottratta al sistema di organizzazione sociale è
intelligenza libera».

# Di nuovo l''immagine del "movimento" di mutazione come qualcosa che si
sottrae a una sorta di meccanismo ciclico. Il ciclo del samsara si colloca
tra la Scilla del meccanismo sociale del consenso e la Cariddi
dell'entropia, della dispersione dell'intelligenza.

riga 5:  «L'intelligenza libera è destinata al nihilismo».

# Il problema  è enunciato di nuovo, questa volta con chiarezza filosofica.
Esistono poche possibilità per l'intelligenza libera. Su queste possibilità
occorre concentrarsi. L'essere, una volta svincolatosi dall'ordine sociale
precipita facilmente sull'abisso del nulla.

Erano i tempi del "cognitariato" e Sbancor ci metteva sapientemente in
guardia. Poneva il problema e individuava una soluzione:

riga 6: «Fermare questo ciclo del "samsara" è il "mantra" dei mutamenti».

# Questa è la perla al centro del mollusco. Il "movimento" si è rovesciato.
Cambiare, significa  fermare quel ciclo. Restare sospesi tra l'essere e il
nulla. Tra Scilla e Cariddi. E' la zona impervia che i fisici chiamano Caos
deterministico. Come è stato detto recentemente da qualche filosofo, tra
l'essere e il nulla conviene imparare ad individuare "il qualcosa".  La
soluzione del problema è asintotica. Il mantra che riesce a sospendere il
loop è un segnale di STOP. E la linea di fuga è un fermo immagine.
Quale ?

Riga 8:  «L'unico soggetto che appartiene a questo scenario è "l'io sono
tutti i nomi della Storia" di Nietzsche».

#  Questo è un IF un salto condizionato. Il mantra funziona a una
condizione: è necessario sottrarsi al campo gravitazionale dell'io. E'
un'asserzione di carattere esistenziale e universale.
Per tutti i mutamenti esiste un unico soggetto: il non soggetto.
Nessun nome. Wu Ming. Leggi anche "io sono tutti i nomi della storia" (che
poi è lo stesso). Tradurrei così: dal ciclo del samsara, dell'attaccamento,
ci si libera attraverso un mantra. Questo mantra nega il soggetto e la
pietrificazione che lo accompagna. Il mantra del movimento è un invito
costante a sottrarsi all'attaccamento e alle sue trappole con lo stesso
scarto con cui si è riusciti a sfuggire (temporaneamente)
all'organizzazione sociale.

Nella sua ruvida conclusione Sbancor ci fa notare che lui non crede nel
soggetto. Affermazione politico-filosofica la sua, ma che allude anche all'
ambiguità sintattica e semantica dell'aforisma e ne fornisce la chiave
interpretativa: il soggetto che slitta.

«Con ciò credo di aver chiarito cosa penso del "soggetto", che in latino
poi è "subjectum", cioè qualcosa di sottomesso, come ancora accade
nell'antico gioco vinicolo della "passatella" romana, dove appunto il
soggetto è colui che riceve gli ordini: Aho, che sei soggetto?».

Riga 9: GOTO riga 1:
«Muovendo "si" cambia. Solo a questa condizione un movimento produce un
mutamento».

  # E' Democrito, ma anche il "solvitur ambulando" (camminando si risolve)
dei latini o " il camminare domandando" di Marcos. Il senso è qui: la sosta
è tempo di cammino.

Un caro saluto
Rattus

-------------------------------------------[  RK  ]
+ http://liste.rekombinant.org/wws/subrequest/rekombinant
+ http://www.rekombinant.org


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