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Message from discussion Il bello è essere in ottantamila - Comunicato post Euromayday 2008
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Alberto Ibba  
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From: Alberto Ibba <alberto.i...@reteambiente.it>
Date: Tue, 6 May 2008 14:50:41 +0200
Local: Tues, May 6 2008 8:50 am
Subject: Re: [RK] Il bello è essere in ottantamila - Comunicato post Euromayday 2008
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Sarà che mi avvicino  ai quaranta, sarà che son precario e incazzato  
dalla nascita, sarà che la piazza e la politica per me hanno sempre  
voluto dire venir mosso in fotografia ma all'EuroMayDay mi son  
annoiato da morire. Evidentemente non capisco più il linguaggio, ho  
perso la sintassi del nuovo movimento. Tolto il carro dei migranti  
dal quale partivano contenuti a pioggia, dal resto del corteo solo  
una tempesta d'aria calda. Terreno aridissimo bagnato da litri di  
birra e vino perlopiù scadente. Boati d'entusiasmo incontrollato per  
Max Pezzali, controcanto di gente in Vespa con le ali sotto i piedi.  
Ho visto di tutto tranne che un corteo incazzato, insofferente,  
scalpitante. Ho visto invece un'idea di precariato tutto sommato  
accomodato, un precariato life style, al limite rassegnato. Degli  
altri, dei partiti, patitini, partituncoli provo più sgomento che  
altro...4 falce e martello sui 4 lati della piazza a giocare ai 4  
cantoni.
In attesa della Long-Lunga-Larga EuroMayDay magari speriamo anche un  
po' hard!
saluti
A.

Il giorno 06/mag/08, alle ore 13:40, EuroMayday ha scritto:

> Il bello è essere in ottantamila, migranti e precari, insieme, a  
> Milano,
> per l'EuroMayDay 008, la parata del primo maggio dei precari  
> europei. Da
> Piazza XXIV maggio fino a Piazza Castello, 30 carri hanno sfilato  
> dalle tre
> del pomeriggio alle otto di sera, musica a palla, età media meno di
> trent'anni. Sotto un sole caldo nel cielo limpido che ha  
> sconfessato tutte
> le brutte previsioni, alla faccia di chi ci vuole male. Da Torino, da
> Bologna, da Vicenza, da Brescia, da Piacenza, da Feltre, da  
> Bergamo, da
> tutta la Lombardia. Apre il carro dei migranti, affidato a San  
> Precario,
> versione mediorientata, con in testa una kefiah, con gli striscioni  
> che
> dicono "No border, no precarity", "Libertà di movimento". Il bello è
> essere in ottantamila a condividere queste rivendicazioni:  
> regolarizazzione
> permanenet, no al legame fra permesso di soggiorno e contratto di  
> lavoro,
> chiusura dei cpt.

> Rivendicazioni che parlano di precarizzione della vita e del lavoro  
> e che
> nquindi on riguardano solo i migranti ma tutti/e coloro che hanno  
> invaso le
> strade di Milano. I tamburi tuonano mentre uomini e donne di  
> nazionalità
> diversa portano, su un palmo di mano, vien da dire, lo striscione
> "patchwork" della catena transazionale delle realtà di lotta dei  
> migranti
> europei, ogni pezzo cucito vicino all'altro corrisponde a un nuovo
> appuntamento: adesso è qui, EuroMayDay 008. Subito dietro, il carro  
> delle
> donne precarie che vogliono "partorire i loro diritti" e ballano  
> arrabbiate
> dentro una gabbia, la gabbia della precarietà che deve saltare.  
> Sfilano le
> realtà di lavoro della rete Intelligence Precaria: i lavoratori dei  
> call
> center, gli operatori sociali, le cassiere Esselunga e gli  
> autorganizzati
> delle Scala, l'autobus delle autoproduzioni, i giornalisti  
> freelance sul
> carro di City of Gods, la free-press precaria. E poi ancora i centri
> sociali e i sindacati di base: confederazione Cobas, cub, Sdl, Slai  
> cobas.

>  Ma non è festa solo per chi marcia, è festa di tutta la città,  
> anche di
> chi sta ai bordi delle Parade e legge City of Gods, sorride, resta a
> guardare e commenta. Chi accusa la Mayday di essere "soltanto una  
> festa"
> dimentica che "uno degli aspetti essenziali della Vera Festa  
> costiste nella
> presa dello spazio, nel suo rovesciamento, nella risacralizazzione
> umanizzata" di una festa addomesticata, distante, senile come  
> quella del
> Primo maggio tradizionale. I precari festeggiano perché è in questo
> spazio che si risonoscono e perchè è in questo tempo che la loro  
> presa di
> parola, lasciadosi alle spalle autocommiserazioni e sfighe, si sta
> tramutando in forza Non ci sentiamo precari/e: lo siamo. Noi siamo  
> precari
> e precarie, lavoratori e lavoratrici, uomini e donne, migranti e  
> nativi. E
> siamo i più incazzati Intanto su un balcone, in via Torino, appare una
> scritta: "Migranti abbiamo bisogno di voi, non lasciateci soli con gli
> italiani". E dal camion rispondono le voci, al microfono, dei
> latinoamericani, dei magrebini, dei senegalesi, stanchi di veder  
> appiattita
> la loro esistenza sul lavoro, ricchezza vitale di uomini e donne  
> che non
> solo viene disconosciuta ma addirittura si trasforma in problema  
> per una
> sinistra che ha smarrito il senso di sè e a cui restano solo le  
> politiche
> securitarie della destra.

> La parte migliore di questo paese si è fatta viva a Milano il Primo  
> maggio
> 2008. Per collegarsi e ricomporsi, i partecipanti raccolgono e mettono
> insieme i pezzi del puzzle precario distribuito dai carri.  
> Collegamenti
> anche in senso radiofonico: dal carro dei giornalisti precari di  
> City of
> Gods vanno in onda i collegamenti in diretta/differita con le  
> Mayday di
> Aachen, dove Sarkozy e Merkel vengono ricoperti di fischi; con i  
> migranti
> di San Francisco e Washington; con le Euromayday sparse per tutta  
> Europa,
> da Lisbona a Maribor. Ci si collega con Pomigliano d'Arco, dove ci si
> oppone alla deportazione di 316 "operai e precari" e con Roma dove  
> precari
> e migranti hanno occupato un'ex sede del messaggero proprietà di
> caltagirone.Una partecipazione, quest'anno, che non solo è cresciuta
> numericamente e si è allargata a nuovi soggetti precari, ma è  
> maturata,
> si è fatta più analitica, condivisa e rivendicativa. DeCorato,
> vicesceriffo di Milano sul Corriere della sera la mette giù così: "A
> dispetto delle assicurazioni date dagli organizzatori del corteo, i  
> bravi
> ragazzi dell'area no-global e dei centri sociali che hanno  
> partecipato alla
> MayDay hanno lasciato il segno. Una vergogna che grazie agli  
> impianti di
> video sorveglianza e alla collaborazione dei cittadini non resterà
> impunita!" Come ogni anno, De Corato & company gridano allo scandalo.

> E i giornali -- da buoni vassalli -- amplificano. Ovviamente senza  
> scrivere
> nulla sul perché della MayDay, sui suoi contenuti e sulle decine e  
> decine
> di migliaia di uomini e donne che l'hanno attraversata. Per i  
> giornali, la
> MayDay esiste solo grazie alle scritte sui muri. La stampa e De Corato
> possono stare tranquilli. Finchè l'informazione sarà questa,  
> continueremo
> a scrivere sui muri. Almeno, alcuni concetti, del tutto condivisibili,
> quali "Equo canone", "Diritto alla casa" "Più case, meno chiese",
> passeranno sulle pagine dei giornali. Concetti, inoltre, ben più  
> pregnanti
> - solidarizziamo con i denunciati !- e sapienti di quelli veicolati
> attraverso i tantissimi manifesti pubblicitari che infestano le vie  
> della
> città, rovinandola, oltraggiando il decoro metropolitano, svilendo
> l'intelligenza dei cittadini. Questo è un vero esempio di vandalismo
> urbano, come lo sono i cantieri a cielo aperto di decine di parcheggi
> inutili, costosi e tangentati.

> Ed ancora: il vandalismo per noi è quello dell'Expo, come ricorda  
> il carro
> dei comitati NoExpo: un mostro di precarietà e distruzione degli spazi
> pubblici della città di Milano. Cementificazioni, infrastrutture  
> immense
> che "utili" per poco diventeranno un attimo dopo cattedrali nel  
> deserto. Si
> stanno abbattendo ora le brutture di Italia90. L'Expo attirerà
> investimenti miliardari che per noi che viviamo qua in basso, nel  
> mondo di
> sotto, si tradurranno in contratti precari, per i fortunati, in lavoro
> nero, per tutti gli altri addetti alla costruzione della metropoli  
> vetrina
> del 2015. Non lamentatevi delle scritte sui muri voi che sfregiate  
> l'anima
> di una città ! Nel silenzio assordante della politica che si  
> ricorda della
> precarietà solo in campagna elettorale, i precari della EuroMayDay 008
> mandano a dire che possono fare da sè. Non hanno solo cuore ma idee,
> creatività, capacità comunicativa ma anche proposte sul reddito, sul
> welfare, la casa, l'ambiente.

> Mentre la sinistra dei partiti e dei sindacati confederali si  
> lamenta, e
> s'allontana dal paese reale, la Mayday s'incammina per darsi  
> continuità e
> stringere nuove complicità precarie .

> Una la Long-lunga-larga EuroMayDay che si farà sentire nei prossimi  
> mesi.
> Ma questa è una altra storia.

> Per il momento, ricordiamo il primo appuntamento dell'Assemblea  
> MayDay per
> domenica, 11 maggio, h.15.00, Ponte della Ghisolfa, V.le Monza 255,  
> Milano.

> EuroMayDay Milano

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