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Message from discussion Farsopoli creata per affossare Andrea Agnelli
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JuveFan - Moggi Santo Subito  
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 More options Aug 27 2009, 7:41 am
Newsgroups: it.sport.calcio.juventus
From: dynam...@yahoo.com (JuveFan - Moggi Santo Subito)
Date: Thu, 27 Aug 2009 13:41:11 +0200
Local: Thurs, Aug 27 2009 7:41 am
Subject: Farsopoli creata per affossare Andrea Agnelli
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/articolo-8757.htm

LA VERIT , TUTTA LA VERIT , SU CALCIOPOLI: DIETRO LA FORCA, LOTTA DI
POTERE IN CASA AGNELLI - ANDAVA AZZOPPATA LA possibilit che Andrea
Agnelli salisse al potere nella Juve - IL RAMPOLLO DI UMBERTO AVREBBE
POTUTO FACILMENTE OSCURARE L ASCESA FIAT DI YAKI - E SI ARRIV A GETTARE
IN SERIE B L ONORABILIT DELLA VECCHIA SIGNORA PUR DI FAR FUORI IL DUPLEX
MOGGI & GIRAUDO, GRAN SPONSOR DI ANDREA E PADRONI DELLA SQUADRA
img

NOTA - Giraudo e Moggi, un "pericolo" per John il XXX capitolo del
libro mai pubblicato di Gigi Moncalvo, un capitolo che aiuta a comprendere
i motivi per cui quei due non potevano essere mandati via in maniera cos
semplice. Il perch ci fosse il bisogno di colpire Giraudo anche
mediaticamente.
ARTEFATTI luciano moggi

Gigi Moncalvo per Libero

Per dodici anni la struttura Girando-Moggi-Bettega rimasta immutata e ha
rappresentato il team di dirigenti pi preparati del calcio moderno.
Umberto aveva voluto e fatto in modo che la Juventus fosse cos forte e
ben organizzata non solo perch gli era molto cara ma anche perch
immaginava che una simile solidit e strutturazione, nel momento in cui
suo figlio ne avesse assunto la guida, avrebbe consentito ad Andrea di
poterla gestire con tranquillit .

Dopo la morte di Umberto, in ossequio alla fedelt e riconoscenza verso di
lui, Giraudo comincia a preparare il terreno per l'ingresso di Andrea. La
Juventus anche una passione del giovane figlio del Dottore e della
vedova, Allegra Caracciolo. Avere un Agnelli di nuovo al vertice della
societ importante: Andrea porta il cognome della casa, figlio di
Umberto, tifoso della Juve, giovane e intelligente, ha fatto ottimi
studi, gode di stima e considerazione, la persona giusta per dare
continuit alla dinastia che ha sempre legato il proprio nome a quello
della Juve.
moggi luciano caric

La scelta ineccepibile, ma le prime mosse di Giraudo sono molto
prudenti. Conosce bene i delicati equilibri su cui si reggono i vari rami
della famiglia e prevede i contraccolpi e le invidie che potrebbe
suscitare un'ascesa troppo repentina di Andrea. Il progetto, su cui Moggi
d'accordo, prevede che il giovane venga inserito nella societ
gradualmente fin dal 2005 e che poi, a partire dal 2006, assuma ruoli
sempre pi marcati.

Giraudo consapevole che non c' niente di meglio dello sport cime
trampolino di lancio e cassa di risonanza per un giovane manager da
mandare in orbita. Luca di Montezemolo e il suo modo di utilizzare la
Ferrari come vetrina la prova che lo sport, specie attraverso "marchi"
famosi, pu apre prospettive amplissime in ogni campo.

L'immagine di Andrea pu "crescere" moltissimo grazie alla Juventus anche
perch Giraudo e Moggi sapranno portare la squadra a grandi successi senza
chiedere agli azionisti Fiat o alla famiglia di aprire il portafoglio per
finanziare la squadra. Soprattutto, garantiranno ad Andrea la possibilit
di prendersi tutti i meriti mentre loro saranno pronti a fare da
parafulmine in caso di imprevisti.

Una Juve da prima pagina consentir al giovane Agnelli di essere
considerato l'artefice di vittorie e buona amministrazione, di successi e
di fortuna, e farlo diventare l'idolo dei quattordici milioni di tifosi
che in ogni parte del mondo seguono la Juventus. L'idea perfetta, ma c'
qualcuno che, dietro le quinte, la intuisce, ne vede le prospettive, non
la condivide e quindi comincia a muoversi per ostacolarla e impedirla.

Moggi ricorda che, appena saputa la notizia della morte di Umberto, ebbe
questa sensazione: "D'improvviso mi sono sentito pi solo. Senza ombrello,
senza una luce. Prima l'Avvocato, poi il Dottore: la Juve non sarebbe
stata mai pi la stessa. Ma anche noi".
yj03 luciano moggi

La morte di Umberto non lascia "orfani" solo Giraudo, Moggi e la Juventus
ma crea all'interno di tutto il Gruppo un immenso vuoto di potere che va
colmato al pi presto. La scomparsa di Umberto rappresenta la fine della
generazione dei fratelli Agnelli. E se non c'erano dubbi, dopo la morte di
Gianni, che Umberto sarebbe stato il suo successore alla guida del gruppo,
ora ci sono molte caselle da riempire.

Non ci sono pi a disposizione nomi della generazione di Gianni e Umberto,
essendo le sorelle fuori gioco. La decisione di puntare su John, come
abbiamo visto, era gi stata presa. Qualcuno ha accelerato i tempi e
lavorato in questo senso forse anche forzando la situazione senza
rispettare le necessarie "procedure" famigliari. E quindi colui che si
trova in rampa pronto per essere lanciato in orbita solo John. Nulla
deve ostacolare questo disegno. Qualunque intralcio, grande o piccolo,
diretto o indiretto, si presenti sulla strada della leadership di John
deve essere abbattuto con la massima decisione.
Moggi e Giraudo

E' chiaro che un eventuale entrata in scena di Andrea, per di pi col
vantaggio indiscutibile di chiamarsi Agnelli contrariamente al cugino,
crea notevoli disturbi a tutta l'operazione, anche se si tratta "solo"
della Juventus. Bisogna impedire che la popolarit che in un paio d'anni
Andrea sicuramente avrebbe raggiunto grazie al calcio lo proietti anche
verso altri incarichi all'interno del Gruppo.

Non ci sono dubbi che Andrea, sulla scia della Juve, avrebbe potuto
diventare un potenziale "concorrente" di John, un ostacolo sul cammino
della sua ascesa al potere, creando un pericoloso dualismo in cui due
giovani della quarta generazione avrebbero dovuto fare i conti l'uno con
l'altro.

Tra l'altro uno, Andrea, avrebbe avuto l'indiscutibile vantaggio di poter
contare su due atout di rilevante importanza: la popolarit e il sostegno
di milioni di persone, e un'immagine legata a una attivit come la
Juventus e il calcio certo molto pi popolari, "simpatiche" e immediate di
quanto non siano l'IFIL, l'IFI, la Fiat.
lapr02 yaki elkann

I registi dell'operazione-John non possono assolutamente consentire che
colui sul quale hanno deciso di puntare trovi un simile ostacolo sulla sua
strada. Ecco quindi che, per bloccare l'ascesa di Andrea, o anche solo la
sua discesa in campo, occorre azzoppare ed eliminare i due uomini che
hanno pensato a lui e che vorrebbero lanciarlo in orbita: Giraudo e Moggi.

Occorre trovare il modo per farli fuori. Questo modo esiste ed frutto
del combinato disposto di alcune circostanze che si realizzano grazie al
contributo diretto o indiretto, voluto o involontario di una serie di
personaggi che a vario titolo compaiono nella vicenda o ne restano dietro
le quinte, molti dei quali diventano inconsapevolmente e senza nemmeno
immaginarlo elementi di questa operazione.

Il PM Giuseppe Guariniello di Torino. Il presidente della Federcalcio,
Franco Carraro. Il presidente della Lega Calcio, Adriano Galliani. Il
presidente dell'Inter, Massimo Moratti. Il direttore generale nerazzurro,
Giacinto Facchetti. Marco Tronchetti Provera e il "Tiger team" di
spionaggio telefonico di Telecom (Tavaroli, Cipriani, Ghioni).
ANDREA AGNELLI

Il professor Guido Rossi. L'ex Procuratore della Repubblica di Milano,
Francesco Saverio Borrelli nelle sue nuove vesti di Capo dell'Ufficio
Indagini della Federcalcio. Luca di Montezemolo. Franzo Grande Stevens.
L'avvocato Cesare Zaccone di Torino. I direttori di un almeno quattro
grandi giornali. E molte altre persone ancora.

Non c' nessuna "accusa", ovviamente, nei confronti di queste persone. Se
il dottor Guariniello ha condotto inchieste giudiziarie sulla Juventus ha
disposto per motivi d'ufficio intercettazioni telefoniche sugli apparecchi
di Giraudo e Moggi, questo non significa che egli lo abbia fatto per
facilitare l'ascesa di John ai vertici del gruppo Fiat o per "togliere di
scena" Andrea Agnelli.

Lo stesso vale per alcuni altri di coloro che abbiamo indicato e che si
prefiggevano scopi ben diversi. Alla fine per il lavoro, l'attivit , le
informazioni, le decisioni degli uni e dagli altri o il loro comportamento
adottato in un passato vicino o lontano, sono stati utilizzati dalla
"regis acentrale" per mettere a punto l'operazione e portarla a
compimento.

Per impedire ad Andrea Agnelli di salire ai vertici della Juve, per "fare
fuori" Giraudo e Moggi, occorre inevitabilmente fare del male, per qualche
tempo, alla stessa Juventus. E' un "danno collaterale" inevitabile, un
effetto del "fuoco amico", un male necessario e calcolato del quale non si
pu fare a meno.
trib 12 amb allegra agnelli

L'origine della storia di "Calciopoli", da questo punto di vista, assume
una nuova luce. E molti fatti che potrebbero apparire inspiegabili,
diventano meno misteriosi se si pensa qual era il risultato finale che si
prefiggeva Torino. Il dottor Guariniello, come sempre, ha fatto il suo
dovere e non ha abusato del suo ruolo n dei suoi poteri nel momento in
cui ha deciso di continuare a tenere sotto controllo i telefoni di Moggi e
Giraudo al termine dell'inchiesta sul presunto uso di sostanze vietate da
parte di alcuni calciatori juventini.

Il processo si concluso positivamente per la Juventus, ma il dottor
Guariniello aveva tenuto aperta un'altra branca di quella inchiesta e
disposto nuovi controlli e attivit investigative. Da quelle nuove
intercettazioni non emergeva nulla di penalmente rilevante ma il PM aveva
deciso di trasmettere quelle intercettazioni alla Federazione Gioco Calcio
affinch verificasse se da quelle carte emergevano per caso violazioni ai
regolamenti sportivi.
LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO - copyright Pizzi

Franco Carraio, presidente della FIGC, tiene chiuse a lungo nel suo
cassetto quella grande quantit di intercettazioni arrivate da Torino. Poi
all'improvviso decide di tirarle fuori. Perch e su sollecitazione di chi?
Da quel momento si forma la palla di neve che in breve diventer una
valanga.

Accade di tutto. La regia giornalistica e il distillato quotidiano delle
notizie. I processi sportivi. L'incredibile richiesta del legale della
Juventus di condannare la squadra alla serie B. La rinuncia della stessa
societ a fare ricorso al TAR senza "contrattare" migliori condizioni
(come l'annullamento della retrocessione, accettando una forte
penalizzazione, come Milan e Fiorentina).

La vendita di alcuni pezzi pregiati (come Ibrahimovic o Vieira) a una
diretta concorrente come l'Inter a un prezzo irrisorio, accompagnato dai
ringraziamenti dei dirigenti juventini. Gli scudetti tolti a tavolino e
assegnati all'Inter (che li ha presi e festeggiati) proprio da un suo ex
consigliere di amministrazione (Guido Rossi). L'assunzione dello stesso
Rossi nel gruppo Fiat con una consulenza di molti milioni di euro.
Gabetti Grande Stevens

Il mancato coinvolgimento legale nella vicenda di Franzo Grande Stevens,
che era il presidente di quella Juventus "chiacchierata". Il salvataggio
del Milan e della Fiorentina dalla serie B (segno evidente che si voleva
colpire solo la Juve). La scoperta di molte manipolazioni nelle
intercettazioni. La "fama" di chi le aveva eseguite e messe a disposizione
che figura indagato in importanti inchieste penali.

L'operazione-spionaggio condotta da una societ che faceva capo a un altro
dirigente proprio dell'Inter. Il "patteggiamento" della Juventus anche se
la giustizia sportiva non ha scoperto alcun "reato".

Un processo, a Napoli, che non approda a nulla. La magistratura campana
che, anzich occuparsi di munnezza e camorra, impiega uomini e mezzi
investigativi per "Calciopoli". E tante altre cose ancora. Con un punto
fermo: la Juventus la maggior danneggiata, Moggi e Giraudo vengono fatti
fuori.
DEBORA BETTEGA - Copyright Pizzi

Insomma quello che Giraudo aveva intuito al termine della stagione
2004-2005 ("Luciano, questo l'inizio della fine"), si verifica
puntualmente. Moggi ricorda di aver risposto che non capiva, la Juve stava
vincendo tutto, le cose andavano bene. Ma Giraudo era scuro in volto e
pessimista per il futuro.

Che cosa stava succedendo, che cosa stava per succedere? Moggi non aveva
lo stesso tipo di antenne di Giraudo all'interno della galassia Fiat per
raccogliere voci e segnali o per fiutare l'atmosfera. Ma, anche nel suo
"piccolo", Moggi si accorge che qualcosa non va, che c' una certa
freddezza, che nessuno collabora pi come dovrebbe.

Nel suo libro l'ex direttore generale della Juventus racconta il contenuto
di una telefonata con Lapo Elkann, facendo questa premessa: "Vi sembrer
banale, ma pi di ogni altro discorso pu valere questo colloquio". E' il
4 febbraio 2005, Moggi chiama Lapo e chi chiede di poterlo incontrare al
pi presto "per farci due chiacchiere".
LAPO ELKANN - copyright Pizzi

Lapo cerca di guadagnare tempo e alla fine, messo alle strette, "si
ricorda" che qualche giorno dopo sar a Palermo proprio in concomitanza
con la partita di campionato della Juventus, per consegnare una Y di
colore rosa al centravanti Luca Toni. I due decidono di vedersi
nell'albergo che ospita la squadra, a Villa Igiea, Moggi anticipa il
problema che si venuto a creare per le auto di rappresentanza.

"All'improvviso ci venivano create difficolt crescenti anche sulle
piccole cose. Le auto di rappresentanza per i giocatori o i dipendenti
della societ , ma anche per fare dei piccoli favori a persone funzionali
al nostro lavoro, dovevano essere cose automatiche in una grande azienda.
In quel periodo, invece, faticavamo a far tutto. Ad avere qualsiasi cosa.
Non parliamo poi dei soldi per il mercato dei giocatori: rubinetti chiusi.
Fortunatamente siamo riusciti a gestire la Juve senza bisogno di
interventi esterni degli azionisti di riferimento, altrimenti sarebbero
stati problemi. Gli attacchi interni ed esterni c'erano eccome. La nostra
solitudine era palpabile".

Il primo a parlare (o a essere mandato avanti), come sempre, Lapo: "Fece
pesanti ironie su di noi in diverse interviste. Disse che "alla Juve si
dovrebbe sorridere di pi ", non nascose mai la sua antipatia per la
Triade. Non ci saremmo mai aspettati un colpo cos basso, per di pi in
pubblico".

Ma i problemi veri non erano n le vetture n le uscite di Lapo. "Sono
successe cose anche pi grosse - ricorda Moggi -. Gli eredi dell'Avvocato
e quelli del Dottor Umberto non erano chiaramente in sintonia sulle scelte
future e sugli assetti del gruppo. Forse io sono rimasto schiacciato da
questa lotta. E' stranissimo, infatti, l'atteggiamento tenuto dalla
Juventus societ , ma anche dalla propriet , prima, durante e dopo lo
scoppio di questo scandalo, vero o presunto che sia.
rmju24 cobolli gigli

In societ (il cui presidente, non dimentichiamolo, era Franzo Grande
Stevens sicuramente molto addentro alle cose del palazzo di Giustizia di
Torino, NdA) erano al corrente dell'inchiesta a nostro carico aperta dai
giudici torinesi e delle intercettazioni telefoniche alle quali eravamo
stati sottoposti sia io che Giraudo.

Il tutto era stato archiviato in sede penale ma il dossier con le
intercettazioni era stato inviato per conoscenza alla giustizia sportiva
della Federcalcio. Io non sono mai intervenuto su Carraro o sui giudici,
Giraudo neppure. Se avessimo avuto tutto il potere che ora vogliono far
credere, quelle carte forse sarebbero state distrutte. Invece nessuno si
interessato pi di tanto. Tutti abbiamo continuato a telefonare senza
misteri.

Allegramente in certi casi. Eravamo assolutamente tranquilli di non aver
fatto niente di male o di strano. Abbiamo continuato le nostre
conversazioni nell'ambiente del pallone senza chiedere aiuti o sconti a
nessuno. Del resto la richiesta di archiviazione del 19 luglio 2005
firmata da Guariniello che ci assolveva in toto parlava anche di troppo
chiaro, come si legge nelle conclusioni del giudice:
inter zlatan ibrahimovic lap

"Di quattro partire di campionato giocate a intercettazioni in corso, su
tre non si sono registrati commenti di alcun genere idonei a supportare
l'ipotesi di reato, su una invece sono state registrate significative
conversazioni tra tutti i protagonisti della ipotizzata possibile frode
sportiva, ma da esse non soltanto non si traggono riscontri alla ipotesi
investigativa, bens elementi di prova di segno contrario".
Ecco cosa c' scritto, tra l'altro, nell'ordinanza. Insomma, non facevamo
un bel niente".

A fronte di questo viene da chiedersi: possibile che il presidente della
Juventus, di quella Juventus, e cio Grande Stevens, non conoscesse questi
particolari? Perch non ha fatto nulla per salvare la Juventus? Perch non
ha messo in campo tutta la sua conoscenza del diritto e anche il suo
prestigio, la sua autorevolezza, il suo peso per salvare la Juve?

Possibile che pur di sacrificare Giraudo e Moggi, e la possibilit che
Andrea Agnelli salisse al potere nella Juventus, si sia buttata via anche
l'onorabilit , la rispettabilit , il prestigio della squadra bianconera e
dei suoi milioni di tifosi?

"Nessuno - prosegue Moggi - si preoccupato che quel pacco di carte
potesse uscire da qualche parte e portare discredito alla Juventus. Anzi,
il giornale che per primo ha pubblicato le intercettazioni integrali e
forse pi di ogni altro ha dato risalto negativo a questa vicenda, stato
proprio "La Stampa". E la campagna contro la Juventus stata orchestrata
dalla "Gazzetta dello Sport", l'altro giornale partecipato dalla famiglia".

Questo un altro particolare significativo che depone a favore della tesi
secondo cui i vertici del Gruppo, non avendo mosso un dito per arginare
l'ondata di fango contro la Juve e non avendo consentito un'adeguata
difesa della societ , potessero in qualche modo essere al corrente
dell'operazione in corso e non ne fossero, sotto certi aspetti - quelli
che abbiamo visto - dispiaciuti per i risultati cui avrebbe portato ai
danni di Giraudo e Moggi.
prttcr03 gigi buffon

E' pensabile infatti che il Gruppo che controlla "La Stampa" ed , anzi in
quel momento era, l'azionista principale e pi "pesante" di RCS
Mediagroup, la casa editrice del "Corriere della Sera" e della "Gazzetta
dello Sport", non abbia mosso un dito per "richiamare" i direttori a un
maggiore "rispetto" verso la vecchia Signora?

Possibile che direttori e giornalisti sempre attentissimi a non mettersi
in urto con la propriet , e gli interessi nei vari settori di attivit , in
quella occasione siano andati cos a lungo a ruota libera senza avere la
certezza che a Torino quella linea faceva piacere?

Moggi va al cuore del problema e, ben consapevole che per distruggere lui
e Giraudo avrebbero dovuto distruggere anche la Juventus e riprenderne il
controllo assoluto, aggiunge, aprendo un nuovo scenario: "Anche se la
Triade avesse commesso gravi reati, una societ quotata in Borsa doveva
comunque sempre difendere i suoi manager. Non foss'altro per non affossare
i suoi beni, il capitale, l'immagine. Invece, anche senza prove, anche
senza carte, con le sentenze di l da venire, siamo stati scaricati come
se avessimo la peste. Ho avuto la sensazione condita da qualche certezza,
che il piano fosse proprio questo: far fuori Giraudo, Bettega e Moggi.
Costi quel che costi".

Fino a questo punto l'ex direttore generale della Juve non ha mai parlato
di John. Ma non bisogna pregarlo a lungo per rivelare un altro indizio:
"Anche John Elkann - dice - ci ha scaricato immediatamente. Domenica 7
maggio 2006 la Juventus ha giocato in casa contro il Palermo. Era la prima
partita dopo la pubblicazione delle telefonate, lo scandalo stava
divampando, ma senza contorni netti. Eppure il giovane John ha detto
deciso che "la propriet star vicina alla squadra e all'allenatore".

Gi sepolti Giraudo e Moggi che alla Juve hanno dedicato dodici anni di
vita". Moggi rivela un altro particolare significativo che certo non
depone a favore di John in quanto ai metodi adottati a Torino per
"scaricare" qualcuno: "In quei giorni nessuno mi ha chiamato e non
soltanto per starmi vicino, ma neppure per chiedermi spiegazioni. Per
avere la mia versione dei fatti. Credo che sarebbe stato naturale. Anche a
un bambino che sbaglia, prima della punizione si chiede una
giustificazione. A Moggi no. Punito. Condannato. Ripudiato. Cancellato".

John disse in quella occasione, spiega: "Ci siamo resi conto dei problemi
quando i giornali hanno pubblicato le intercettazioni; erano problemi
gravi. L abbiamo capito che il management Juve non si era comportato in
maniera scorretta. Quindi, abbiamo reagito con decisione per uscire dalla
crisi. Non stato difficile. Anzi, stato semplice prendere la
decisione, difficile metterla in pratica. Una reazione radicale, perch
grande era la responsabilit . Sono cos arrivate penalizzazioni pesanti,
ma c'era differenza tra quan to ottenuto dai ragazzi sul campo e quanto
fatto dal management. Ora c' un rinnovo totale ai vertici. Noi come
propriet continuiamo a seguire la questione, le nuove indagini, ma vi
posso garantire che non troveranno nulla che non va bene nell'attuale
management. La Juve resta la Juve con la sua splendida storia".

Allora proprio vera la nostra ipotesi di partenza? Se John era il primo
e principale beneficiario dell'"azzoppamento" di suo cugino Andrea, e se
questo obiettivo si poteva raggiungere bloccando i due dirigenti della
Juve che avrebbero potuto mettere Andrea sull'altare, perch mai John
avrebbe dovuto avere riguardo per Giraudo e Moggi, perch mai avrebbe
dovuto "proteggere" la Juve e quindi anche quei due, perch mai avrebbe
dovuto fare un autogol buttando all'aria le proprie ambizioni e le proprie
prospettive mettendosi in gara col temibile e temuto cugino?

Moggi senza rendersene conto facilita le cose e dimostra di non conoscere
questo "piano". O forse prende atto di non avere le forze sufficienti e
necessarie per contrastarlo. Subito dopo l'ultima partita di campionato,
subito dopo l'ennesimo scudetto, il 14 maggio 2006 a Bari, si dimette da
tutte le cariche nella Juventus, compresa la poltrona del consiglio di
amministrazione. Lo fa "per evitare ulteriori imbarazzi, per lasciare
libera la propriet , per rispetto nei confronti della Juventus e dei suoi
tifosi".

Ora che ha capito come sono andate davvero le cose dice che non lo
rifarebbe. Pensava che quel suo gesto avrebbe consentito agli avvocati di
difendere meglio la societ e di ottenere pene sportive meno severe. Ma,
dopo aver visto quel che successo, come la Juve stata difesa, o meglio
come la Juve ha dato indicazioni al proprio avvocato, Moggi convinto che
il suo sacrificio non sia servito a nulla:

"L'atteggiamento dell'avvocato Zaccone lascia perplessi. Ma quando mai un
difensore accetta e ammette tutte le colpe del suo assistito? Anche
davanti a un cadavere ancora caldo, con l'arma del delitto in mano, c'
chi cerca di negare qualsiasi colpa. La propriet della Juve no, ha
ammesso tutto quello che veniva contestato dalla frettolosa giustizia
sportiva senza sapere neppure cosa ammetteva. Ancora prima dei processi.
Evidentemente la decisione di ammettere tutto era una linea condivisa.
Forse qualcuno all'interno della famiglia temeva che ci potessimo
impadronire della societ ? Forse temevano l'abilit finanziaria di Giraudo
e il nostro ascendente verso milioni di tifosi?".

"A volte ho l'impressione - dice Moggi - che una strana convergenza di
interessi abbia favorito quello che accaduto a me e alla Juventus. C'era
qualcuno che vedeva di cattivo occhio i nostri successi, altri che
temevano lo strapotere economico bianconero. Ma forse c' anche qualcosa
di pi grosso e di importante. Io di finanza mi intendo poco, di Borsa
ancora meno.

Fatico a capire certi meccanismi finanziari, ma una cosa certa: dopo la
morte del Dottor Umberto le cose e gli equilibri all'interno della
famiglia Agnelli sono profondamente cambiati. Ho tanti difetti - prosegue
Moggi - ma credo di avere il pregio dell'intuizione. Avevo intuito che non
eravamo pi graditi come prima, che i nostri successi venivano accolti con
sorrisi a denti stretti.

La Triade scelta dal Dottor Umberto per rifondare la Juve nel 1994 senza
di lui, senza la sua protezione, finita in un vortice. Giraudo, poi,
aveva gi gestito il Sestriere per conto del Dottore. Non era un manager
qualsiasi, ma lo stratega finanziario della vedova donna Allegra
Caracciolo e del figlio Andrea, eredi di Umberto Agnelli. Insomma una
situazione complicata tra eredit , patrimoni finanziari, lotte di
successione e di potere fra i due rami della Famiglia nelle quali non sono
mai entrato, ma dalle quali ho sentito arrivare un forte vento contrario".

Come sempre in questi frangenti, c' anche chi unisce l'utile al
dilettevole e approfitta della situazione. Luciano Moggi nel suo libro va
al cuore del problema e parla di azioni, di soldi, di plusvalenze:
"Secondo uno studio del "Sole-24Ore", pubblicato anche nel libro
"Inchiesta su Calciopoli" di Mario Pasta e Mario Sironi, due studiosi di
economia e diritto, nei mesi immediatamente prima dello scandalo c' stato
un massiccio rastrellamento in Borsa delle azioni della Juventus con
volumi di scambio dieci volte superiori rispetto alla media dei
quattordici mesi precedenti.

Mi hanno fatto notare - aggiunge Moggi - che a gennaio del 2006 le azioni
bianconere erano quotate circa 1,30 euro, mentre proprio in quel periodo
tra marzo, aprile e maggio, il valore salito a 2,46: quasi raddoppiato.
Solo un caso? Una coincidenza? Il giallo qui diventa prettamente
economico: le sto pensando veramente tutte", osserva Moggi.

E lancia un altro segnale riguardante l'Inter e Moratti, Telecom e
Tronchetti Provera: "Se andiamo a mettere tutto sotto la lente
d'ingrandimento, dietro i fascicoli, i pedinamenti e le intercettazioni
illegali dell'affare Telecom ci sono anche persone dei servizi segreti
finite in carcere. Qui c'era in ballo un potere sportivo che si
intersecava con il potere economico.

C'erano personaggi da tenere sott'occhio. Attivit da monitorare. Anche le
cessioni di Vieira e Ibrahimovic all'Inter mi sono sembrate strane.
Affrettate. Quasi pilotate. Un giorno di luglio del 21006, non ricordo la
data, ero sotto l'ombrellone sulla spiaggia di Follonica quando mi
telefona il procuratore di Ibrahimovic per dirmi che aveva chiuso con il
Milan. La Juve, per , voleva vendere il giocatore all'Inter a tutti i
costi. Non sentiva ragioni. Forse per semplici motivi e strategie di
mercato. Forse. Ma intanto io sono ancora qui a chiedermi: perch ?".

Col passare del tempo, di tanto in tanto emergono altri indizi
significativi. Ad esempio c' il presidente dell'Inter che rivela su
Ibrahimovic e Vieira: "Non solo ci fecero un ottimo prezzo, ma ci
ringraziarono di cuore...". Forse era un gesto di riconoscenza per aver
dato un "contributo" in dossier e intercettazioni utili a far fuori
Giraudo e Moggi? E accade anche, all'improvviso, che nel dicembre 2007, il
Presidente della FIFA (F d ration Internationale de Football Association),
Joseph Blatter da Zurigo in un'intervista all'Agenzia Ansa rivela un
particolare inedito su Calciopoli:

"Credo sia ora passato abbastanza tempo per poterne parlare. Quando
scoppi lo scandalo, nel 2006, Luca di Montezemolo svolse un
importantissimo ruolo di moderatore. E' in gran parte merito suo se la
Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari dopo le sanzioni conseguenti
allo scandalo".

Ma che c'entra Montezemolo? In una intervista a "Panorama", l'ex capo
della security Telecom, Giuliano Tavaroli, racconta che "durante la
"campagna elettorale" per la presidenza di Confindustria, si preoccup di
proteggere il candidato favorito, Luca Cordero di Montezemolo, da
eventuali attacchi di un gruppo di industriali contrari alla sua
elezione". Ecco quali erano quali e quanto "affettuosi" erano i rapporti
tra Montezemolo e Tronchetti Provera e quanto probabilmente si sono
riflessi anche nel mondo del calcio. Tutte coincidenze?".

Il golpe dell'estate 2006 ha prodotto questi risultati:John Elkann ha
calpestato il gentlemen agreement tra Gianni ed Umberto, ha allontanato la
dirigenza della Juventus prima di ogni processo e sentenza, ha
praticamente sottratto a suo cugino Andrea la possibilit di guidare la
Juventus, ha messo sotto controllo il club affidandolo a un presidente,
Giovanni Cobolli Gigli, definito dai tifosi "la pi grande sciagura
juventina dai tempi di Luca Cordero di Montezemolo".

Lo stato d'animo di molti milioni di tifosi juventini illustrato alla
perfezione da Christian Rocca, appassionato juventino e giornalista de "Il
Foglio", che ha messo sotto tiro l'uomo scelto da John, Gabetti e Grande
Stevens (oggi presidente onorario della Juventus): "C' un presidente di
una squadra di calcio italiana che non sa quanti scudetti abbiano vinto i
suoi ragazzi e che non riesce a rispondere a una domanda semplice
semplice. Questa: quanti campionati ha vinto la Juventus? Ventisette,
ventotto o ventinove? (For the record: sono 27 per i frequentatori delle
curve sud, 28 per l'Italia di mezzo, 29 per chiunque capisca di calcio).

Il presidente della Juventus invece non sa rispondere. Meglio, non vuole
rispondere. Probabilmente, non pu rispondere. Sui documenti ufficiali,
compreso il sito della Juventus, ha fatto scrivere 27. Davanti alla sede
ha fatto togliere la fioriera rossa che mostrava il numero "28". Sul
pullman di servizio, le stelline dei trofei sono due di meno.

Nelle interviste, a volte dice 27, a volte spiega che sono 28. In altre
occasioni si lamenta che nessuno gli restituir mai quei due titoli
scippati, una cosa ovvia non avendoli mai chiesti indietro. Stando al
giornale di famiglia, "La Stampa", Cobolli Gigli ha addirittura applaudito
con convinzione quando gli stato comunicato che la coppa dello scudetto
che la Lega aveva consegnato alla Juventus nel 2006 era un falso, ch
quella vera stavano per consegnarla a tavolino a Moratti. Era, insomma,
dai tempi di Luca Cordero di Montezemolo che alla Juventus non capitava
una sciagura come l'avvento di Giovanni Cobolli Gigli.

Christian Rocca prosegue: "Il presidente un uomo elegante, certamente
piacevole, gentile come pochi, quindi l'esatto contrario di quanto
servirebbe a una squadra di calcio che al momento del suo arrivo aveva a
disposizione la formazione pi forte degli ultimi quindici anni, compresi
nove tra campioni e vicecampioni del mondo pi , a fare undici, il pallone
d'oro Nedved e il migliore calciatore in circolazione, quell'Ibrahimovic
che da solo ha vinto un paio di campionati cui d importanza soltanto un
giornale rosa che si trova sui banconi dei bar dello sport.

Quella squadra formidabile non c' pi . Cobolli l'ha smantellata. Da
manager proveniente dalla grande distribuzione, ha distribuito due
campioni al Real, due al Barcellona, due alla Fiorentina e due agli
indossatori-di-scudetti-altrui, rafforzando tutti e indebolendo solo la
societ che rappresenta.

Per un soffio, al simpaticissimo Cobolli, non riuscito di vendere anche
Buffon, Camoranesi e Trezeguet, ma per loro c' ancora tempo. Certo la
Juve stava per essere retrocessa, ma il dramma di Cobolli che la
Juventus non andata in B per le colpe della vecchia gestione
Giraudo-Moggi, cio di Umberto Agnelli, visto che le accuse da bar dello
sport sono state rigettate sia nei processi sportivi sia in quelli penali
(non c' stata alcuna partita truccata, nessun sorteggio taroccato,
nessuna ammonizione mirata e gli arbitri sono stati assolti).

La Juventus in B perch la sua propriet , ramo Gianni Agnelli, ha deciso
per motivi oscuri di non difendersi e di sbarazzarsi degli ingombranti
uomini del ramo Umberto. Nessuno sarebbe riuscito meglio di Cobolli a
farsi travolgere come ha saputo fare lui. La Juventus cobolliana ha
chiesto di essere retrocessa, purch con forte penalizzazione e malgrado
non ci fosse "uno straccio" di prova come aveva scritto la procura di
Torino chiedendo l'archiviazione dell'indagine.

Poi ha rinunciato al Tar e anche al Tas, infine a qualsiasi altro
strumento anche simbolico per ribadire che la Juventus quei titoli li
aveva vinti meritatamente sul campo. Cobolli quasi non c'entra, fa anche
tenerezza, forse meriterebbe un premio, il suo problema che vanta una
credibilit pari al numero di scudetti vinti da Moratti", conclude
Christian Rocca.

I tifosi rimproverano a John molte cose: "Ha preso, o non ostacolato,
decisioni e comportamenti a dir poco discutibili nella forma e nella
sostanza. Oltre all'allontanamento preventivo della Triade, si distinto
per dichiarazioni altamente lesive della dignit e della passione dei
tifosi, infangando, di fatto, il lavoro compiuto dalla dirigenza scelta
personalmente da suo zio Umberto.

Ha chinato il capo durante tutta la vicenda "Calciopoli", evitando
colpevolmente di spendere anche una sola frase di conforto per i tifosi
affranti. Ha subito le pressioni di mezza Italia per rinunciare al ricorso
al TAR, lasciandosi convincere da Montezemolo, che fu poi ringraziato
pubblicamente dal presidente della FIFA, Blatter. Ha insediato ai posti di
comando della societ persone che sembrano inadeguate, dal punto di vista
professionale e comportamentale, a reggere il blasone della Juventus,
rallentando, di fatto, il ritorno all'eccellenza".

I tifosi sono tutti per Andrea: "Il ragazzo, subito dopo "Calciopoli", ha
preferito accettare con stile le decisioni prese ai piani alti della IFIL.
Una scelta dura per chi come lui - e come suo padre e sua madre,
tifosissima - viveva e vive per quella maglia bianconera. Una scelta
dettata dal ricordo dei toni moderati e dalla assoluta abnegazione che
aveva appreso dal padre.

Una scelta che per ha causato in lui e in sua madre, Donna Allegra
Caracciolo, un profondo rincrescimento che tuttora li tiene lontani dallo
stadio. Donna Allegra nutre una passione sconfinata per i colori
bianconeri, ha sofferto e sta soffrendo per la sorte della squadra e per
le offese che hanno dovuto subire tutti i tifosi.

Con Andrea fino a due anni fa frequentava assiduamente la squadra e i
dirigenti, sia durante gli allenamenti sia allo stadio, dove non mancava
praticamente mai. Chi attento ai fatti juventini non pu non aver notato
che la figura carismatica ed elegante di Donna Allegra e quella sorridente
e affabile di Andrea sono da troppo tempo assenti dal palcoscenico delle
vicende bianconere.

Lo stile Agnelli impone che qualunque tipo di scelta o discussione, anche
la pi complicata, venga fatta lontano dai riflettori e salvaguardando
prima di ogni altra cosa l'immagine della Famiglia. Non deve essere stato
facile quindi per Andrea digerire l'allontanamento della Triade, al quale
era legato non solo dal punto di vista umano, ma anche perch quei manager
rappresentavano ancora una scelta di suo padre Umberto.

Molti, specie tra i tifosi, si chiedono quali saranno le sue prossime
mosse. Se rinuncer definitivamente a salire sul ponte di comando per cui
era stato gi designato. Se un giorno parler raccontando ci che
accaduto. Ma anche la scelta del silenzio in questi anni ha fatto crescere
nell'immaginario collettivo un caleidoscopio di ipotesi, congetture,
scenari. Come quello che lo descrive pronto a diventare il Presidente di
una Juventus al di fuori dall'orbita FIAT e IFIL".

I tifosi gli hanno scritto recentemente: "Noi che amiamo la Juventus in
modo travolgente, come lei, siamo certi che si stia preparando per la
Juventus un futuro emozionante. Ci piace quindi sperare che un giorno non
lontano lei possa tornare a passeggiare sull'erba di un nuovo stadio,
tenendo al suo fianco gli amici di suo padre, Giraudo e Moggi prima di
tutti. E possa ammirare quelle maglie che hanno fatto la storia del calcio
vibrare nella corsa dei campioni che le indossano. Ed esultare per quella
terza stella che finalmente i nostri ragazzi ci avranno regalato".

http://www.giulemanidallajuve.com/newsite/articoli_dettaglio.asp?id=348

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questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it


 
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