Ho deciso di creare una nuova storia con la stessa protagonista,
cercando di risolvere quei problemi. Spero di esserci riuscito...
quindi fatemi sapere.
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Agosto 2007. Sardegna.
Nel bel mezzo della macchia mediterranea, in una radura silenziosa ed
assolata una volpe sarda avanza circospetta tra i
cespugli. Il piccolo animale ha notato uno strano odore nell'aria, e
annusa poco convinto il vento.
Ad un tratto la calma del mattino � interrotta da un secco rumore di
rami spezzati e la bestia spaventata si gira e
sparisce in un battibaleno nel folto dei cespugli. Passano i secondi,
uno, cinque dieci. Nulla.
Poi di colpo, un uomo di colore irrompe proprio dove poco prima s'era
fermato l'animale. Con un balzo supera il
fazzoletto di terra e prosegue verso una macchia d'arbusti isolati al
centro della radura, guardandosi di tanto in tanto
alle spalle senza rallentare. E' totalmente nudo e si muove sudato ed
affaticato sotto il sole impietoso, mentre le
possenti membra vengono sferzate dalle sterpi. Incurante raggiunge il
nascondiglio e poi si volta a guardarsi.
Cespugli e cime di pini lo circondano silenziosi.
Si chiama Abdou. E' nato in Senegal 26 anni fa.
Abdou si trova nel mezzo di quella radura nudo ed affannato per
lavoro.
Abdou � un escort. Abituato a lavorare con clienti eccentriche e
ricche in cerca di giovani prestanti, � stato assoldato
per un'intera settimana da una bella ragazza calabrese, per "giocare"
in un'enorme propriet� sarda.
Le regole sono semplici. Lei lo cerca, lui si nasconde. Nessun
vestito.
Se riesce ad evitarla dall'alba al tramonto, sono 5000 euro "bonus"
che si aggiungono ai 25000 euro concordati.
Se viene trovato e bloccato, deve prestarsi ad un rapporto sul posto e
perde i 5000 euro in pi�.
Un lavoro diverso dal solito, ma molto ben pagato. E per una cliente
davvero sopra la media delle vecchie megere per il
quale di solito lavora.
L'uomo si asciuga il sudore da fronte con la mano e si siede su di un
grosso masso piatto all'ombra degli arbusti, dove
la sua imponente sagoma scura tinta d'ebano si confonde.
Il petto gli si agita come un mantice mentre riprende fiato.
Sembra tutto tranquillo e non ha motivo per preoccuparsi troppo. Poco
prima aveva distinto chiaramente la bella e
flessuosa silhouette della sua cliente muoversi nel folto della
pineta, intenta a cercarlo. Era una fanciulla tanto
graziosa che se non fosse stato per il compenso in denaro, non avrebbe
esitato a prenderla li, sugli aghi di pino. Ma il
dio-denaro chiamava e Abdou aveva dato le grosse spalle alla donna e
si era allontanato nella maniera pi� discreta
possibile.
Poi, aveva cominciato a correre per guadagnare il pi� velocemente un
rifugio sicuro. Ora poteva finalmente pensare alle
sue prossime mosse. Al centro della radura, Abdou si riposava pensoso
scrutandosi attorno.
Quello che Abdou non poteva sapere e che in quel preciso momento,
esattamente alle sue spalle grandi occhi castani lo
stavano fissando. Appartenevano alla donna dal quale era fuggito. Si
era accorta della presenza dell'uomo e l'aveva
silenziosamente seguito, tenendone senza problema il passo. Giunta
alla radura, mentre lui incespicava rumorosamente
graffiandosi tra le sterpaglie, si era mossa fluida e silente fra i
fusti degli alberi e gli arbusti, aggirandolo. Ed
ora lo puntava accovacciata sopra ad un grosso ceppo segato, mentre il
vento ne sfiorava il corpo perfetto e gli
scompigliava il corto caschetto di capelli neri. Aveva la pelle
abbronzata e poggiava leggera sul legno, ritta sulle le
punte dei piedi e delle mani, con le ginocchia larghe ai lati del
busto e le fossette di venere ben in evidenza sopra le
natiche. Seno generoso, vita sottile e gambe da paura ne completavano
la fisionomia. Il sole che filtrava tra gli aghi
di pino gli disegnava addosso un intricata maglia di ombre mentre lei
se ne stava impassibile e tesa come una tigre che
spia la propria preda prima dell'agguato.
Il suo nome, era quello di un'assassina spietata e crudele. La donna
si chiamava Roberta.
Bella come una dea, ma cinica, violenta e matta da legare, si era
macchiata di atti atroci per assecondare le sue folli
pulsioni misandriche e la sua sete di dominio. Oggi si stava dando
alla caccia grossa.
Roberta ad un tratto si mosse e senza produrre alcun suono e scivol�
giu' dalla base recisa del tronco con movenze
feline. I suoi affusolati piedini affondarono nel letto di aghi di
pino e cominci� ad avanzare accovacciata verso Abdou.
Il ragazzo sentiva la gola bruciare dal caldo e dall'affanno. Doveva
assolutamente trovare un punto dove bere qualcosa.
Riflettendoci, avrebbe pure potuto tentare di superare quella zona
semplicemente correndo infischiandosene della
ragazza. In fondo era pur sempre una donna.
Anche se si incrociavano di nuovo di sicuro gli sarebbe bastato
semplicemente cominciare a scappare a passo veloce ed in
breve l'avrebbe seminata. Per quanto poteva tenere il suo ritmo senza
ritrovarsi sfinita dallo sforzo? Non per molto di
certo. Abdou si diede una rude manata sul lato della lucida coscia
destra, cercando di allontanare un insetto che aveva
preso a ronzargli intorno. Si pieg� davanti e avanz� con le ginocchia
nel terreno gattoni fino a sbucare di poco
dall'ombrello degli arbusti, proteggendo con una mano il grosso sesso
che veniva irritato di continuo dagli steli
d'erba. Si alzo di poco sulle gambe, per controllare meglio la
situazione.
Sembrava proprio che fosse riuscito a seminare per bene la sua
inseguitrice.
Roberta si trovava oramani a meno di dieci metri dai cespugli al
centro della radura. Era nascosta
completamente dalle sterpi e avanzava di soppiatto a quattro zampe,
fendendo la giungla di steli
con gesti delicati ma sicuri, che non provocavano alcun fastidio ne' a
lei ne' alla quiete che l'avvolgeva. Aveva
calcolato con cura la traiettoria da seguire per strisciare silenziosa
alle spalle dell'uomo, e la sua bella faccia
tonda si accigli� per un istante quando la testa di Abdou spunt� dalla
vegetazione leggermente piu a destra di dove si
trovava quando aveva cominciato la manovra. Evidentemente aveva deciso
di cambiare zona. Lei non l'avrebbe permesso.
Protese il braccio in avanti scostando con mosse calcolate l'erbacce e
si infilo in quel varco. Gli steli per un attimo
le sfiorarono le spalle, poi scivolarono lungo la delicata pelle del
costato e per pochi attimi furono scossi dal
contatto con i fianchi della ragazza che li rispinsero verso
l'esterno.
Poi tornarono al loro posto come se nulla fosse accaduto quando il
formoso fondoschiena e le gambe della ragazza furono
passati oltre.
Abdou avanz� ancora di qualche metro sulle ginocchia appiattendo le
piante ai suoi lati con larghe e rumorose bracciate
e si mise in piedi accompagnato da un sonoro scricchiolio di frasche
spezzate. Mise le mani alla vita e cominci� a
passeggiare lentamente nella radura pensieroso.
Per un attimo gli era tornata alla mente la figura della ragazza nel
folto della foresta. Era stupido da parte sua in
quel momento, ma un brivido gli corse lungo i lombi della schiena e si
accorse con stupore che la cosa l'eccitava.
L'eccitava lei. Era cosi affascinante... quel bel culone bianco tanto
ben plasmato e quelle tette invitanti... avrebbe
davvero voluto farla sua. Decise che almeno per un'altra volta
l'avrebbe rivista. Si sarebbe nascosto ai margini della
radura nel quale di certo anche lei sarebbe passata e l'avrebbe
osservata per bene. Poi si sarebbe fatto superare e
sarebbe corso via. Mentre nel suo cranio si formavano quei pensieri
inevitabilmente,
ebbe un'erezione. Quando se ne accorse con fastidio era gi� troppo
tardi per fermare quelle strambe fantasticherie, e
quindi si diresse a passo deciso e piuttosto impacciato dal pene
eretto
verso la fila di alberi. Sorrise. Per un attimo gli passo anche per la
testa che avrebbe potuto mandare tutto al diavolo
e avrebbe dovuto fiondarsi su di lei come un'animale, sbattendola a
terra con le cosce aperte, pompandola per bene.
Magari l'eccentrica ragazzuola dopo quella lezioncina avrebbe lasciato
perdere quei giochetti complicati...
Roberta lo vide. Avanzava tra il giallo delle sterpi, come un bufalo
colossale menando bracciate.
I muscoli tesi sotto la pelle nerissima scattavano nervosi e si
segnavano al contatto con le punte degli arbusti. Lei
balz� in piedi e gli corse contro con una grinta fenomenale. La donna
fendette veloce lo spazio della radura col
mulinare flessuoso e frenetico di braccia e gambe, inquadrando con lo
sguardo le belle natiche scolpite e le spalle
dell'uomo. Che bell'esemplare che era. Mentre era persa nello slancio
spinta dalle sue gambe perfette, la ragazza vide
la preda fermarsi di scatto e voltarsi con uno sguardo spaesato. In
quegli istanti lo fiss� negli occhi, come a
sfidarlo. Distinse lo sgomento nel fodo delle sue pupille, e
l'assaporo eccitata. Poi, spostando di poco lo sguardo in
basso, not� la sua erezione. Le belle guance del tondo visino le
fremettero anche se sballottate dalla corsa. Poi in un
attimo gli fu addosso.
La ragazza piomb� sulla schiena di Abdou come una saetta. Gli si
lancio sopra con un ultimo e veloce salto,
agguantandolo in una morsa con le gambe e stringendogli le braccia
attorno al collo. L'uomo fu spinto in avanti di mezzo
metro dalla forza dell'urto, e quando riprese l'equilibrio aveva
Roberta che gli bloccava con forza le braccia contro il
busto con polpacci e cosce e gli impediva di respirare stringendogli
la gola. Era rimasto confuso sia dalla forza
dell'impatto sia dal continuo contatto della sua pelle morbida e
vellutata che gli avvolgeva il corpo in una saldissima
presa. Cerc� di restare in piedi. Tent� di svincolarsi dalla stretta
contrastandola con tutta la forza che aveva nei
bicipiti, ma falli' miseramente. E mentre si rendeva conto che le
gambe delle donne sono piu forti delle braccia degli
uomini, Abdou senti qualcosa di morbido e carnoso sfiorargli il basso
ventre. Con stupore vide una delle gambe della
donna protendersi all'infuori con movimenti lenti e controllati. Fiss�
quell'estemit� per una millifrazione di secondo
rapito, quasi affascinato come in quella situazione lei fosse in grado
di gesti tanto coerenti e saldi mentre tutto
quello riusciva a lui era sbuffare inbestialito accompagnando goffi
spasmi di muscoli per liberarsi. Il piedino rest�
sospeso immobile nell'aria per qualche istante. Poi tutto quello che
percepi' fu' uno scatto di una forza tremenda e una
gran luce bianca. Abdou perse conoscenza.
Roberta lottava per restare attaccata alla sua vittima. Gli scivolo
meglio con le braccia attorno al capo e al collo, e
esercit� una decisa pressione sul collo di lui, impedendo al sangue di
passare per la giugulare. Lentamente, percepi' i
tentativi di ribellione affievolirsi e arrendersi alla sua morsa.
Decise di dargli il colpo di grazia. Mosse una gamba
verso il basso, fino a percepire sul polpaccio il contatto con il pene
duro di lui. Ne memorizzo la posizione e poi
allungo acrobaticamente la gamba verso l'esterno. Calcol� bene le
distanze e poi la richiuse, colpendo con il tallone
proprio le palle del ragazzo con un colpo micidiale. Abdou emise una
specie di fortissimo mugito e croll� al suolo su un
fianco trascinandosela appresso definitivamente sottomesso e fiaccato.
Il bestione scuro come il carbone si becc� la botta con il terreno in
pieno.
Lei, piccola e olivastra, gli rimase attaccata e us� il corpo
muscoloso della preda come scudo durante la caduta. Mentre
il terreno colpi' con forza il braccio e il petto dell'uomo solo una
piccola onda d'urto smosse l'opulento culone della
donna e non una macchia di povere ne sporc� la pelle perfetta mentre
atterrava Abdou.
La piccola volpe sarda se ne stava ai margini della radura, nella sua
tana. Osservava gli esseri umani lottare. Il primo
era grande muscoloso e nero. L'altro piccolo e piu' chiaro. Un maschio
e una femmina forse. I due restarono anvinghiati
per un poco. L'uomo scalpitava cercando di resistere alla donna,
sballotandola a destra e a sinistra con poderosi
scossoni cercando di scrollara di dosso, ma lei gli resisteva
attaccata addosso come un alga resiste fissa su uno
scoglio al mare in tempesta. Il grande fondoschiena della femmina era
uno spettacolo davvero curioso, con tutta quella
carne sballottata a destra e a sinistra che danzava ad ogni spinta. Ma
poi le cose cambiarono. Il maschio lanci� un urlo
e la volpe corse a rintanarsi sottoterra.
Restarono stesi e avinghiati per una decina di secondi. Lui con gli
occhi girati verso l'alto, la faccia inespressiva e
lei zitta, ancora con i seni appiccicati alla muscolosa schiena di lui
tutta impegnata a sincerarsi che ogni segno di
vita fosse effettvamente sparito dal suo avversario. Poi si rese conto
dell' insistente contatto di un caldo e grosso
corpo tra i suoi polpacci. Sbirci� in basso. Era il cazzo. Era rimasto
stritolato li dalla sua mossa. Fece scivolare la
mano lungo i pettorali e l'addome scolpito di Abdou e lo strinse con
forza, mentre avverti' un laguore caldo farsi
strada tra le sue gambe. Si morsic� la lingua. Anche quella volta era
riuscita a mandare un uomo al tappeto con il cazzo
dritto e duro come un palo della luce. Ah! Quanto era divertente
pensarli mentre tentavano di opporsi inutilmente a lei
e finivano ai suoi piedi non solo sconfitti ma addirittura...
eccitati! Ed ora anche questo bestione era finalmente suo!
Lascio la presa cominci� a zompettare come un uccellino attorno al
gigante, girandolo a pancia all'aria, supino, con il
cazzo nero e dritto che proiettava una lunga ombra fin sul terreno.
Roberta strinse gli occhi. Poggi� il piede sul largo
petto di lui, spinse in fuori le tette mostrandole orgogliosa al sole
e lanci� il suo canto di vittoria nella radura...
"Yeahhllalalalalalalalalalalahhh!!!"
La voce liquida e trillante della donna si diffuse sopra ogni pietra e
arbusto. E dopo quel "rito" per celebrale la
vittoria...
Ora era tempo di godere. Senza tanti complimenti si accovacci� su
Abdou e fece scorrere
lentamente il duro e turgido sesso di lui dentro il suo corpo.
Cominci� a cavalcarlo assaporando ogni brivido
dell'amplesso, e con la testa reclinata indietro e gli occhi socchiusi
contemplavano l'azzuro del cielo mentre
s'impalava con foga sul suo "trofeo" con i seni che le ballavano.
Con ritmica cadenza continu� ad alzarsi e riabbassarsi su di lui,
accompagnata dal ripetersi del suono prodotto dal
contatto del suo bel culone sulle palle dello sventurato gigol�...
"Pat-Pat-Pat-Pat-Pat..."
L'angelico viso della cacciatrice si contorceva in smorfie
indescrivibili mentre il suo caschetto scuro e ribelle si
gonfiava e sgonfiava seguendo quel ripetitivo e ritmico balletto..
"Pat-Pat-Pat-Pat-Pat..."
Come una leonessa, Roby aveva braccato la sua preda e l'aveva
abbattuta. Ora se la stava mangiando.
"Pat-Pat-Pat-Pat-Pat..."
Quando ebbe finito la donna si sfil� soddisfatta dalla sua vittima,
lasciandola coperta di vischiosi umori. Gli diede
due schiaffi sul viso e poi, sospirando, la prese per le caviglie e
cominci� a trascinare il nerone fra le sterpi con le
palle che gli sballottavano a destra e a sinistra, spremendosi al
massimo per trascinarselo dietro e infischiandosene di
quanto il contatto con il terreno potesse graffiarlo. La giovane
ragazza impieg� circa due ore di sculettante marcia a
tornare nel villino centrale della propriet�, e durante il tragitto fu
costretta a assestare per ben tre volte una gran
gomitata nelle palle al bestione che proprio non voleva saperne di
restare giu'.
Era la sua preda. L'aveva predato come un'animale e come un'animale
avrebbe vissuto d'ora in poi. Non poteva permettersi
di farlo scappare. La bella cacciatrice infine arriv� a destinazione e
si prepar� al passo successvo: Avrebbe fatto di
Abdou il suo cane. A dirla tutta, mentre sudata avanzava con la sua
vittima nella macchia, prese un paio di volte in
considerazione l'idea di ucciderlo per poi imbalsamarlo. Le sarebbe
bastato sedersi per una decina di minuti sul volto
di quel corpo inerme, soffocandolo grazie al suo bel fondoschiena. E
poi ci sarebbe stato solo da lavorare alla
carcassa. L'avrebbe messo in uno dei corridoi della villa, con una bel
sorriso deficiente stampato sul volto e il pene
eretto, utile come poggiapanni. Ma lasci� perdere. Non era dell'uomore
giusto per affrontare quel lavoro da macellaia.
Meglio una soluzione piu' raffinata e subdola. Almeno per ora.
-epilogo-
Agosto 2007. Sardegna. Quindici giorni dopo.
Roberta � a prendere il sole nella terrazza del suo villino su una
sdraio, totalmente nuda. Nella mano destra tiene un
calice con menta e un paio di cubetti di ghiaccio. Sorseggia
lentamente mentre il petto le si gonfia ad ogni sospiro.
Volta la graziosa testolina verso la porta e voce ferma e autoritaria
urla:-" ABDOU!!! Vieni subito qui!"
Dopo pochi istanti la massiccia e scura figura di ABDOU appare. Avanza
trotterellando a gattoni, gli occhi spalancati
privi d'intelligenza, la lingua rosa che pende dalla bocca sopra i
bianchissimi denti, il grosso pacco che sobbalza tra
le gambe ad ogni passo... Si porta accanto alla donna.
Roberta si rizza a sedere, contempla l'uomo spiattelandogli in faccia
le tette enormi, conscia del loro potere. Urla
ancora una volta.
- " ABDOU, in piedi! "-
Il gigante si rizza goffamente sulle ginocchia, braccia e mani
muscolose piegate ridicolmente a cagnolino, lingua
ansante e faccia felice.
Roberta se lo squadra. Sognigna. Poi gli ordina :-" Leccami i piedi.
SUBITO!"
L'uomo gattona goffamente verso i le piccole e perfette estremit�
della donna. Inizia a leccarne le piante,
assaporandone l'odore e il sapore, passa poi alle dita e agli spazi
tra esse, gli succhia in estasi il delizioso
l'alluce mentre la verga comincia a gonfiarsi fra le gambe..
Roberta osserva tutta la scena soddisfatta. Quella bestia ha imparato
bene il suo ruolo. Totalmente privo di intelletto
e di cervello, completamente sottomesso a lei, remissivo e
addomesticato. D'ora in poi avr� una graziosa bestiolina a
farle compagnia tra un'omicidio e l'altro.
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fine (?)
Il genere a me non piace, ma sono gusti personali.
Il racconto non � scritto male, anche se una revisione con
il correttore non sarebbe un inutile passatempo.
Quello che rovina la lettura � la pessima formattazione.
Di certo te ne sarai accorto tu stesso.
Ciao
Diagoras
Le parole dell'Eros
http://diagorasrodos.wordpress.com
> Quello che rovina la lettura � la pessima formattazione.
Carissimo, spesso anche io commento la formattazione, specie
se tutta impacchettata, senza a capo e spaziature.
Non ho replicato alla tua considerazione sulla mia di
Redentore ma capita che la formattazione scappi al controllo
e traggo spunto per dirti che, proprio Redentore � un
buon esempio.
Il testo � all'origine molto ben formattato con
margini laterali costanti e righe brevi, poche battute
come mi raccomandavano, allora 2002.
A copia ed incolla mi sono ritrovato, da google,
il testo allargato su righe lunghissime che, con santa pazienza
ho spezzato, una alla volta ma il rislyatyo finale � totalmente
difforme
rispetto al mio lavoro, con effetto fiordo in alcune zone e
formattazione decente in altre, anche se il lavoro � stato identico
per tutto il testo.
C'� chi si preoccupa, come me e si ritrova un testo TOTALMENTE
diverso con la beffa di sentirsi pure criticato per ci�
Spero non te la sia presa per la mia osservazione.
Dal momento che il racconto � gradevole e ben scritto, una
formattazione non in linea � un peccato.
Tutto qui.
Ciao
Diagoras