Stufo di questa continua identificazione ... non c'e' una volta che sia una, che la parola "scienza" non venga accoppiata con "tecnica". Sono due cose diverse, anche se con profonde relazioni, ma nel dizionario corrente non si riesce piu' a staccarle.
Ecoovi due esempi che ho trovato oggi:
Vattimo: "Non si tratta, qui, nemmeno del difendere la 'natura' dalle minacce di distruzione che scienza e tecnica moderne, con il loro spirito faustiano, rappresentano per essa."
Tamaro: "Davvero la scienza e la tecnica ci stanno conducendo al migliore dei mondi possibili?"
Due personalita' che difficilmente hanno qualche punto di contatto, ma quanto a "ide'es recues" (luoghi comuni in italiano) vanno perfettamente d'accordo. E neppure m'interessa la tesi e il contesto: mi disturba la completa acriticita' di quell'accoppiamento.
Chiedo scusa per lo sfogo... ------------------------------ Elio Fabri c/o Dip. di Fisica - Univ. di Pisa ------------------------------
> Stufo di questa continua identificazione ... non c'e' una volta che > sia una, che la parola "scienza" non venga accoppiata con "tecnica". > Sono due cose diverse, anche se con profonde relazioni, ma nel > dizionario corrente non si riesce piu' a staccarle.
> Ecoovi due esempi che ho trovato oggi:
> Vattimo: > "Non si tratta, qui, nemmeno del difendere la 'natura' dalle minacce > di distruzione che scienza e tecnica moderne, con il loro spirito > faustiano, rappresentano per essa."
> Tamaro: > "Davvero la scienza e la tecnica ci stanno conducendo al migliore dei > mondi possibili?"
> Due personalita' che difficilmente hanno qualche punto di contatto, ma > quanto a "ide'es recues" (luoghi comuni in italiano) vanno > perfettamente d'accordo. > E neppure m'interessa la tesi e il contesto: mi disturba la completa > acriticita' di quell'accoppiamento.
> Chiedo scusa per lo sfogo...
Hai presente la questione sul significato del termine osservatore (che ha un significato preciso in fisica diverso da quello che può percepire un soggetto che la fisica non conosce?) un analogo ragionamento vale per la techne nel contesto filosofico. "La preghiera affida l'essere alla theia techne, la ricerca scientifica alla anthropìne techne". Indovina chi l'ha detto?
> Stufo di questa continua identificazione ... non c'e' una volta che > sia una, che la parola "scienza" non venga accoppiata con "tecnica". > Sono due cose diverse, anche se con profonde relazioni, ma nel > dizionario corrente non si riesce piu' a staccarle.
Secondo te da cosa deriva questa associazione? Forse qualche indizio si può trovare se pensiamo che la tecnica, in generale, non produce conoscenza. Ciao, Miki
PS: In un dibattito televisivo dell'anno scorso riguardante il referendum sulla legge 40, ricordo che una giornalista diceva che era necessario non andare a votare per difendere il corpo della donna dalla "tecnoscienza".
> Forse qualche indizio si può trovare se pensiamo che la tecnica, in > generale, non produce conoscenza.
...
Puoi argomentare questa affermazione ? O almeno spiegare cosa intendi per conoscenza ? Io sarei meno perentorio sul fatto che la tecnica non produca conoscenza.
> desasosiego wrote: > ... > > Forse qualche indizio si può trovare se pensiamo che la tecnica, in > > generale, non produce conoscenza. > ...
> Puoi argomentare questa affermazione ? O almeno spiegare cosa intendi > per conoscenza ? Io sarei meno perentorio sul fatto che la tecnica non > produca conoscenza.
> Giorgio
Infatti ho scritto "in generale", intendendo che la tecnica sfrutta le conoscenze raggiunte dalla scienza, producendo, certo, essa stessa conoscenza su come applicare queste conoscenze. Senza voler fare troppi voli pindarici, essendo fisico io faccio un atto di fede che motiva il mio lavoro di ricerca: la realtà o se preferisci la natura esistono. La scienza produce conoscimenti riguardanti questa entità, naturalmente sempre in evoluzione e sempre migliorabili. La tecnica sfutta questi conoscimenti. E' ovvio che tecnica e scienza siano strettamente relazionate e che non solo la tecnica non potrebbe esistere senza la scienza, ma nemmeno viceversa, a livello pratico. Ciò però non toglie che il tipo di conoscenza che producono sia distinto. Ciao, Miki
> "Elio Fabri" <fa...@df.unipi.it> ha scritto nel messaggio > news:4eskveF1gb5p7U1@individual.net... > > Stufo di questa continua identificazione ... non c'e' una volta che > > sia una, che la parola "scienza" non venga accoppiata con "tecnica". > > Sono due cose diverse, anche se con profonde relazioni, ma nel > > dizionario corrente non si riesce piu' a staccarle.
Ma infatti vengono menzionate entrambe proprio per lo stesso motivo che dici tu: sono diverse ma sono strettamente interconnesse.
> > Vattimo: > > "Non si tratta, qui, nemmeno del difendere la 'natura' dalle minacce > > di distruzione che scienza e tecnica moderne, con il loro spirito > > faustiano, rappresentano per essa."
> > Tamaro: > > "Davvero la scienza e la tecnica ci stanno conducendo al migliore dei > > mondi possibili?"
E chiedo a tutti: da queste poche righe dove si evincerebbe questa presunta "identificazione"? A me sembrano semplicemente giustapposte.
AP ha scritto:
> Hai presente la questione sul significato del termine osservatore (che ha un > significato preciso in fisica diverso da quello che può percepire un > soggetto che la fisica non conosce?) un analogo ragionamento vale per la > techne nel contesto filosofico.
Non mi sembra la stessa cosa: le scienze cognitive per esempio nascono negli anni. Cercano di elaborare una teoria della mente a partire dai risultati della tecnica computeristica. Un caso di tecnica che istruisce una scienza. Non si tratta affatto di usi di parole di senso comune, ma di una evidente "coimplicazione".
> "La preghiera affida l'essere alla theia techne, la ricerca scientifica alla > anthropìne techne". Indovina chi l'ha detto?
Tralasciando le derive heideggeriane, e l'origine antica della coimplicazione scienza-tecnica, rimane il fatto che essa coimplicazione è un dato fatto: basti pensare cosa sarebbe stato Galileo senza il cannocchiale. In generale scienza e tecnica non possono fare costitutivamente l'uno a meno dello altro (come si fa una misura senza un qualche strumento, e viceversa?).
Quindi al di là dei bollori di Fabri, non capisco proprio perche' si incazza, e di cosa? Se qualcuno me lo spiega...
>Senza voler fare troppi voli pindarici, essendo fisico io faccio >un atto >di fede che motiva il mio lavoro di ricerca: la realtà o se >preferisci la natura esistono.
allora cià ragione il Galimberti a scrivere che la preghiera affida l'essere alla theia techne, la ricerca scientifica alla anthropìne techne.
> Infatti ho scritto "in generale", intendendo che la tecnica sfrutta le > conoscenze raggiunte dalla scienza, producendo, certo, essa stessa > conoscenza su come applicare queste conoscenze.
È capitato che scoperte scientifiche siano avvenute in ambito di ricerca tecnologica, in modi più o meno casuali. Non limiterei quindi l'impatto della tecnologia solo alla mera verifica di conoscenze pre-acquisite.
> Senza voler fare troppi voli pindarici, essendo fisico io faccio un > atto di fede che motiva il mio lavoro di ricerca: la realtà o se > preferisci la natura esistono. La scienza produce conoscimenti > riguardanti questa entità, naturalmente sempre in evoluzione e sempre > migliorabili. La tecnica sfutta questi conoscimenti.
La questione è un po' di lana caprina, comunque la tecnica, io preferisco chiamarla tecnologia, non si limita allo sfruttamento di conoscenze scientifiche. Ora quando si pensa alla tecnologia viene in mente l'elettronica, la farmaceutica, l'aeronautica, etc. ma anche gli utensili di pietra dell'homo abilis sono strumenti tecnologici. A meno di non adottare una definizione molto ampia di scienza, non credo si possa dire che l'homo abilis potesse disporne di gran ché. Così come la scienza, anche la tecnologia si nutre di istinto, di conoscenze empiriche e talvolta ottiene risultati senza conoscerne i motivi.
> E' ovvio che > tecnica e scienza siano strettamente relazionate e che non solo la > tecnica non potrebbe esistere senza la scienza, ma nemmeno viceversa, a > livello pratico.
Dipende da come si vuol definire la scienza. In linea generale si può dire che si inseguono e si autoalimentino, rimanendo distinte soprattutto per il fine che si prefiggono, la scienza produrre e razionalizzare conoscenza, la tecnologia progettare e produrre oggetti di qualsivoglia natura utili alle attività umane (e feline).
Quindi a mio avviso (qui però siamo nella fase uovo/gallina) è più la scienza a dipendere dalla tecnologia, contrariamente a quanto tu sembri affermare. Ricordo che anche la scrittura può essere vista come una tecnologia e se non la si vuole considerare una tecnologia in sé lo sono certamente gli strumenti impiegati per scrivere e il supporto su cui si scrive. Senza scrittura tramandare conoscenza è dura (rima baciata). Senza tecnologia gli unici strumenti di misura sarebbero i sensi e l'unico laboratorio la natura. Forse l'unica scienza che potrebbe sopravvivere a queste restrizioni, senza però poter avere grandi margini di sviluppo, sarebbe l'astronomia. La scienza sarebbe ridotta a filosofia. Se si abbuona la scrittura, solo la matematica potrebbe prosperare.
Considerare la tecnologia come mero sfruttamento delle conoscenze scientifiche è pericoloso. Si rischia di sminuire la scienza a strumento per la tecnologia e di mettere a rischio tutta la ricerca che non abbia un immediato possibile impatto tecnologico.
Ammetto di aver a tratti farneticato, ma non sempre.
P.S. non sono un ingegnere, né ho intenzione di diventarlo ;-)
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> > Infatti ho scritto "in generale", intendendo che la tecnica sfrutta le > > conoscenze raggiunte dalla scienza, producendo, certo, essa stessa > > conoscenza su come applicare queste conoscenze.
> È capitato che scoperte scientifiche siano avvenute in ambito di ricerca > tecnologica, in modi più o meno casuali. Non limiterei quindi l'impatto > della tecnologia solo alla mera verifica di conoscenze pre-acquisite.
Quoto (anche il resto del tuo post)! ...finalmente uno che ragiona.
> > Senza voler fare troppi voli pindarici, essendo fisico io faccio un > > atto di fede che motiva il mio lavoro di ricerca: la realtà o se > > preferisci la natura esistono.
Questo è Dirac.
>La scienza produce conoscimenti > > riguardanti questa entità, naturalmente sempre in evoluzione e sempre > > migliorabili. La tecnica sfutta questi conoscimenti.
questo è una banalità! a cui rispondi molto bene.
> La questione è un po' di lana caprina, comunque la tecnica, io preferisco > chiamarla tecnologia, non si limita allo sfruttamento di conoscenze > scientifiche. Ora quando si pensa alla tecnologia viene in mente > l'elettronica, la farmaceutica, l'aeronautica, etc. ma anche gli utensili > di pietra dell'homo abilis sono strumenti tecnologici. A meno di non > adottare una definizione molto ampia di scienza, non credo si possa dire > che l'homo abilis potesse disporne di gran ché. Così come la scienza, > anche la tecnologia si nutre di istinto, di conoscenze empiriche e > talvolta ottiene risultati senza conoscerne i motivi.
Perfetto aggiungerei una considerazione: dal punto di vista storico ed evolutivo la techne', l'abilità nel costruire manufatti, nell'ingegnerizzare le attività, gli strumenti di uso quotidiano, affinare "tecniche" e strumenti, ecc. ecc. PRECEDE la scienza. Basti pensare che l'uomo preistorico padroneggiava tecniche e produceva già tecnologia (da Techne'= arte, capacità di fare, manipolare in modo regolare), quando la scienza non esisteva ancora, ovvero non vi erano metodi codificati, sistemi simbolici, rappresentazioni astratte, linguaggi. Si imparava a costruire una ciotola innanzitutto imitando cio che magari un genitore o un adulto faceva concretamente.
Infatti quello che sostiene miki qui:
> > E' ovvio che > > tecnica e scienza siano strettamente relazionate e che non solo la > > tecnica non potrebbe esistere senza la scienza, ma nemmeno viceversa, a > > livello pratico.
.. non mi pare del tutto condivisibile, a meno di non stravolgere completamente il significato di "scienza". Ma per farlo bisogna allargarne il significato cosi tanto che si finisce per identificare scienza e tecnica.
Ricordo infatti che nell'antica gracia il significato di "Techne'" era molto simile a quello odierno (ma vi erano fusi significati come arte, artigianato, tutti molto simili fra loro). Mentre il termine scienza, "episteme" era già derivato dalla Techne'. Anche da qui si vede che la tecnologia precede genealogicamente la scienza.
"... Almost all occurrences of the word 'epistêmê' show its close connection to skill, practice, and technê. In a jocular vein, Critoboulos says he wants to gain the knowledge (epistêmê) which will allow him to win over those with good souls and beautiful bodies (II.vi.30). Socrates compares the knowledge (epistêmê) of justice to the knowledge of letters (IV.ii.20). As well, the verb epistasthai -- the root of epistêmê -- carries the sense of knowing how to do something. ..." Stanford Encyclopedia of Philosophy http://plato.stanford.edu/entries/episteme-techne/#1
> Quindi a mio avviso (qui però siamo nella fase uovo/gallina) è più la > scienza a dipendere dalla tecnologia, contrariamente a quanto tu sembri > affermare.
Perfettamente d'accordo.
> Ammetto di aver a tratti farneticato, ma non sempre.
Magari ne incontrassi piu spesso qui di gente che farnetica come te :-)
> > > Forse qualche indizio si può trovare se pensiamo che la tecnica, in > > > generale, non produce conoscenza. > E' ovvio che tecnica e scienza siano strettamente relazionate ... >Ciò però non toglie che il tipo di conoscenza che producono sia distinto.
> Infatti ho scritto "in generale", intendendo che la tecnica sfrutta le > conoscenze raggiunte dalla scienza, producendo, certo, essa stessa > conoscenza su come applicare queste conoscenze.
Trovo un po' troppo riduttivo questo punto di vista. Sia perché di esempi in cui la scienza ha sfruttato le conoscenze nate dalla tecnica se ne potrebbero fare tanti, sia, forse più importante, perché se devo far riferimento alla mia esperienza di fisico a cavallo tra XX e XXI secolo trovo difficile stabilire un netto confine tra i due concetti. Nel mio campo (fisica della materia condensata), ma non solo nel mio, sembra esserci un continuo di sfumature tra scienza e tecnologia. Gli estremi sono ben delineati ma dove si mette il confine in mezzo ? I problemi di scienza di base suggeriti dalla necessità tecnologica e i problemi tecnologici motivati dalla ricerca di base mi sembra che siano forse molto più strettamente avviluppati che non in passato. E ambedue costituiscono un sistema integrato che genera comunque conoscenza.
>... La scienza produce conoscimenti > riguardanti questa entità, naturalmente sempre in evoluzione e sempre > migliorabili.
Beh, ancora di più la tecnica. Non fose altro che per il fatto che senza la conoscenza contenuta nelle tecniche di preparazione dei cibi morirei di fame.
La tecnica sfutta questi conoscimenti. E' ovvio che
> tecnica e scienza siano strettamente relazionate e che non solo la > tecnica non potrebbe esistere senza la scienza, ma nemmeno viceversa, a > livello pratico. Ciò però non toglie che il tipo di conoscenza che > producono sia distinto.
Continuo a non vederlo. Se non per i casi estremi. Ma allora anche tra "conoscenze scientifiche" ci possono essere delle enormi differenze.
> Vattimo: > "Non si tratta, qui, nemmeno del difendere la 'natura' dalle minacce > di distruzione che scienza e tecnica moderne, con il loro spirito > faustiano, rappresentano per essa."
> Tamaro: > "Davvero la scienza e la tecnica ci stanno conducendo al migliore dei > mondi possibili?"
sembrano i classici temini da Liceo. Stupisce che persone di formazione umanistica non siano in grado di capire che la scienza non ha molto di faustiano se non la necessità tipicamente umana di studiare e capire il più possibile il mondo. L'incapacità dei politici di comprendere la scienza li conduce poi a porre barriere a una conoscenza che non può comunque essere circoscritta da barriere che verranno comunque infrante. L'essere umano vuole conoscere e non saranno preti o politici a tenerlo nell'oscurità. I nostri "umanisti" dovrebbero parlare casomai di tecnica e politica, visto che è la politica che decide come usare la tecnica.
> Non so, ma il mondo è sempre più piccolo per noi due :)
la scienza scoprirebbe perchè, la tecnologia allargherebbe il mondo....
PS apx dicevo con pls, a meno che non siate le stessa persona, ma non credo assolutamente altrimenti sarei di fronte al più maggiorissimo caso di schizofrenia. :-)
> apx dicevo con pls, a meno che non siate le stessa persona, ma non credo > assolutamente altrimenti sarei di fronte al più maggiorissimo caso di > schizofrenia. :-)
Nono, io sono me, e lui è lui :)
-- "-'Prepariamoci un arrosto cardiaco' -'Sì ma dobbiamo prima trovare un bue infartuato'."
> Trovo un po' troppo riduttivo questo punto di vista. Sia perché di > esempi in cui la scienza ha sfruttato le conoscenze nate dalla tecnica > se ne potrebbero fare tanti, sia, forse più importante, perché se > devo far riferimento alla mia esperienza di fisico a cavallo tra XX e > XXI secolo trovo difficile stabilire un netto confine tra i due > concetti. Nel mio campo (fisica della materia condensata), ma non solo > nel mio, sembra esserci un continuo di sfumature tra scienza e > tecnologia. Gli estremi sono ben delineati ma dove si mette il confine > in mezzo ?
Sono d'accordo con ciò che scrivi, che in realtà non trovo in contrasto con ciò che ho scritto io. Comunuqe hai ragione, non ho lasciato molto spazio alle sfumature.
>I problemi di scienza di base suggeriti dalla necessità > tecnologica e i problemi tecnologici motivati dalla ricerca di base mi > sembra che siano forse molto più strettamente avviluppati che non in > passato. E ambedue costituiscono un sistema integrato che genera > comunque conoscenza.
Anche io sono del parere che sia scenza sia tecnica generino conoscenza. Forse in fisica teorica, intesa come fisica delle particelle, la distinzione fra i due tipi di conoscenza prodotta risulta più facile?
Comunque vorrei sottolineare una cosa. Qui noi partiamo dalla convinzione che sia scienza sia tecnica portino ad aumentare la conoscenza e stiamo discutendo sui contributi di ciascuna. Purtroppo molti esponenti della cultura italiana (sintomatica la frase della Tamaro) associano scienza e tecnica non tanto per sottolineare il ruolo essenziale della seconda, quanto per sminuire a pura produttrice di "strumenti" quello della prima.
> Comunque vorrei sottolineare una cosa. Qui noi partiamo dalla > convinzione che sia scienza sia tecnica portino ad aumentare la > conoscenza e stiamo discutendo sui contributi di ciascuna. > Purtroppo molti esponenti della cultura italiana (sintomatica la frase > della Tamaro) associano scienza e tecnica non tanto per sottolineare > il ruolo essenziale della seconda, quanto per sminuire a pura > produttrice di "strumenti" quello della prima.
Su questo concordo. Come concordo col fastidio di Elio da cui è nato il thread. Temo che il discorso delle due culture sia sempre attuale...
> Hai presente la questione sul significato del termine osservatore (che > ha un significato preciso in fisica diverso da quello che può > percepire un soggetto che la fisica non conosce?) un analogo > ragionamento vale per la techne nel contesto filosofico.
Eh no, scusa: io ti ho citato due soli esempi (su questo tornero' dopo) ma l'uso e' diffusissimo. Ora non mi venire a raccontare che tutti usano "tecnica" nell'accezione filosofica (heideggeriana, suppongo).
Primo: non e' certo il caso della Tamaro. Secondo: potrebbe essere il caso per Vattimo, ma avrei parecchio da obiettare se lo facesse nel contesto di un discorso che non ha niente di filosofico (vero: non 'l'ho detto qual era questo discorso, per brevita', ma ti prego di credermi) e su un settimanale di larga diffusione. Un uso del genere andrebbe per lo meno dichiarato.
Vedo che la discussione ha preso (e' fisiologico, in un NG) una piega che l'ha portata abbastanza lontano dal mio intento iniziale. Ora cerchero' di chiarire il mio punto di vista, col che spero si riuscira' anche a capire che cosa mi da' fastidio in quella eterna accoppiata...
1. Cominciamo col dire che e' per me pacifico che la tecnica precede la scienza, come e' gia' stato detto. E - aggiungo io - fino a tempi abbastanza recenti (diciamo due secoli?) la tecnica ha prodotto risultati senza nessun appoggio scientifico. Si sono costruiti palazzi, monumenti, navi; si sono costruite opere d'irrigazione, mulini... L'elenco potrebbe continuare ad libitum. In tutti questi casi non si conoscevano le ragioni per cui le cose funzionavano cosi', nel senso in cui riteniamo di conoscerle oggi. In tutto questo tempo se una scienza esisteva, seguiva un percorso indipendente e con solo occasionali convergenze
2. Le cose sono cominciate a cambiare circa 4 secoli fa, quando si e' cominciato a capire che anche dalla costruzione delle navi o dal funzionamento delle pompe si poteva ricavare scienza. Anche se dara' fastidio a qualcuno, vi propino il famoso "incipit" dei "Discorsi":
"Largo campo di filosofare a gl'intelletti specolativi parmi che porga la frequente pratica del famoso Arsenale di voi, Signori Veneziani, ed in particolare in quella parte che mecanica si domanda; atteso che quivi ogni sorte di strumento e di machina vien continuamente posta in opera da numero grande d'artefici, tra i quali, e per l'osservazioni fatte dai loro antecessori, e per quelle che di propria avvertenza vanno continuamente per se stessi facendo, e' forza che ve ne siano de' peritissimi e di finissimo discorso."
Non si tratta dunque solo di usare strumenti per la ricerca, cosa che fa Galileo e che hanno fatto tutti i fisici venuti dopo. (Va pero' detto che tanto nel caso di G. come dei successori, fino a circa 50 anni fa, era lo stesso scienziato che si fabbricava i suoi strumenti, al piu' con l'aiuto di qualche tecnico fidato. L'esistenza di un'industria che produce strumenti per uso scientifico, e' cosa davvero recente.) Si tratta di altro: dell'affermazione che nella pratica degli "artefici" esiste un valore conoscitivo in senso strettamente scientifico, anche se spesso inconsapevole.
3. E' pero' da meno di due secoli che si sviluppa un nuovo processo: l'applicazione deliberata e consapevole delle conoscenze scientifiche per il miglioramento e addirittura l'invenzione di strumenti tecnici, per la soluzione di problemi d'interesse tecnico. Ed e' anche pacifico che lo scienziato odierno non potrebbe lavorare senza strumenti tecnici complessi e sofisticati: l'esempio dei computer sara' banale e scontato quanto volete, ma e' sempre utile, perche mostra questa integrazione a un livello assai stretto. Infatti il computer e' esso stesso un prodotto di conoscenze scientifiche (fisiche e logico-informatiche), ed e' divenuto uno strumento d'impiego uiversale, grazie alle sue caratteristiche apunto universali (in un senso diverso da quello inteso da Turing...) Di piu': lo sviluppo dei computer ha fatto nascere una scienza: appunto l'informatica.
Tutto questo per dire cose scontate per tutti (credo) che ho voluto ripetere solo per mostrare che sono consapevole della complessita' del nesso scienza-tecnica.
4. Sono anche consapevole che spesso la distinzione non sia facile, che l'una sfuma nell'altra. Gli esempi li conosciamo tutti: ne cito soltanto uno, ossia l'ingegneria genetica. Il termine "ingegneria" potrebbe far pensare a una pura tecnica, ma non e' cosi': il fatto che i risultati di questa attivita' siano non di rado incerti o diversi da cio' che si prevedeva, insieme con l'incertezza nelle conseguenze di certe applicazioni, mostra che vi e' ancora spazio per un'attivita' genuinamente scientifica. Non si tratta soltanto di _fare_: c'e' bisogno di _conoscere_.
Ma anche se ci sono strette relazioni e confini a volte difficili da tracciare, la distinzione tra scienza e tecnica e' possibile ed e' bene farla. Un possibile modo di farla e' riguardo agli scopi: la tecnica si propone di *fare*, la scienza si propone di *conoscere*, di *capire*.
5. Ora veniamo a qualche chiarimento sul mio intervento precedente. Ho parlato di "identificazione" tra scienza e tecnica e sono stato criticato per questo. Ho dato due esempi, e si e' detto che quegli esempi non dimostrano la mia tesi.
Risposta: grazie tante! Penso pero' che chi non sia accecato dal malanimo ha capito benissimo quello che volevo dire: quelli sono *soltanto* due esempi, ma ciascuno di voi puo' trovarne quanti ne vuole, aprendo a caso un giornale. E se la "giustapposizione" diventa sistematica, al punto che non succede praticamente mai di trovare invece i due termini in discorsi separati, in cui ci si occupi di un aspetto lasciando da parte l'altro, e' legittimo il sospetto che si sia creato un "corto circuito" per cui chi scrive non riesce piu' a pensare i due concetti come distinti, dice "scienza e tecnica" piu' o meno con lo stesso automatismo con cui dice(va) "Boldi e De Sica" :-)
E questo automatismo non e' innocuo: dal momento che la tecnica suscita preoccupazioni, non di rado legittime, a volte spropositate, e si sente quindi il bisogno di contenerla, di governarla, di limitarla, la stessa esigenza si trasporta alla scienza. Ecco Vattimo che parla di "spirito faustiano" che minaccia la distruzione della natura; ecco Tamaro che s'immagina un moderno Pangloss secondo cui "la scienza e la tecnica ci stanno conducendo al migliore dei mondi possibili". Cosa che ovviamente lei non crede, e ne ha tutto il diritto; ma non ha il diritto di fare di ogni erba un fascio.
Ecco quindi, per scendere nel pratico, che non si vede piu' alcuna ragione per dare spazio a un insegnamento scientifico, dal momento che una formazione scientifica non e' vista come un'educazione allo spirito critico; uno strumento per proteggersi proprio contro quelle minacce si cui sopra. Al contrario, e' vista come una resa pericolosa a un Mefisto in agguato, pronto a renderci schiavi del mostro tecnologico... -- Elio Fabri
Elio Fabri wrote: > Due personalita' che difficilmente hanno qualche punto di contatto, ma > quanto a "ide'es recues" (luoghi comuni in italiano) vanno > perfettamente d'accordo. > E neppure m'interessa la tesi e il contesto: mi disturba la completa > acriticita' di quell'accoppiamento.
> Chiedo scusa per lo sfogo...
NB: considerazione semiseria
ricordiamoci comunque che l'unica vera Scienza è quella marxista. In assenza di accostamenti o ulteriori precisazioni, scrivendo "Scienza" si intende il marxismo, basato sull'Economia. Per tutte le altre declinazioni di "scienza" è opportuno fare l'accostamento "scienza e tecnica" -o parlare di "scienza galileana"- così si evitano fraintedimenti. Sia Vattimo che la Tamaro sono di sx, probabilmente sono pure comunisti (sgrunt!), quindi il loro uso di "scienza e tecnica" non è una distrazione ma è un indizio di questa egemonia culturale sinistrorsa.