L'affermazione riguarda gli esquimesi ed il fatto che essi
metabolizzerebbero il grasso in maniera differente dal resto
dell'umanità, come una sorta di mutazione dovuta all'ambiente che essi
vivono.
Posso ritenere veritiere tali affermazioni? oppure no?
grazie a chi vorrà rispondermi.
gg
IMHO La differenza non sta nel modo in cui gli esquimesi metabolizzano
il grasso, ma sta nel tipo di grassi che ingeriscono. Infatti si cibano
prevalentemente di pesce e foche che sono ricche dei coseddetti "grassi
essenziali", vale a dire grassi che il nostro organismo non è in grado
di sintetizzare ma che deve necessariamente introdurre con la dieta in
quanto sono essensiali per il nostro organismo poichè necessari per la
sintesi di acidi grassi a lunga catena che il nostro organismo non
riesce a sintetizzare. I pesci e le foche sono ricchi di Acido
Linoleico e Acido Linolenico (i cosiddetti omega 6 e omega 3) entrambi
a 18 atomi di carbonio ma rispettivamente con 2 e 3 doppi legami,
quindi insaturi. Questi due acidi grassi vengono metabolizzati per
sintetizzare Acido Arachidonico, a 20 atomi di carbonio con 4 doppi
legami. Spero che la risposta sia stata esaustiva e che qualcuno con
maggiori conoscenze delle mia possa confermare ciò che ho detto. ciao
> Posso ritenere veritiere tali affermazioni? oppure no?
Non lo so, ma in se non c'è nulla di strano:
per esempio oltre al fatto evidente della carnagione più chiara gli
europei
possiedono un enzima per digerire il lattosio che fra gli africani è
carente.
Sono mutazioni o selezione ( cioè si riproduce di più chi ha quel
carattere ) indotta dell'ambiente:
darwinismo puro e semplice.
Una curiosità piuttosto: gli eschimesi sono il popolo più nordico , ma
con pelle abbastanza scura.
Con il pesce assumono una vitamina indispensabile che di solito deve
essere sintetizzata per esposizione solare,
per cui lo schiarimento della pelle non è stato premiato e non si è
prodotto.
> Infatti si cibano prevalentemente di pesce e foche
Sì. anche caribou, renna, bacche, ecc. Questo però vale soprattutto
al passato. Oggigiorno mangiano più patatine fritte di noi! :( La
dieta tradizionale è stata spesso abbandonata a favore di una dieta
"occidentale" di scarsa qualità, ricca in zuccheri e grassi saturi e
trans, specie tra le giovani generazioni. Inoltre, comprano gli
alimenti nei negozi anziché dover cacciare e pescare come avveniva
tradizionalmente, e anche questo cambiamento di stile di vita si
ripercuote negativamente
"We surveyed Eskimo adults in Northwest Alaska to document their
usual dietary intakes...
...Native foods contributed significantly less in the diets of young
adults than to those of elders, especially among women. Store-bought
foods were the main source of energy, carbohydrate, fat, saturated
fat, and fiber for all adults. Based on their nutrient density and
potential to inhibit CVD, continued consumption of traditional foods
is recommended. "
J. Nutr. 135:856-862, 2005
http://jn.nutrition.org/cgi/reprint/135/4/856.pdf
> gli
> europei
> possiedono un enzima per digerire il lattosio che fra gli africani è
> carente.
> Sono mutazioni o selezione ( cioè si riproduce di più chi ha quel
> carattere ) indotta dell'ambiente:
In realtà (a conferma di quanto dici) l'enzima è presente anche in
alcune popolazioni africane dedite alla pastorizia sin dal neolitico.
"..among the peoples of East Africa. It is the ability to digest milk
in adulthood, conferred by genetic changes that occurred as recently
as 3,000 years ago, a team of geneticists has found.
The finding is a striking example of a cultural practice — the
raising of dairy cattle — feeding back into the human genome."
[...]
"The principal mutation, found among Nilo-Saharan-speaking ethnic
groups of Kenya and Tanzania, arose 2,700 to 6,800 years ago,
according to genetic estimates, Dr. Tishkoff's group is to report in
the journal Nature Genetics on Monday. This fits well with
archaeological evidence suggesting that pastoral peoples from the
north reached northern Kenya about 4,500 years ago and southern Kenya
and Tanzania 3,300 years ago."
[...]
"Genetic evidence shows that the mutations conferred an enormous
selective advantage on their owners, enabling them to leave almost 10
times as many descendants as people without them..."
> Una curiosità piuttosto: gli eschimesi sono il popolo più nordico ,
> ma con pelle abbastanza scura.
> Con il pesce assumono una vitamina indispensabile che di solito
> deve essere sintetizzata per esposizione solare,
> per cui lo schiarimento della pelle non è stato premiato e
> non si è prodotto.
La tesi che riporti (vit. D nel pesce che mantiene la pelle
scura) l'ho letta esposta in un libro di Cavalli Sforza.
Ma non sono molto convinto. Infatti a quelle latitudini
le pianure sono coperte di neve, spesso anche d'estate,
e la neve riflette i raggi UV, come puoi constatare quando
vai a sciare e ti abbronzi persino d'inverno (o ti abbagli
senza gli occhiali da sole). Gli esquimesi sono asiatici:
credo che gli occhi a fessura e la pelle non troppo chiara
siano stati selezionati come difesa dal riverbero del sole
sulla neve, pericoloso già d'inverno, figuriamoci d'estate.
Bye,
*GB*
> IMHO La differenza non sta nel modo in cui gli esquimesi metabolizzano
> il grasso, ma sta nel tipo di grassi che ingeriscono.
Concordo con te, ma da un'ottica alquanto diversa.
> Infatti si cibano prevalentemente di pesce e foche che sono ricche
> dei coseddetti "grassi essenziali", vale a dire grassi che il nostro
> organismo non è in grado di sintetizzare ma che deve necessariamente
> introdurre con la dieta in quanto sono essensiali per il nostro
> organismo poichè necessari per la sintesi di acidi grassi a lunga
> catena che il nostro organismo non riesce a sintetizzare.
Impho (p = personal), anche tu, se mangi solo crudo freschissimo
(purché esente da parassiti) o bollito, potresti forse mangiare
tanto pesce, fegato e uova senza danni, in quanto sono gli altri
tipi di cottura quelli che provocano la formazione di sostanze
cancerogene e aterogene.
Io spiegherei così anche il paradosso francese: infatti i francesi
mangiano molto più crudo e bollito degli americani, che invece
mangiano sempre robaccia fritta, arrostita o alla piastra.
Infatti se friggi un uovo, vedi che il bordo dell'albume è bruciato.
Anche la carne alla griglia ha parti carbonizzate. Che c'è lì dentro?
Idrocarburi poliaromatici (PAH, es. benzopirene), nanotubi (presenti
nella fuliggine), acrilamide, amine eterocicliche (HCA, es. PhIP)...
sono tutti cancerogeni, e i nanotubi lunghi trasportati dalle micelle
di colesterolo potrebbero anche lesionare l'endotelio arterioso.
Si può anche fare un esperimento: io mi mangio sei uova sode,
tu ti mangi sei uova fritte, poi facciamo gli esami e vediamo
chi dei due si è intossicato (ma basta vedere come ti senti dopo).
Bye,
*GB*
> Gli esquimesi sono asiatici:
> credo che gli occhi a fessura e la pelle non troppo chiara
> siano stati selezionati come difesa dal riverbero del sole
> sulla neve, pericoloso già d'inverno, figuriamoci d'estate.
Però non credo che la presenza dell'uomo nelle terre artiche possa essere
fatta risalire a tempi geologici, ma solo preistorici, quando l'uomo aveva
già il dominio del fuoco e usava pelli animali per coprirsi. E tenderei ad
escludere che su tempi così brevi (geologicamente parlando) l'evoluzione
possa aver selezionato alcunchè...
--
Doctor Diabolicus
http://www.sci-med.it
> Si può anche fare un esperimento: io mi mangio sei uova sode,
> tu ti mangi sei uova fritte, poi facciamo gli esami e vediamo
> chi dei due si è intossicato (ma basta vedere come ti senti dopo).
Credo faccia ben poca differenza in acuto, quanto ai poliaromatici e alle
altre schifezze che si formano spingendo la cottura verso la
carbonizzazione, i loro effetti si vedono sul lungo periodo...
>> Si può anche fare un esperimento: io mi mangio sei uova sode,
>> tu ti mangi sei uova fritte, poi facciamo gli esami e vediamo
>> chi dei due si è intossicato (ma basta vedere come ti senti dopo).
>
> Credo faccia ben poca differenza in acuto,
Hai provato? Perché io, le rare volte che mi mangio sei uova sode
(non era una battuta), mi sento tonificato e senza disturbi digestivi.
Invece mi basta mangiare un solo uovo fritto per avvertire un po'
di pesantezza. Non nego che sia più saporito, ma è certo più pesante.
> quanto ai poliaromatici e alle altre schifezze che si formano
> spingendo la cottura verso la carbonizzazione, i loro effetti
> si vedono sul lungo periodo...
Sugli effetti più gravi è certamente come dici. Ma ho letto
che hanno già esaminato gli effetti acuti dell'ingestione
dei cibi di una nota catena di fast food, alla ricerca
di un innalzamento della colesterolemia dopo l'assunzione,
cosa che non hanno trovato, ma al suo posto hanno trovato
un aumento acuto delle transaminasi: segno che quelle sostanze
provocano subito un impegno epatico, visto che il fegato
inizia immediatamente a detossificarle.
Quindi gli effetti sul cuore e sui vasi si vedranno più tardi,
ma quelli sul fegato si vedono da subito. Pertanto la mia
proposta sarebbe di misurare le transaminasi prima e dopo
quei due differenti pasti a base di uova: se ho ragione,
sono le uova fritte e non quelle sode a scassare il fegato.
Bye,
*GB*
> Però non credo che la presenza dell'uomo nelle terre artiche possa
> essere fatta risalire a tempi geologici, ma solo preistorici,
> quando l'uomo aveva già il dominio del fuoco e usava pelli animali
> per coprirsi. E tenderei ad escludere che su tempi così brevi
> (geologicamente parlando) l'evoluzione possa aver selezionato
> alcunchè...
Scusa, ma l'argomentazione di Cavalli Sforza è che gli antenati
degli attuali Esquimesi avessero conservato la pelle scura
perché la vit. D la trovavano nel pesce e quindi non avevano
bisogno di schiarirsi la pelle. La mia controargomentazione
è che, se si fossero schiariti troppo, i raggi UV riflessi
dalla neve gli avrebbero provocato danni alla pelle e agli occhi
che avrebbero diminuito le loro possibilità di sopravvivenza.
Una limitazione ambientale di questo genere mi pare sufficiente
a fermare lo schiarimento della pelle, senza alcun bisogno
di invocare tempi geologici.
Anche perché per abbronzarsi bastano mesi o anni, non servono
eoni. Un italiano che faccia lavori stradali ogni estate
o il contadino o il marinaio a torso nudo, acquisisce
in pochi anni una colorazione della pelle della stessa
tonalità di quella degli esquimesi. E nelle raffigurazioni
artistiche dell'antichità gli uomini sono quasi sempre
dipinti scuri e le donne chiare, non perché fossero di etnie
diverse, ma semplicemente perché gli uomini lavoravano o
combattevano all'aperto e quindi erano molto abbronzati,
mentre le donne stavano in casa e quindi erano pallide.
Quindi la tua obiezione sarà valida tutt'alpiù per la forma
degli occhi, che comunque gli Esquimesi hanno ereditato
dai loro antenati asiatici. E anche per questa io penso
che c'entri il sole, perché i neri africani che vivono
da sempre nella savana hanno gli occhi più a fessura,
mentre quelli che sono sempre vissuti nella foresta
hanno gli occhi a bulbo.
Ma poi, perché la tua obiezione non dovrebbe valere anche
per le popolazioni europee? In quanto tempo gli antenati
degli attuali popoli scandinavi hanno schiarito la pelle?
Sai bene che non sono sempre vissuti a quelle latitudini.
Infine, da qualche tempo è noto che l'evoluzione è più rapida
di quanto si potrebbe dedurre dai tassi effettivi di mutazione
riscontrati nelle varie specie, e che procede per salti
(cd. equilibrio punteggiato di Gould). Secondo me, la chiave
per spiegare ciò sta nella patologia. Infatti non ci sono
anelli di congiunzione tra il fenotipo di un soggetto Down
e quelli dei suoi genitori, come pure non ci sono fra cavallo
e mulo o bardotto (che pure nascono da cavalla o cavallo).
Ma questo non vuol dire che tali soggetti siano stati creati
per intervento divino; vuol dire semmai che moltissimi geni
possono cambiare funzionalità tutti insieme attraverso
riarrangiamenti cromosomici (come quelli che caratterizzano
i carcinomi), e quindi dar luogo rapidamente a nuove specie.
Faccio un esempio di evoluzione rapida. Ho letto l'anno scorso
che nella popolazione umana circostante lo Stretto di Messina
sarebbero state rilevate mutazioni genetiche adattative alla
radioattività rilasciata dal terremoto del 1908, inversamente
proporzionali alla distanza dall'epicentro. Ecco un link divulgativo
tratto da Repubblica (notare che diversamente da quanto lascerebbe
intendere l'articolo, lamarckismo non è sinonimo di creazionismo):
www.fainotizia.it/2007/03/17/messina-nel-terremoto-il-mistero-del-dna
Messina, nel terremoto il mistero del Dna
Un vero e proprio terremoto genetico. Perché se l'ipotesi
sarà comprovata, si tratterà di una rivoluzione copernicana
delle teorie sul Dna. Ma intanto c'è il primo dato di fatto
sul quale la scienza si vuole interrogare: che origine ha
quella mutazione nel Dna degli abitanti dell'area dello Stretto
di Messina, scoperta da due ricercatori della Banca del cordone
ombelicale di Sciacca, l'ematologo Calogero Ciaccio e la biologa
Michela Gesù. Un quesito che ha suscitato l'interesse del
paletnologo Maurizio Tosi, ordinario dell'Università di Bologna,
che nel progetto di ricerca ha coinvolto anche l'università
La Sapienza e il Museo nazionale preistorico di Roma.
Per capirci di più, gli studiosi chiedono di analizzare il Dna
di almeno 250 delle 95 mila vittime del disastroso terremoto
che nel 1908 rase al suolo Messina e Reggio Calabria. Perché lì,
e nelle altre numerose scosse telluriche che nei secoli hanno
sconvolto lo Stretto, potrebbe essere racchiusa la chiave di tutto.
Escluse, con l'ausilio degli storici, tutte le ipotesi legate
all'immigrazione o al movimento delle popolazioni, la tesi avanzata
dai ricercatori di Sciacca presuppone che a modificare la distribuzione
di una componente del Dna (l'allele Dr11) dei siciliani e dei calabresi
potrebbe essere stato il radon, un gas dell'uranio presente in alcune
rocce che viene emesso dal sottosuolo prima e durante le scosse
sismiche.
Legame, quello tra radon e terremoti, considerato attendibile al punto
che tra Italia e Stati Uniti è in corso uno studio per creare degli
'avvisatori sismici' basati sulla rilevazione dei picchi di gas
radioattivo che precedono le scosse. A riprova di ciò, anche
l'elevatissima concentrazione del radon presente nello Stretto,
area che nei secoli è stata devastata dai terremoti: ben 24 mila bq
(l'unità di misura della radioattività che ha sostituito il curie
nel sistema internazionale) per metro cubo, contro gli appena 400 bq
rilevati a Trapani o a Catanzaro, secondo quanto comunicato ai
ricercatori dall'Istituto di geofisica e vulcanologia.
E dato che la mutazione del Dna si presenta 'graduale e ordinata'
a partire proprio dall'area dello Stretto, secondo gli studiosi
non si può attribuire a 'fluttuazioni casuali o a deriva genetica'.
Da qui l'idea di confrontare il Dna con quello di chi abitava
nella zona prima della micidiale scossa di magnitudo 7,2 che all'
alba del 28 dicembre 1908 rase al suolo Messina e Reggio Calabria.
Scossa accompagnata, con tutta probabilità, da una altrettanto
potente emissione di radon.
E' un'ipotesi che, se accertata, avvalorerebbe le tesi 'creazioniste',
secondo cui l'ambiente può incidere sulle modifiche genetiche.
Tesi finora rigettate dalla gran parte della scienza ufficiale.
Ma nessuno dei ricercatori vuole aprire dibattiti di merito:
'Non abbiamo il dovere di dare risposte - spiega il paletnologo
Maurizio Tosi, laico e darwinista - ma di farci domande. C'è un dato
di fatto che dobbiamo verificare, al di là delle teorie, riesumando
un numero sufficiente di cadaveri di vittime del terremoto e
analizzandone il Dna. Altri prelievi saranno compiuti sugli emigrati.
Vedremo così se la mutazione c'era o meno prima di quell'evento.
La questione, posta in questi termini, ha interessato studiosi eminenti
che collaboreranno al progetto, come Alfredo Coppa, ordinario di
antropologia alla Sapienza, e Luca Bondioli, responsabile del
laboratorio di Antropologia fisica del Museo nazionale preistorico
di Roma'.
L'équipe di scienziati ha già formalizzato la richiesta di esumazione
delle salme al sindaco di Messina, Francantonio Genovese. Che si dice
pronto a fare la sua parte: 'Sarebbe un fatto straordinario - assicura
- e saremo lieti di offrire alla ricerca tutta la collaborazione'.
E chissà se di quei 95 mila morti, la scienza trasformerà radicalmente
la condizione di vittime inutili della malasorte.
Quanto sopra è ancora da verificare, ma ci sono evidenze recenti
(ad es. sul diavolo di Tasmania) di come una forte pressione selettiva
possa indurre un cambiamento evolutivo rapido, di tipo lamarckiano,
probabilmente su base epigenetica. Ecco un riferimento generale:
New Scientist, 12 July 2008, titolo di copertina:
FORGET GENES - The surprising power of the other
side of evolution
L'articolo di Emma Young è a pag. 29. Si può leggere qui:
http://www.newscientist.com/channel/life/mg19926641.500
Se quell'articolo non ti convince, prendi in considerazione
anche i fatti riportati nel thread che vado a intitolare
"Cancro trasmissibile".
Lì noterai come in pochi anni i diavoli di Tasmania (Sarcophilus
harrisii) per far fronte al serio rischio di estinzione dovuto
al cancro trasmissibile detto DFTD, hanno anticipato lo sviluppo
sessuale (e forse col tempo diverranno di taglia più piccola).
Bye,
*GB*
Mi sembra che sia una non selezione: gli asiatici hanno già pelle
scuretta e occhi a mandorla,
indi è venuto a mancare la pressione evolutiva che avrebbe schiarito
la pelle.
Ps
Per la seconda volta ho visto figlio di siciliana e di friulano con
bionda/occhi azzurri.
( nessun dei parenti invece li ha).
Mi ha fatto pensare a geni baltici ( normanni e longobardi) che dopo
2000 anni si sono reincontrati e ha
quanto è complessa la storia europea!
> Ps
> Per la seconda volta ho visto figlio di siciliana e di friulano con
> bionda/occhi azzurri.
Ciao! Ricordati, tanto per fare un esempio, di Federico II del Sacro Romano
Impero (Federico II Hohenstaufen, noto anhe come Federico I di Sicilia o di
Svevia) e delle "scorribande" sveve in Sicilia e Sardegna (1200 circa):
credo che il DNA dei Siciliani e dei Sardi sia fortemente "contaminato"!
Bye, Alessio
> Hai provato? Perché io, le rare volte che mi mangio sei uova sode
> (non era una battuta), mi sento tonificato e senza disturbi digestivi.
> Invece mi basta mangiare un solo uovo fritto per avvertire un po'
> di pesantezza.
Io potrei dirti che mi succede l'esatto contrario, tranne che di uovo sodo
me ne basta uno per avere la sensazione di stomaco otturato.
A questo punto abbiamo solo contrapposto due evidenze aneddotiche che si
elidono a vicenda e che, richiamando esperienze soggettive, si conciliano
poco con la disamina chimica delle poliammine e dei nanotubi, entita' che
fanno danno a prescindere dal fatto di esserne consapevoli o meno. Tu hai
letto dei nanotubi, mangi l'uovo fritto e vedi mentalmente i nanotubi fare
danno. A quel punto decidi che l'uovo fritto non ti piace. Vedi il bordo
carbonizzato e associ il nero a una serie di valenze psicologiche negative
(lutto, bruciato, assenza di luce ecc.), mentre il carbonizzato e' solo il
buon vecchio innocuo carbonio della sostanza organica, e i complessi
policiclici cancerogeni non hanno colore, oppure come i colori all'anilina,
ce l'hanno, ed e' piacevolmente vivace .
L'unica base di partenza accettabile deve essere epidemiologica; constati
diverse prevalenze di certe malattie, ipotizzi dei meccanismi di danno
legati alla preparazione dei cibi, e sulla base delle diverse modalita',
provi a spiegare la diversa risultanza epidemiologica. Poi vai a vedere nel
mondo se popoli e comunita' che preparano il cibo in modo simile, presentano
le stesse malattie.
> Pertanto la mia
> proposta sarebbe di misurare le transaminasi prima e dopo
> quei due differenti pasti a base di uova: se ho ragione,
> sono le uova fritte e non quelle sode a scassare il fegato.
Quando vuoi. Tu porta le uova che io porto la macchina per misurare le
transaminasi.
> Mi sembra che sia una non selezione: gli asiatici hanno già
> pelle scuretta e occhi a mandorla,
> indi è venuto a mancare la pressione evolutiva
> che avrebbe schiarito la pelle.
Sì, ma non è questo il punto. Se, come sostenuto da Campli,
i tempi sono stati troppo brevi per una selezione, lo saranno
stati anche per lo schiarimento della pelle degli Europei.
Secondo me, gli antenati degli Europei avevano la pelle chiara
già prima dell'introduzione dell'agricoltura, per la semplice
ragione che all'epoca l'Europa continentale era interamente
coperta di foreste temperate (che sono state abbattute proprio
per coltivare i campi). Prima dell'agricoltura era più facile
vivere dentro i boschi che fuori, perché gli animali da cacciare
(conigli, cinghiali, cervi), le bacche e i funghi da raccogliere
e le radici da estrarre dal suolo, stavano tutti lì dentro.
Invece oltre una certa latitudine le foreste non crescono più
e lasciano il posto alla tundra e alla taiga.
Mi sembra plausibile che a vivere sempre all'ombra delle fronde
boschive alla latitudine media dell'Europa continentale si riceva
meno irradiazione UV su viso e mani che a vivere negli spazi aperti
dell'Artico. Infatti se stai dentro un bosco non ti abbronzi,
mentre se vai a sciare, sì.
Inoltre 20 minuti di esposizione al sole in una persona di pelle
chiara inducono la produzione cutanea di ben 10.000 UI di vit. D
che poi si diffonde ai tessuti sottostanti diminuendo progressivamente
la sua concentrazione e raggiungendo una distribuzione fisiologica.
Invece assumere la stessa quantità di vit. D per via orale potrebbe
determinare danni agli organi interni non abituati a quei livelli.
Per tutte queste ragioni, io credo che la pigmentazione cutanea
non dipenda dalla dieta, bensì dalla reale esposizione alla luce
solare, che non dipende così semplicemente dalla latitudine.
In fondo, se anche i funghi si abbronzano, vuol dire che si tratta
di una modalità adattativa davvero ancestrale!
> Per la seconda volta ho visto figlio di siciliana e di friulano
> con bionda/occhi azzurri.
> ( nessun dei parenti invece li ha).
> Mi ha fatto pensare a geni baltici ( normanni e longobardi)
> che dopo 2000 anni si sono reincontrati
E questo mi ricorda un'altra cosa. Pare che gli occhi azzurri
siano comparsi in Ucraina. Gli europei orientali avevano l'abitudine
di scavare dimore sotterranee dove rifugiarsi in inverno per resistere
al freddo, come animali ipogei. Ecco dunque la possibile origine
della depigmentazione che ha portato a capelli biondi o rossi,
occhi azzurri e lentiggini.
Ma non sono tratti tanto validi al giorno d'oggi, perché aumentano
il rischio di cancro della pelle per esposizione ai raggi solari.
Bye,
*GB*
> Io potrei dirti che mi succede l'esatto contrario, tranne che
> di uovo sodo me ne basta uno per avere la sensazione di stomaco
> otturato.
Lo sali? Perché avevo dimenticato di precisare che le uova sode
io le mangio rigorosamente senza salarle.
Tu potresti essere allergico alle uova, precisamente a certe
proteine non denaturate dalla cottura. La natura non aveva
previsto che le proteine delle uova venissero iniettate
direttamente nel sangue, ma con i vaccini lo si fa.
> A questo punto abbiamo solo contrapposto due evidenze
> aneddotiche che si elidono a vicenda
Ammetto che fin qui sembri avere ragione tu.
> e che, richiamando esperienze soggettive, si conciliano
> poco con la disamina chimica delle poliammine e dei nanotubi,
> entita' che fanno danno a prescindere dal fatto di esserne
> consapevoli o meno.
Tuttavia come spieghi che popoli più o meno primitivi,
come gli esquimesi mangiapesci e certi indios mangianoci
(ci si potrebbero mettere anche gli aborigeni papuasici),
pur seguendo una dieta ricchissima di grassi non avevano
disturbi, mentre appena sono passati ai cibi occidentali
hanno manifestato tante malattie degenerative da far causa
alle multinazionali che li hanno indotti a mangiare
quelle porcherie saporite ma per loro tossiche?
> Tu hai letto dei nanotubi, mangi l'uovo fritto e vedi
> mentalmente i nanotubi fare danno. A quel punto decidi
> che l'uovo fritto non ti piace.
No, mi spiace, il tuo ragionamento con me non funziona,
perché io quella teoria l'ho sviluppata *dopo* l'esperienza:
prima ho mangiato le uova cotte in un modo e in un altro,
e solo diverso tempo dopo ho cominciato a ragionarci sù.
Ciò a cui alludi è questo: avendo io letto che nitrati e nitriti
potrebbero essere cancerogeni, decisi di passare al prosciutto
di Parma e a quello di San Daniele, che non li contengono,
e li consigliai pure. Poi mi accorsi che (contenendo più sale
per non avere nitriti) mi raschiano lo stomaco ancora di più.
Così sono tornato al prosciutto crudo con nitriti. Quando è dolce
e poco salato non mi dà disturbi, che nel mio caso parrebbero
dipendere dal sale (NaCl), ma anche questo l'ho capito *dopo*.
Altro esempio: non sopporto proprio lo scatolame e quindi
mi ritrovo a spendere di più per mangiare solo cibi freschi.
Perché? Mah. Lo scatolame è certo troppo salato, ma sospetto
che subisca anche importanti trasformazioni chimiche dovute
al riscaldamento sotto pressione.
Certe cose poi sono insidiose... hai mica provato a squartare
una confezione Tetrapak di succo d'arancia? Scommetto che
prima di farlo reputavi che l'acidulo citronettare fosse
contenuto dentro auliche pareti cellulosiche metalloprive.
> Vedi il bordo carbonizzato e associ il nero a una serie
> di valenze psicologiche negative (lutto, bruciato,
> assenza di luce ecc.), mentre il carbonizzato e' solo
> il buon vecchio innocuo carbonio della sostanza organica,
Non proprio: i nanotubi stanno nel carbonizzato.
> e i complessi policiclici cancerogeni non hanno colore,
> oppure come i colori all'anilina, ce l'hanno,
> ed e' piacevolmente vivace .
Stanno anche nel carbonizzato, a meno che tu non voglia
sostenere che il cancro allo scroto agli spazzacamini
glielo facessero venire i nanotubi.
> L'unica base di partenza accettabile deve essere
> epidemiologica;
In teoria sì. Però nei fatti, come fai a tirar fuori
una precisa sostanza responsabile di una data patologia
da un coacervo di migliaia di sostanze chimiche assunte
(qualcuna delle quali potrebbe contrastare la sua azione),
se non hai già in partenza un'idea di quale potrebbe essere
la sostanza da ricercare?
> constati diverse prevalenze di certe malattie,
> ipotizzi dei meccanismi di danno legati alla preparazione
> dei cibi, e sulla base delle diverse modalita',
> provi a spiegare la diversa risultanza epidemiologica.
> Poi vai a vedere nel mondo se popoli e comunita'
> che preparano il cibo in modo simile, presentano
> le stesse malattie.
E' un'ottima descrizione e ti ringrazio per averla
esplicitata. Il problema resta che è difficile sapere
che cosa c'è davvero nei cibi, e come si trasforma
durante il passaggio attraverso l'apparato digerente.
Perché se cose di questo tipo si sapessero tutte, forse
si sarebbe già trovata la causa del cancro gastrico.
>> Pertanto la mia
>> proposta sarebbe di misurare le transaminasi prima e dopo
>> quei due differenti pasti a base di uova: se ho ragione,
>> sono le uova fritte e non quelle sode a scassare il fegato.
>
> Quando vuoi. Tu porta le uova che io porto la macchina
> per misurare le transaminasi.
Se è una proposta seria, la accetto e iniziamo
un reclutamento di volontari per questo autunno.
Prima però dovresti dire (eventualmente in privato)
quanto vuoi per effettuare tali analisi extramoenia
su soggetti sani (potresti applicare uno sconto).
Se invece è una delle tue frequenti battute di spirito,
farà anche ridere ma non credo che ti permetterà
di pubblicare alcuno studio al riguardo.
Bye,
*GB*
> Secondo me, gli antenati degli Europei avevano la pelle chiara
> gią prima dell'introduzione dell'agricoltura, per la semplice
> ragione che all'epoca l'Europa continentale era interamente
> coperta di foreste temperate
Aggiungo che un altro punto a favore dell'ipotesi degli antichi
europei come uomini dei boschi ci č dato dalla nota caratteristica
degli occhi infossati (che permette di riconoscere un cranio
come appartenente a un europoide).
Infatti i boschi della zona temperata sono pieni di arbusti spinosi
ed č ovvio che un individuo con tale conformazione delle orbite
rischia di meno di ferirsi a un occhio con le spine.
Bye,
*GB*
> Sě, ma non č questo il punto. Se, come sostenuto da Campli,
> i tempi sono stati troppo brevi per una selezione, lo saranno
> stati anche per lo schiarimento della pelle degli Europei.
No, perchč davo per scontato che le condizioni climatiche delle regioni
artiche siano PIU' ostili di quelle dell'Europa (del Nord Europa) e
quindi la colonizzazione di quei territori č stata successiva/molto
successiva...