Il 30/05/2012 21:31, Antonio ha scritto:
> Salve a tutti.
>
> La domanda che pongo trae spunto da un passo del
> teologo e saggista Sergio Quinzio [1927-1996] ("La
> speranza nell'apocalisse", Ed. Paoline, Torino 1984)
> che qui riporto:
>
> « Il fisiologo Pierre Flourens, che venne eletto
> all'Académie Française in concorrenza con Victor Hugo
> e che fu tra i primi a studiare l'impiego del
> cloroformio nelle operazioni chirurgiche, giunse a
> negare che gli anestetici, naturalmente quelli
> conosciuti al suo tempo, tolgano la sensibilità al
> dolore. Paralizzerebbero soltanto certi centri nervosi
> impedendo la possibilità motoria di manifestarlo, e
> poi quella di ricordarlo. Flourens - lo citano
> Horkheimer e Adorno in Dialettica dell'illuminismo -
> temeva anche che l'illusione della narcosi avrebbe
> «incoraggiato a eseguire alla leggera interventi
> chirurgici sempre più complicati e difficili»,
> infliggendo sofferenze indicibilmente atroci.
Non credo sia giusto utilizzare fatti e stato delle
conoscenze che non siano più che attuali (ovviamente non
mi riferisco a te ma all'autore del passo che citi). In
campo medico bastano anche 3-4 anni per cambiare tutte le
carte in tavola. Anche se l'autore avesse fatto un
semplice excursus storico, l'effetto è un altro, ovvero
quello di dare già un messaggio a chi legge e
possibilmente convincerlo della propria tesi. Ciò detto...
> L'attuale stato di avanzamento delle tecniche
> anestesiologiche consente di escludere tale spaventosa
> eventualità, cioe' che durante il coma si sperimenti il
> dolore?
...ciò detto, non sono né medico né tantomeno anestesista
quindi posso sbagliare e sarò corretto.
La problematica che sollevi, è molto ben conosciuta. Se tu
addormenti qualcuno e basta, il dolore lo "sente" eccome
(virgolette che spiego sotto) tanto è vero che
nell'anestesia si usa un'associazione di ipnotici,
miorilassanti e *antidolorifici*. Lo stato del paziente
viene sempre controllato e se il dosaggio degli
antidolorifici si abbassa, lo si vede da tutta una serie
di reazioni. Mi pare che addirittura, ben dopo che gli
strumenti lo hanno evidenziato, il paziente, pur
totalmente addormentato, lacrima. Ma ovviamente non si
arriva mai a questo: era solo per dire che quella che
viene presentata come una spaventosa eventualità è una
problematica conosciuta e tenuta sempre sotto controllo.
Gli strumenti sono sensibilissimi e ci si accorge
immediatamente se è necessario somministrare
antidolorifici o altri farmaci.
Chiunque abbia avuto un'anestesia totale lo sa benissimo
che può essere tagliuzzato e ricucito senza sentire
niente, con un senso di black out così totale che dopo
questa esperienza ci si accorge che anche il sonno più
profondo è un'altra cosa.
E' chiaro che il senso del discorso è un altro e se ne può
anche discutere, purché lo si faccia senza avere la tesi
preconfezionata. Ovvero: se antestetizzo un essere umano o
un animale, senza somministrare antidolorifico e vedo
chiaramente dai parametri fisiologici che sta subendo
dolori fortissimi, una volta svegliato, cosa ricorderà?
O in altri termini: cos'è il dolore? E' quello che
ricordiamo come esperienza nella nostra continuità di
coscienza o no? Se qualcosa esce dal nostro orizzonte di
consapevolezza, è un'esperienza reale o no?
Nn sono informato sull'argomento e se ne parlassero gli
esperti sarebbe interessante. Ma so che un discorso o lo
si imposta "sub specie religionis" oppure in termini
scientifici. Non è giusto fare la prima cosa invocando la
scienza per le proprie tesi. Anche qui metto le mani
avanti: non ho il testo da cui citi il passo e se il
contesto rendesse chiaro che il discorso è onestamente
religioso o onestamente scientifico, allora come non
detto. Dal passo citato così come sta io leggo un altro
tipo di messaggio...
ciao!
Apx.