Quindi, parlatemene in maniera scientifica per favore. Le seguenti sono
le idee che mi sono fatto. Ipotizzo che si abbia uno shock ipovolemico
distributivo perché il sangue si trova in buona parte negli organi
splancnici in seguito alla digestione e lo stimolo del freddo devia
altro sangue verso i muscoli scheletrici al fine di incrementare la
termogenesi tramite brividi (anche se, se non ricordo male, durante
l'esposizione al freddo il sangue viene deviato non solo ai muscoli,
quindi in "un'altra" perferia, ma anche centralmente, per irrorare cuore
e cervello, con sottrazione invece a livello cutaneo e intestinale).
Questa deviazione ai muscoli causa ipovolemia relativa con sottrazione
del sangue ai parenchimi nobili e svenimento, perdita di coscienza fino
a grave ipoperfusione. In più il freddo causa un riflesso vagale con
bradicardia e diminuzione della portata, per il diving reflex causato
dal contatto del viso con l'acqua fredda.
In realtà non capisco perché mai il sangue non può spostarsi dal
distretto intestinale a quello muscolare e centrale anzichè restare
"bloccato" a livello intestinale. Cosa impedisce al sangue di
interrompere il processo digestivo per spostarsi a irrorare i muscoli e
spostarsi centralmente? E se lo fa. perché interrompere la digestione
fa tanto male? Non sarebbe sensato pensare che semplicemente la
digestione rallenta attendendo di poter essere ripresa? Insomma non
capisco bene la fisiopatologia, forse perché non ricordo bene la fisiologia.
Comunque se ho supposto bene, la terapia immediata se ci si trova di
fronte al fondato sospetto di una "congestione" penso che si debba
basare su:
-ovviamente allontanare dall'acqua e dal freddo, se c'è arresto
respiratorio ovviamente fare rianimazione
-se non c'è arresto ma il paziente è incosciente o semicosciente o
comunque presenta forti dolori addominali: va bene la borsa dell'acqua
calda sulla pancia e anche i massaggini ma cosa fare di più oltre a
chiamare subito il 118? mi viene da pensare a due cose: tentare
un'espansione del volume vascolare tramite cristalloidi o colloidi,
facendo attenzione alla funzionalità cardiaca per quanto riguarda la
velocità dell'infusione. Farmaci: provare con una mezza fiala di
atropina se c'è bradicardia, buscopan se c'è solo forte colica.
Ho sbagliato tutto, qualcosa?
grazie
dovresti trovare diverse informazioni (inclusa questa ;-)
piesse
incredibile evidentemente è proprio una carenza della letteratura
scientifica..!! vedo che molti alla fine si rifanno a due temi:
distribuzione alterata del sangue (chi la spiega in un modo chi in un
altro...) e ipertono vagale (anche qui c'è chi da importanza alla
stimolazione tramite trigemino, chi allo shock termico sull'apparato
digerente...).. Il tutto risulta poco chiaro comunque.
E' vero che nelle condizioni d'emergenza non occorre sapere la causa ma
individuare e correggere gli squilibri, però avere le idee più chiare non
sarebbe male :-). Per la bradicardia ok, possiamo ipotizzare una
componente vagale che è certamente possibile visto in generale il fenomeno
ben studiato della sincope per tuffo e per immersione in acqua fredda
(stimolazioni trigeminali vagali) e trattarla di conseguenza qualora
presente.
Ma per la volemia? ci si deve aspettare un paziente, a livello generico
ovviamente, con ipovolemia relativa, in cui è potenzialmente utile
l'espansione plasmatica con fluidi, oppure un paziente con ipertensione
venosa, magari con turgore delle giugulari in cui quindi è da evitare
l'infusione di fluidi se non lo si vuole mandare in edema polmonare?
il termine "congestione" si presta a fraintendimenti e interpretazioni le
più varie come ho letto qua e la...
> salve,domanda da medico a medici.
> sto cercando di capire la fisiopatologia e la conseguente terapia della
> famosa "congestione" intestinale, a volte detta "blocco intestinale".
> Innanzitutto esiste un modo più scientifico per denominarla?? così
> magari è più facile cercare notizie serie..
io mi chiedo ancora se sia davvero un'entità patologica esistente o no.
ricalcando Morgagni, mi piacerebbe sapere cosa trovano gli anatomopatologi
nei corpi di chi muore di "congestione".
il fatto che entrando in acqua dopo mangiato si rallenti la digestione non
ci vuole molto a spiegarlo, basta pure l'attività fisica a farlo.
il fatto che durante la digestione, momento "parasimpatico" della nostra
giornata, una secchiata d'acqua fredda possa far venire una sincope
vagale, potrebbe essere plausibile.
ma poi penso che per estensione la cultura popolare abbia esteso il
rischio fino al pericolo di morire (se a qualcuno viene un mal di pancia,
a qualcuno più sensibile può venire un colpo e morire).
per questo dico che gli uomini chiave sarebbero gli anatomo patologi:
personalmente sono convinto che in alcuni troverebbero un evento
coronarico, in altri un evento cerebrovascolare e in alcuni magari un
semplice annegamento, magari in occasione della sincope detta sopra.
Insomma se la domanda è "cosa fare con l'incosciente tirato fuori
dall'acqua dopo mangiato" io propendo per un quadro molto eterogeneo di
possibilità, non meno complesso dei pazienti incoscienti che si trovano i
città.
Ciao
Luigi
> io mi chiedo ancora se sia davvero un'entità patologica esistente o
> no...........
L'idea che me ne sono fatto io è che episodicamente sia successo, e
raramente continui a succedere, che persone giovani, per questo sensibili ai
riflessi, in condizioni particolari abbiano avuto sincopi. Se hai una
sincope in qualunque altro posto caschi per terra e poi ti rialzi. Se ce
l'hai in mare, ++ se sei al largo, anneghi, o comunque rischi di brutto.
Questo ha creato, soprattutto fra chi ha la "cultura del proibito" molto
sviluppata (mamme cattoliche) il mito delle 4 ore fra pasto ed ingresso in
acqua.
Io, che fino a 22 anni ho abitato in un posto di mare, me ne sono sempre
strafregato, mangiando come un bisonte e facendo il bagno con qualunque
acqua a tutte le ore. E adesso sono bello come un dio, forte come un toro,
agile come una farfalla, pungente come un calabrone e trombo come un riccio.
--
FM (l'angiologo in via di estinzione)
>> "LB" <21063i...@mynewsgate.net> ha scritto nel messaggio
>> io mi chiedo ancora se sia davvero un'entità patologica esistente o
>> no...........
>"però l'avevo detto, io, eh? Mah!"
> L'idea che me ne sono fatto io è che episodicamente sia successo, e
> raramente continui a succedere, che persone giovani, per questo sensibili
> ai riflessi, in condizioni particolari abbiano avuto sincopi. Se hai una
> sincope in qualunque altro posto caschi per terra e poi ti rialzi. Se ce
> l'hai in mare, ++ se sei al largo, anneghi, o comunque rischi di brutto.
Io penso abbia ragione LB: probabilmente sotto la *congestione* si celano
diverse entità patologiche capaci di condurre a morte: non solo la sincope
con annegamento, ma anche infarto miocardico e chissà cos'altro.
Probabilmente mancano studi anatomo patologici riferiti ai morti per
"congestione", ma a questo punto sarebbe interessante sapere cosa si è
scritto nelle cause di morte per queste persone: causa iniziale, causa
finale...cosa è stato scritto nei certificati di decesso?? mica si sarà
scritto "congestione"? spero di no...sennò siamo punto a capo: se la
congestione non esiste dovremmo iniziare noi medici a non usare più questo
termine, ma essere capaci di discriminare fra le varie morti dando loro il
giusto nome...Eppure io sento molti colleghi parlare di "congestione".
Qualcuno di voi ha mai redatto un certificato di morte per "congestione"?
Cosa ha scritto nelle cause di morte?