Luciano Buggio
> "a veder le stelle" come fece Dante alla fine
> del 33� canto dell'Inferno
..."a riveder le stelle", e il canto e' il 34esimo (il proemio
convenzionalmente fa parte dell'Inferno, che quindi ha un canto in piu'
rispetto a Purgatorio e Paradiso).
Scusatemi l'OT, ma sul Sommo Poeta non transigo. :)
Ciao, Bruno.
> On 03/01/2010 15.16, Luciano Buggio wrote:
> > "a veder le stelle" come fece Dante alla fine
> > del 33� canto dell'Inferno
> ...."a riveder le stelle", e il canto e' il 34esimo (il proemio
> convenzionalmente fa parte dell'Inferno, che quindi ha un canto in piu'
> rispetto a Purgatorio e Paradiso).
> Scusatemi l'OT, ma sul Sommo Poeta non transigo. :)
Perfettamente d'accordo.
Tanto che la prima correzione (dell'omissione dell'iterativo) l'avevo
fatta quattro giorni fa in i.s., dove ho lanciato questo post (qui �
finito per sbaglio:
http://www.newsland.it/nr/browse/it.scienza/70221.html
Ciao.
Luciano Buggio
> Ciao, Bruno.
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
> Ho acquistato poco fa Orione ed ho trovato quella storia di Rita
> Bernabei che sotto il Gran Sasso ha misurato le modulazioni annuali
> dei neutrini.
Questa volta e` facile. Quello di cui parla Orione e` quanto presentato
dall'autrice qui: http://people.roma2.infn.it/dama/ppt/bernabei_NOVE2008.ppt
E sei anche fortunato: la prof. Bernabei parla italiano, contattala (
http://people.roma2.infn.it/~bernabei/cont.html ) e proponile la tua idea.
> Supponiamo che i neutrini altro non siano
Ex falso quodlibet
Non basta cercare una verifica (che non c'e`) per provare una teoria.
Basta un controesempio per falsificarla.
--
Franco
Wovon man nicht sprechen kann, dar�ber mu� man schweigen.
(L. Wittgenstein)
Fatto.
>
> > Supponiamo che i neutrini altro non siano
>
> Ex falso quodlibet
Aggiungo, per quanto riguarda l'ipotesi dei neutrini come fotoni molto
duri, che la sperimentazione della loro lunghezza d'onda,
richiederebbe un apparato che credo impossibile da mettere a punto.
Gli x (diffrazione alla bragg) hanno bisogno di una "fessura"
dell'ordine di grandeza dell'atomo.
I gamma, credo, del nucleone.
E fin qui apparatiper rilevare interferenza e diffraizoni sono
possobili.
Ma poi?
E se i neutrini fossero radiazioni che hanno bisogno, per creare
diffrazione osservabile,diciamo, di un costituente ancora pi�
elementare?
Ne sai qualcosa?
O devo chiedere sempre a Rita?
Tu non hai nulla da dire?
Luciano Buggio
http://www.lucianobuggio.altervista.org
> Non basta cercare una verifica (che non c'e`) per provare una teoria.
> Basta un controesempio per falsificarla.
Gi�, e allora come la mettiamo?
Su cosa si basa la solidit� di una teoria?
Solo sul fatto che non si trova un controesempio per falsificarla?
Siamo sempre al paradosso del corvo nero? Che basta una mucca gialla per
confermare la teoria che 'tutti i corvi sono neri'?
No! Non � una domanda retorica: Su cosa si basa la solidit� di una teoria?
G. De M.
> Su cosa si basa la soliditᅵ di una teoria?
> Solo sul fatto che non si trova un controesempio per falsificarla?
Non esattamente: sul fatto che i falsificatori potenziali sono stati
cercati e che i risultati sperimentali sono risultati coerenti con la
teoria. Maggiore il numero di falsificazioni fallite, maggiore la
solidita' della teoria.
Questo secondo Popper; il dibattito successivo, negli anni '60 e '70, ha
sottolineato come questa sia una visione un po' troppo semplice. Ma
l'ossatura rimane quella.
> Siamo sempre al paradosso del corvo nero?
No, quello e' un paradosso della conferma, qui si parla di
falsificazione. Non e' la stessa cosa.