Giorgio Bibbiani ha scritto:
> Io direi che si possa parlare di collasso anche in questo caso,
> certo dipende tutto da come si *definisca* la misura della
> presenza della particella in X.
> ...
Ha già detto tutto Giorgio, e sono d'accordo.
In ogni caso si tratta di collasso.
Forse il punto centrale è chiarire bene che non è possibile fare
un'esatta misura di posizione, né dal punto di vista fisico né da
quello matematico:
- dal pdv fisico perché ogni strumento ha una risoluzione finita
- dal pdv matematico perché l'operatore che rappresenta l'osservabile
posizione ha uno spettro continuo, e non ha autovalori e autovettori in
senso proprio.
Perciò bisogna inventare un'osservabile che schematizzi meglio una
reale operazione di misura; come ha fatto Giorgio col suo proiettore
P, che ha due autovalori, 0 e 1, e due sottospazi corrispondenti,
quello S1 delle funzioni a supporto in X per l'autovalore 1, quello S0
delle funzioni nulle in X per l'autovalore 0.
I due sottospazi S0 e S1 sono tra loro ortogonali e insieme generano
l'intero spazio delle f. d'onda.
Una misura di P darà o il risultato 1 oppure 0: nel primo caso, la
funzione psi(x) collasserà nella sua proiezione su S1, definita da
psi1(x) = psi(x) se x è in X
0 altrimenti.
Nel secondo caso collasserà in psi2(x) definita da
psi2(x) = 0 se x è in X
psi(x) altrimenti.
O meglio, psi1 e psi2 andrebbero definite normalizzate: il fattore di
normalizzazione al quadrato è proprio l'inverso della prob. di trovare
quel risultato.
Si vede bene che tra psi1 e psi2 non c'è nessuna differenza di
principio: sono entrambe funzioni in cui collassa psi dopo la misura.
Come non c'è nessuna differenza tra X e il suo complementare: sono due
insiemi esclusivi di posizioni, che il nostro schematico misuratore di
posizione sa distinguere.
Disponendo di più contatori si potrebbe arricchire la casistica,
aumentando gli autovalori e i sottospazi possibili, ma senza
differenze di sostanza.
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Elio Fabri