Voi come dite, donori o donatori?
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Giacomo "Gwilbor" Boschi
http://gwilbor.splinder.com/
Donatori, assolutamente. Purtroppo per�, si sente parlare di
"accettori" e "donori" anche in ambito accademico.
> Donatori, assolutamente. Purtroppo per�, si sente parlare di
> "accettori" e "donori" anche in ambito accademico.
Si sa che l' italiano che si sente in certe aule universitarie (e ormai
non solo quelle) fa accapponare la pelle. Accettori e donori sono calchi
fedeli dall' inglese come i ben peggiori "fittare", "flippare",
"scatterare", "lattice" (nel senso di reticolo), randomizzare, e la
lista continua...
Giorgio
Sara', ma io con quelle parole mi ci trovo benissimo :) almeno capisco di
cosa stanno parlando!
Giusto oggi leggevo su altri newsgroup qualcuno che parlava di "prelazione
nella schedulazione" (ci ho messo un po' a capire che voleva dire
"preemptive scheduler") e "interruzione" (invece di "interrupt"), e la lista
continua... :)
Pleg
> Donatori, assolutamente. Purtroppo perᅵ, si sente parlare di
> "accettori" e "donori" anche in ambito accademico.
Mumble mumble... qual ᅵ l'equivalente italiano di accettore?
> Accettori e donori sono calchi
> fedeli dall' inglese come i ben peggiori "fittare", "flippare",
> "scatterare", "lattice" (nel senso di reticolo), randomizzare, e la
> lista continua...
Credo che tutto sia iniziato con la "teoria delle stringhe" :-)
Non mi scandalizza. In ambito accademico � accettato "donore" e come
termine ha il vantaggio di essere un sostantivo e non un aggettivo
sostantivato.
Comunque il neologismo peggiore � "rigettanza", riguardo all'analisi
dati. Penso che i particellari siano tra i pi� pericolosi per la lingua
italiana.
> Non mi scandalizza.
> In ambito accademico ᅵ accettato "donore" e come
> termine ha il vantaggio di essere un sostantivo e non un aggettivo
> sostantivato.
Sul fatto che possa essere accettato o meno non discuto, sono anch'io
d'accordo che l'uso fa la regola. Perᅵ in questo caso mi vengono
spontanee delle considerazioni. Tipo: non vedo il vantaggio pratico nel
fatto che sia un sontantivo piuttosto che un aggettivo sostantivato;
oppure: perchᅵ i fisici italiani si devono preoccupare di inventare una
parola apposta quando invece i loro omologhi anglosassoni si trovano a
loro agio con una parola di uso comune.
Poi passo all'italianizzazione barbara di parole inglesi, delle quali
comunque e' difficile trovare l'equivalente italiano. Un esempio e'
proprio "fittare", che non so come potresti rendre bene in italiano, e
confesso che uso anch'io.
Poi metto lo pseudoitaliano come e' proprio "donore". Pero' "acceptor"
come lo rendi?
In fondo metto l'italianizzazione barbara o la falsa traduzione di
parole per le quali esiste un'ottimo equivalente italiano. Un esempio
che non appartiene alla fisica e' "forwardare" per "inoltrare". Per la
fisica, mi viene in mente "targhetta" per "bersaglio".
Lascio a te per esercizio di mettere nelle varie categorie le parole
che hai dato come esempi :-))
Dakeyras ha scritto:
> Non mi scandalizza. In ambito accademico � accettato "donore" e come
> termine ha il vantaggio di essere un sostantivo e non un aggettivo
> sostantivato.
Scusa, quale sarebbe l'aggettivo sostantivato? "Donatore" e'
sostantivo e basta: "colui che dona", come il donatore di sangue.
Esattamente come "traditore", "portatore", "costruttore", e infiniti
altri esempi.
La derivazione di un sostantivo da un verbo e' ben consolidata in
italiano, e del resto esiste anche in latino.
--
Elio Fabri
> Poi passo all'italianizzazione barbara di parole inglesi, delle quali
> comunque e' difficile trovare l'equivalente italiano. Un esempio e'
> proprio "fittare", che non so come potresti rendre bene in italiano,
"Adattare" direi che rende l'idea. E si presta come verbo a sostituire
le evenienze di "fit".
"Adattamento" dovrebbe andare come sostantivo.
Per ricordarselo, basta aver visto "I disadattati", con Marylin Monroe,
Clark Gable e Eli Wallace. La traduzione di 'misfit' ᅵ chiaramente...
no, non 'spostati' :-], ma 'disadattati'.
http://oxfordparavia.it/lemmaEng24097
saluti,
Peltio
"Agente, corra, stanno regredendo una curva!"
> Poi passo all'italianizzazione barbara di parole inglesi, delle quali
> comunque e' difficile trovare l'equivalente italiano. Un esempio e'
> proprio "fittare", che non so come potresti rendre bene in italiano, e
> confesso che uso anch'io.
Interpolare non va bene?
http://it.wiktionary.org/wiki/interpolare
> --
> Elio Fabri
--
Ciao Neo
La faccio anch'io. D' altronde il mio commento era piu' un prendere
atto di un diffuso stato di difficolta' linguistica in ambito tecnico
che un proclama di intolleranza. Per intenderci, non e' che io faccia
il "cruscaiolo" in ambito fisico. Mi limito ad eviare doppioni orribili
come la "targhetta" cui accenni tu, e cerco di esercitare qua e la' un
po' di senso critico sull' assoluta necessita' di termini inglesi. Ma
poi non mi azzardo a dire "teorie di calibro".
> Piu' in alto metto l'uso di parole inglesi, a cominciare dall'ormai
> storico "spin", quando un equivalente italiano non esiste, o suona
> antiquato, o strano per qualsiasi ragione. O anche "scattering".
Concordo. Ma... diffusione per scattering ti suona antiquato ? Te lo
chiedo perche' a me suonava antiquato trenta anni fa mentre adesso, non
so se come effetto dell' invecchiamento personale :-) , lo vedo
equivalente. Ma non saprei bene dire perche'.
...
> Pero' "acceptor"
> come lo rendi?
E infatti confesso che non lo rendo. Anche se in passato avevo pensato
al participio (accettanti e donanti), non l'ho mai utilizzato in modo
sistematico.
> In fondo metto l'italianizzazione barbara o la falsa traduzione di
> parole per le quali esiste un'ottimo equivalente italiano. Un esempio
> che non appartiene alla fisica e' "forwardare" per "inoltrare". Per la
> fisica, mi viene in mente "targhetta" per "bersaglio".
Per non parlare dei "false friends" che rendono spesso difficile capire
cosa voglia fare qualcuno quando ti dice "devo passare in libreria".
Giorgio
> oppure: perche' i fisici italiani si devono preoccupare di inventare una
> parola apposta quando invece i loro omologhi anglosassoni si trovano a
> loro agio con una parola di uso comune.
Magari fossero solo questi, i vantaggi linguistici dei colleghi
anglosassoni!
La letteratura scientifica è in lingua inglese. Per cui, se hai a che fare
ad es. con un termine che leggi, scrivi, senti e pronunci in abitualmente in
inglese, è comprensibile che possa risultare più immediato italianizzarlo,
piuttosto che andarsi a cercare il termine corretto (che forse esiste ma
magari neanche rende l'idea).
In fondo il linguaggio scientifico, in lingua italiana, è sempre più
confinato a linguaggio privato, dato che la lingua "ufficiale" è un'altra.
Se poi vuoi dire che questa e' un'ingiustizia, sono pure d'accordo.
Però è impensabile fare a meno di un linguaggio condiviso (e ci è pure
andata bene che oggi sia l'inglese: pensa fosse stato il cinese). Come
altresì è inevitabile una certa contaminazione: in fondo anche il latino
ha prodotto i suoi "mosri", nella fisica.
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Accettante e donante.
--
Roberto Deboni
[Messaggio Usenet via Tiscali su text.giganews.com. Se leggete via Web
il sottoscritto informa che non conosce o partecipa al sito/forum Web.]
> La faccio anch'io. D' altronde il mio commento era piu' un prendere
> atto di un diffuso stato di difficolta' linguistica in ambito tecnico
> che un proclama di intolleranza. Per intenderci, non e' che io faccia
> il "cruscaiolo" in ambito fisico. Mi limito ad eviare doppioni orribili
> come la "targhetta" cui accenni tu, e cerco di esercitare qua e la' un
> po' di senso critico sull' assoluta necessita' di termini inglesi. Ma
> poi non mi azzardo a dire "teorie di calibro".
Cielo! ... dopo mezzo secolo ho finalmente capito un significato sottile
della teoria menzionata (non avevo mai realizzato che gauge = calibro,
ma quando ho letto il suo "teorie di calibro" ho riconosciuto al volo).
Questo da solo basta, credo, a rispondere ai vari interventi che
ritengono trascurabile una corretta traduzione dei termini dall'inglese
all'italiano.
>> Piu' in alto metto l'uso di parole inglesi, a cominciare dall'ormai
>> storico "spin", quando un equivalente italiano non esiste, o suona
spin = autorotazione
>> antiquato, o strano per qualsiasi ragione. O anche "scattering".
>
> Concordo. Ma... diffusione per scattering ti suona antiquato ?
Io direi che "pensando in inglese" e' piu':
scattering = spargimento
>> Pero' "acceptor"
>> come lo rendi?
>
> E infatti confesso che non lo rendo. Anche se in passato avevo pensato
> al participio (accettanti e donanti), non l'ho mai utilizzato in modo
> sistematico.
accettante e donante e' quello che mi viene "pensando in inglese"
"fittare" cosa sigifica ?
> Giusto oggi leggevo su altri newsgroup qualcuno che parlava di "prelazione
> nella schedulazione" (ci ho messo un po' a capire che voleva dire
che ha il vantaggio che anche un'avvocato intuisce il significato ...
> "preemptive scheduler") e "interruzione" (invece di "interrupt"), e la lista
> continua... :)
Allora che ne' dice di "interagire" ed "interagente" ?
Vede, lei ha ormai addottato un linguaggio da iniziati. Il guaio e' che
cosi' non si rende conto che crea una barriera tra chi e' "iniziato" ed
il resto della popolazione. Magari lo pensa con soddisfazione, fino a
quando non si scontra con un giudice che non e' iniziato e dalla cui
decisione dipendono cose per lei importanti. Oppure se sta cercando di
ottenere finanziamenti da un consenso di finanziatori "non adepti".
Uno dei motivi per cui la scienza, la tecnologia, l'informatica sono
molto piu' integrati nella societa', nelle masse dei paesi anglosassoni
e' proprio il fatto che gli scienziati anglosassoni parlano come "mamma
gli ha insegnato".
L'importanza di questo l'hanno capito, ad esempio, i francesi. E non e'
un caso che e' un'altro dei paesi in cui la tecnologia ha un posto di
prestigio. Anche se magari il loro "octet" puo' far storcere il naso ad
un'italiano (ma forse e' nascosta invidia ?).
> Cielo! ... dopo mezzo secolo ho finalmente capito un significato sottile
> della teoria menzionata (non avevo mai realizzato che gauge = calibro,
> ma quando ho letto il suo "teorie di calibro" ho riconosciuto al volo).
Traduzioni come questa, "Teorie di calibro", le ho trovate in testi
stranieri di storia o filosofia della scienza, tradotti da filosofi o
storici. Il che è tutto dire :)
> >> Piu' in alto metto l'uso di parole inglesi, a cominciare dall'ormai
> >> storico "spin", quando un equivalente italiano non esiste, o suona
>
> spin = autorotazione
Mai sentito. E l'isospin come lo chiameresti, autorotazione isotopica?
> >> antiquato, o strano per qualsiasi ragione. O anche "scattering".
> >
> > Concordo. Ma... diffusione per scattering ti suona antiquato ?
>
> Io direi che "pensando in inglese" e' piu':
>
> scattering = spargimento
Diffusione è molto usato, tutto sommato. Ma anche urto o collisione,
dipende.
Anche perché con "diffusione" si intende anche "diffusion"... che non è
"scattering".
Vorrai dire "che ha lo svantaggio che non capisce nessuno".
L'avvocato non sa che cos'e' lo scheduler del sistema operativo, e io non so
cos'e' la prelazione (ho dovuto cercarlo sul dizionario, triste ma vero:
parola mai usata in vita mia). Invece, se parliamo di "pre-emption dello
scheduler", chi deve capire capisce.
> Vede, lei ha ormai addottato un linguaggio da iniziati. Il guaio e' che
> cosi' non si rende conto che crea una barriera tra chi e' "iniziato" ed
> il resto della popolazione.
Da quando in qua usiamo il Lei su usenet?
Comunque, non potrei essere piu' in disaccordo: si chiama "linguaggio
tecnico", ed e' presente ed essenziale in ogni disciplina.
Davvero, se da domani cominciassimo a chiamare "prelazione" la
pre-emption, "ottetti" i byte, "instradatori" i router, "radiazione di
frenata" il Bremsstrahlung, eccetera, improvvisamente la scienza e la
tecnologia diventerebbero accessibili a tutti, e le barriere "da iniziati"
crollerebbero?
Dal mio punto di vista, non ha senso.
La differenza e' culturale, non di linguaggio.
Pleg