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Legge di Galileo

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Paolo Cavallo

unread,
Nov 6, 2009, 9:27:41 AM11/6/09
to
Salve a tutti,
in un post per un blog di fisica, in un contesto non storiografico, ho parlato
di "legge di caduta dei gravi di Galileo". Ho ricevuto un commento indignato nel
quale quasi mi si ingiunge di non perpetrare pi� un simile falso storico, e mi
si ricorda che basta leggere qualsiasi testo di storia della fisica per rendersi
conto che l'attribuzione di tale legge a Galileo � infondata e che Galileo pu�
al pi� essere ricordato come un divulgatore, e un divulgatore di opinioni per lo
pi� errate.
Vi chiedo se anche voi siete stupefatti di simili affermazioni, o se sono il
solo rimasto a farsi illusioni sull'opera di Galileo.
Grazie,
Paolo Cavallo

Enrico SMARGIASSI

unread,
Nov 7, 2009, 4:48:22 AM11/7/09
to
Paolo Cavallo wrote:

> in un post per un blog di fisica, in un contesto non storiografico, ho
> parlato di "legge di caduta dei gravi di Galileo". Ho ricevuto un
> commento indignato nel quale quasi mi si ingiunge di non perpetrare pi�
> un simile falso storico, e mi si ricorda che basta leggere qualsiasi
> testo di storia della fisica per rendersi conto che l'attribuzione di
> tale legge a Galileo � infondata

In un certo senso e' cosi'; l'idea che i corpi cadano secondo la legge
x=1/2gt^2 e' anteriore a Galileo di qualche decennio. Rimane la
questione se enunciare una legge senza dimostrarla sia sufficiente per
darle il proprio nome. Galileo non si limito' a formularla ma la
sostenne con prove sperimentali (anche se su questo c'e` stata un'accesa
controversia storiografica, ma mi pare che si sia conclusa
sostanzialmente a favore di GG) e la sviluppo' in vari modi, come con la
sua analisi del piano inclinato, base per la scoperta della
conservazione dell'energia.

> e che Galileo pu� al pi� essere
> ricordato come un divulgatore, e un divulgatore di opinioni per lo pi�
> errate.

Questa invece mi pare una boiata.

Elio Fabri

unread,
Nov 7, 2009, 2:55:00 PM11/7/09
to
Paolo Cavallo ha scritto:

> in un post per un blog di fisica, in un contesto non storiografico, ho
> parlato di "legge di caduta dei gravi di Galileo". Ho ricevuto un
> commento indignato nel quale quasi mi si ingiunge di non perpetrare
> pi� un simile falso storico, e mi si ricorda che basta leggere
> qualsiasi testo di storia della fisica per rendersi conto che
> l'attribuzione di tale legge a Galileo � infondata e che Galileo pu�

> al pi� essere ricordato come un divulgatore, e un divulgatore di
> opinioni per lo pi� errate.
Ma il tuo interlocutore ha un mome, o solo uno pseudonimo?
Dico questo perche' quando uno fa delle sparate del genere se ne
dovrebbe anche assumere la responsabilita'.
Inoltre, visto che da quanto mi dici mi sembra piuttosto un buffone,
perche' non gli chiedi di fornire delle fonti attendibili delle sue
asserzioni?

Enrico SMARGIASSI ha scritto:


> In un certo senso e' cosi'; l'idea che i corpi cadano secondo la legge
> x=1/2gt^2 e' anteriore a Galileo di qualche decennio.

Questo mi giunge nuovo, e mi sembrerebbe anche poco verosimile.
Puoi darci maggiori informazioni?

--
Elio Fabri

Enrico SMARGIASSI

unread,
Nov 9, 2009, 10:58:40 AM11/9/09
to
Elio Fabri wrote:

> Questo mi giunge nuovo, e mi sembrerebbe anche poco verosimile.
> Puoi darci maggiori informazioni?

Le mie vengono essenzialmente dal Dijksterhuis, "Il meccanicismo e
l'immagine del mondo". Nel par. IV:88 si legge: "Supposizioni sulla
legge di caduta dei gravi erano gia' state fatte in precedenza. [...]
Oresme aveva insegnato un metodo per calcolare la distanza percorsa da
un corpo in moto la cui velocita' istantanea e' proporzionale al tempo
trascorso dall'inizio del moto, e negli scritti scolastici del XVI sec.
la caduta era stata discussa come un esempio di tale moto (II:131). E'
piuttosto plausibile che Galileo [...] fosse a conoscenza di queste
cose, che conoscesse i grafici di Oresme [...] oltre che la cosiddetta
legge dei quadrati [...]. E' tuttavia ugualmente probabile che
l'insegnamento universitario non rivolgesse molta attenzione a queste
cose [...]".

Nel par. II:131 citato si legge: "[...] ne' Oresme ne' i suoi
contemporanei [XIV sec.] pensarono di applicare la regola al moto di
corpi che cadono liberamente da fermi, sebbene in un altro contesto sia
suggerito che questo potrebbe essere un caso di moto uniformemente
difforme. Questo e' invero un fatto curioso, ed il merito di Oresme
sarebbe indubbiamente stato anche maggiore se avesse riconosciuto a quel
tempo cio' che e' menzionato come questione familiare nel lavoro di
Dominicus Soto un secolo piu' tardi [in realta' piu' di un secolo:
Oresme muore nel 1382, Soto vive dal 1494 al 1560], cioe' che per il
calcolo della distanza percorsa in un dato periodo il moto di un corpo
che cade liberamente da fermo puo' essere sostituito da un moto uniforme
con la velocita' dell'istante di mezzo".

Elio Fabri

unread,
Nov 10, 2009, 2:48:20 PM11/10/09
to
Enrico SMARGIASSI ha scritto:

> Le mie vengono essenzialmente dal Dijksterhuis, "Il meccanicismo e
> l'immagine del mondo".
Grazie. Le mie invece sono essenzialmente basate sulle estese note
all'edizione UTET dei "Discorsi".

> Nel par. IV:88 si legge: "Supposizioni sulla legge di caduta dei gravi
> erano gia' state fatte in precedenza. [...] Oresme aveva insegnato un
> metodo per calcolare la distanza percorsa da un corpo in moto la cui
> velocita' istantanea e' proporzionale al tempo trascorso dall'inizio
> del moto, e negli scritti scolastici del XVI sec. la caduta era stata
> discussa come un esempio di tale moto (II:131). E' piuttosto
> plausibile che Galileo [...] fosse a conoscenza di queste cose, che
> conoscesse i grafici di Oresme [...] oltre che la cosiddetta legge dei
> quadrati [...]. E' tuttavia ugualmente probabile che l'insegnamento
> universitario non rivolgesse molta attenzione a queste cose [...]".

Si', queste cose in modo piuttosto confuso si trovano in varie fonti.
pero' ci sono sempre notizie contraddittorie, la coesistenza di teorie
incompatibili...
Insomma, non ci si capisce niente, in buona misura credo perche' gli
autori che ne scrivono (storici e filosofi della scienza) non sanno la
fisica e quindi spesso non capiscono i testi che leggono.

> Nel par. II:131 citato si legge: "[...] ne' Oresme ne' i suoi
> contemporanei [XIV sec.] pensarono di applicare la regola al moto di
> corpi che cadono liberamente da fermi, sebbene in un altro contesto
> sia suggerito che questo potrebbe essere un caso di moto uniformemente
> difforme. Questo e' invero un fatto curioso, ed il merito di Oresme
> sarebbe indubbiamente stato anche maggiore se avesse riconosciuto a
> quel tempo cio' che e' menzionato come questione familiare nel lavoro
> di Dominicus Soto un secolo piu' tardi [in realta' piu' di un secolo:
> Oresme muore nel 1382, Soto vive dal 1494 al 1560], cioe' che per il
> calcolo della distanza percorsa in un dato periodo il moto di un corpo
> che cade liberamente da fermo puo' essere sostituito da un moto
> uniforme con la velocita' dell'istante di mezzo".

Appunto: qui dice l'opposto di quanto ha detto sopra!

Le mie perplessita' hanno anche altre origini.

1. Galileo ammette negli stessi "Discorsi", di aver inizialmente
pensato che la velocita' fosse prop. allo spazio percorso; poi da' la
dimostrazione che cio' non e' possibile.
Come avrebbe potuto fare un simile errore, se la teoria del moto
unif. accelerato dei gravi fosse stata gia' ben presente nella cultura
dei matematici e fgilosofi del tempo?

2. Cartesio afferma che la tesi di Galileo, che gli spazi percorsi in
tempi uguali successivi vanno in proprzione ai numeri dispari,
coincide con quella gia' trovata da lui, che in realta' diceva una
cosa diversa: che se un grave percorre uno spazio s dalla quiete in un
tempo t, percorrera' lo spazio s successivo in un tempo t/3.
Di nuovo: se la teoria del moto unif. accelerato fosse stata nozione
comune, come si spiegherebbe lo svarione di Cartesio?

Un commento di altro genere.
Mi sembra che nella storia della scienza non ci sia altro scienziato,
come Galileo, al quale si sia contestato praticamente tutto: la
validita' delle sue osservazioni astronomiche, la priorita' di quasi
tutte le sue scoperte, la realta' degli esperimenti che dice di aver
fatto...
E la cosa continua ancora oggi. Come si spiega?

--
Elio Fabri

Luciano Buggio

unread,
Nov 8, 2009, 11:48:50 AM11/8/09
to

"Pregiudizio" (basta analizzare il termine) significa: "Giudizio
emesso prima".
Prima di verificare l'attendibilit� dei dati in base ai quali si
emette.

Come fai a dire che quello � un cialtrone per quello che dice e
chiederti *poi* se quello che dice � vero?
Te lo devi chiedere prima.

Luciano Buggio
http://www.lucianobuggio.altervista.org/pdf/galassie.pdf

Peter11

unread,
Nov 8, 2009, 2:57:20 PM11/8/09
to

"Elio Fabri" <elio....@tiscali.it> ha scritto nel messaggio
news:7lm1o1F...@mid.individual.net...


> Paolo Cavallo ha scritto:
>> in un post per un blog di fisica, in un contesto non storiografico, ho
>> parlato di "legge di caduta dei gravi di Galileo". Ho ricevuto un
>> commento indignato nel quale quasi mi si ingiunge di non perpetrare
>> pi� un simile falso storico, e mi si ricorda che basta leggere
>> qualsiasi testo di storia della fisica per rendersi conto che
>> l'attribuzione di tale legge a Galileo � infondata e che Galileo pu�
>> al pi� essere ricordato come un divulgatore, e un divulgatore di
>> opinioni per lo pi� errate.
> Ma il tuo interlocutore ha un mome, o solo uno pseudonimo?
> Dico questo perche' quando uno fa delle sparate del genere se ne
> dovrebbe anche assumere la responsabilita'.
>

Appunto: G. era, in un certo senso, ispirato dall'altissimo :-), come si pu�
evincere da questo passo:
Galilei le chiamava "Impronte del Creatore", impronte che potevano anche non
esistere. Invece lui era convinto che esistessero, e che fossero presenti
sia nelle stelle, sia nella materia "volgare" come le pietre, nelle quali in
quel tempo tutti erano certi che non fosse possibile trovare verit�
fondamentali. � proprio studiando le pietre che Galilei inizi� a cercare
quelle impronte, per un atto di fede nel Creatore (cit. A. Zichichi).

dumbo

unread,
Nov 8, 2009, 7:31:42 PM11/8/09
to

"Paolo Cavallo" <paoloc...@alice.it> ha scritto nel messaggio
news:4af4325c$0$1103$4faf...@reader2.news.tin.it...

> in un post per un blog di fisica, in un contesto non storiografico, ho
> parlato di "legge di caduta dei gravi di Galileo". Ho ricevuto un commento
> indignato nel quale quasi mi si ingiunge di non perpetrare pi� un simile

> falso storico( ...)

ti hanno detto (fornendo la documentazione adeguata)
il nome del vero scopritore della legge di caduta ?
(non credo, e ho paura che non te lo diranno mai ...)

Ciao,
Corrado

EF

unread,
Nov 10, 2009, 11:13:08 PM11/10/09
to
"Elio Fabri"

...

> Un commento di altro genere.
> Mi sembra che nella storia della scienza non ci sia altro scienziato,
> come Galileo, al quale si sia contestato praticamente tutto: la
> validita' delle sue osservazioni astronomiche, la priorita' di quasi
> tutte le sue scoperte, la realta' degli esperimenti che dice di aver
> fatto...
> E la cosa continua ancora oggi. Come si spiega?
>

Con la campagna di discredito che inizi� subito la Chiesa, poi perpetuata
come una leggenda metropolitana?

EF

Elio Fabri

unread,
Nov 11, 2009, 3:35:53 PM11/11/09
to
Luciano Buggio ha scritto:

> "Pregiudizio" (basta analizzare il termine) significa: "Giudizio
> emesso prima".
> Prima di verificare l'attendibilit� dei dati in base ai quali si
> emette.
>
> Come fai a dire che quello � un cialtrone per quello che dice e
> chiederti *poi* se quello che dice � vero?
> Te lo devi chiedere prima.
Capisco che ti faccia piacere provare a prendermi in castagna, ma le
cose non stanno come le racconti.
Che quello sia un cialtrone lo capisco intanto da un'affermazione come

"Galileo pu� al pi� essere ricordato come un divulgatore, e un
divulgatore di opinioni per lo pi� errate."
Poi ne so abbastanza sull'argomento per non avere bisogno di chiedere,
ma visto che Enrico ha scritto quello che ha scritto, volevo sapere da
dove ha tratto quella notizia.

--
Elio Fabri

Luciano Buggio

unread,
Nov 12, 2009, 5:05:43 AM11/12/09
to

On 11 Nov, 21:35, Elio Fabri <elio.fa...@tiscali.it> wrote:
(cut)

> Che quello sia un cialtrone lo capisco intanto da un'affermazione come
> "Galileo pu� al pi� essere ricordato come un divulgatore, e un
> divulgatore di opinioni per lo pi� errate."

Tre cose divulgate da Galileo, contro il parere di altri dotti della
sua epoca.

1 - Le orbite dei pianeti non possono essere ellittiche, sono
perfettamente circolari (Galileo
contestava la prima legge di Keplero, conseguentemente le altre due
non avevano senso).
2 - Le comete sono un fenomeno atmosferico.
3 - le maree sono dovute ad attrito a seguito della rotazione
terrestre (polemica con Keplero, che aveva intuito prima di Newton
l'attrazione dei corpi)

Ma di castronate ce ne sono magari altre, per esempio quella della
velocit� di caduta dei gravi, che tu ci hai detto, lineare con lo
spazio e non col tempo: ipotizzo, vista la pochezza dell'uomo, che gli
abbiamo detto, perch� all'epoca in Europa la cosa girava: "Dottore,
guardi che si sbaglia". Ed allora ha rettificato la formula, come
sempre tu ci dici. Una delle poche volte che ha messo da parte al
propria arroganza.

Tornando alle castronerie di cui sopra, dimmi tu, vista anche
l'autorit� di cui godeva, se questo non � frenare il progresso della
scienza.
Tra l'altro ha lasciato di stucco i suoi fans ritrattando tutto alla
fine (per� gli � andata bene per orbite, maree e comete, e
quant'altro).

Ma pu� succedere a tutti di dire castronate, � il loro peso relativo
rispetto alle cose azzeccare che conta.
Allora dimmi tu quali sono le cose azzeccate da Galileo, e dimmi anche
quali di queste sono farina del suo sacco.

Inoltre, per dio, smettetela di insegnare ai giovani che invent� il
cannocchiale!"!!

Pare anche che non sia vero che fece cadere dalla Torre di Pisa dei
Gravi, ed � certo che col battito del polso (peraltro alterato
dall'emozione) al massimo puoi vedere se uno ha la febbre, non
misurare sottili tautocronie.

Luciano Buggio
http://www.lucianobuggio.altervista.org/pdf/galassie.pdf

Luciano Buggio

unread,
Nov 11, 2009, 7:14:51 AM11/11/09
to

Oppure Galileo sta antipatico per via dell'abiura?
Vuoi mettere Giordano Bruno!:-)

Luciano Buggio
Scuola di fisica "Gioredano Bruno" - Venezia
http://www.lucianobuggio.altervista.org/pdf/galassie.pdf

Enrico SMARGIASSI

unread,
Nov 13, 2009, 12:25:24 PM11/13/09
to
Elio Fabri wrote:

> Insomma, non ci si capisce niente, in buona misura credo perche' gli
> autori che ne scrivono (storici e filosofi della scienza) non sanno la
> fisica e quindi spesso non capiscono i testi che leggono.

Be', Dijksterhuis non era un fisico ma aveva un PhD in matematica,
quindi non mi sembra che rientri nei casi che dicevi. Certamente era in
grado di capire cosa dicesse una formulazione matematica e quale
formulazione diceva cosa.

> Appunto: qui dice l'opposto di quanto ha detto sopra!

Non mi pare: Dijksterhuis non si riferisce ad Oresme, ma a Soto. E di
Soto dice, anche se con una formulazione forse un po' ambigua, ma chiara
alla luce del primo paragrafo citato, che anticipava GG.

> Come avrebbe potuto fare un simile errore, se la teoria del moto
> unif. accelerato dei gravi fosse stata gia' ben presente nella cultura
> dei matematici e fgilosofi del tempo?

Un conto e' che la teoria fosse ben presente, un conto e' che sia ben
accettata. Ricorda che stiamo parlando di un periodo che Kuhn
definirebbe "pre-paradigmatico". In ogni caso D. specifica - in parte
l'ho anche riportato - che probabilmente queste idee circolavano poco,
in buona parte per via del disinteresse degli aristotelici per le
formulazioni quantitative.

Il problema che io vedo, semmai, e' cosa si deve intendere per
"attribuire una scoperta", o meglio a chi una determinata scoperta vada
attribuita, questione cui ho accennato nel mio primo post in questa
discussione. Io sono dell'opinione che la semplice enunciazione non sia
sufficiente per appropriarsene; se cosi' fosse, al legge dell'inverso
del quadrato non si dovrebbe chiamare "di Newton".

(Vedo che Buggio legge questa discussione; aspettati una sua reazione
violenta a questo mio capoverso. E sappiamo perche'...)


> Di nuovo: se la teoria del moto unif. accelerato fosse stata nozione
> comune, come si spiegherebbe lo svarione di Cartesio?

Credo per la stessa ragione qui sopra.

> Mi sembra che nella storia della scienza non ci sia altro scienziato,
> come Galileo, al quale si sia contestato praticamente tutto:

Anche Einstein non scherza :-) E non credo che sia solo per
antisermitismo: forse e' intrinseco al fatto di essere un'icona.

Elio Fabri

unread,
Nov 13, 2009, 3:00:51 PM11/13/09
to
EF ha scritto:

> Con la campagna di discredito che inizi� subito la Chiesa, poi
> perpetuata come una leggenda metropolitana?
Troppo semplice, direi, anche perche' la posizione critica e' portata
avanti da studiosi che dovrebbero essere seri e non sensibili alla
posizione della Chiesa.
Per ora non aggiungo altro, perche' ho poco tempo.


--
Elio Fabri

Elio Fabri

unread,
Nov 15, 2009, 2:54:30 PM11/15/09
to
Luciano Buggio ha scritto:
> ...

> Inoltre, per dio, smettetela di insegnare ai giovani che invent� il
> cannocchiale!"!!
Che cosa ne sai tu di quello che "insegno ai giovani"?
(Anche se a dire il vero basterebbe poco per averne quanche idea...)

> Pare anche che non sia vero che fece cadere dalla Torre di Pisa dei
> Gravi, ed � certo che col battito del polso (peraltro alterato
> dall'emozione) al massimo puoi vedere se uno ha la febbre, non
> misurare sottili tautocronie.

Bene, ora che sappiamo come la pensi, che cosa ti aspetti? Che mi
metta a ribattere alle tue affermazioni?
Ti conosco da troppo tempo per non sapere come andrebbe a finire,
quindi me ne guardo bene.
Tienti le tue idee e buonanotte.

--
Elio Fabri

Message has been deleted

Tetis

unread,
Nov 13, 2009, 5:31:10 PM11/13/09
to
On 10 Nov, 20:48, Elio Fabri <elio.fa...@tiscali.it> wrote:

> Un commento di altro genere.
> Mi sembra che nella storia della scienza non ci sia altro scienziato,
> come Galileo, al quale si sia contestato praticamente tutto: la
> validita' delle sue osservazioni astronomiche, la priorita' di quasi
> tutte le sue scoperte, la realta' degli esperimenti che dice di aver
> fatto...
> E la cosa continua ancora oggi. Come si spiega?

Potrebbe dipendere da due fattori:

la grandezza di galileo come scrittore che fa in modo che molti si
siano appassionati alla lettura di un autore che si sforz� sempre di
essere limpido e chiaro.

la difficolt� e sostanziale coerenza della sua opera quando la si
guardi nel complesso che si pone come una sfida a pregiudizi
radicati.

Questi due fattori fanno in modo che il numero di persone che leggono
Galileo Galilei sia molto elevato e che il numero di persone che non
lo capiscono o se ne sentono turbate sia commisurato al numero di
persone che lo leggono. Una volta che la tradizione � avviata diventa
questione di prestigio e di trascinamento aggiungersi al coro. Ad ogni
modo tutti i critici sono critici puntuali, si appuntano cio� su
aspetti particolari del pensiero e dell'opera, questo perch� nella
mole di argomenti ed osservazioni, e ragionamenti prodotti da Galileo
Galilei sono certamente presenti tracce delle difficolt� affrontate da
Galileo Galilei, difficolt� e problemi che rimasero in forma aperta di
ipotesi e di spunti, il che ha favorito per contro che fra tanti
lettori e fra tanti detrattori si trovassero anche gli autori della
nascita del pensiero scientifico moderno. D'altra parte � indubbio che
Galileo Galilei non fu una voce nel deserto in caso contrario non
avrebbe generato tanta eco, e che la sua rivoluzione sortisce come un
progresso di lavoro che collega in un sistema rivoluzionario fatti ed
osservazioni per nulla originali, ma anzi sotto gli occhi di tutti e
per millenni. In questo lavoro Galileo Galilei commise errori ed
alcuni ebbe modo di correggerli su ogni parola detta torn�, infatti,
certamente pi� e pi� volte con nuove osservazioni e nuovi
ragionamenti, su altre questioni rimase in dubbio, o fu tradito
talvolta da un entusiasmo, comunque ponderato e ragionevole, come
quello che si vede in Sagredo. E questo conduce a prendere in
considerazione un terzo fattore, forse il principale.

Scovare errori nelle proprie argomentazioni e raddrizzarli a verit�
dovette essere in primo luogo il piacere dello stesso autore, una
sfida intellettuale titanica, quotidiana, che nasceva da lui medesimo
e si autoalimentava(come si capisce ad esempio dal dialogo a tre voci
sui massimi sistemi) e questo ha seminato dubbi profondi e radicali in
tutti coloro che si sono cimentati nel leggerlo, ma per contro
Galileo Galilei, per quanto � leggibile, tanto fu mosso da un
insopprimibile desiderio di verit� e confortato dall'abilit� pratica
che lo conduceva quando possibile a verifica diretta. Su questo piano
molti dei suoi lettori non poterono seguirlo e questo pu� essere stato
motivo di grandi frustrazioni e causa di una esacerbata vis polemica.

> --
> Elio Fabri

Luciano Buggio

unread,
Nov 13, 2009, 2:23:34 PM11/13/09
to
On 13 Nov, 18:25, Enrico SMARGIASSI <smargia...@ts.infn.it> wrote:

(cut)


> Il problema che io vedo, semmai, e' cosa si deve intendere per
> "attribuire una scoperta", o meglio a chi una determinata scoperta vada
> attribuita, questione cui ho �accennato nel mio primo post in questa
> discussione. Io sono dell'opinione che la semplice enunciazione non sia
> sufficiente per appropriarsene; se cosi' fosse, al legge dell'inverso
> del quadrato non si dovrebbe chiamare "di Newton".
>
> (Vedo che Buggio legge questa discussione; aspettati una sua reazione
> violenta a questo mio capoverso. E sappiamo perche'...)

Non ho capito bene cosa vuoi dire.
Forse ti riferisci a questo?

http://www.hilpers.it/1204482-hooke-o-newton

Ciao.
Luciano Buggio
http://www.lucianobuggio.altervista.org/pdf/galassie.pdf

Enrico SMARGIASSI

unread,
Nov 23, 2009, 8:39:13 AM11/23/09
to
Luciano Buggio ha scritto:

> Non ho capito bene cosa vuoi dire.

Ho gia' risposto su it.scienza.

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