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altra riflessione su evoluzione e intenzionalità

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Multivac85

unread,
Apr 23, 2012, 3:19:35 PM4/23/12
to
Cercando di capire sempre qualcosa di più sugli ultimi sviluppi della
biologia e del suo legame con concetti ad essa quanto meno
problematica come quello di fine e quelli ad esso collegati di
intenzione, scopo e così via, consiglio la lettura di quest'articolo:

http://carloscogna.blogspot.it/2007/01/il-darwinismo-e-la-teleologia.html

specialmente le seguenti riflessioni in esso:

"Quanto all'istinto di essere "umano", cioè prosociale, non si può
dire che seguire questo istinto sia il volere della natura; si può
dire soltanto che questo istinto esiste perché è risultato utile alla
sopravvivenza dei nostri progenitori.
Insomma, gli uomini hanno, o pensano di avere, intenzioni e scopi; la
natura sicuramente non ne ha.

Questa dottrina sembra lasciare precaria la nostra situazione morale.
Si risponderà che l’uomo non ha bisogno della natura come guida morale
perché lui stesso può fissare gli standard morali attraverso la
ragione o la creatività o attraverso una scelta angosciata. Ma per il
darwinismo, strettamente applicato, questa ragione, questa creatività,
questa scelta, saranno tutte, ahimè, loro stesse prodotte
dall’evoluzione e perciò soggette alle stesse leggi della biologia e,
alla fine, della fisica. "

"Tali contraddizioni da parte dei darwinisti fanno riflettere.
Suggerisco che scaturiscano non soltanto da una riluttanza di
accettare conseguenze morali poco attraenti, ma anche
dall’osservazione che ci sono delle cose nell’uomo (quel potere di
“ribellarsi”, ad esempio) che sembrano trascendere le leggi
meccanicistiche. Sono i fenomeni stessi che costringono i darwinisti a
contraddirsi."

Insomma, (fermo restando che anch'io comunque concordo nell'affermare
che tesi come "l'homo sapiens è il culmine di un processo evolutivo di
progresso" sono false, seppure possa venire suggerita da illustrazioni
come quella famosa della "marcia del progresso" degli ominidi in fila,
giustamente criticata da Gould) sembra che il darwinismo (forse non
in tutte le forme, non conosco ogni sua variante nei biologi oggi)
presenti dei punti molto deboli nell'affermare l'assenza di qualsiasi
intenzionalità e fine non legato inscindibilmente da processi ciechi
di selezione naturale e subito dopo affermare però, quasi ignorando
quanto detto prima, che i giudizi, le azioni e le decisioni etiche
degli uomini non sono assolutamente legati ed originati da processi
naturali, ciechi e meccanicistici della selezione naturale (la famosa
distinzione is-ought, il "dovrebbe essere" delle scelte etiche degli
uomini non avrebbe nulla a che vedere con l' "è" degli eventi
naturali).

Certo, dovremmo essere d'accordo che è stata superata definitivamente
una visione pseudoscientifica del ritenere che certi esseri umani
vengano classificati come "appartenenti a razze più lontane dalla
perfezione dalla nostra più evoluta a cui apparteniamo" (e che vuol
dire perfezione poi? Tanti altri animali hanno nasi più "perfetti" dei
nostri, dato che sono capaci di percepire molti più odori...) e
nessuno scienziato affermerà che il sughero è sorto per lo scopo di
fabbricare i tappi, però occorre dire che le teorie darwiniste oggi
più in voga sembrano sottovalutare parecchio alcuni aspetti basilari
della natura umana (e non soltanto umana, visto che ormai l'etologia
ha ormai permesso di parlare di intenzionalità a buona parte degli
animali aventi comportamento complesso). Volevo sapere da voi quale
bibliografia essenziale consultare su tali problematicità dello
studio attuale del mondo vivente.

Ciao.

Multivac85

unread,
May 11, 2012, 4:53:36 AM5/11/12
to
Aggiungo a tal riguardo un'altra lettura alquanto interessante che
mostra che un certo tipo di finalismo non antiscientifico è doveroso
nelle spiegazioni scientifiche e che inoltre approfondisce i punti
deboli che fanno vacillare certe forme di neodarwinismo oggi alquanto
in voga:

www.swif.uniba.it/lei/scuola/filosofi/12_6/5_WOLTER.PDF

P.S.: interessante anche l'acenno alla sociobiologia e alla psicologia
evoluzionistica con le sue famose affermazioni di dimorfismo sessuale
nella psicologia di maschi e femmine nell'uomo, ecco cosa scriveva il
corriere pochi giorni fa:

http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_maggio_05/porciani-uomo-donna-differenze-cervello_df04c986-96a7-11e1-a8a2-11f8cf758d5e.shtml

Cosa dire insomma? Che si può dire che l'uomo con le sue attività
intenzionali e le sue forme culturali ha davvero una sua relativa
indipendenza dalla natura e anzi la può modificare? Magari possiamo
aggiungere all'uomo gli animali a esso più prossimi? Di certo è che in
tal caso avremo una visione dell'evoluzione radicalmente diversa da
quella che in certe letture superficiali e divulgative dei dati e
delle teorie leggiamo spesso al giorno d'oggi...

Ciao.
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