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I tre vini

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romyr

unread,
Nov 15, 2009, 3:06:42 AM11/15/09
to
Passeggiando per una sagra di paese, mi sono imbattuto in un banco
enologico.

Tra un discorso e l' altro, il proprietario mi ha spiegato che tutti,
ma proprio tutti i produttori di vino portano avanti
contemporaneamente tre linee: una dedicata ai negozi propriamente di
enologia, una altra alla rivendita normale e l' ultima alla grande
distribuzione.

Basandosi esclusivamente sui prezzi e qualità parrebbe facile
accettare in blocco questa affermazione, ma a mio parere ci sono
alcune considerazione da fare:

Il prezzo al banco rappresenta solo marginalmente il costo di
produzione: ad esempio quando gli ipermercati propongono offerte
"Sottocosto", queste, quasi sempre lo sono veramentente, in quanto per
essi l' obiettivo da raggiungere è convogliare quanta più gente
possibile verso i banchi di vendita e questo genere di pubblicità, a
costo tutto sommato moderato, è di gran lunga suoeriore a quella
tradizionale, fatta di spot e di manifesti.
Oltretutto ci sono discorsi di giacenze, di concorrenza; insomma, il
prezzo non è un riferimento assoluto.

Il gusto. Il gusto dei vini "taroccati" (dichiarazione di produttore)
è migliore di quelli degli autentici, in quanto per questi ultimi ciò
che si ritrova si ritrova, mentre nel caso artificiale si può ottenere
a piacimento tutto ciò che si desidera semplicemente dosando e
graduando gli opportuni additivi.

E allora ?

Che sia davvero come diceva quell' oste che, in punto di morte che
chiamò il figlio per rivelargli ".....e ricordati che il vino si fa
anche con l' uva".

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Enrico C

unread,
Nov 18, 2009, 12:10:51 PM11/18/09
to
On 17 Nov, 08:38, Il Conte Rucasso <37vv1x72gkc5...@jetable.org>
wrote:
> Il 15/11/2009, *romyr* ha detto :

>
> > E allora ?
>
> > Che sia davvero come diceva quell' oste che, in punto di morte che
> > chiamò il figlio per rivelargli ".....e ricordati che il vino si fa
> > anche con l' uva".
>
> e questo vale anche per l'olio di oliva; per farlo ci vorrebbero anche
> le olive.

Nell'olio extravergine di oliva ci sono solo ed esclusivamente le
olive (a parte qualche truffatore da chiamare i NAS, ma non la
considererei la norma).

Nel caso del vino invece sono consentiti altri "ingredienti" diversi
dall'uva, AFAIK.

romyr

unread,
Nov 19, 2009, 2:04:01 AM11/19/09
to
On 18 Nov, 18:10, Enrico C <use_replyto_addr...@devils.com> wrote:

>
> Nel caso del vino invece sono consentiti altri "ingredienti" diversi
> dall'uva, AFAIK.

Non sono "ingredienti", sono ingredienti e sono rigidamente
canonizzati nei disciplinari.

Ad esempio per "la" barbera

http://www.viniastimonferrato.it/fileadmin/user_upload/disciplinari/DOCG_BARBERA_DASTI-D8-7-08.pdf

oppure

http://www.viniastimonferrato.it/fileadmin/user_upload/disciplinari/BARBERA%20D'ASTI%20-%20DISCIPLINARE%20DI%20PRODUZIONE%20ok.pdf

Ciò non toglie che, a parità di denominazione, se è vero (e lo credo
proprio) quanto ha affermato quell' espositore, sarebbe interessante
conoscere più a fondo le caratteristiche delle tre produzioni.

*GB*

unread,
Nov 19, 2009, 4:03:40 AM11/19/09
to
romyr ha scritto:

>> Nel caso del vino invece sono consentiti altri "ingredienti"
>> diversi dall'uva, AFAIK.
>
> Non sono "ingredienti", sono ingredienti e sono rigidamente
> canonizzati nei disciplinari.

Guarda che in TUTTI i vini si mettono ad es. SOLFITI, ma finché
le norme europee non hanno costretto anche l'Italia ad adeguarsi,
i nostri probi legislatori consentivano ai vinificatori di NON
indicarli in etichetta, così traendo in inganno i consumatori
facendogli credere che nei vini ci fossero solo le sostanze
presenti nell'uva o derivate. E i disciplinari da te riportati
nulla dicono sull'impiego di solfiti e anidride solforosa,
né tampoco di alcool etilico per correggere la gradazione.
Poi fosse solo per quest'ultimo, poco male, ma tutti i vini
contengono quantità variabili di metanolo, molto tossico,
e nessuno ci dice mai quanto ce n'è in questo o quel vino.

Bye,

*GB*

Enrico C

unread,
Nov 19, 2009, 7:28:00 AM11/19/09
to
On 15 Nov, 09:06, romyr <tizian...@gmail.com> wrote:
> Passeggiando per una sagra di paese, mi sono imbattuto in un banco
> enologico.
>
> Tra un discorso e l' altro, il proprietario mi ha spiegato che tutti,
> ma proprio tutti i produttori di vino portano avanti
> contemporaneamente tre linee: una dedicata ai negozi propriamente di
> enologia, una altra alla rivendita normale e l' ultima alla grande
> distribuzione.

E' sempre molto interessante poter parlare con i produttori, ma non ho
mica capito cosa ti ha detto di preciso.
In cosa si differenziano l'una dall'altra le sue tre "linee"? Solo la
confezione o anche il prodotto, e in questo caso in cosa consiste la
differenza?


> Basandosi esclusivamente sui prezzi e qualità parrebbe facile
> accettare in blocco questa affermazione, ma a mio parere ci sono
> alcune considerazione da fare:
>
> Il prezzo al banco rappresenta solo marginalmente il costo di
> produzione: ad esempio quando gli ipermercati propongono offerte
> "Sottocosto", queste, quasi sempre lo sono veramentente, in quanto per
> essi l' obiettivo da raggiungere è convogliare quanta più gente
> possibile verso i banchi di vendita e questo genere di pubblicità, a
> costo tutto sommato moderato, è di gran lunga suoeriore a quella
> tradizionale, fatta di spot e di manifesti.
> Oltretutto ci sono discorsi di giacenze, di concorrenza; insomma, il
> prezzo non è un riferimento assoluto.

Vero, ci sono troppe variabili nel prezzo finale per poterlo
considerare un riferimento assoluto. A volte poi a incidere sono le
confezioni, gli imballlaggi, la pubblicità. Tuttavia credo che a volte
un prezzo troppo basso può essere un indizio (dico in generale, non
solo per i vini). Inoltre, quando il super vende sottocosto, mette un
bel cartello per fartelo sapere, cioè una cosa è il prezzo di listino
altra cosa il prezzo scontato.


> Il gusto. Il gusto dei vini "taroccati" (dichiarazione di produttore)
> è migliore di quelli degli autentici, in quanto per questi ultimi ciò
> che si ritrova si ritrova, mentre nel caso artificiale si può ottenere
> a piacimento tutto ciò che si desidera semplicemente dosando e
> graduando gli opportuni additivi.
>
> E allora ?
>
> Che sia davvero come diceva quell' oste che, in punto di morte che
> chiamò il figlio per rivelargli ".....e ricordati che il vino si fa
> anche con l' uva".

Come si interseca il discorso degli additivi con quello precedente
delle tre linee? Il tuo interlocutore intendeva dire che la linea per
le enoteche è quella con meno additivi, oppure quella con più additivi
(poiché con il gusto "migliore", a detta del produttore con cui hai
parlato).

Enrico C

unread,
Nov 19, 2009, 7:55:30 AM11/19/09
to
On 19 Nov, 08:04, romyr <tizian...@gmail.com> wrote:
> On 18 Nov, 18:10, Enrico C <use_replyto_addr...@devils.com> wrote:
>
>
>
> > Nel caso del vino invece sono consentiti altri "ingredienti" diversi
> > dall'uva, AFAIK.
>
> Non sono "ingredienti", sono ingredienti

E vabbe'. Il senso di quel che volevo dire, per rispondere a Rucasso,
è che l'olio e.v.o. è regolarmente fatto solo con le olive, stop. Il
vino, anche quello a norma di legge, non è fatto solo con l'uva, ma ci
si trova anche altro, come i solfiti (quasi onnipresenti, afaik) o
come lo zucchero o gli sciroppi zuccherini aggiunti.

> e sono rigidamente canonizzati nei disciplinari.

Nota comunque che solo i vini a denominazione d'origine controllata
hanno un disciplinare.

> Ad esempio per "la" barbera
>

> http://www.viniastimonferrato.it/fileadmin/user_upload/disciplinari/D...
>
> oppure
>
> http://www.viniastimonferrato.it/fileadmin/user_upload/disciplinari/B...

Abbi pazienza, sono smazzate di una dozzina di pagine per volta. Cosa
dicono sugli ingredienti?

> Ciò non toglie che, a parità di denominazione, se è vero (e lo credo
> proprio) quanto ha affermato quell' espositore, sarebbe interessante
> conoscere più a fondo le caratteristiche delle tre produzioni.

Sì, ma le linee potrebbero essere diverse anche per altre ragioni che
non hanno a che vedere con gli ingredienti, per esempio confezioni più
curate e costose, diversi tipi di bottiglia e di tappo, etichette
diverse... boh.

Federico il Naturalista

unread,
Nov 19, 2009, 8:22:43 AM11/19/09
to
"Enrico C" <use_reply...@devils.com> ha scritto nel messaggio
news:1e48b5cd-ca8c-444c...@a31g2000yqn.googlegroups.com...

On 19 Nov, 08:04, romyr <tizian...@gmail.com> wrote:
> [CUT]
>Il vino, anche quello a norma di legge, non � fatto solo con l'uva, ma ci
>si trova anche altro, come [...] lo zucchero o gli sciroppi zuccherini
>aggiunti.

Mi risulta, ma potrei sbagliare, che in Italia sia vietato usare lo
zucchero, mente sia legale il mosto concentrato

Enrico C

unread,
Nov 19, 2009, 4:47:18 PM11/19/09
to
On 19 Nov, 14:22, "Federico il Naturalista" <ioson...@tin.it> wrote:

> Mi risulta, ma potrei sbagliare, che in Italia sia vietato usare lo
> zucchero, mente sia legale il mosto concentrato

E allora basterà comprare i celebri vini francesi, dove AFAIK è
consentito arricchire il mosto anche con zucchero di barbietola. :)

http://www.winenews.it/index.php?c=detail&id=11076&dc=97
[...]
"Quelli di noi che vivono in Italia possono avere un piccolo shock nel
vedere grossi sacchi di zucchero nelle cantine di vinificazione
francesi, al momento i più stimati enologi, per la preparazione
dell’imminente vendemmia e vinificazione. La questione dell’abbandono
della pratica di utilizzo delle uve concentrate in favore dello
zucchero per alzare i livelli di alcol dei vini francesi e di altri
vini europei è il contenzioso, su cui si è discusso nelle varie
audizioni del Parlamento Europeo..."

Anche, sull'argomento
http://www.teatronaturale.it/articolo/276.html
http://www.gustoblog.it/post/2755/l%E2%80%99europa-dice-si-allo-zucchero-nel-vino
http://mobile.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=13&id=1372&mobile=si

romyr

unread,
Nov 19, 2009, 5:17:33 PM11/19/09
to
On 19 Nov, 12:28, Enrico C <use_replyto_addr...@devils.com> wrote:

> E' sempre molto interessante poter parlare con i produttori, ma non ho
> mica capito cosa ti ha detto di preciso.
> In cosa si differenziano l'una dall'altra le sue tre "linee"? Solo la
> confezione o anche il prodotto, e in questo caso in cosa consiste la
> differenza?

Si parlava di qualità.
Non è entrato nel merito della differenza, ma il suo discorso verteva
proprio sul fatto che ognuna delle tre linee aveva caratteristiche
diverse. Ovviamente il migliore era quello diretto verso le enoteche
che tra l' altro era proprio quello che vendeva.

> Come si interseca il discorso degli additivi con quello precedente
> delle tre linee? Il tuo interlocutore intendeva dire che la linea per
> le enoteche è quella con meno additivi, oppure quella con più additivi
> (poiché con il gusto "migliore", a detta del produttore con cui hai
> parlato).

No. Non ha specificato, non è entrato nel merito degli additivi, però,
lo spirito del discorso era quello di rifuggire dai prezzi bassi della
grande distribuzione, poichè indici di peggiore qualità.

Proprio per questo mi ineressava sapere da qualcuno "del giro" in cosa
consiste questa differenza di qualità: negli additivi, in uve di minor
pregio, il lavorazioni più sbrigative o cos' altro.

Giusto per curiosità, poichè personalmente sono un pessimo
degustatore.

Enrico C

unread,
Nov 20, 2009, 6:18:50 AM11/20/09
to
On 19 Nov, 23:17, romyr <tizian...@gmail.com> wrote:

> Si parlava di qualità.
> Non è entrato nel merito della differenza, ma il suo discorso verteva
> proprio sul fatto che ognuna delle tre linee aveva caratteristiche
> diverse.

Ok. Però non ho capito se si riferisce a tre linee di prodotto
chiaramente identificabili come diverse e di diversa "qualità" o
comunque prestiigio (cosa che fanno molti produttori alimentari con
linee diverse o addirittura marchi diversi), o se intende dire che la
denominazione è esattamente la stessa ma il prodotto è diverso!

> Ovviamente il migliore era quello diretto verso le enoteche
> che tra l' altro era proprio quello che vendeva.

In tal caso mi viene in mente il vecchio adagio dell'oste e il
vino :-)


> No. Non ha specificato, non è entrato nel merito degli additivi, però,
> lo spirito del discorso era quello di rifuggire dai prezzi bassi della
> grande distribuzione, poichè indici di peggiore qualità.

Il discorso va fatto con attenzione, come hai notato tu stesso nel tuo
post, perché ci possono essere molte variabili.
Non conosco i vini, ma parlo in generale. Ci possono essere prodotti
"cari" perchè di qualità, ma ci possono anche essere prodotti cari
perché sfruttano l'immagine e la pubblicità, o semplicemente perché il
negozio alza i prezzi!


>
> Proprio per questo mi ineressava sapere da qualcuno "del giro" in cosa
> consiste questa differenza di qualità: negli additivi, in uve di minor
> pregio, il lavorazioni più sbrigative o cos' altro.
>
> Giusto per curiosità, poichè personalmente sono un pessimo
> degustatore.

Bisognerebbe intendersi su cosa si intende per "qualità" nel caso dei
vini. La "qualità" del gusto dal punto di vista degli intenditori di
vino non è necessariamente sinonimo di assenza di aggiunte rispetto
all'ingrediente base cheè l'uva, anzi a quanto ho capito sono proprio
certe aggiunte che aiutano a creare e standardizzare il gusto, come ha
detto anche la persona con cui hai parlato, se non ho capito male, e
come testimoniano anche le pratiche degli illustri vini francesi.

Mi pare interessante riportare anche quel che scrive Albanesi
sull'argomento. Anche in questo caso, direi, la retorica del "genuino
e naturale" va messa alla prova dei fatti per vedere quel che c'è
realmente sotto, però con buon senso e senza inutili allarmismi.

Dal sito di Albanesi:
[...]
Una delle cose che molti non sanno è che il vino contiene conservanti
sospetti; anche coloro che sono pronti a condannare cibi industriali
perché per esempio contengono il terribile E223, non sanno che il
metabisolfito è contenuto in vini eccellenti. Anche i vini "biologici"
vengono spesso prodotti usando "pochissima anidride solforosa". I
derivati dell'anidride solforosa, fra cui il metabisolfito (di sodio o
di potassio, E223 ed E224), irritano il tubo digerente e provocano
alterazioni nel metabolismo di alcuni aminoacidi e della vitamina B1.
La FDA americana ne ha proibito l'uso sui cibi da consumare freschi e
alcuni solfiti non sono permessi in Svizzera e in Australia.
Nella produzione enologica convenzionale si usano molti additivi
(metabisolfito, carboni attivi, stabilizzanti, antiossidanti, sostanze
illimpidenti ecc.) senza che la legge obblighi a esplicitare in
etichetta cosa si è usato. Oltre che per motivi di lunga
conservazione, l'uso degli additivi serve per standardizzare il
prodotto e avere un vino che abbia ogni anno lo stesso sapore, aroma,
odore. Anziché additivi chimici, alcuni produttori usano il freddo
come agente conservante durante il processo di vinificazione, ma tale
lodevole accorgimento passa praticamente inosservato perché a causa
del vuoto legislativo non c'è modo di sapere come è stato prodotto il
vino.
Durante la vinificazione il metabisolfito (di potassio) viene usato in
ragione di almeno 0,1 g per litro (la dose massima fissata per legge è
di 0,2 g/l di anidride solforosa). La dose è maggiore per uve poco
sane e per uve con basso grado zuccherino.
A questo punto, visto che la carta degli additivi della dieta italiana
[nota: qui si riferisce alla dieta proposta da Albanesi stesso] boccia
gli additivi derivati dall'anidride solforosa, è da chiedersi perché
non boccia il vino in toto. Il motivo è semplice: ogni additivo ha un
grado di tollerabilità (le cosiddette dosi giornaliere ammissibili);
questo è un concetto che vale anche per i cibi. Se si assumono 10 kg
di zucchero è difficile che non si abbiano problemi; quest'ultimo
esempio deve convincere che si deve sempre considerare la quantità e
non solo fare un elenco di buoni e di cattivi. L'elenco deriva poi
dalle considerazioni quantitative: quegli additivi che possono essere
assunti in dosi preoccupanti (per esempio bere 2 litri di una bevanda
con derivati dell'anidride solforosa come antiossidante) vengono messi
nella lista dei cattivi; quelli la cui soglia è ben al di là di ogni
ragionevole assunzione vengono messi in quella dei buoni.
Nel caso del vino, la dieta italiana fissa già un limite salutistico
in 240 cc al giorno (un quarto di litro circa); se si beve di più i
danni dell'alcol sono ben maggiori di quelli provocati dal
metabisolfito. La prossima volta che sentirete un sommelier decantare
con molta retorica e molta poesia un vino eccezionale, pensate a come
possa essere definito genuino un alimento che comunque ha bisogno di
conservanti che sono "sconsigliati ai bambini".
http://www.albanesi.it/alimentazione/cibi/vino.htm

romyr

unread,
Nov 21, 2009, 4:32:05 AM11/21/09
to
On 20 Nov, 11:18, Enrico C <use_replyto_addr...@devils.com> wrote:


>
> Ok. Però non ho capito se si riferisce a tre linee di prodotto
> chiaramente identificabili come diverse e di diversa "qualità" o
> comunque prestiigio (cosa che fanno molti produttori alimentari con
> linee diverse o addirittura marchi diversi), o se intende dire che la
> denominazione è esattamente la stessa ma il prodotto è diverso!

Non te lo so dire. Il discorso non si è spinto molto più avanti causa
anche la gran confusione.
La cosa che mi aveva più incuriosito era il discorso delle tre linee
di produzione.
Effettivamente sarebbe importante sapere quanto sono identificabili;
sarebbe un po' come il discorso sugli OGM: quando si sa, ognuno è
libero di servirsi di quel prodotto o meno a seconda delle proprie
idee.


> Il discorso va fatto con attenzione, come hai notato tu stesso nel tuo
> post, perché ci possono essere molte variabili.
> Non conosco i vini, ma parlo in generale. Ci possono essere prodotti
> "cari" perchè di qualità, ma ci possono anche essere prodotti cari
> perché sfruttano l'immagine e la pubblicità, o semplicemente perché il
> negozio alza i prezzi!

Vero, però nel caso dei vini, escludendo la fascia enologica
integralista, quella che arriva addirittura al collezionismo, questo
effetto si applica di meno.


>
> Bisognerebbe intendersi su cosa si intende per "qualità" nel caso dei
> vini. La "qualità" del gusto dal punto di vista degli intenditori di
> vino non è necessariamente sinonimo di assenza di aggiunte rispetto
> all'ingrediente base cheè l'uva, anzi a quanto ho capito sono proprio
> certe aggiunte che aiutano a creare e standardizzare il gusto, come ha
> detto anche la persona con cui hai parlato, se non ho capito male, e
> come testimoniano anche le pratiche degli illustri vini francesi.
>

La qualita, come la intendono gli appassionati, è quella data prima di
tutto dalle caratteristiche organolettiche; poi, per quanto se ne può
sapere, dalla produzione.
Sono stato ad alcune conferenze tenute da sommelier, ma non veniva
fatto il minimo accenno agli additivi.
Il discorso della standardizzazione del gusto non esiste in quanto, si
sosteneva, ci sono, sono accettate, addirittura sono essenziali,
differenze non solo fra le annate, ma tra le zone e addirittura tra
le vigne di produzione.
La standardizzazione riguarda più che altro la grande produzione e,
forse, proprio queste sono le differenze che stiamo cercando.

> Mi pare interessante riportare anche quel che scrive Albanesi
> sull'argomento. Anche in questo caso, direi, la retorica del "genuino
> e naturale" va messa alla prova dei fatti per vedere quel che c'è
> realmente sotto, però con buon senso e senza inutili allarmismi.

Quello che scrive Albanesi e che non conoscevo è aggiacciante per le
mie orecchie. Tutto sommato quel famoso oste di cui ho raccontato all'
inizio era un moderato.

Enrico C

unread,
Nov 21, 2009, 5:33:01 AM11/21/09
to
On 21 Nov, 10:32, romyr <tizian...@gmail.com> wrote:
[...]

> Quello che scrive Albanesi e che non conoscevo è aggiacciante per le
> mie orecchie. Tutto sommato quel famoso oste di cui ho raccontato all'
> inizio era un moderato.

Ma no, dai. Alla fine dice, e penso anch'io, che da una parte è giusto
sapere quel che c'è dentro e pretendere chiarezza, ma d'altra parte se
si beve un calice di rosso ogni tanto, non c'è da fasciarsi la testa
con eccessive preoccupazioni, salvo casi particolari. Se invece si
beve troppo spesso e volentieri, allora il principale problema è il
bere, prima ancora degli additivi! :)

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