I FATTI DEL BUONGOVERNO: La vittoria sul terremoto
25 novembre 2009 ore 17:07
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"L’Aquila dà l’addio alle tende del terremoto". Sono passati poco più
di 6 mesi dal più devastante terremoto del dopoguerra - non soltanto in
Italia, ma in Europa - e i cronisti possono già scrivere che i "senzatetto"
hanno ritrovato un tetto e dalle tende sono passati alle case. A case vere,
nuove, pronte a essere le case di una vita per le famiglie che non potranno
più tornare tra le loro vecchie mura crollate la notte della catastrofe.
Il reportage che compare oggi in prima pagina su La Stampa: il governo
Berlusconi ha mantenuto le promesse. Scrive Neirotti che "gli ultimi
sfollati rimasti negli accampamenti guardano afflosciarsi le tende sugli
sterrati di una piazza o di uno stadio. Pochissime sono rimaste ritte, tese,
sature di coperte, borsoni, stufette, giacche, scarpe, il televisore e i
portafoto. Ecco che cosa resta a L’Aquila sette mesi dopo il terremoto".
Ecco gli "emblemi di una fine - la grande emergenza - e di una ripresa: il
ritorno alle mura, case agibili, nuovi villaggi, e alberghi per i tanti che
ancora si sentiranno anime in transito". Nel Campo Friuli Venezia Giulia
vivevano in 400, in piedi ora c’è una sola tenda, la numero 36. Nel Campo
Acquasanta sono rimasti in dieci. Sono andati via anche da Collemaggio e dai
paesini intorno. Via i duemila di Piazza d’Armi tranne venti, ovvero gli
"irriducibili". Sono gli "ultimi giorni del terremoto". Inevitabile andare
col pensiero alle tende e baracche rimaste per anni e decenni sui luoghi di
altri memorabili terremoti, dall’Irpinia all’Umbria. Quel che è stato
fatto dal governo Berlusconi e dalla Protezione Civile che è diretta
emanazione della Presidenza del Consiglio, è un miracolo se si considera
tutto ciò che (non) è stato fatto in passato, in circostanze analoghe.
Il 4 novembre, 6 mesi dopo il cataclisma, Berlusconi era stato all’Aquila
per la trentesima volta e s’era detto soddisfatto per "il lavoro
continuativo" che aveva consentito la costruzione dell’equivalente di una
città di 30mila abitanti in meno di cinque mesi. "Le case antisismiche
realizzate sono il 34 per cento del programma – aveva aggiunto - e in
pochi mesi tutto sarà completato". Diverso ovviamente il discorso per il
centro della città. "Ci aspetta un lungo lavoro per le case distrutte e
lesionate – aveva proseguito Berlusconi -. Su ogni casa sarà fatta
un’analisi per decidere se procedere all’abbattimento o alla
ricostruzione, ma dopo la messa a dimora stabile di tutti gli abitanti".
Ma il successo degli interventi si misura anche su altri parametri. Non
c’è un solo alunno, nelle zone colpite dal sisma, che non abbia la
possibilità di andare a scuola. Tutte le case realizzate sono case per il
futuro. Tutto è in costruzione, in primavera – ha promesso il premier -
tutto sarà immerso nel verde grazie a prati e inserimenti arborei.
Considerando la tecnologia, la sicurezza strutturale, la comodità e la
garanzia antisismica, queste case in effetti sono più che definitive.
Quelle che infine saranno lasciate da chi potrà fare ritorno a casa
propria, verranno destinate a altri usi, per esempio a studentati. In ogni
caso, tempi e costi sono stati rispettati. In settembre lo stesso cardinale
Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale, aveva definito le case
"belle, bellissime, accoglienti e rifinite". Alla prova della Stampa,
dell’inviato piombato sul posto per avere conferma dei progressi, o per
registrare le falle del sistema, appare quindi la scena di un successo
assoluto. E di promesse davvero mantenute.
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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Quelli del PdL dell'Aquila trafficavano già con gli appalti per rubare i
soldi ai terremotati!
Berlusconi del resto ha rubato a tutti noi CENTOMILA MILIARDI DI LIRE
fottendoci le frequenze TV tangentando Bottino Crazi via ALL IBERIAN,
perchè i suoi servi dovrebbero essere MENO LADRI?
e