È giusto che Alitalia rimanga italiana. Soltanto una sostanza collosa e
maleodorante come il capitalismo italiano può fregiarsi di un simile
simbolo, vantarsi di un'operazione altamente schifosa come il cosiddetto
«salvataggio» Alitalia. Mettere i debiti, gli esuberi, le vite di 7mila
persone, sul groppone degli italiani è tipico di un capitalismo straccione e
vigliacco che tende a socializzare le perdite e a privatizzare gli utili.
Cosa sarà di quei 7mila disoccupati (che sarebbero stati 2mila con il piano
Air France) non è dato sapere.
Prima hanno detto che li spedivano alle poste. Poi hanno ventilato un
improbabile riassorbimento sul mercato privato, ma non risulta che alcun
imprenditore abbia alzato la mano per dire: ehi, io me ne prendo un
centinaio! Ora che c'è da far digerire il piano ai media (tanto digeriscono
tutto) si dice che i 7mila espulsi saranno garantiti per 7 anni, ma è ovvio
che non sarà così, e se sarà così pagherà il famoso debito pubblico. Un
altro astuto colpo dei nostri liberisti dei puffi. Hanno dovuto modificare
una legge: Silvio chiede e le leggi si riscrivono quasi da sole, una legge
ad aziendam. Divertente assai la mappa dei coraggiosi imprenditori che
partecipano alla «cordata». Alcuni vivono di concessioni dello stato: al
prossimo rincaro delle tariffe autostradali sapremo chi veramente ha pagato
la nuova Alitalia (noi). Altri vengono dal mercato immobiliare (alcuni ci
sono entrati ieri), certi che il favore reso al sovrano sulla questione
Alitalia si tradurrà in sostanziosi appalti (leggi Expo). Il rischio di
impresa viene trasferito sui lavoratori, e gli imprenditori ne sono
magicamente immuni: verranno ripagati in favori e privilegi. Al sindacato si
punta la pistola alla tempia: o si risolve in un mese o salta tutto ed è
colpa tua. Ecco perché Alitalia rimane italiana, perché è un coerente frutto
del capitalismo italiano. Quanto a etica, Vallanzasca è messo meglio. Sapete
come dice la barzelletta: non dite a mia madre che faccio l'imprenditore in
Italia, lei mi crede violinista in un bordello.
http://www.ilmanifesto.it/
> Alessandro Robecchi - I liberisti dei puffi
Io non ho parole pr l'ennesima truffa all'italiana. Ci si può solo
demoralizzare ulteriormente, che altro.
dovresti prendere esempio dal frugoletto e non demoralizzarti mai
abbiamo bisogno di tutta la nostra dinamicita:)
> dovresti prendere esempio dal frugoletto e non demoralizzarti mai
> abbiamo bisogno di tutta la nostra dinamicita:)
E' ben per lui che mi demoralizzo, guarda che merdata di mondo gli
lasciamo.........
non è che noi lo abbiamo ricevuto tanto meglio, i nuovi giovani sapranno
condurre meglio di noi la loro vita
FIDATI
> non è che noi lo abbiamo ricevuto tanto meglio, i nuovi giovani sapranno
> condurre meglio di noi la loro vita
> FIDATI
Non dolertene ma non condivido la tua fiducia nè il tuo ottimismo.
Voi non avete ricevuto tanto meglio é vero, però avete lottato almeno per
migliorarlo, e per un pò ci siete riusciti; ma al momento con quello che si
trasmette ai giovani, con quello ch gli si dà, anzi: non si dà, cosa acchio
vuoi che siano in grado di costruire?
Se non hai filo non tessi, se non hai farina non panifichi, se non hai uva
non fai vino........
ma noi gli insegnamo ha tessere, panificare, vinificare e LORO con la
propia intelligenza troveranno filo, farina, uva l'umano ha subito delle
soste ma è sempre andato avanti.
Schiarisciti:
Per poco accanto a te, quasi smarrito
Della dolcezza, il cor quietò le pene;
Per poco ahimè, rapito
De' tuoi begli occhi nel soave lume,
Sentii lieve ogni pena
Farsi, e l'anima mia tornar serena
Giusti Pomero
> Schiarisciti:
>
> Per poco accanto a te, quasi smarrito
> Della dolcezza, il cor quietò le pene;
> Per poco ahimè, rapito
> De' tuoi begli occhi nel soave lume,
> Sentii lieve ogni pena
> Farsi, e l'anima mia tornar serena
>
> Giusti Pomero
Troppo tardi
Tanti fiori ornano la tua dimora.
Sono profumati, di tutti i colori.
Ma non posso guardarli senza dolore.
Ogni fiore ha per me il ricordo amaro
di una carezza che non ho mai dato.
Ogni petalo agitato dal vento
è una parola dolce non detta.
Ora ch'è tardi tento di farlo invano.
Le mie mani sfiorano la nuda pietra.
Le parole si perdono nel silenzio.
Solo le lacrime restano copiose
a bagnare il mio viso senza più luce.
marco cram