AXUM (Etiopia) - In mezzo alla festa di Axum, dopo gli squilli di tromba
della chiesa copta e le urla acute dei canti delle donne del Tigray,
quando la bandiera etiopica e quella italiana sono cadute lasciando
scoperta la stele c'è stato un momento di silenzio. Come se le 30 mila
persone accorse per l'evento avessero trattenuto il respiro. C'è ancora
l'impalcatura intorno, che servirà a completare i lavori di restauro, ma
la stele rubata da Mussolini nel 1937 e restituita dall'Italia all'Etiopia
nel 2005 ora è di nuovo al suo posto vicino alle altre, dove era stata
innalzata dal potente regno aksumita 1700 anni fa.
Ieri per la gente della cittadina del nord dell'Etiopia è stata festa
grande. E davvero nel vedere l'entusiasmo con cui la gente si è
precipitata ai piedi della stele, non appena le autorità sono andate via,
si è capito il valore simbolico che la restituzione del monumento prima e
la sua ricollocazione poi hanno per il Paese.
Nonostante le impalcature coprano ancora buona parte di quello che in modo
improprio è chiamato obelisco, le famiglie hanno fatto a spintoni per
arrivare a fare una foto ai piedi del monumento e in molti, sotto gli
occhi atterriti degli ingegneri italiani responsabili del cantiere, hanno
dato la scalata alle gabbie di ferro, come per riappropriarsi fisicamente
di un simbolo di identità e antica grandezza.
In mezzo ai signori attempati, tutti impettiti nell'abito della festa, che
agitavano rose e bandierine e alle donne nei loro scialli bianchi
impegnate a sollevare i bambini perché vedessero la cerimonia, sono
sembrati meno di circostanza perfino i discordi delle autorità. Il primo
ministro etiope, Meles Zenawi, si è profuso in ringraziamenti all'Italia,
che ha finanziato totalmente, cinque milioni di euro in tutto, il ritorno
della stele, e all'Unesco, che ha fatto da tramite tra il nostro governo e
gli studi di ingegneria e progettazione che hanno reso possibile portare
via il monumento da Roma, fargli fare migliaia di chilometri e rimetterlo
al suo posto salvaguardando la sua integrità e quella delle altre stele
del parco.
Nonostante l'intermediazione dell'Onu, tuttavia, il viaggio a ritroso
della stele è tutta opera italiana "un esempio di eccellenza tecnologica e
scientifica" come ha sottolineato il presidente Napolitano nel messaggio
che ha mandato alle autorità di Addis Abeba.
Del ritorno della stele che ad Axum chiamano "l'obelisco di Roma" ha
beneficiato in qualche modo anche la sua gemella, della stessa altezza,
che è stata assicurata con tiranti per evitare danni. La stele 1, infatti,
era già pendente, a causa di terremoti e usura del tempo, ed è stata ora
rinforzata in attesa di lavori di restauro e rinforzo.
Con il ritorno della "stele di Roma" al suo posto si conclude un
contenzioso iniziato già nel '47 con i trattati di pace che siglarono la
fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel 2001 l'avvio, proprio da parte
dell'attuale sottosegretario degli Esteri Alfredo Mantica che ieri ha
rappresentato l'Italia alla cerimonia, del processo per la restituzione
della stele. Le tappe successive furono l'accordo bilaterale del 2004, con
il quale l'Italia si impegnava ad accollarsi totalmente le spese per
riportare la stele al suo posto e la rimozione da Roma nel 2005. Poi, per
tre anni, la stele è rimasta parcheggiata ad Axum, in attesa di nuovi
finanziamenti per la ricollocazione.
Ma l'investimento fatto dall'Italia non serve solo a ripagare i debiti del
suo passato colonialista. Ieri la sua importanza si è vista nell'incontro
che Mantica ha avuto con il ministro degli Esteri etiope Seyoum Mesfin.
"L'Etiopia ha un ruolo fondamentale nella politica dell'Africa
subsahariana e nella soluzione dei conflitti nel Corno d'Africa - ha detto
il rappresentante italiano - e noi intendiamo rafforzare i nostri rapporti
di collaborazione con Addis Abeba". Per parte sua l'Etiopia ha chiesto
ieri all'Italia di farsi portavoce al prossimo G8, che sarà presieduto dal
nostro Paese, delle sue difficoltà di proseguire nel suo ruolo di argine
contro l'avanzata delle corti islamiche in Somalia. L'Etiopia è uno stato
a maggioranza religiosa cristiano copta, un'enclave nell'Africa musulmana,
e ora chiede aiuti per proseguire nel suo ruolo di stato cuscinetto.
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