Una legge regionale ferma la costruzione di 215 villette
Blitz di protesta anche al festival del cinema di Venezia
Gli Usa: stop al piano-caserma
dal nostro inviato MASSIMO PISA
"Dal Molin, niente ampliamento" Gli Usa: stop al piano-caserma
VICENZA - Più che i comitati e i cortei, più che i ricorsi al Tar e i
preannunciati blitz alla Mostra del cinema di Venezia, poterono un ufficio
tecnico comunale e una leggina regionale. Che obbligano l'esercito americano
a cancellare il contestatissimo ampliamento della caserma Ederle, le
famigerate 215 villette da tre, quattro e cinque stanze da costruire a
ridosso dell'aeroporto Dal Molin.
E a ripensarne uno meno ampio e più frazionato, piccoli insediamenti intorno
a Vicenza sul modello della base Nato di Aviano. Il progetto originale,
infatti, avrebbe obbligato il comune di Quinto Vicentino, 5.383 abitanti a
nord-est del capoluogo, a bloccare ogni nuova costruzione per i prossimi
dieci anni, in base al regolamento urbanistico della regione Veneto
governata da Giancarlo Galan, proconsole di Berlusconi e ultrà della prima
ora della base americana.
Da qui il passo indietro volontario dell'esercito a stelle e strisce.
"Quinto è morto", sentenzia l'ingegner Kambiz Razzaghi, il responsabile
dell'ampliamento della Ederle che ha annunciato il passo indietro
sull'edizione online del quotidiano Stars and Stripes, il giornale dell'Us
Army per i soldati stanziati in Europa e nel Pacifico. Dove, curiosamente,
in home page campeggia l'annuncio dell'esercito per il reclutamento di nuove
truppe in Germania e a Vicenza. "Le leggi del posto salvaguardano le aree
agricole dagli insediamenti urbani - spiega Razzaghi - e se il consiglio
comunale di Quinto avesse dato il via libera, avrebbero superato la loro
quota di costruzioni per i prossimi dieci anni. Nessun cittadino si sarebbe
potuto costruire la casa. Loro non volevano, i nostri contractor italiani
nemmeno e così è saltato tutto".
Colpa di un progetto, quello per l'ingrandimento del quartier generale della
173ª Brigata aerea americana, concepito con regolamenti diversi. Scartata la
ricerca di una zona alternativa, visto che i regolamenti riguardano l'intero
Veneto e che i lavori della Ederle 2 non erano ancora partiti, si è quindi
deciso di adottare il modello Aviano, dove oltre una ventina di piccoli
insediamenti sono sparpagliati nei comuni limitrofi.
La retromarcia promette di ridar fiato al Comitato "No Dal Molin", fiaccato
dalla sentenza del Consiglio di Stato di fine luglio, aveva dato il via
libera ai lavori smentendo una sentenza del Tar del Veneto e svuotando di
significato il referendum consultivo annunciato dal sindaco di Vicenza
Achille Variati (Pd) per il 5 ottobre. E rischia di cambiare anche il
calendario delle proteste: per sabato i comitati avevano annunciato il via
di un "campeggio nazionale" intorno alla Ederle, sorta di presidio per
impedire l'avvio dei lavori.
E oggi una delegazione dei No-Dal Molin è attesa al Lido di Venezia per
consegnare al commissario governativo alla base Paolo Costa il Premio Attila
d'oro "come miglior devastatore di territori". L'ennesima polemica, l'ultima
di quattro anni di battaglie, pareri governativi e carte bollate.
Costa ha già fatto sapere che "grazie al riutilizzo di edifici già
esistenti, la base americana si amplierà conservando il più grande spazio
verde vicentino che precedenti soluzioni volevano sacrificare". Il ritiro
americano cancella tutto.