un articolo di parte ma di interesse...
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http://www.dirittodicritica.com/2013/05/14/siria-cameron-obama/
Siria, Cameron il mediatore prepara la guerra
Londra è il terzo incomodo tra Mosca e Washington per la soluzione
siriana: gli inglesi mirano a replicare la Libia e preparano nuovi aiuti
per i ribelli. Sulla scia delle ''prove'' delle armi chimiche di Assad
Scritto da Redazione il 14 maggio 2013 in Mondo
Il rebus Siria diventa una partita a tre. Il Regno Unito prova ad
inserirsi nella dicotomia Russia-USA; il premier britannico Cameron si
ritaglia un profilo “interventista” nel duello tra Putin e Obama. La
posta in gioco è il petrolio siriano, e la possibilità di accreditarsi
ancora come potenza mondiale. Tutto balla sul filo delle armi chimiche.
Il duello USA-Russia. Continua il braccio di ferro tra Stati Uniti e
Russia sulla soluzione del conflitto siriano. Obama, a margine
dell’incontro con Cameron, ha dichiarato: “anche Putin è d’accordo con
una soluzione politica”. Ma lo stallo è tutt’altro che superato. La
Russia sa di essere in posizione di forza, e vuole dimostrarlo dettando
le regole della trattativa. Fino ad ora ci è riuscita, contribuendo a
tenere in piedi il regime di Assad. Obama, dal canto suo, insiste sulla
linea della prudenza. Glielo consigliano valutazioni economiche e
strategiche; il rischio di un nuovo pantano, stile Iraq o Afghanistan, è
troppo forte, così come quello di consegnare la Siria ad estremisti
anti-americani. Ma una super-potenza non può tentennare troppo a lungo.
I “muscoli” di Cameron. Tra i due litiganti, prova ad inserirsi il terzo
incomodo: Cameron. Il leader britannico ha incontrato sia Putin che
Obama, ed ora vuole giocarsi le sue carte. Si atteggia a mediatore, e,
nello stesso tempo, si mostra deciso ed interventista. “Sull’uso di armi
chimiche da parte di Damasco”, ha dichiarato, “le prove ci sono e sono
gravi”. Nel frattempo il Regno Unito ha messo in cantiere nuovi aiuti
economici ai ribelli; mentre sulla fornitura di armi c’è più cautela,
per non rischiare di rinforzare frange estremiste.
Il petrolio siriano. I motivi di tanto “fervore” sono facilmente
ipotizzabili. Il primo è il petrolio siriano, boccone ghiotto per i
britannici che potrebbero portarlo agevolmente a casa con rotte
marittime attraverso il Mediterraneo. C’è poi una leadership da
riaffermare, soprattutto al cospetto di un competitor europeo come la
Francia, che in occasione della crisi in Mali non ha aspettato
l’appoggio di nessuno per partire ed andare a difendere i propri
interessi economici. Cameron non può (e non vuole) essere da meno.
AAA, Europa cercasi. Se il Regno Unito deciderà di fare di testa propria
sulla questione siriana, seguendo l’esempio della Francia in Mali,
l’Europa riceverà l’ennesimo schiaffo. Il grande assente di questo
scacchiere geopolitico, infatti, è proprio il vecchio continente. Di
volta in volta, sulla scena diplomatica, spiccano i singoli paesi, mai
l’Europea unita, se non quando si tratta di pagare. Nonostante la crisi,
infatti, se bisogna aprire i cordoni della borsa, l’Unione Europea non
si tira indietro: per la Siria sono stati stanziati 100 milioni pochi
giorni fa, ed altri 65 arriveranno a breve. Ma non chiedete ai leader
europei di coordinarsi politicamente, di immaginare una strategia ed una
diplomazia comuni. Quello proprio non riescono a farlo.