Google Groups no longer supports new Usenet posts or subscriptions. Historical content remains viewable.
Dismiss

La Guerra è un Racket

0 views
Skip to first unread message

amaryllide

unread,
Jan 1, 2010, 9:22:22 PM1/1/10
to
Discorso dato nel 1933 dal Maggiore dei Marines Smedley Butler:
“La guerra è soltanto un racket. Un racket viene ben definito, credo,
come qualcosa che è diverso da quel che pensa la maggior parte delle
persone. Solo un piccolo gruppo segreto sa di cosa si tratta. Viene
condotta a beneficio di una piccola minoranza ma a spese delle masse.
Dalla guerra solo poche persone costruiscono grandi fortune.
Grazie alla guerra le nazioni acquisiscono terre in più, se vincono.
Semplicemente le prendono. Queste nuove terre di cui si sono
imposessati vengono velocemente sfruttate da una piccola minoranza –
quella stessa minoranza che spreme dollari dal sangue della guerra. Il
pubblico generale poi paga il conto.
E cos’è questo conto ?
Questo conto si traduce in una lista di cose orribili. Nuove lapidi.
Corpi mutilati. Menti rovinate. Case e cuori distrutti. Instabilità
economica. Depressione e tutte le sue miserie derivate. E poi delle
tasse che spezzano la schiena per generazioni e generazioni.
Ma il soldato paga il più alto prezzo di questo conto. *
Magnifici ideali son stati dipinti per i nostri ragazzi che furono
mandati a morire. Questa era la “guerra per porre fine a tutte le
guerre”. Questa era la “guerra per rendere il mondo un posto più
sicuro per la democrazia”. Nessuno disse a loro, mentre marciavano,
che la loro avanzata e la loro morte significavano grossi profitti di
guerra. Nessuno disse a questi soldati Americani che sarebbero potuti
morire per i proiettili sparati dai loro stessi fratelli. Nessuno
disse loro che le imbarcazioni sulle quali navigavano sarebbero potute
essere affondate da sottomarini costruiti con dei brevetti degli Stati
Uniti. Gli venne soltanto detto che sarebbe stata una “gloriosa
avventura”.
Così, dopo aver riempito le loro gole di patriottismo, venne deciso
che questi avrebbero anche dovuto aiutare nei pagamenti per la guerra.
Per questo gli abbiamo dato l’enorme stipendio di 30 dollari al mese.
Se non credete a tutto questo, visitate i cimiteri Americani nei campi
di battaglia all’estero. O visitate qualsiasi ospedale di reduci negli
Stati Uniti.
Fino al 1898 non possedevamo nemmeno un pezzetto di territorio al di
fuori del Nord America. A quel tempo il nostro debito nazionale era
poco più di 1,000,000,000 di dollari. Poi siamo diventati “orientati
verso l’internazionale”. Abbiamo dimenticato, o messo da parte,
l’avviso del Padre di questo paese. Abbiamo dimenticato l’avvertimento
di George Washington sulle “alleanze impiglianti”. Siamo andati a fare
la guerra. Abbiamo acquisito territorio all’estero. E alla fine del
periodo della Prima Guerra Mondiale, come risultato diretto della
nostra intromissione negli affari internazionali, il nostro debito
nazionale è salito ad oltre 25,000,000,000 di dollari.
Io credo in una difesa adeguata sulla linea costiera e niente più. Se
una nazione viene qui per combattere, allora combatteremo. Il problema
con l’America è che quando il dollaro guadagna solo il 6% qui, poi
diventa instabile e all’estero raggiunge il 100%. Ecco allora che la
bandiera segue il dollaro e i soldati seguono la bandiera.
Non andrei nuovamente a far la guerra come ho fatto per proteggere
qualche sporco investimento dei banchieri. Ci sono solo due cose per
cui dovremmo combattere. Una è la difesa delle nostre case e l’altra è
la Carta dei Diritti. La guerra per qualsiasi altro motivo è
semplicemente un racket.
Non c’è trucco nella sacca dei rackets che la gang militare non
conosca. Ci sono gli “uomini dito” [Ndr. "finger men", cioè degli
"informatori"] che indicano il nemico, ci sono gli “uomini muscolo”
per distruggere i nemici, gli “uomini cervello” per pianificare la
guerra, e poi un “Grande Boss” Super-Nazionalista-Capitalismo.
Potrebbe sembrare strano per, un militare, usare un simile paragone.
Ma la propensione verso la verità me lo impone. Ho speso trentatré
anni e quattro mesi in servizio militare attivo come membro della più
agile forza militare di questo paese, il Corpo dei Marines. Ho
prestato servizio in tutti i ranghi commissionati da Sottotenente a
Maggior-Generale. E durante questo periodo, ho speso la maggior parte
del mio tempo come un “uomo muscolo” di alta categoria per i Grandi
Interessi, per Wall Street e per i Banchieri. In breve, ero un
racketeer, un gangster per il capitalismo.
Al tempo sospettavo di far parte di un racket. Adesso ne sono sicuro.
Come tutti i membri della professione militare, non ho mai avuto un
pensiero mio finchè non ho lasciato il servizio. Le mie facoltà
mentali rimasero in animazione sospesa mentre obbedivo agli ordini dei
superiori. Questo è tipico per tutti quelli che fanno parte del
servizio militare.
Ho contributo a rendere il Messico, e specialmente Tampico, sicuro per
gli interessi petroliferi Americani nel 1914. Ho contribuito a rendere
Haiti e Cuba un posto decente affinchè i ragazzi della National City
Bank potessero ricavarci dei reditti. Ho contribuito allo stupro di
una mezza dozzina di repubbliche Centro Americane a beneficio di Wall
Street. La lista dei rackets è lunga. Ho aiutato a purificare il
Nicaragua per l’istituto bancario internazionale dei Brown Brothers
nel 1909-1912 (dov’è che ho già sentito quel nome ?). Ho portato la
luce nella Repubblica Domenicana per gli interessi Americani sullo
zucchero nel 1916. In Cina ho contribuito affinchè Standard Oil
andasse avanti senza disturbi.
Durante questi anni, ho avuto, come direbbero i ragazzi del
retrobottega, un ottimo racket. Guardandomi indietro, mi sento come se
avessi potuto dare un pò di consigli ad Al Capone. Il meglio che lui
seppe fare fu operare un racket in tre distretti. Io ho operato in tre
continenti.”

*Questo poteva esser vero molti anni fa, mentre oggi è l’esatto
opposto: in una guerra moderna, una “guerra totale”, le persone più al
sicuro sono proprio i “soldati”, mentre sono i civili a pagare in
assoluto il prezzo più alto, come testimoniato anche dalle recenti
guerre in Iraq, Afghanistan, Libano e Gaza, dove circa il 90-95% delle
vittime sono dei civili. In questo senso, il tanto chiaccherato
“onore” di chi “serve al fronte” va a finire direttamente in fondo
alla tazza del cesso:
“I dati sulle percentuali dei morti civili negli eventi bellici
dell’ultimo secolo ci dicono insomma che le guerre sono, oggi più che
mai, guerre contro le popolazioni inermi. Se nella prima guerra
mondiale le vittime civili si potevano ancora definire accidentali –
il 14% delle vittime rispetto all’oltre 80% delle perdite fra i
soldati – il rapporto fra vittime civili e militari si è letteralmente
ribaltato con le guerre degli anni Novanta (gli anni dei cosiddetti
«dividendi di pace», all’indomani del crollo del muro di Berlino), al
punto che oggi è lecito affermare che i militari sono le vittime
accidentali dei conflitti.

0 new messages