Una storiella di famiglia, che si conclude con qualche mia domanda da
apolitico non particolarmente informato sulla storia e la cronaca: la
storiella spiega perche' oggi io ponga queste domande.
Mio padre, a suo tempo giovanissimo combattente della RSI, ha accolto
con amarezza cio' che i telegiornali hanno riferito circa le parole di
Fini in Israele. Il babbo non si occupa di politica da decenni (era
stato candidato un paio di volte nel dopoguerra), ma ha posizioni che
potrei definire genericamente di destra "occidentalista" - incluso il
sostegno alla NATO e a Israele. Scolaro dodicenne al momento delle leggi
razziali, non si ritiene colpevole di un razzismo che non ha mai
sostenuto ne' praticato (anche perche' la famiglia ha origini ebraiche
non lontanissime), e mi dice una cosa che oggi puo' apparire
sorprendente: non era fascista, era critico su molti punti, come e'
naturale che sia un diciassettenne sotto qualunque regime. Ma per onore
e coerenza, per lui e' stato ovvio partire volontario nella RSI e non
allearsi con il nemico di poche settimane prima. Poi l'ha fatto, ma
finita la guerra: liberato da POW e' stato volontario nella Legione
Straniera; gli Alleati fecero sapere che agli ex RSI non conveniva
tornare troppo presto a casa, ma, piuttosto, restare in Africa:
esageravano, perche' gli serviva truppa. Non sto a riferire quel non
molto che ha accettato di raccontarmi, negli anni, delle esperienze di
guerra. Vorrei invece sottolineare quello che lui chiede ora: rispetto
di tutti per chi ha combattuto con onore sapendo che la guerra sarebbe
stata persa. Io, da apolitico, credo che chi combatte senza secondi Fini
(UAH UAH gioco di parole) sia da rispettare anche se lo si odia, da
rispettare anche mentre lo si uccide, se necessario. Credo che questo
sia l'atteggiamento militare, e cio' che ne e' fuori sia brutalita',
ignoranza, disonore. Per questo mi sembra inconcepibile che Fini, uomo
di indubbia intelligenza, abbia dichiarato "vergognosa" la RSI - come
dice mio padre "Io c'ero e non me ne vergogno: se lui non c'era, di che
cosa si vergogna?". Suppongo, invece, che abbia definito vergognose le
vergognose leggi razziali della RSI, il che non puo' portare alla
vergogna globale, proprio come americani, inglesi, francesi etc. non si
vergognano dei loro Stati che hanno avuto leggi razziste e qualche volta
le hanno abolite *dopo*.
Tutta questa tirata per dire:
1) Dove trovo le parole precise dette da Fini, con l'eventuale dialogo
con i giornalisti o con politici israeliani? Probabilmente
"consolerebbero" mio padre. Finora ho letto solo taglia-e-cuci
giornalistici, che possono dire tutto e il suo contrario.
2) Piu' importante: perche' il "postfascismo" italiano sembra essersi
sempre ispirato alla RSI, al dopo-38, al dopo-sanzioni, in genere ad un
atteggiamento fosco e truce, e non agli anni del consenso di massa e
internazionale, dello sviluppo socioeconomico, di Balbo in USA, della
stima di politici e intellettuali? A parte i discorsi berlusconiani, in
un'ottica storica mi sembra evidente l'inconfrontabilita' di quel
totalitarismo, violento ma efficiente e relativamente tollerante, con
quello nazista, comunista o islamico.
3) Da parte ebraica, comprensibilmente, si tende a sottacere la
diffusione del fascismo tra i nonni: letta a posteriori, parrebbe
autolesionistica. Ma perche' la destra la dimentica? Che sia un modo per
nascondere che il tardo fascismo ha *tradito* gli ebrei, oltre ad averli
perseguitati?
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ciao,
Elrond
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