> La domanda �: che senso ha tale distinzione?
> C'� una ritmo particolare che accomuna i parisillabi (e gli
> imparisillabi) tra loro?
la prima cosa da dire, se uno vuol capire qualcosa di metrica, � che non
� una roba tipo la settimana enigmistica: sonetto: undici sillabe in
orizzontale, quattrordici in verticale.
(Ho gi� scritto qualcosa in proposito:
http://tinyurl.com/letturametrica )
La poesia � parola in musica; e la metrica � la descrizione del ritmo di
questa musica. Questo � il punto di partenza, anche se, in ogni civilt�
letteraria, soprattutto in conseguenza del passaggio dalla poesia
cantata alla poesia scritta, la metrica si appesantisce di artificiose
regole formali che poco hanno a che vedere con l'effettiva sensibilit�
musicale. In altri termini, la metrica "per l'orecchio" tende a
diventare metrica "per l'occhio".
Quanto alla differenza tra versi parisillabi ed imparisillabi, il verso
pari, come l'ottonario
Qu� com�ncia l'�vvent�ra
d�l sign�r Bon�vent�ra
[uso il segnino acuto ad indicare non la qualit� della vocale, ma la
posizione dell'accento]
e il senario
La v�spa Ter�sa
corr�a fra l'erb�tta (correa = due sillabe)
hanno la tendenza ad assumere un ritmo troppo facile e martellante:
z�mpa-z�mpa-z�mpa ecc., che pu� andare bene nella canzonetta e nella
filastrocca, ma fa storcere il naso al poeta raffinato, che preferisce
il pi� variato verso dispari:
S�mpre c�ro mi f� || quest'�rmo c�lle
Certo, non � sempre cos�, e dopo mezzo secolo di endecasillabi sciolti i
poeti dell'Ottocento si rivolsero frequentemente ai ritmi pi�
saltellanti, alcuni dei quali caratterizzavano quella che nel secolo
precedente si chiamava appunto "canzonetta".
Abbiamo quindi per esempio il settenario sdrucciolo
Sparsa le trecce morbide
era sopito l'esule
il senario
fratelli d'Italia
l'Italia s'� desta
l'ottonario
� risorto: or come a morte
la sua preda fu ritolta?
il decasillabo
S'ode a destra uno squillo di tromba
il doppio senario
Dagli atri muscosi || dai fori cadenti
ma sono versi che stufarono presto.
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Non tutti i versi hanno la stessa importanza: quando, al biennio
linguistico, facevo poesia nella classe seconda, spiegavo
l'endecasillabo, il settenario e il quinario, e mi bastavano per il 90%
della poesia italiana; e il restante 90% lo potevo trascurare.
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� curioso notare che nella poesia francese succede qualcosa del genere,
a propositio di pari e dispari, ma la terminologia � invertita. Poich�
in francese la maggior parte delle parole � tronca, l'ultima sillaba
accentata � considerata l'ultima del verso. In francese quindi i versi
"seri" sono i versi pari, per lo stesso motivo per cui in italiano si
preferiscono i versi dispari. Il vero principe della poesia francese �
l'alessandrino, o senario doppio, che contato all'italiana, cio�
contando una sillaba dopo l'ultimo accento di ogni emistichio, sarebbe
il settenario doppio:
La Nat�re est un t�mple || ou des viv�nts pili�rs
nei sup�rbi sil�nzi || il suo sup�rbo amore
[anche qui gli accenti non sono quelli ortografici].
Anche in Francia l'assuefazione all'alessandrino fece ad un certo punto
nascere il desiderio di versi con struttura opposta:
De la musique avant toute chose,
Et pour cela pr�f�re l'Impair...
che sono decasillabi, o per meglio dire quinari doppi (contati
all'italiana: senari doppi).
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it http://www.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
http://blog.ilpugnonellocchio.it
Mi dichiaro parzialmente soddisfatto.
Se tale distinzione � avvenuta la differenza deve essere assai
sensibile alle orecchie addestrate.
--
"It is impossible to love and to be wise."
-- Francis Bacon (1561-1626)
Gioachic