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Articolo di Claudio pubblicato sull'Osservatore Romano

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Ivan

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Dec 1, 2009, 3:22:40 PM12/1/09
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Articolo di Claudio pubblicato sull'Osservatore Romano (preso dalla ML
Reginella):


Un artista risponde al Papa

Quel sottile filo di luce
che passa sotto la porta

di Claudio Baglioni

Non so se ci� che faccio si possa definire arte. Non lo garantiscono il
metodo, n� i risultati. E non spetta a me dirlo. Ma � grazie a ci� che
faccio
che ho potuto incontrare Sua Santit�, Benedetto XVI, insieme ad altri uomini
accomunati dal misterioso appellativo di artisti. Uomini che, credo,
convivano
con il mio stesso dubbio. Perch� l'arte � ricerca. E il dubbio � il primo
motore della ricerca. Dubbio che, quindi, non � negazione. Ma, al contrario,
presupposto, preludio, anticamera della verit�. Anticamera nella quale
trascorre la vita di ogni uomo.
E, tra tutti gli uomini, credo che coloro i quali vengono chiamati artisti
siano tra quelli che attendono pi� vicini alla "porta". Con i sensi
dell'interiorit�, avvertono i silenzi, i suoni, le voci e i rumori che
provengono dalla "stanza accanto". Vedono un filo di luce filtrare da sotto
la
porta. Scorgono segni e riflessi che cercano di mettere a fuoco, decifrare,
ordinare - non a caso questa � una delle mille, affascinanti, radici della
parola "arte" - e rendere visibili.
Una condizione che �, allo stesso tempo, esaltazione e sofferenza. Perch� il
dono di una sensibilit� non ordinaria, porta con s� il peso di non ordinarie
responsabilit�. Lo ricordava Paolo vi, quando diceva che la missione degli
artisti � "carpire dal cielo dello spirito i suoi tesori e rivestirli di
parola, di colori, di forme, di accessibilit�". Rendere visibile
l'invisibile,
appunto. Nessuno sa da dove vengano le note di una melodia, le parole di un
romanzo, i passi di una coreografia; i tratti e i colori di una tela, le
liriche di una poesia; le forme di una scultura o i volumi di una
architettura;
le immagini di una foto o le inquadrature di un film. N� sappiamo chi o cosa
le
porti dentro di noi. Tutti, per�, sappiamo dove queste cose portano noi.
Cambiano. Sollevano. Elevano. Non solo ci consentono di violare il limite
orizzontale di questo nostro pellegrinaggio nell'esistenza, ma suggeriscono
un
nuovo orizzonte. Orizzonte verticale. Dal quale l'anima �, evidentemente,
chiamata. E al quale essa, per sua natura, tende. Da sempre. Per sempre. "La
storia dell'umanit� - ha ricordato il Papa - � movimento e ascensione".
L'arte
� parte di quella storia. Parte importante. Movimento e ascensione
contengono,
per�, il rischio della caduta dell'uomo. Rischio che "incombe sull'umanit�
quando si lascia sedurre dalle forze del male". In questo senso l'arte ha la
responsabilit� di essere, allo stesso tempo, frutto e seme di bellezza.. Chi
semina bellezza, raccoglie bellezza. Bellezza autentica, naturalmente.
Profondit�, non superficie. Sostanza, non forma. Quella bellezza che l'uomo
ha,
di volta in volta, identificato con verit�, virt�, bene. Bellezza che �
antidoto alla disperazione. Come ha ricordato Sua Santit�, quando ha
sottolineato il "legame profondo tra bellezza e speranza". Legame
fondamentale.
Soprattutto oggi, in un mondo che ha un bisogno estremo di bellezza. Quella
bellezza che, come diceva Dostoevskij, sar� l'unica a salvare il mondo e
senza
la quale l'umanit� non potrebbe vivere. Perch�, se l'arte � davvero tale,
riesce a colmare la distanza, sempre troppo grande, tra il presente come � e
come, invece, potrebbe e dovrebbe essere. A rivelare il confine tra
imperfezione e perfezione. Tra abisso e infinito. Non solo mostrando le
strade
da non battere, ma anche illuminando quelle da seguire.
E, soprattutto, rivelando, nel comporsi a rotta di queste ultime, il valore
di una prospettiva. Dimostrando che ci� che si immagina o si teme
impossibile,
impossibile non �. Se l'uomo guarda, vede. E all'arte spetta - accanto ad
altre
"arti", naturalmente - il compito difficile, ma irrinunciabile, di mostrare
ci�
che non riesce o, talvolta, si rifiuta di vedere. Non solo dare senso e
valore
al suo cammino orizzontale - regalando, ad esempio, pi� umanit�
all'umanit� -
ma dimostrando che la meta � fine, ma non sempre � "la" fine. Spesso, anzi,
essa � inizio. Nuovo inizio. E suggerendo all'uomo, attraverso il piccolo
mistero della creativit�, l'idea di aprirsi a sondare il mistero, ben pi�
grande, della Creazione.
Per la musica il compito � ancora pi� delicato. Non perch� esista una
classifica di merito tra le arti. Che, evidentemente, non c'�. Ma perch�
l'immediatezza della musica, la sua universalit�, la facilit�, rapidit� e
vastit� della sua diffusione, il fatto di valicare qualunque confine, di
essere
l'unica lingua che tutti sono in grado di comprendere e parlare - anche chi
ne
ignora completamente vocabolario, grammatica e sintassi - e di esercitare un
richiamo particolarmente forte sulle generazioni giovani, la rendono una tra
le
arti pi� amate e ascoltate. Il che impone a chiunque le dia voce un
supplemento
di coscienza, autenticit� e verit�. Oltre all'obbligo, che vale per tutti
gli
artisti, di non dimenticare mai di essere, come scriveva Paolo vi, "i
custodi
della bellezza nel mondo". Parole che stordiscono e fanno tremare i polsi a
tutti noi, piccole anime di confine, che tendiamo l'orecchio e speriamo di
cogliere e saper interpretare dignitosamente i fragili segnali che ci manda
quel sottile filo di luce che passa sotto la porta.

(�L'Osservatore Romano - 2 dicembre 2009 )

Alessia

unread,
Dec 2, 2009, 4:28:10 AM12/2/09
to
> Articolo di Claudio pubblicato sull'Osservatore Romano (preso dalla ML
> Reginella)...

Stupendo articolo, grazie!

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