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Q.P.G.A.: oltre la forma-canzone.

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ale

unread,
Dec 4, 2009, 4:51:29 AM12/4/09
to
Beh... eccoci qui, dopo diversi ascolti "parziali", e un paio completi, a
scrivere qualcosa su questo "monumento" che � Q.P.G.A..
E' difficile districarsi in un "bailamme" del genere, ma ci provo.
Eviter� di parlare dei singoli brani, almeno per ora, per concentrarmi su un
discorso pi� generale, visto che, in effetti, l'opera in questione � un
tutt'uno, pi� che una serie di canzoni.
Claudio, da parecchio tempo, ha mostrato una sorta di "insofferenza" per i
limiti impostigli dalla forma-canzone. Gi� negli anni '70, affermava di
voler scrivere un musical, mentre negli anni '80, si trov� a comporre una
canzone di durata superiore ai 15 minuti, che il paziente lavoro di Paola
Massari
permise di ridurre a dimensioni pi� ragionevoli (Tutto il calcio...).
Ora, per�, Claudio ha detto basta. La forma-canzone � insufficiente, ci
vuole altro.
E, allora, Claudio fa, con la forma-canzone, quel che i musicisti romantici
fecero con la "forma-sonata" classica: la dilata, la "contamina", la plasma
oltre i canoni abituali: in una parola, la supera.
Le dimensioni si ampliano... i temi musicali si rincorrono, e si
ripetono, simili ma mai uguali, arrangiati in mille maniere diverse, con
interventi di mille aritsti diversi, tutti di altissimo livello. E anche i
generi si fondono: troviamo jazz, troviamo musica sinfonica, troviamo
frammenti di concerto per pianoforte e orchestra, troviamo assoli dei pi�
disparati strumenti, messi in atto con perizia rara; si spazia dalla lirica
ad uno stile pi� simile a quello di una colonna sonora di un musical,
passando per spruzzate di Gaber, Jannacci, il Bennato degli inizi (che, non
a caso, contamin� a sua volta la canzone con lo stile "lirico": in questo
senso, anche il Bocelli che "liricizza" Questo piccolo grande amore non
risulta affatto fuori luogo, anzi!), e, soprattutto, ritroviamo la vena
fresca e creativa del Baglioni di Anima mia.
Troviamo arrangiamenti ricchissmi, e complessi, che meritano uno studio
attento e appassionato, e idee musicali che si affastellano una sull'altra,
apparentemente in maniera confusa, ma, in realt�, con una coerenza e un
rigore sorprendenti, vista la mole.
Il tutto crea un coktail che, d'acchito, stordisce (non a caso, la prima
cosa che ho scritto � stata: sono senza parole! :o) ). Ma che, ben presto,
palesa l'immensa classe di chi l'ha progettato, studiato nei dettagli pi�
minuziosi, e realizzato.
Con un grandissimo coraggio: sono perfettamente d'accordo con Walter.
Perch� un lavoro del genere rischia, davvero, di risultare, commercialmente,
assai poco appetibile.
E', come detto, un lavoro quasi di "nicchia", fatto per il gusto e il
piacere di farlo.
E noi, ce lo godiamo!
La cosa incredibile, peraltro, � che un tale mix di novit� risulta, in
realt�, filologicamente molto fedele all'originale, nel senso che le canzoni
"di base", quelle che facevano parte del "vecchio " Questo piccolo grande
amore, sono eseguite con linee melodiche pressoch� invariate, e con
interventi negli arrangiamenti anche molto sostanziosi, ma mai tali da
stravolgere l'originale.
Da un punto di vista testuale, Claudio mostra, ancora una volta, la sua
estrema abilit� come "giocoliere della parola".
Alcune chicche sono davvero godibili (penso, ad esempio, ad "Al mercato", e
alla geniale "Svelto o lento"); in linea generale, Baglioni si cala
perfettamente nel Cucaio che era quarant'anni fa, e nessun testo nuovo stona
coi testi d'origine.
Complessivamente, Questo piccolo grande amore risulta essere una sorta di
"seme", dal quale � nato un albero rigoglioso e maestoso.
Un balzo in avanti della musica leggera di parecchi anni, mentre l'occhio
sembra rivolto al passato.
Chapeau.
Ciao a tutti.
Ale

Ivan

unread,
Dec 4, 2009, 9:22:49 AM12/4/09
to

"ale" <ale...@fastwebnet.it> ha scritto nel messaggio .tin.it...

> Beh... eccoci qui, dopo diversi ascolti "parziali", e un paio completi, a
> scrivere qualcosa su questo "monumento" che � Q.P.G.A..
> E' difficile districarsi in un "bailamme" del genere, ma ci provo.
> Eviter� di parlare dei singoli brani, almeno per ora, per concentrarmi su
> un
> discorso pi� generale, visto che, in effetti, l'opera in questione � un
> tutt'uno, pi� che una serie di canzoni.

Gi�, � un'opera unica di due ore � mezzo senza interruzioni � gi� di per s�
una rivoluzionaria novit� (rispetto alla musica pop).

> Claudio, da parecchio tempo, ha mostrato una sorta di "insofferenza" per i
> limiti impostigli dalla forma-canzone. Gi� negli anni '70, affermava di
> voler scrivere un musical, mentre negli anni '80, si trov� a comporre una
> canzone di durata superiore ai 15 minuti, che il paziente lavoro di Paola
> Massari
> permise di ridurre a dimensioni pi� ragionevoli (Tutto il calcio...).
> Ora, per�, Claudio ha detto basta. La forma-canzone � insufficiente, ci
> vuole altro.
> E, allora, Claudio fa, con la forma-canzone, quel che i musicisti
> romantici fecero con la "forma-sonata" classica: la dilata, la
> "contamina", la plasma oltre i canoni abituali: in una parola, la supera.

E lo fa con ottimi risultati direi!

> Le dimensioni si ampliano... i temi musicali si rincorrono, e si
> ripetono, simili ma mai uguali, arrangiati in mille maniere diverse, con
> interventi di mille aritsti diversi, tutti di altissimo livello. E anche i
> generi si fondono: troviamo jazz, troviamo musica sinfonica, troviamo
> frammenti di concerto per pianoforte e orchestra, troviamo assoli dei pi�
> disparati strumenti, messi in atto con perizia rara; si spazia dalla
> lirica ad uno stile pi� simile a quello di una colonna sonora di un
> musical, passando per spruzzate di Gaber, Jannacci, il Bennato degli inizi
> (che, non a caso, contamin� a sua volta la canzone con lo stile "lirico":
> in questo senso, anche il Bocelli che "liricizza" Questo piccolo grande
> amore non risulta affatto fuori luogo, anzi!), e, soprattutto, ritroviamo
> la vena fresca e creativa del Baglioni di Anima mia.

Io credo che oltre ad essere un bellissimo lavoro dalla straordinaria
architettura, questo QPGA, si � arricchito della presenza davvero di
grandissimi ospiti (penso alla tromba di Bosso in "Con tutto il mio cuore"
per fare un esempio tra tanti) che, come delicati ingredienti, sono stati
dosati nel modo giusto da quel grande chef che � CB.

> Troviamo arrangiamenti ricchissmi, e complessi, che meritano uno studio
> attento e appassionato, e idee musicali che si affastellano una
> sull'altra,
> apparentemente in maniera confusa, ma, in realt�, con una coerenza e un
> rigore sorprendenti, vista la mole.
> Il tutto crea un coktail che, d'acchito, stordisce (non a caso, la prima
> cosa che ho scritto � stata: sono senza parole! :o) ). Ma che, ben presto,
> palesa l'immensa classe di chi l'ha progettato, studiato nei dettagli pi�
> minuziosi, e realizzato.
> Con un grandissimo coraggio: sono perfettamente d'accordo con Walter.
> Perch� un lavoro del genere rischia, davvero, di risultare,
> commercialmente, assai poco appetibile.
> E', come detto, un lavoro quasi di "nicchia", fatto per il gusto e il
> piacere di farlo.
> E noi, ce lo godiamo!

Assolutamente d'accordo... anche sul finale ;)

> La cosa incredibile, peraltro, � che un tale mix di novit� risulta, in
> realt�, filologicamente molto fedele all'originale, nel senso che le
> canzoni "di base", quelle che facevano parte del "vecchio " Questo piccolo
> grande amore, sono eseguite con linee melodiche pressoch� invariate, e con
> interventi negli arrangiamenti anche molto sostanziosi, ma mai tali da
> stravolgere l'originale.
> Da un punto di vista testuale, Claudio mostra, ancora una volta, la sua
> estrema abilit� come "giocoliere della parola".
> Alcune chicche sono davvero godibili (penso, ad esempio, ad "Al mercato",
> e alla geniale "Svelto o lento"); in linea generale, Baglioni si cala
> perfettamente nel Cucaio che era quarant'anni fa, e nessun testo nuovo
> stona coi testi d'origine.

Verissimo. C'� una grande omogeneit� nei testi. Nessuno si accorgerebbe,
ascoltando solo oggi l'album, di quali testi siano stati scritti oggi e
quali 40 anni fa.

Ciao
:O)
Ivan

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