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Message from discussion promemoria per la prossima campagna elettorale
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tu non sei il mio popolo  
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 More options Oct 14 2005, 6:57 am
Newsgroups: it.fan.culo, it.hobby.umorismo
From: tu non sei il mio popolo <levis...@caspur.it>
Date: Fri, 14 Oct 2005 12:57:25 +0200
Local: Fri, Oct 14 2005 6:57 am
Subject: promemoria per la prossima campagna elettorale

Non vi e` nulla di meno elegante e di meno civile e, per certi versi anche
di meno efficace, dell'insultare chi, per motivi oscuri forse da ricercare
in qualche remoto anfratto del vissuto, in qualche atro e recondito
rimosso, in qualche orrido sprofondo delle circonvolluzioni, pretende, a
volte basandosi su considerazioni evidentemente parallassate ma piu`
spesso semplicemente perche` incapace di argomentare in maniera
ineccepibile o quantomeno coerente, alzando il ditino ammonitore magari, o
elevando il tono di voce come a ricercare nel volume un conforto, un
supporto, un appiglio, o, piu` semplicemente accigliandosi basito di
fronte ad una osservazione contraria se non addirittura ad una vera e
propria confutazione, di aver ragione sulla base di quel che ritiene,
ingenuo, un ragionamento.

In altre parole, se uno e` di coccio e` di coccio.

In casi del genere e` consigliabile metter da parte gl'insegnamenti del
Della Casa, nello stesso scaffale in alto a destra dove conserviamo,
chissa` perche`, un sunto dei migliori vaticinii di Donna Letizia e
l'intero lustro millenovecentosessantatre`-sessantotto del Readers' Digest
e lavorar di piccone, scalpello e cazzuola col nobile fine di rimettere il
ramingo della logica sul giusto sentiero, affinche` possa con gaudio e
tripudio di tutti e maggiormentevolmente della Commissione Europea,
reintraprendere l'erto e periglioso  percorso verso la conoscenza ed il
corretto discernimento, comportandosi poi di conseguenza qual ideale
cittadino del libero mondo.

In altre parole se uno e` stronzo e` stronzo ed e` cosa buona e giusta
farglielo capire con la dovuta delicatezza.

E` quindi mia intenzione fornire costa` al colto pubblico e all'inclita
guarnigione un breve sunto antropologico-culturale evinto da anni di
studio ed osservazione del prossimo il quale, piu` lontano sta, meglio mi
sento. Qualche arguto lettore si chiedera`, alzando perplesso il
sopracciglio o corrugando la fronte o smettendo di scodinzolare, qual
possa essere la cosmogonia in istudio. Domanda legittima e che meriterebbe
un trattato a se' stante, preferibilmente comparato:  potrebbero esser
presi ad  esempio i tifosi delle diverse squadre di calcio, casistica
suprema di  adeguato bersaglio di beffeggio, oppure gli appartenenti alle
diverse  professioni e ai piu` variegati mestieri quali avvocati, notai,
scultori,  verdurieri, carabinieri, giornalisti catanesi, montezemoli e
briatori  oppure ancora andar di campanile a contrappor pisani e
livornesi,  bresciani e bergamaschi, terroni e polentoni fino ad arrivare
al culmine  dello stridente confronto tra i rocchigiani di sopra e quelli
dei pratoni di sotto.

Dopo un'attenta disamina ho deciso di scegliere un campo piu` neutro, piu`
tranquillo, dove ognuno potra` eventualmente riconoscer se' stesso in un
qualche tratto, se non nell'intero ritratto in prospettiva cavaliera,
senza adombrarsi troppo. Gli elettori o simpatizzanti dei partiti o
movimenti politici.

Che vado adesso ad elencare in ordine casuale, sperando di non dimenticare
nessuno, al solo scopo di servire il popolo.

Preciso inoltre che declino ogni responsabilita`: se siete cosi`, non e`
colpa mia.

1) Il fascista.

Il patetico anche se lodevole recente tentativo di dare una ripulita alle
chiazze di sangue e di coprire l'odore melenso dell'olio di ricino fatto
recentemente da alcuni fini politici non si puo` dire sia andato per
davvero a bersaglio. L'elettorato del PNF-MSI-DN-AN ha fatto si` buon viso
a cattivo gioco, e d'altra parte chi non l'avrebbe fatto dopo oltre
cinquant'anni di astinenza forzata da ogni forma di potere, foss'anche
periferico e marginale? ma e` rimasto profondamente ed intrinsecamente
fascista, intollerante, violento, repressorio e col cazzo piccolo. Non e`
servito riporsi il manganello in culo e nascondere il cappottino in orbace
nel baule in soffitta per celare l'ignobile origine e l'imprintata
provenienza. Il fantasma del passato riemerge prepotente ad ogni azione,
ad ogni pensiero espresso, ad ogni proposito legislativo.

Primo e spesso unico istinto: vietare. Piu` si vieta meglio e`. Vietato
entrare in Italia se non si ha gia` un lavoro in Italia, vietato fumare,
vietato scureggiare in pubblico, vietato fare cose diverse da quelle che
faccio io, vietato vietare. Sorge il dubbio che costoro abbiano in odio
chiunque li circondi e non sia vestito come loro, non pensi come loro, e
non scopi come loro e cioe` mai. Ovviamente in pubblico gonfiano il petto
e dopo essersi nascosti dei batuffoli di cotone tra labbro e mandibola
inferiore (una buona rasatura del cranio aiuta) nel tentativo di
assomigliare al famigerato mascellone (in alternativa va bene anche il
pizzetto alla Balbo) dichiarano, millantando, exploit sessuali colle
femmine di ogni popolo della terra, laddove e` noto come non siano mai
usciti dalle pianure pontine tranne quella volta che andarono addirittura
fino a Frosinone.  Non hanno perso il vizio di tremagliare nell'ombra,
imbarcando ad ogni occasione propizia in tentativi di colpo di stato
velleitari e ridicoli piu` di quanto non fu ridicolo e velleitario il
purtroppo triste storico evento, ogni tipo di buffone a piede libero.  Le
loro femmine, una volta si facevano ingravidare allegre per dare un figlio
alla nazione, sperando quasi che questo ci restasse stecchito dalla
baionetta sovietica, dal mortaio inglese, dal mitra canadese, dal
bingobongo eritreo, per potersene poi bullare durante un qualche raduno al
giorno del villaggio, per farne poi di corsa un altro, di balilla.  Ora,
ben che gli va, ne ottengono un ultra` di curva di una qualche squadra
della bassa che lotta perennemente tra serie maggiore e cadetta, finendo
in genere per pigliarla in cesto da qualche livornese o senese, se non
addirittura da un pisano, e trovarci alla fin fine pure un qualcerto
gusto.

Non sono proprio completamente stupidi, no, siamo onesti. Essi sono in
grado, specialmente se ci si mettono in tanti, di maneggiare con una
qualcerta perizia i concetti di famiglia (il concetto, non la famiglia che
fa un po' il cazzo che gli pare alla facciaccia loro), chiesa e patria.
Gia` se gli si parla di navigatori il loro sguardo perde di lucidita` e
tende come a imbesuirsi facendo assumer loro la medesima espressione
tipica del francese dell'Arvernia di fronte a un bide`. S'istanca allora
la mascella, rilassandosi. Forse ancor gravida di ovatta, perde presa
lasciando che il labbro inferiore penduli spaesato, permettendo a una
bavetta di sgorgare melmosa li`, all'angolo a intridere il pizzetto. In
quel caso e` meglio non insistere con astrusita` del tipo scienziati o
poeti, ma andare direttamente ai santi e recuperare dal baratro della
autoannichilazione il possessore del surriscaldato cranio. Il risveglio
definitivo si otterra` sussurrandogli nello spaesato orecchio la parola
eroi ristabilendo cosi` il normale funzionamento del labirinto. Non per
molto, pero`: questo exploit da La Russa di borgata finisce per piegarli,
il cranio si fa pesante, l'alito pure, e allora l'unica cura e` una bella
partita di calcio alla televisione.

La quotidianita` finisce collo spezzarli, visto che pretenderebbero non
piegarsi mai. Tendono ad incaponirsi proclamando la loro integrita` (son
tutto d'un pezzo, dichiarano alteri, dimenticandosi di specificare di qual
materia) anche quando vengono ridotti a poltiglia principalmente dalle
persone che dovrebbero averli piu` cari: la figlia che scappa con un
pappone albanese, il figlio che viene individuato dal camerata di partito
(c'ero andato per documentarmi, si giustifichera` il fedifrago) al Luxuria
mentre balla sul cubo in tanga leopardato o la moglie che se la fa con
quel comunista dell'idraulico, con quel socialista dell'elettricista, con
quell'anarchico del maestro di danza del figlio poi individuato al Luxuria
e, goccia che tende a far traboccare il vaso, con quel democristiano di
seconda scelta dell'amministratore di condominio.

Ne' son tutti malvagi e cattivi. Qualcuno risulta buono e addirittura
simpatico, specialmente appeso a testa in giu`. Ne auspico la
conservazione mirata della specie, per istudio e documentazione nonche` a
monito delle future generazioni, in adeguate aree protette di cui si sia
casualmente smarrita la chiave.

2)Il radicale.

Eva nasce da una costola di Adamo che a sua volta era una specie di omino
di pongo, a dar retta alle balle scritte non mi ricordo bene dove e, se ci
pensate bene, la faccenda fa un po' schifo, intrinsecamente: sembra una
specie di talea, di gemmazione, di margotta o di propaggine. Uno potrebbe
pensare che l'umanita`, essendo partita col piede sbagliato e quindi
destinata a soffrire proprio per la rivoltante origine, avrebbe smesso di
utilizzare quella tecnica riproduttiva per decicarsi a piu` piacevoli
metodi. E d'altra parte, se nel caso originario si potrebbe argomentare a
discolpa che gli antenati scelta non ebbero, la medesima osservazione e le
medesime compassione e misericordia non possono certo essere applicate ad
un gruppo di adulti consenzienti e forse istruiti addirittura, che
decidono motu proprio, piu` per noia che per necessita` di far nescere il
partito radicale da una costola del PLI.

Riceveva in casa, quel di' fatidico, la contessa Amaranta Figoni-Bigonci
Viendalcesto detta Titti, va' a capi`, e gli aristocratici convenuti
andavan rimbluendosi l'arterie a botte di Sassicaia dopo una defatigante
battuta di caccia al cinghiale nella tenuta di Poggio Arbucio. Taluni
erano impegnati in una furente partita di ma-jong, altri, piu` mesmerici,
tentavano in bibilioteca di evocare lo spirito di Giolitti ottenendo
invece quello di Bava-Beccaris e, per un breve eccitante momento, quello
di Turati che pero` se ne ando` subito schifato, mollando uno scureggione
che fece cader per terra due voluminosi tomi di raffinatissimi studi
araldici, uno dei quali tomi descrisse una traiettoria che aveva soluzione
in comune colla relativa, di traiettoria (fermo, nel nostro sistema di
riferimento),  del vaso cinese della seconda dinastia, quello che stava
tanto a cuore alla Titti.  Come ognuno dei presenti pote` immediatamente
verificare, l'antichissimo reperto si dimostro` men robusto del vetusto
volume e ando` locupletando il tappeto nove r dodici per quattro e
diciotto di un'infinita` d'ormai inani frammenti. Segno di sventura! Il
trambusto fece rompere la catena.

Segno di grande sventura! La Titti, occhio vitreo, tipo bovino che sale la
rampa del macello.  si porto` la mano al petto e svenne. Gli astanti si
precipitarono chi fuori, a cercar i sali, chi fuori, a cercar da bere, chi
sulla derelitta Titti (tra questi fu notato particolarmente alacre il
nipotino Gianbelfranco detto Giambi) sperando in cuor loro che il colpo
fosse risultato fatale e che la vecchia paralitica si fosse tolta
finalmente di mezzo, lei, il suo inguardabile vaso cinese (era convinzione
comune che fosse falso come una banconota da tremila lire) che sembrava
dire vaffanculo ad ogni altra suppellettile della magione e i suoi pannoloni
onusti di merda che farci le sedute spiritiche con tutte le tende tirate
era un qualcosa che assomigliava all'inferno quasi quanto l'ingresso dei
socialdemocratici al governo.

Coloro che uscirono in salotto trovarono, oltre ai ferocissimi ed
accaldatissimi giocatori di ma-jong, anche il resto dei convitati i quali,
approfittando dell'assenza momentanea di molti ed in particolare della
Titti, s'erano muniti di forbici, ago, filo e scampoli di triplo cashemere
con cui erano intenti a confezionar cappottini sulle misure precise dei
precedentemente incatenati nella spiritualita`. Argomenti principali di
questi tagli e cuci sono, indipendentemente dal ceto sociale che li va
praticando di uncinetto o con altra tecnica, amori, tradimenti, intrighi,
gravidanze indesiderate e agognate separazioni. A volte, morbosamente, si
indugia su malattie, di cui vengono descritti i particolari piu` eruttivi
e deturpanti (sembra la luna, e` tutta storta come se l'avessero
stropicciata), o agonie, insistendo con compiacimento sull'ingiallirsi
dell'epidermide (ci ha l'ittero in circolo e rantola come un sifone), e
financo la morte (quando ha tirato le calzette ha vomitato tutta una roba
verde).  L'illuminata combriccola, prima di essere distratta dagli eventi
riguardanti la vecchia megera, era giunta alla conclusione come e
qualmente non fosse piu` sopportabile doversi recare al Cap d'Antibes per
sgravare anzitempo l'embrione inoculato dal cugino Giambi nel grembo della
bambinaia, una cosi` brava ragazza ma che da lei una cosa cosi` non ce
l'aspettavamo e quindi l'abbiamo dovuta licenziare dopo aver speso un
milione nella clinica del famoso professor Dalvoni, quella cosi` ben
gestita dalle Beate Suorine di Biancolatte Ammantate di Santa Maria dello
Sgarrupo, che furono anche cosi` premurose col povero conte quando ebbe le
emorroidi impustolite, ne` che fosse altresi` idoneo alla stirpe andare a
pietire divorzi in giro per il mondo ed in particolare a Las Vegas dove,
approfittando della distrazione degli istitutori, irretiti da alcune
bellezze che si sospetta fossero state all'uopo prezzolate, il solito
Giambi aveva trovato maniera di farsi alleggerire di una cifra
corrispondente a circa meta` valore di Villa Argenta all'Amiata, che la
Titti ci teneva tanto, chissa` perche`, manco fosse stata a Cortina o a
Les Houches, colla scusa di festeggiare lo scioglimento civile del vincolo
con quella frigida della Chicca Mazzancolli in Seppianera, una nobile
dell'ultimo acquazzone, con un albero genealogico piu` largo che lungo, un
arbusto, in pratica, quelli da siepe bassa. Se separazione dev'essere, che
sia annullamento colla Sacra Rota, almeno. Oppure che sia facile e poco
dispendioso che con i tempi che corrono e le pretese della servitu`, se si
va avanti cosi`, chissa` dove si andra` a finire.

Il gruppo di gaudenti era anche giunto alla conclusione che i liberali non
potessero esporsi in prima persona e in toto nel richiedere queste
sacrosante liberta` civili, ma che fosse, obtorto collo, necessario
trovare alleanze le quali sarebbero state piu` facilmente reperibili tra i
laici di sinistra che non tra la nobilta` nera romana, troppo impegnata ad
alzare con adeguate carrucole le proprie Titti, oberate da veli e velette,
dagl'inginocchiatoi laterani, senza con questo rinunciare a far la parte
degli antesignani della liberta`, lo dice la parola stessa del partito.
Escluso quindi, anche per semplici considerazioni eufoniche, che il
segretario Malagodi potesse in qualche maniera decentemente ed
edonisticamente rappresentarli, decisero di dare briglia libera ad alcuni
loro giovini affiliati, di origini plebee, certo, ma tanto brave persone e
tanto entusiasti: quel Giacinto, per esempio, e poi la Emma e la Adele
soprattutto, che mi ha cresciuto due nipoti. A far da testa di ponte nelle
istituzioni fu suggerito il nome di tal Baslini, di cui nessuno conosceva
il volto, eletto poi deputato nella circoscrizione di Orbetello-Monte
Argentario.

L'affare pero` s'ingrosso` e scappo` rapidamente dalle ben curate mani dei
nobili indemocratichiti e la scena fu rapidamente occupata dai radicali
quali ognun di noi ha conosciuto e conosce. Per diventare radicale
bisognava, e bisogna tutt'ora, essere in grado di parlare per almeno
ventiquattr'ore di fila, qualunque fosse o sia l'argomento in discussione.
Tecniche adatte ad ottenere questo risultato consistono principalmente
nell'ossessivo richiamo alle lotte per le liberta` civili degli anni
settanta, e pazienza se il dibattito in corso riguarda l'articolo diciotto
dello statuto dei lavoratori o la legge spalma debiti delle societa` di
calcio. Risulta peraltro particolarmente esilarante quando questo richiamo
scatta (per motivi strettamente imprintuali) anche in qualche giovane
militante che si mette ad esaltarsi sputazzando delle lotte sul divorzio e
sull'aborto che 'abbiamo' fatto quando la sinistra (per qualche misterioso
motivo ce l'hanno a morte soprattutto colla sinistra in generale e coi
comunisti in particolare cioe` proprio con quelli che bene o male, di
tanto in tanto, gli hanno dato retta) nicchiava facendo lingua in bocca
col Vaticano e colla mafia, non rendendosi conto, l'ipereccitato, che una
precoce approvazione di quelle leggi avrebbe ben potuto, se solo fosse
stato possibile lanciare un rapido guardo al futuro, indurre in tentazione
i genitori suoi.

La tecnica della massima entropia viene anche sagacemente sfruttata
introducendo nel discorso una serie di estrapolazioni ed interpolazioni
storiche che meno c'entrano col discorso in atto, piu` riescono ad
ottenere l'effeto voluto, che e` quello di mandare in confusione, con
enormita` degne di un esame di maturita` svolto da un bimbo delle
elementari, qualunque azzardato interlocutore che osasse controbattere o,
in alternativa, di farlo, l'interlocutore, precipitare in un abisso di
disperazione e depressione per il triste stato in cui vede ridotta la
nostra tanto amata e ubertosa patria. Esempio: si va discutendo della
legge sulle televisioni? ecco che vengono prontamente citati Churchill,
Eden e Krusciov, la legge sulle guarentigie, la battaglia dell'Asmara e la
tratta degli schiavi. C'e` il dibattito televisivo sulla prossima legge
finanziaria? partendo da Crispi e da Quintino Sella, passando per il
famoso disatro del ventitre` (che nessuno sa di cosa si tratti) e
zampettando felice fino a Tambroni e al primo centrosinistra, appare
subito incontrovertibile come la colpa del miserevole stato delle cose sia
tutta di Fassino.

Non essendo particolarmente pericolosi, i radicali possono essere
osservati facilmente e proficuamente in qualunque zoo safari. Essi vengono
tenuti a bada semplicemente tenendoli a dieta stretta, a base di
cappuccini, e piazzando qua e la` alcuni feticci di telecamere e
microfoni, di cui sono golosissimi e di cui si sentono perennemente ed
ingiustamente privati.

3) Il leghista.

- Teeee, euh, l'e` minga ghe n'e` aaa eu de la vaca dei cujun che s'e`
mica che siam chi con chel cal che' par laura` a da magna` ai faniguttun,
drugaaaa, terrun, barbun, ippi che han mica voi de laura' che le tasse se
le prende roma ladrona e a noi ghe resta niente e la fabbrichetta coi
baluba che li voi a licenziar tuti che spussan dal cul della mona
madonnina santa.

- El gh'ha rasiun, el Toni, basta! basta! che tute queste singare coi
bracciai di diamanti che han tuto rubato, slavi dei cojon e al campo chi
ci pensa? sempre noialtri. e alla vaca e il maial? noialtri. che quei
fioeul de la lor mama ghe no son mica come a noi e spussan tuti mica quel
buon profumino de maial come noialtri poareto sant'Antonio.

- Si` pero`, desso basta. El se gh'aaaa ehu umpf che semo stufi! e tute
queste signorine che l'gh'an pure l'osel e grosso magari, sperem, e che tu
non lo sai prima e poi l'e` tropo tard da l'ucraina, la moldava i el
trafico che si senta la spusa fin chi con chel cal che' te, mona, che bevi
il vin e intanto chei la`, i politici, si fan i affari loro anche el
Berlusca ma per fortuna che se gh'e` il Bossi che e` una cosi` brava
persona, proprio come noi e non come chei la`.

- Ahhhhh! el Bossi. siiiiii`! el ghe m'ha deto che l'ho sentito cio` cole
mie orecchie a la pisseria che desso basta. Quei che ghe ce l'han duro ma
duro davero e` la lega e che se ghe non si trova la quadra e non ghe s'e`
che se ghe se che s'e`, alura, si manda tuto a carte quarantoch e poi li
vedi tu, dopo quei la`, i preti, come saltellano ahahahahahah! coi
suttanun de la spusa del cul del poareto san Basilio o Babila, mi ricord
nianca, cio`.

- Aahhhh, Oeoeoehhhh.

- Eco bravo.

- Ma se chi con chel cal che' rimane anca la spusa, alura... bon, ben.

- Ma non fasciamoci intimorire da chei feneantun, da chei sbirulin la`,
che passan a rubarci i soldi solo perche` san scriver. La lega e` dura e
le pallottole costavan solo trecento lire ma ora trenta centesmi per colpa
dei comunisti e dei eurosauri, va' che bela parola che ho deto per san
Barnaba perdonami tu.

- Io intanto, i cinesi, li fermerei secchi a la frontiera se non fosse che
c'e` l'Europa che non vuole perche` cosi` ci ruba i sghei a noialtri che
non siam come loro che spusan dal bus del cu como le troie dele mame
terone e singare, poaro san Bartolomeo.

- Eh, euh, mpft, i cinesi, prot, il problema e` i romani e i terun, i
cinesi son lavoratori e non si intromettono no. ma i slavi e i terun si
intromettono e alura basta. poareto el san Bigamo.

- Ora mi ghe credo che sgargia` i pitoti dai valoch sia pure un intrapresa
che serve a qualcosa, ma a cosa, ancuro non ghe l'ho capito proprio
veramente molto bene. Poaro quel santo la`, san Bigoncio, poareto.

4) Il comunista.

No, guardate, parlare dei comunisti non e` una sinecura. Innanzitutto sono
tantissimi, sono dovunque. Ne spuntano dove meno te lo aspetti. Sei li`,
alla fermata dell'autobus per zona San Pietro che dovrebbe essere gremito
di idioti e invece, ci trovi un comunista. Forse piu` di uno!
Assolutamente dissimulato! ah! non si fa mica beccare come un cretino! fa
finta! sotterfugia! millanta! si traveste! ma e` li`. Ne ho visti leggere
"il foglio" pur di non farsi individuare.

I bambini li divorano, altro che mangiarli. Li smembrano piano piano,
cavando dalle orbite, di tanto in tanto, un occhio, per rifarsi la bocca.
Alcuni di loro, i bambini comunisti che son comunisti tanto quanto i
padri, si mangiano da soli, si autofagocitano! si digeriscono! e si cacano
fuori a concimare il terreno affinche` ne ricciccino fuori degli altri!
Non si sa se siano animali o vegetali! non si distinguono! e quando lo
fanno, mettendosi magari la cravatta, lo fanno al solo scopo di confondere
il nemico, l'umanita`, che ci casca come un'aragosta nella nassa! come un
pesce nella rete! come una lepre nella trappola! come un tordo! un
lapperone!

Milioni! miliardi di bambini comunisti affamatissimi! avanzano come
cavallette, come termiti! inesorabili! crapuloni! hanno deciso di marciare
e marciano e coi cavalli di frisia ci si fanno una sega. Chiunque si alzi
appena un attimo per dire cose in fondo quasi normali tipo: "ma compagni
facciamo davvero bene a combattere questa battaglia contro la televisione
a colori, tatticamente intendo", si ritrova nel giro di appena pochi
attimi nell'abomaso del comitato centrale! ridotto in enzimi, proteine e
merda. E quelli ci si asciugano le fauci, colla manica della giacca, di
velluto a coste larghe! e ruttano, scureggiano anche! imperterriti!

A volte si ritrovano per la strada, colla scusa della manifestazione
contro questo o quello. In quelle occasioni tendono ad ascoltare,
imbeotiti, le parole di un qualche imbonitore che sa stuzzicarli
velopendendulandogli il bucio der culo. In quei casi arrivano da tutte le
parti, surgono da ogni dove, eruttano, bradisismano, tracimano, non
finiscono piu`, pare 'na pentola di fagioli che sobbolle, un nuovo
comunista, una nuova bolla! all'infinito! per sempre! non c'e` scampo! il
treno pigliano, speciale, comodi comodi si fanno la gitarella,
generalmente nella capitale a pigliar la tintarella e ad ascoltare un
qualche democristiano di risulta.

Avanzano abbrutiti, inviperiti, convinti! ma che cosi` convinti non ne
trovi! ah! no! non c'e` spazio in questi casi per i distinguo, per le
sottili differenziazioni, per le analisi a margine, per gli effetti
collaterali. Vanno dritti, allora. Marciano. Come un sol uomo. Col passo
del pollo.

All'inizio eran piu` svegli, bisogna riconoscerlo, ma son stati piegati
dalle grane della storia. All'inizio non stavan mica a guardare se nel
fienile ci fosse o meno un ago, chiamavano semplicemente i Romanov,
"annamo ragazzi a farci tutti insieme una bella fotografia", e dai,
fotografa a mezz'altezza, dagherrotipo al piombo. Poi si sono ammosciati e
hanno cominciato a leticare fra loro. Una questione di ortodossia, Dei
cristiani malamente dissimulati! islamisti! forse addirittura ebrei! ma
con un altro nome. Facile. Cambio il nome al partito ma  ti inculo uguale
proprio nel momento in cui tu, come un ebete, chiedi perdono.

Ora ce l'hanno con la finanziaria e colla legge elettorale. Mica hanno
torto, ma lo vogliamo dire che sono degli imbecilli? Ad esempio: se
proprio gli stava tanto a cuore il conflitto di interessi avrebbero
potuto, a suo tempo, legiferare in proposito. E invece non l'hanno fatto.
Perche`? perche` cosi` rimane il conflitto di interessi. Ma sono geni!
esseri superiori! travalicano! vanno oltre! anticipano!. Sai che faccio?
ti faccio assaggiare lo sbrodolamento del culo forzitalico sotto colica
cosi` ti rendi conto, idiota, che avevo ragione io.

Cascan i coglioni per terra pure al popolo loro, che pare che ha
grandinato.

E le facce? No, dico, l'avete guardate bene le facce dei comunisti? Quei
volti cimiteriali, quelle grinte intristite, melanconiche, quegli sguardi
perduti guardando in la`, lontano, a aspettare il sol dell'avvenire e, nel
frattempo, tutto il peso di un secolo e mezzo di mazzate tra capo e collo,
colle schiene piegate dal peso dei libri, tutto Zola, Tolstoj in russo!
Sartre! macche` due palle! Sempre con quell'aria da menagrami, sempre
agitando lo spettro della crisi strutturale, della crisi ciclica, della
crisi profonda, del gap, della lotta di classe, dell'unita`. E quei
vestiti sciatti, da upim o addirittura da via Sannio, colle spalle troppo
larghe e le braghe che calano tanto che si mettono la cintura e le
bretelle, hai visto mai, e camicie coi colletti laceri e calzini
rammendati e mocassini funerari che pare stia passando l'adunata mondiale
dei beccamorti.

D'altra parte hanno quelle facce li`, perche` hanno quelle femmine li`.
Quelle belle, vanno coi ricchi, ovvio, e i comunisti son poveri per
definizione. Qaundo rientrano a casa, la sera, e trovano donne grassissime
devastate da troppe gravidanze e troppi turni di notte al telaio, oppure
magrissime, scheletriche, con quelle chiappette rattrappite da stitiche e
quelle poppe calanti, i bigodini e un ennesimo pupo pieno di bave e di
merda in braccio, mentre preparano il ragu`, magari, o la polenta taragna,
che fanno? mangiano ingrugniti, bofonchiando, meledicendo il prete, il
governo, le potenze economiche, il capitale, le rendite finanziarie,
l'inter, la siccita`, l'alluvione, la televisione ed escono fuori, il piu`
in fretta possibile per andare in sezione ad un eccitantissimo dibattito
sulle prospettive di sviluppo agricolo nella Pomerania orientale con
successiva proiezione del film "Trevico-Torino... viaggio nel Fiat-Nam".
Invece di accompagnarsi ad una qualche paripatetica che potrebbe, forse,
regalar loro almeno quei cinque minuti cinque di illusione.

5) il grande centro.

E qui cc'e` dentro un po' de tutto che pare 'na cloaca. Nun fateve
inganna` dall'incenso che lo spandeno appositivamente p'aricopri`
l'odorino de culo e smegma che sentite inevitabbirmente ogni vorta che m
prete passa pe' li paraggi entro un raggio de un par de cinquecento metri.

Questi so' ttosti, nun demordeno. Quanno che c'hanno la preda tra le
mandibbole, tra le ganasce, ne la fauce, cor cacchio che la molleno. Se la
sbafano tutta cominciando da le trippaje, poi je svotano er cranio co' la
cannuccia passando dalle narici e sugando come pompinare esperte infine,
co' carma, scarnificheno quer che rimane, cotto a la bbrace, piano piano,
lassando pe' urtimo er bucio cosi` se famo the last waltz. Coll'unghie ce
se pulischeno l'interstizi fra li denti, co' li capelli ce se spazzeno er
culo e lo scheletro lo vendono ar policlinico Gemelli via canale
preferenziale.

Sessualmente so' caleidoscopici, molteplici, inverecondi: basta inventasse
'na perversione e loro gia` cell'hanno, anzi, j'e` gia` passata: e` robba
vecchia de li nonni. Se magneno, come si nun se fossero gia` sbafati
abbastanza robba, er corpo der dio loro, tutte le domeniche. I sabbati e i
venerdi` si dedicano, va' a sape` perche`, ar digiuno. Da restacce
esterefatti, sbigottiti, avursi e spersi, spansi, sparpigliati. Te piace
la suora? cell'hanno. Pure nana si tte piace de piu` e co' la cuffia che
pare l'Amerigo Vespucci. Te gusta er moneco? ce sta ner catallogo a
paggina sette, tra l'articoli piu` richiesti, specialmente si e`
campanaro. Si preferisci er burka, pagando, se po' ffa' che ti fai fa' m
pompino attraverso la grata, che quanno che ti ricapita? Ma ancora piu`
godurioso e` il costringerla a mangiare una bracioletta di quelle che ti
si sciolgono in bocca, di maiale, e frustarla intanto. Con uno spazzolino
da denti. E nun parlamo nemmeno der capitolo chierichetti: aho`, da tutti
li continenti, da tutte le regioni, da li piu` sperduti arpeggi, dar
Maghreb, da la Transilvania, da l'Irlanda, dar Togo, da le Filippine, da
Sarcuccolo Inferiore e da Sarcuccolo Di Mezzo. Novi, intonsi, alesati,
precotti, svezzati e non, di ogni sesso e di ogni eta`. E animali allora.
Pecore, preferibbirmente, va' a sape` perche`.

A li bei tempi s'engrifaveno paa famijia, er divorzio, l'abborto, er
sangue de san Gennaro, er sacro prepuzio, lo stinco der santo, sara` er
malleolo, o forze er tarso, e antre amenita`. Mo', quello che li fa
inturgidi` dde piu` e` la faccenda daa fecondazione. Aho', nun c'e`
gniente da fa', nun je ce va' giu`. Essi` che sono abbituati a deglutire
che parono idrovore quanno che ce se metteno. Ma 'sta cosa de le cellule,
le staminali, l'embrioni, i feti, che li amiamo tutti piu` di noi stessi,
me puzza un po', su li bbordi, a latere, a prescindere, a priori, a
posteriori, a tteneaffanculo, come 'ne specie de coso la`, come che sse
dice, quelli che come quelli lla`, eh? ecco. Loro. Ossessionati. Cor tarlo
drento, er picchio, er pendente, er promemoria, la scimmietta naa schiena
e l'arbatro ar collo, quelli de li fanciulli che vengheno, ariveno e je ce
do' la caramella. La mou, L'ambrosoli cor miele, la pralina. Ma li morte`.

Come che tte ggiri ce n'e` uno da dietro che sussurra, che blandisce, che
adula, che circonvolve, ansimante, e suda, grugnisce, s'intestardisce
nella bisogna, bestiale, ma coll'aureola che prima di piazzarlo l'ho
saputo ben io, quanto lo sa di sale. Passato il tempo, s'arifanno,
eccheccazzo! Mo', tocca a noi.

So' attrezzati co' li tentacoli, le ventose, gli sturacesso. C'hanno
addosso 'na specie de colla, de robba appiccicosa che dove s'attaccheno,
nun se staccheno piu`. E si per caso se staccheno, metti che viene 'na
ventata piu` forte, 'no sgrullone piu` energico, 'n'  ondata piu` alta,
allora s'aggrappeno che paron patelle. S'avvorgheno come porpi, come
seppie, m branco de' calamari giganti, circondano, radicano tutt'intorno,
come 'na patata nell'acqua, un faciolo miracoloso, gramigne, marcescenti,
putridi, decomposti, maleolenti, fumiscenti, pestilenziali e vaiolosi.

Tra 'na magnata e l'antra, inesorabbili, impietosi, imperterriti,
protervi, pertinaci, pervicaci, ottusi, molesti, fastidiosi, oziosi e
ignavi, diggerischeno. Diggerischeno tutto. Fontane d'acido a ridurre ogni
molecola, me magno pure er fero, a coso! come te chiami? me magno tutto!
glommete! che paro 'n serpente, 'n'anaconda, er boa costrittore, er
saettone nero de le fogne, inghiotto, intrometto, conglobbo, metabbolizzo.
L'omaso e l'abbomaso sempre in funzione, come li ruminanti, ma ne abbasta
uno, de 'sti democristi, de 'sti forzitali, de 'ste margherite de 'sta
ceppa, 'st' uddicci` der mio bucio der culo per ffa impallidi` 'na mandria
de bbufali affamati. Come li porci, infilano er grugno ne la greppia e cor
culo in aria se spazzoleno tutto quello che spunta, che avanza, le
briciole pure l'aspirano su, lappano, ciuccieno, se strafogheno da fasse
scoppia` la panza. Er fegato pursa, er pancreas vibra, er colon se dilata,
li reni pompeno come pozzi petroliferi. Tutto un maciullio.

Quanno che sso' satolli, a vorte je capita puralloro, arriva er momento
d'arestitui` ar sistema globbale la materia trasformata da li enzimi de li
mortacci loro. Quello e` r momento che cacheno asfalto, bitume, mattoncini
forati, interi pilastri de cemento armato, colate laviche, cementi,
piastrelle, semaferi, tondini de fero e svincoli a otto corsie. Se
decarcasseno de chilometri d'autostrade, eiettano tangenziali,
s'alleggerischeno de un passante, 'na secante, a superstrada e de seguito
gallerie, viadotti, ponti. Poi disseminano er tutto, come co' tante
cachette de pecora, co' palazzine d'ogni genere, signorili, poppolari, per
ceto medio, pe' l'amichi mia, e villette e villaggetti e tucul e milano
tredici, a venti minuti dar centro di Lecce, purche` er tutto arisurti
brutto come la morte, come la peste bubbonica, come n grappolo
d'emmorroidi. E le piazzeno dove visto che oramai hanno asfartato pure li
cimiteri? Ma e` semplicissimo! ne li parchi nazzionali, naa valle dii
templi, su le coste, ne li arvei dii fiumi. Cosi`, prima o ppoi vie ggiu`
'na frana, 'no smottamento, quarcosa tracima, trasuda, travalica e te se
spazza via tutta la baracca, li burattini e li poveri cristi compresi ner
prezzo.

Allora piangheno, ce fanno su 'na bella messa co' un cacchio de cardinale
panzuto che suda e s'affanna, la fronte imperlata e la bavetta all'angolo
de la fauce, che ammonisce tra n ruttino e l'antro, che invita a la
preghiera cor singhiozzo che je deve esse arimasto de traverso un quarche
pezzo d'abbacchietto da latte e quanno che deve da degluti` er pezzo de
pane, quasi je ce va de traverso tanto che poi se batte er petto dicendo
"mea curpa" cosi` riesce a manna` ggiu` er bolo. Passata la festa e
gabbato er santo, er circo aricomincia: magna, caca, strafogate, smerda,
abboffete, diarrotizza tanto che je se consumeno li denti ar pari der
meato, mentre che er cranio, quello, arimane perfettamente lucido.

6) Tutti gli altri.

Non contano. Si differenziano nelle sigle, fantasiose, quasi come i nomi
delle particelle elementari: oramai ognuno si fa il proprio pertito
socialista, il proprio partito repubblicano, il proprio partito verde ma
tutti questi non contano una cippa e possono tranquillamente essere
riclassificati nelle categorie precedenti. Ci sarebbero gli
extraparlamentari, ancor degni di un minimo di attenzione puramente
zoologica. Ma chissene frega.

Piove. sgocciola piano. Annamose a fracica`.
        -p-

--
et maintenant, en route vers de nouvelles aventures.


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