Io a mia volta ho appena iniziato una terapia, e sto vedendo come questa
sia un percorso. Qualcosa in movimento. Ora non ne vedo la fine, ma so
che un giorno questa cosa avrà un suo "termine" di qualche tipo.
Insomma, una terapia (in generale) non dovrebbe essere qualcosa che ti
aiuta, che ti "cura" (prendiamo il senso buono del termine) e ti porta
verso una meta?
Non dovrebbe renderti dipendente ed essere senza fine.
Ok.. il viaggio è forse più importante dell'arrivo.... questo è chiaro...
però...
Alla fine è un rapporto a due, un'amicizia. Un po' particolare ma è pur
sempre un rapporto... All'inizio il *paziente* mette sul piatto la sua
vita e il dottore la sua conoscenza... la cosa mi sembra pari. Poi il
paziente (ovviamente nella mia idea) cresce, si sviluppa e cambia. Il
dottore invece non mi pare possa avere la stessa espansione... bo.
Insomma, dopo che due persone si incontrano, dopo la fase iniziale (lunga
quanto vuoi, ma solo "iniziale") in cui ci si conosce, il rapporto si
mantiene solo se i due condividono qualcosa: esperienze, idee...
L'importante è che appartengano ad entrambi. Anche non vissute assieme...
l'importante è condividere di proprio.
Il "dottore" in questo caso, non mi pare possa "condividere qualcosa di
proprio". Non si stalla dopo un po la cosa?
Tutto questo credo sia nato dalla mia paura di risolvere qualcosa... per
poi entrare in una dipendenza da qualcos'altro.
Attenzione: io non voglio giudicare nessuno. Sono solo dubbi su qualcosa
che, non capendo, sento molto lontano dal mio modo di essere.
Saluti e pace.
mha..l'arrivo è più importante del viaggio per me. Se voglio andare in Cina
preferirei che il terapeuta mi indicasse la strada più breve, mi spiegasse
perchè la strada che percorrevo io non mi ha portato mai in Cina, oppure che
quello che voglio non sta in Cina....ma sicuramente non che mi facesse
passare bene il tempo del viaggio.
>Alla fine è un rapporto a due, un'amicizia
il contrario...un rapporto terapeutico si interrompe alla soglia
dell'amicizia (cit. Liotti). non si può essere altro che terapeuti. Niente
amici, confidenti, preti, consiglieri, assolutori, amanti, altro...
>il rapporto si
>mantiene solo se i due condividono qualcosa: esperienze, idee...
>L'importante è che appartengano ad entrambi. Anche non vissute assieme...
>l'importante è condividere di proprio.
questo per un amico...per un terapeuta l'unica cosa che deve condividere con
il paziente è l'obiettivo della terapia concordato con lui
>Non si stalla dopo un po la cosa?
bhe certo, se tu non hai l'obiettivo di guarire la cosa non può andare
avanti senza condividere i fatti propri. Non è che per guarirti devi
condividere i racconti che ti fa il terapeuta della sua vita. Pensa se tu
andassi da un ortopedico e invece di visitarti ti parlasse dei suoi hobby.
>Attenzione: io non voglio giudicare nessuno. Sono solo dubbi su qualcosa
>che, non capendo, sento molto lontano dal mio modo di essere.
quello che riferisci è molto lontano dal concetto di psicoterapia più che
altro.
Comunque, visto che hai uno psicoterapeuta, esponi queste considerazioni a
lui e vedrai che saprà darti (ci auguriamo) una risposta esauriente.
--
Muzio
«...non sono gli uomini a tradire, ma i loro guai...»
**Togli le X per rispondere**
Probabilmente perchè la persona che ha detto questo *era cosciente* di
dover ancora "camminare" (più o meno a lungo) per risolvere il suo
problema. Ma voglio fare anche l' ipotesi "perfida", cioè che avesse
instaurato un rapporto di dipendenza: o rispetto al suo problema ( in
tal caso la terapia sarebbe stata un totale insuccesso) o rispetto al
terapeuta (in tal caso, all' insuccesso della terapia si aggiungerebbe
un nuovo problema: l' emergere della dipendenza da qualcuno).
> - Un amico mi ha confidato di seguire una terapia da 6 circa anni. Era in
> un momento in cui avrebbe dovuto prendere una decisione abbastanza
> importante ed era abbastanza in crisi... è uscito con "be dai... la
> prossima volta che faccio terapia riuscirò a risolvere e ad avere chiare
> le idee"
Se non era una battuta, potrei pensare che volesse approfondire nella
successiva/ e seduta/ e le implicazioni, le "risonanze interiori"
della decisione da prendere, e dei motivi di ciò. Volendo invece
continuare con l' ipotesi "perfida", direi che il tuo amico ha
manifestato un atteggiamento di dipendenza, come sopra.
> Io a mia volta ho appena iniziato una terapia, e sto vedendo come questa
> sia un percorso. Qualcosa in movimento. Ora non ne vedo la fine, ma so
> che un giorno questa cosa avrà un suo "termine" di qualche tipo.
> Insomma, una terapia (in generale) non dovrebbe essere qualcosa che ti
> aiuta, che ti "cura" (prendiamo il senso buono del termine) e ti porta
> verso una meta?
> Non dovrebbe renderti dipendente ed essere senza fine.
Imho tutto esattissimo.
> Ok.. il viaggio è forse più importante dell'arrivo.... questo è chiaro...
> però...
Imho il viaggio è importante *tanto quanto* l' arrivo. Durante il
viaggio apprendi (magari proprio in senso razionale) molto su di te e
sui motivi che ti spingono a penare/ sentire/ reagire in quel modo
*viziato* a causa del quale ( per superare il quale) occorre che tu
*ti metta in marcia* lungo il percorso terapeutico. All' arrivo
riuscirai a non pensare/ sentire/ reagire nel modo *viziato*, e a
saper "raddrizzare" le conseguenze di eventuali "ricadute".
> Alla fine è un rapporto a due, un'amicizia.
Certo che è un rapporto. Ma è un rapporto *terapeutico*. Non deve
essere un' amicizia, in cui *condividere* sentimenti, stati d' animo
ed esperienze.
Il rapporto non è paritetico, nè empatico. Per come lo vedo io, anzi,
forse di "rapporto" c' è ben poco, poichè tutto è incentrato sul
paziente, sulle sue azioni, reazioni, sentimenti, motivazioni ed
approfondimenti su tutto ciò. Il paziente parla con sé stesso parlando
al terapeuta, che, solo in alcuni punti (quando la riflessione del
paziente si arena troppo a lungo su un punto morto, p. es.), lancia
uno spunto di riflessione su cui il paziente può ricominciare a
riflettere. Ma il paziente riflette *su di sé* e *per sé*. Il
terapeuta al massimo *indirizza* , e *solo in alcuni momenti* , questa
riflessione.
> Tutto questo credo sia nato dalla mia paura di risolvere qualcosa... per
> poi entrare in una dipendenza da qualcos'altro.
Certo, se pensi che il rapporto con il terapeuta sia *come* un'
amicizia, il timore è legittimo. Ma il terapeuta deve mirare a non
rendere mai il paziente dipendente da sé e dai suoi giudizi e scelte
(che, del resto non dovrebbe esprimere, cercando invece di far
emergere giudizi e scelte autonomi dal/ del paziente).
> Attenzione: io non voglio giudicare nessuno. Sono solo dubbi su qualcosa
> che, non capendo, sento molto lontano dal mio modo di essere.
Imho, progredendo nel tuo "percorso" , ti accorgerai che questi dubbi
sono propri dell' inizio del percorso stesso, quando ancora non
abbiamo nemmeno la sensazione di quanto grande possa essere il
problema che *vogliamo* risolvere e superare.
Potresti parlarne con il terapeuta, poichè anche da questi dubbi puoi
ricavare spunti di riflessione *su di te*.
Saluti e auguri. :-)
--
Shirin3006
>>Ok.. il viaggio è forse più importante dell'arrivo.... questo è
>>chiaro... però...
>
> mha..l'arrivo è più importante del viaggio per me. Se voglio andare in
> Cina preferirei che il terapeuta mi indicasse la strada più breve, mi
> spiegasse perchè la strada che percorrevo io non mi ha portato mai in
> Cina, oppure che quello che voglio non sta in Cina....ma sicuramente non
> che mi facesse passare bene il tempo del viaggio.
ehi.. una cosa non esclude l'altra.
In ogni caso posso darti ragione: è una cosa personale.
Ma a maggior ragione: non dovrei arrivarci prima o poi in cina?
L'aereo ti porta in cina, ma poi tu scendi e vai a piedi. Non ti porti in
giro il sedile.
Non so, mi è venuta un po la paura di come questa cosa potesse diventare
una sorta di dipendenza.
da qui divago.
>>Alla fine è un rapporto a due, un'amicizia
>
> il contrario...un rapporto terapeutico si interrompe alla soglia
> dell'amicizia (cit. Liotti). non si può essere altro che terapeuti.
> Niente amici, confidenti, preti, consiglieri, assolutori, amanti,
> altro...
caspita, leggendo le tue parole mi rendo conto che io in realtà penso
l'esatto contrario:
- amici: lui è una persona su cui dovresti poter contare sempre (o almeno
finchè hai un conto corrente :) ), una persona che accetta di assisterti
e che ti conosce.. che sa cosa dirti e come dirtelo.
- confidenti: lui è forse la persona che sa più segreti di chiunque altro
- preti: be qui passo
- consiglieri: per quanto mi riguarda i suoi non son consigli ma il
risultato è lo stesso
- assolutori: lui fa in modo che sia io ad assolvermi
>>il rapporto si
>>mantiene solo se i due condividono qualcosa: esperienze, idee...
>>L'importante è che appartengano ad entrambi. Anche non vissute
>>assieme... l'importante è condividere di proprio.
>
> questo per un amico...per un terapeuta l'unica cosa che deve condividere
> con il paziente è l'obiettivo della terapia concordato con lui
ok si son d'accordo, ma in pratica questo non coincide col parlare e
scambiarsi "esperienze". Magari l'uno perchè le ha vissute l'altro perchè
le ha studiate. Ma mi sembra che si parli sempre di qualcosa che accade a
uomini.
Poi magari, non sapendo cosa sta dietro le quinte di un analista, non
realizzo quale sia in realtà l'origine delle sue frasi. Ma credevo/credo
che in ogni caso ci sia sempre un filtro umano dietro ogni frase.
Intendo: non credo che ci sia una regola ferrea per risolvere un
"problema" del paziente. La cosa è da interpretare ed è da scegliere
quale strategia adottare. Quindi è sempre frutto di una scelta. Se il
terapeuta è un amante delle zucchine non adotterà una strategia basata
sulle cipolle. Quindi la scelta delle zucchine trasmette a me un modo di
pensare del terapeuta. ecco che comincio a conoscere cosa pensail mio
terapeuta. magari anche inconsciamente.
chiedo scusa per la semplificazione alimentare.
Era per spiegare quel che intendevo nell'altro post.
>>Non si stalla dopo un po la cosa?
>
> bhe certo, se tu non hai l'obiettivo di guarire la cosa non può andare
> avanti senza condividere i fatti propri. Non è che per guarirti devi
> condividere i racconti che ti fa il terapeuta della sua vita. Pensa se
> tu andassi da un ortopedico e invece di visitarti ti parlasse dei suoi
> hobby.
Aspetta... non ho detto questo.
Del terapeuta io non devo sapere alcune cose: non si parla di politica,
di quel che gli è successo ieri sera, dei suoi problemi... ma in pratica
ogni volta che mi risponde o mi chiede qualcosa, io, dalle sue parole,
imparo a capire i suoi pensieri. Anche se non volessi.. è così.
Non è una macchina o una fotografia appesa al muro: quando lui è stanco,
felice, contento... io me ne accorgo... anche se tenta di dissimulare,
non mi dice nulla.. io accetto la cosa e morta li. magari gli faccio
anche una battuta. ma vedo il suo lato umano. Figuriamoci poi dopo tot
anni. Poi io sono li per un motivo preciso... e spingo/vado per la mia
strada. però per me è così.
Non so. magari è una mia idea, e, non conoscendo altri terapeuti, non
riesco ad immaginare come possa essere diversamente.
> Comunque, visto che hai uno psicoterapeuta, esponi queste considerazioni
> a lui e vedrai che saprà darti (ci auguriamo) una risposta esauriente.
lo farò sicuramente.
Grazie