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Discriminazione linguaggio: apprendimento "inconscio"?

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Archaeopteryx

unread,
May 8, 2012, 10:41:34 AM5/8/12
to
Ciao NG,

Scusate il titolo criptico ma non essendo del ramo non
conosco la terminologia specifica.

Sono un po' in difficoltà con le lingue e tempo fa un
amico mi disse che esistono dei meccanismi involontari per
l'apprendimento almeno a livello lessicale. Mi ha detto
che per mesi ha messo in sottofondo le stazioni radio
straniere cercando sì di starci con l'attenzione ma non
più di tanto, e a un certo punto ha iniziato a sentire le
parole una per una, con conseguente "impennata" della
velocità di apprendimento.

Premetto che so benissimo che niente può sostituire
l'impegno e lo studio, che non sto pensando a quei sistemi
che pretendono di insegnare le lingue ascoltando
registrazioni durante il sonno e così via (se
funzionassero, tutti sarebbero poliglotti). Ma se c'è
qualcosa di vero in quanto mi è stato detto, non vedo
perché non servirmi anche di questa strada tra le altre.

Per quanto ne sapete, c'è qualcosa di vero?

grassie!

Apx.

Massimo Soricetti

unread,
May 9, 2012, 7:14:04 AM5/9/12
to
Il 08/05/2012 16:41, Archaeopteryx ha scritto:
> Per quanto ne sapete, c'è qualcosa di vero?

Se ho capito bene, quello di cui parla il tuo amico è il fatto che
l'orecchio dei parlanti di una certa lingua è "tarato" su determinati
suoni e ignora automaticamente gli altri.

Per esempio l'inglese e il russo sono basate sugli accenti, e deformano
vocali e consonanti senza grossi problemi: l'importante per la
comprensione è capire i fonemi che cadono sugli accenti e pochi altri
che fanno da guida (e cercare di indovinare il resto... sigh).

Questo porta (in quelle lingue) a definire la lunghezza di una frase in
base agli accenti che contiene: "the perennial sequoia conservatory",
che contiene tre accenti, viene pronunciata da un parlante inglese circa
nello stesso tempo di "A cup of tea, please" anche lei da tre accenti.

Italiano, spagnolo, giapponese invece sono basati sulle sillabe e la
pronuncia di ogni vocale e consonante è precisa e netta. Qui le sillabe
contano, ed esigono ciascuna il suo tempo di pronuncia.

Istintivamente, l'orecchio di un italiano che ascolta "the perennial
sequoia conservatory" si aspetta di sentire tutte le vocali e le
consonanti, invece sente un polpettone di suoni e non capisce (o meglio:
non coglie) assolutamente nulla. E' quello che accadde a Prodi una
quindicina d'anni fa in una conferenza stampa in cui c'era una
giornalista inglese... posto che qualcuno ancora se ne ricordi :-)

Quindi sì, il sistema del tuo amico è valido come addestramento
inconscio dell'orecchio; è lo stesso tipo di esercizio che fai quando
prendi l'audiocassetta di un corso di inglese e senti 20 volte la stessa
frase, con il testo sotto, cercando di capire dove e come pronuncia il
secondo "of" :-D

askaholik

unread,
May 30, 2012, 7:14:17 AM5/30/12
to
On May 9, 12:41 am, Archaeopteryx <ar...@ptero.it> wrote:

> Sono un po' in difficoltà con le lingue e tempo fa un
> amico mi disse che esistono dei meccanismi involontari per
> l'apprendimento almeno a livello lessicale. Mi ha detto
[...]
> Per quanto ne sapete, c'è qualcosa di vero?

parto da un'esperienza personale: qualche anno in Olanda senza parlare
l'Olandese, con voglia d'impararlo, ma poco tempo libero e interazioni
professionali e sociali prevalentemente in Inglese. Tutti parlavano
l'Olandese, ma non l'ho certo imparato per meccanismi inconsci, non
l'ho imparato affatto. Notavo pero' che i maggiori progressi (se
progressi si potevano chiamare) li facevo quando c'era una forte
motivazione e un forte sforzo da parte mia. Ne posso dedurre che, per
quel che mi riguarda, la teoria del tuo amico con me non funziona.

Volendo essere piu' rigorosi, in supporto alla mia esperienza
personale basti pensare alla relazione tra risposta emodinamica
cerebrale (HRF) e convolgimento del paziente: esiste una forte
correlazione tra picchi di risposta emodinamica e coinvolgimento
*attivo* del paziente. E' "presumibile" pensare che l'apprendimento
sia intimamente correlato alla risposta emodinamica ;-) Oddio, non sto
insinuando che non ci possa essere apprendimento quando la perfusione
locale e' inferiore alla media, ma IMHO il reale apprendimento e'
minimo e comunque difficilmente dimostrabile. Quello che e' piu'
probabile e' che a sentire giorno e notte per settimane la radio dire
cose in un'altra lingua ti venga la curiosita' e lo stimolo a capire
cio' che viene detto, quindi lo stimolo a studiare.

Se uno presta attenzione e cerca di capire quello che dice la radio,
si, ci possono essere picchi della HRF, ma le aree del cervello
interessate sono diverse rispetto a quelle che si attivano mentre si
ascoltano parole "conosciute" o "familiari" (puo' essere utile
quest'articolo come punto di partenza per approfondire:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11500989).
Se possa essere utile imparare cosi', nun zo, ma senza prestare
attenzione credo che l'apprendimento -se c'e'- sia veramente minimo.

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