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Lutti e regressioni

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Massimo Soricetti

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May 1, 2012, 6:46:42 AM5/1/12
to
Sto assistendo a un fenomeno abbastanza raccapricciante di un conoscente
la cui anziana madre è morta pochi giorni fa.
Quest'uomo (non so bene quanti anni ha, ma di sicuro oltre i quaranta)
non ha mostrato dolore, non in modo visibile perlomeno. La madre stava
male da mesi, ma la morte è arrivata imprevista, in pochi giorni.

Ora sembra regredito all'infanzia. Ragiona e si comporta in modo
elementare, da bambino. Sul lavoro non lo so, ho cercato di interrogarlo
su problemi e fatti del suo lavoro e mi pare che almeno lì sia più
lucido, ma passandoci un pò di tempo insieme mi è parso che cerchi di
non essere lasciato solo, nel modo in cui lo farebbe un bambino. Voglio
dire che non cerca di creare occasioni sociali, o allargare il giro
delle amicizie e/o rinsaldare quelle che ha già, ma semplicemente mi
pare che si aggrappi alle persone che conosce.

E' un effetto della perdita della madre sicuramente, e spero che sia
temporaneo. Ma mi pare strano: avrei pensato che la morte della madre
tagliasse la strada al ritorno all'infanzia, nel senso che mancando la
mamma, le persone dovessero (forzosamente, magari) entrare nell'ordine
di idee che bambini non sono e non potranno mai più esserlo; qui invece
sta succedendo l'opposto, a dimostrazione che mi sbagliavo :-D

Vista in un altro modo, il dolore per una perdita così grossa può
esaurire le energie psichiche di una persona e far sì che le uniche
azioni che riesce a pianificare sono quelle elementari, semplici, tipo
il riflesso "non mi lasciare" dei bambini... per cui riemerge un
comportamento tipico di quell'età, per mancanza dell'energia necessaria
ad azionare meccanismi psichici più sofisticati?

Daniel NA

unread,
May 2, 2012, 1:48:56 PM5/2/12
to
martedì 1 maggio 2012 12:46 Massimo Soricetti in
<4f9fbf17$0$1380$4faf...@reader2.news.tin.it> scrive :
> Vista in un altro modo, il dolore per una perdita così grossa può
> esaurire le energie psichiche di una persona e far sì che le uniche
> azioni che riesce a pianificare sono quelle elementari, semplici, tipo
> il riflesso "non mi lasciare" dei bambini... per cui riemerge un
> comportamento tipico di quell'età, per mancanza dell'energia necessaria
> ad azionare meccanismi psichici più sofisticati?
>
faccio il moralista dicendo che io, invece, trovo strano, ma al tempo stesso
per certi versi normale, il comportamento di tre sorelle che frequentano la
parrocchia. Da una parte dicono di soffrire per la morte della mamma. Anche
su Facebook, ad es., scrivono frasi del tipo «cinque mesi di dolore
continuo». E vi lascio immaginare i commenti di amiche e parenti. Dall'altra
vanno tranquillamente a feste, a fare il fine settimana con i fidanzati e
forse altro che chissà se prima facevano.
Certamente la persona che conosci tu sembra più preoccupante. Ma a me
preoccupano forse di più le persone che sembrano speculare sulle perdite
delle persone care per farsi compatire ed ottenere aiuto.
Riguardo al tuo conoscente non saprei cosa dirti. Forse ha semplicemente
bisogno di essere telefonato ed invitato ad uscire per andare a cinema o
fare una pizza o una semplice passeggiata. Devo supporre sia anche figlio
unico e/o non abbia parenti prossimi che si facciano carico di mostrargli
concretamente affetto. Magari semplicemente proponendogli una colf che lo
aiuti per le pulizie in casa. Torno a fare il moralista per dire che fare i
genitori è estremamente difficile. I genitori del tuo conoscente si
sarebbero dovuti preoccupare di tenerlo accanto a se' perché ne avevano
bisogno, ma anche di dargli una vita sua per quando loro non ci sarebbero
stati più. L'educazione deve essere a 360 gradi ;-)

Lizuz

unread,
May 3, 2012, 9:08:10 AM5/3/12
to
> parrocchia. Da una parte dicono di soffrire per la morte della mamma. Anche
> su Facebook, ad es., scrivono frasi del tipo «cinque mesi di dolore
> continuo». E vi lascio immaginare i commenti di amiche e parenti. Dall'altra
> vanno tranquillamente a feste, a fare il fine settimana con i fidanzati e
> forse altro che chissà se prima facevano.


Se ci fosse un oscar per l'ipocrisia facebook non avrebbe rivali.

Massimo Soricetti

unread,
May 3, 2012, 2:22:27 PM5/3/12
to
Il 02/05/2012 19:48, Daniel NA ha scritto:
> martedì 1 maggio 2012 12:46 Massimo Soricetti in
> faccio il moralista dicendo che io, invece, trovo strano, ma al tempo stesso
> per certi versi normale, il comportamento di tre sorelle che frequentano la
> parrocchia. Da una parte dicono di soffrire per la morte della mamma. Anche
> su Facebook, ad es., scrivono frasi del tipo «cinque mesi di dolore
> continuo». E vi lascio immaginare i commenti di amiche e parenti. Dall'altra
> vanno tranquillamente a feste, a fare il fine settimana con i fidanzati e
> forse altro che chissà se prima facevano.

A me non pare affatto strano come si comportano le tre tipe, direi che
si servono del supposto innegabile (nel senso che nessuno può andargli a
dire che non è vero che soffrono) dolore per farsi compatire dagli
altri, che è sempre piacevole sentirsi compatiti :-)

Non dico che il dolore non ci sia o che non ci sia stato prima,
ovviamente, ma dico che ci vedo un uso strumentale piuttosto evidente.
Forse "farebbe scandalo" che affermassero di non soffrire più per la
loro perdita? Non so dove abitano queste, magari dalle loro parti è
anche una questione di etichetta. Boh.

Vincenzo Del Piano

unread,
May 7, 2012, 6:38:19 AM5/7/12
to

"Massimo Soricetti" <max...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:4f9fbf17$0$1380$4faf...@reader2.news.tin.it...
>
> [cut] avrei pensato che la morte della madre tagliasse la strada
> al ritorno all'infanzia, nel senso che mancando la mamma,
> le persone dovessero (forzosamente, magari) entrare nell'ordine
> di idee che bambini non sono e non potranno mai più esserlo;
> qui invece sta succedendo l'opposto

MAI in riferimento al caso specifico, la elaborazione del lutto -chè di
questo si tratta- può prendere anche una via che appare regressiva, ma non è
veramente tale: potrebbe essere che si riverberino circuiti nervosi che
ripropongono (come in una sorta di "ricordanza") il proprio modo di essere
nella relazione con la persona scomparsa. IMHO, è come se ci si concedesse
un'altra occasione di -hai visto mai?- "sanare qualche torto" nella
relazione anche (o soprattutto!) con se stessi, nello spazio di un rapporto
che non c'è più e che -hai visto mai?- ha lasciato qualche Gestalt (!)
incompletata.
Il rapporto non c'è più, e quella Gestalt specifica non potrà essere
compiuta ... ma è COME SE ci si mostrasse a se stessi e a quelli che ancora
ci sono per avere consenso relativamente al come andò in altri tempi; è COME
SE si dicesse a se stesso e a chi ancora c'è che "i mezzi personali allora
disponibili erano quelli, e non poteva andare diversamente da come andò".
Messa (opinabilmente) così, può SI' sembrare sostanzialmente regressione, ma
IMHO non la si può valutare così dal punto di vista formale.

In altri termini ancora ... se si ipotizza che il rapporto con la persona
comparsa "restò sospeso" relativamente a qualche contenuto, e che questo
fatto [Gestal incompletata] abbia costituito una tensione dell'Apparato
Psichico (come avrebbe detto lo organicista Freud), il trauma (!) della
scomparsa S-latentizza la tensione che -pur potendo restare inconsapevole-
"pretende" una sia pur postuma e tardiva "scarica".
Messa così ... la apparente regressione è senz'altro elaborazione del lutto.
Una chiusura definitiva del "conto".


> Vista in un altro modo, il dolore per una perdita così grossa può
> esaurire le energie psichiche di una persona e far sì che le uniche
> azioni che riesce a pianificare sono quelle elementari, semplici, tipo
> il riflesso "non mi lasciare" dei bambini... per cui riemerge un
> comportamento tipico di quell'età, per mancanza dell'energia necessaria
> ad azionare meccanismi psichici più sofisticati?

E' certamente possibile anche questo; e speriamo di no.
MAI in riferimento al caso specifico, una tale dinamica (che è
IN-elaborazione del lutto) preluderebbe a un Ri-vissuto di dipendenza dagli
esiti imprevedibili. Uno Help.Less.Ness che sfocia potenzialmente in DAP ed
altri disturbi.

--
Vincenzo


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