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Oggi in comunità...

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MarcoM

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May 9, 2008, 1:07:58 PM5/9/08
to
Avevo il solito incontro generale del venerdì, da fare, circa 25
persone. Ero stanco, non avevo idee particolari, o meglio ne avevo tante
ma non riuscivo a concentrarmi su una, non capivo come portarle nel
grupp(one).
Poi mi sono ricordato di alcune parole che girano in questo periodo, o
meglio girano spesso in una comunità, e sono quelle relative al
"rimango" e al "me ne vado". Il dentro ed il fuori, l'entrare, l'uscire,
lo stare a metà.
Ho preso il nastro adesivo ed ho disegnato sul pavimento un rettangolo
in mezzo alla grande stanza, insomma una più piccola in quella più grande.
Il buon Moreno mi è venuto in aiuto, ed ho proposto ai "ragazzi" (fra i
20 ed i 53...) di stare dentro o fuori da questa linea, o anche sopra,
la linea, dove si percepivano in quel momento rispetto al luogo comunità.
E' un periodo di freddezza, in questo posto, ed anche di aggressività ed
egoismo, almeno nel quotidiano scorrere della vita comune di un luogo
del genere.
Ed invece c'è stato un coinvolgimento speciale, uno stare nel "gioco"
teso e partecipe, ed anche muoversi, nel "gioco", ed esprimere emozioni
profonde, ed il reagire dell'uno alle emozioni dell'altro, insomma
partecipare, aiutare, sostenere, comprendere, imporsi, spostarsi e
spostare l'altro, insomma moltissimo lavoro, da parte di tutti, ognuno
nel suo proprio stile, e qualcuno anche modificandolo, il proprio stile.
Tutti hanno sperimentato qualcosa di sè di forte, di significativo,
molti hanno ritrovato qualcosa di doloroso, ma che aveva il suo senso in
quel momento ed in quel posto, alcuni hanno deciso qualcosa, oggi. Anche
chi ha deciso di non decidere.
Dopo la prima parte dell'azione, quella durante la quale facevo delle
brevi interviste sul come ognuno stava in quel posto, dentro di me mi
chiedevo "come passo adesso al sociale?". Proprio mentre mi chiedevo
questo un ragazzo, uno arrivato da pochissimi giorni, ha chiesto di
poter entrare in relazione con un altro, avvicinarsi, cambiare posizione
rispetto all'altro. Lo psicodramma è andato avantio così, in maniera
spontanea, in una specie di autogestione, pur sempre sotto il mio
occhio, certo, ma mi è sembrato bello che il passaggio sia stato spontaneo.
Da lì in avanti è stato tutto un susseguirsi di spostamenti rispetto a,
avvicinamenti a, spintarelle facilitanti di, richieste di vicinanza a,
ed un sacco di altre cose.
Bene, sono contento, ed anche un po' orgoglioso.
Marco

--
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Silvy91

unread,
May 10, 2008, 3:37:31 PM5/10/08
to

Complimenti! Credo proprio che sia stata una bella impressione vivere
tale esperienza!
Per vari impegni scolastici sono molto presente in questo forum
sebbene mi interessmi enormemente in quanto il mio sogno è diventare
una psicologa. Hai nominato "psicodramma", l'ho studiato l'anno
scorso.
Ne fai parte, ne guidi uno? sei uno psicologo? chi partecipa? quali
sono i loro obiettivi? che attività fate?
scusa per le troppe domande forse anche stupide perchè non sono molto
presente ma provenienti da una ragazza curiosa....
Silvy

MarcoM

unread,
May 11, 2008, 1:45:25 PM5/11/08
to
Silvy91 ha scritto:

> Complimenti! Credo proprio che sia stata una bella impressione vivere
> tale esperienza!
> Per vari impegni scolastici sono molto presente in questo forum
> sebbene mi interessmi enormemente in quanto il mio sogno è diventare
> una psicologa. Hai nominato "psicodramma", l'ho studiato l'anno
> scorso.
> Ne fai parte, ne guidi uno? sei uno psicologo? chi partecipa? quali
> sono i loro obiettivi? che attività fate?
> scusa per le troppe domande forse anche stupide perchè non sono molto
> presente ma provenienti da una ragazza curiosa....
> Silvy

Ciao, no, non sono psicologo, nè laureato, sto prendendo il triennio per
educatore professionale a 50 anni (con lentezza...), anche se lavoro
nella relazione d'aiuto da 18 anni, in particolare nelle dipendenze. Fra
i vari corsi di formazione ho fatto un biennio nello scorso secolo in
psicodramma classico, molto utile, anche perchè la formazione in
psicodramma è in pratica tutto lavoro personale, la tecnica anche se
delicata e bisognosa di caratteristiche personali non esattamente
frequenti poggia su pochi concetti.
Lavoro con adulti con problemi di dipendenza, e non solo, in tandem con
altre figure professionali come psicologi e psichiatri.
Il grosso del lavoro è di carattere pedagogico, o psicopedagogico.
Marco
PS: le domande non sono mai stupide, a volte lo sono le risposte ;o)

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