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La forza invincibile del gruppo

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Antonio

unread,
Nov 15, 2009, 5:42:55 AM11/15/09
to
Salve a tutti.
Ho seguito il caso di Federico Aldrovandi, massacrato da quattro poliziotti,
i quali sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio colposo e condannati a
tre anni e quattro mesi, pena intera assorbita dall'indulto, per cui non
hanno fatto nemmeno un minuto di carcere.
Il problema di natura psicologica che volevo porre e', appunto, la
situazione che si viene a creare quando una sola persona si trova davanti ad
un gruppo (anche di due sole persone) i cui elementi sono fortemente
coalizzati contro il singolo.
A me talvolta mi e' capitato di avere diverbi con gruppi e ho sempre
percepito il gruppo come un mostro invincibile.
Nel caso del giovane Adrovandi, morto assassinato a soli 18 anni, se si
fosse tenuto conto di questo aspetto, il reato poteva essere ascritto come
omicidio volontario, e non colposo. Quantomeno come preterintenzionale. Il
giovane presentava ematomi da tutte le parti, trauma cranico, e la morte e'
stata causata da un ematoma al cuore (ho trovato nella rete la perizia del
medico che ha effettuato l'autopsia).
Nella colluttazione, che deve essere stata violentissima, due manganelli
sono andati rotti. Come credere che l'omicidio sia semplicemente colposo?
Antonio

Massimo Soricetti

unread,
Nov 15, 2009, 7:12:17 PM11/15/09
to
Antonio wrote:
> A me talvolta mi e' capitato di avere diverbi con gruppi e ho sempre
> percepito il gruppo come un mostro invincibile.

Non so che tipo di diverbi hai avuto, forse sostenevi opinioni
"eretiche" rispetto ai valori condivisi e accettati dai membri del
gruppo. Oppure ti eri messo a discutere con il leader del gruppo stesso
che ovviamente veniva sostenuto dai suoi.

In un caso e nell'altro, quando hai a che fare con gruppi di persone non
puoi ignorare il teatro, nel senso che sei proprio davanti a un pubblico
e ti stai rivolgendo a esso, anche quando parli a uno solo di loro.

Inoltre se ᅵ vero che sei davanti a una "forza fisica" schiacciante e
che tu percepisci come una minaccia invincibile, c'ᅵ il vantaggio che
nel gruppo nessuno ce l'ha con te in particolare, e che nessuno in un
gruppo ragiona da solo, ma "si regola" sull'umore del gruppo stesso per
decidere cosa fare e cosa pensare, quindi hai un margine di manovra,
dialetticamente, per cavartela. Dittatori, maghi, imbonitori e venditori
basano tutta la loro fortuna sul saper gestire i gruppi, facendo fare
loro le cose piᅵ impensate, quindi un modo di trattare con branco ci
deve essere :-)


> Nel caso del giovane Adrovandi, morto assassinato a soli 18 anni, se si
> fosse tenuto conto di questo aspetto, il reato poteva essere ascritto come
> omicidio volontario, e non colposo. Quantomeno come preterintenzionale. Il
> giovane presentava ematomi da tutte le parti, trauma cranico, e la morte e'
> stata causata da un ematoma al cuore (ho trovato nella rete la perizia del
> medico che ha effettuato l'autopsia).
> Nella colluttazione, che deve essere stata violentissima, due manganelli
> sono andati rotti. Come credere che l'omicidio sia semplicemente colposo?

Non so nulla del caso aldrovandi, ma immagino che il fatto di essere in
un gruppo abbia scatenato i poliziotti. Ipotizzo che tutti e quattro
volevano "dargli una bella lezione" ma nessuno dei quattro voleva
ucciderlo. Perᅵ nessuno voleva essere da meno dei colleghi, perciᅵ alla
fine hanno esagerato e c'ᅵ scappato il morto. Per cui l'omicidio ᅵ
colposo e non volontario... anche se ᅵ una conclusione che non ti piace.

Vincenzo Del Piano

unread,
Nov 17, 2009, 6:31:31 PM11/17/09
to

"Antonio" <maxwe...@hotmail.com> ha scritto nel messaggio
news:PWQLm.95137$9f6.1...@twister1.libero.it...
>
> [cut] Il problema di natura psicologica che volevo porre e' la situazione

> che si viene a creare quando una sola persona si trova davanti ad un
> gruppo (anche di due sole persone) i cui elementi sono fortemente
> coalizzati contro il singolo.
> A me talvolta mi e' capitato di avere diverbi con gruppi e ho sempre
> percepito il gruppo come un mostro invincibile.

Hai ragione; e -se non � proprio questo che tu intendi rilevare- c'� da dire
*anche* che la invincibilit� del gruppo si manifesta "non solo" nei
confronti della vittima, ma soprattutto in ciascuno dei componenti il
gruppo.
Ciascuno dei componenti, infatti, � rinforzato nella sua azione violenta
dall'agire violento degli alri, e se ne ottiene una mostruosa (perch� non
compiutamente volontaria!) invincibilit� *pulsionale*.

In termini tecnici (sigh ...) si dice che si agisce una identit� collettiva
in luogo di quella propria ... e questo argomento viene usato *spesso* in
sede di Giudizio Penale come attenuante a discolpa di qualche singola
persona accusata di comportamento violento agito in un gruppo.
Ricorderai (?) che qualche anno fa accadde che un Funzionario di Polizia fu
ucciso (!) nel corso di disordini operaati dai tifosi di una squadra di
calcio; la persona che fu incriminata per quel delitto ... chiese (ed
ottenne) la attenuante dell'aver agito in gruppo, in una sorta di "mostruosa
sospensione" della propria identit�: come dire che il Funzionario ... non
era stato ucciso da quella persona, ma da "il gruppo che stava agendo in
lui".

... invincibile mostruosit� ... persino verosimile.

--
Vincenzo


Amelia

unread,
Nov 19, 2009, 5:18:09 AM11/19/09
to
"Vincenzo Del Piano" <vinc...@hyle.it> ha scritto nel messaggio
news:7mgq2tF...@mid.individual.net...

>
> ... invincibile mostruosit� ... persino verosimile.

mi permetto di aggiungere una cosa che, anni fa, mi lascio' di stucco:

il gruppo rischia *sempre* di agire con invincibile "mostruosita'", anche
quando e' animato da *ottime* ragioni (etiche, morali, ecc.ecc.).

se, infatti, all'interno del gruppo non c'e' qualcuno con la radicata
capacita' di (continuare a) pensare con la propria testa (e continuare a
tenere presenti le giuste ragioni dell'estraneo al gruppo), il gruppo stesso
rischia di agire con "invincibile mostruosita'".

ed esempi ne abbiamo tutti sotto gli occhi, piccoli e grandi.
la storia stessa ne trabocca.

ciao :-))

Amelia

Vincenzo Del Piano

unread,
Nov 19, 2009, 12:16:14 PM11/19/09
to

"Amelia" <aml...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:he36cp$l1d$1...@nnrp.linuxfan.it...

>
> il gruppo rischia *sempre* di agire con invincibile "mostruosita'", anche
> quando e' animato da *ottime* ragioni (etiche, morali, ecc.ecc.).
> se, infatti, all'interno del gruppo non c'e' qualcuno con la radicata
> capacita' di (continuare a) pensare con la propria testa (e continuare a
> tenere presenti le giuste ragioni dell'estraneo al gruppo), il gruppo
> stesso rischia di agire con "invincibile mostruosita'".

E' vero; infatti, ci� che � mostruoso � la "sospensione" (?) della *propria*
capacit� di giudizio, che appare confondersi con un giudizio gruppale che
non pu� non coincidere con il giudizio pregresso (PRE-giudizio) per il quale
ci si � messi in gruppo.
Il giudizio pregresso -relativo alla opportunit� di operare per un obiettivo
condiviso- pu� essere anche ottimo, ma � possibile che avvenga
sfavorevolmente che il (pre-)giudizio gruppale .. "passi il segno"
dell'attenzione relativa alle modalit� del raggiungimento dell'obiettivo.
Ci sarebbe da discuterne pi� approfonditamente (?) ... ma "mi sa" che quando
un intento (anche ottimo) "passa il segno", i comportamenti (psichici e
concreti) dei singoli acquistano la caratteristica di fanatismo.

> ed esempi ne abbiamo tutti sotto gli occhi, piccoli e grandi.
> la storia stessa ne trabocca.

Gi� ...
Con la noticina di dettaglio che ogni fanatico crede di agire "pi� bene" di
chi riesce a conservare la propria capacit� di giudizio,
Ci�, perch� -imho ...- ogni fanatico crede di impersonare "pi� bene"
l'intento condiviso dal gruppo; e "quindi" si ingarella in fanatismo, e vi
ci fa ingarellare parecchi altri.
E cos� si produce il mostro ...

Ciao, Amelia! :-)
--
Vincenzo


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