IMHO ...
... vuol dire fare ci� che *gli* � necessario (al Paziente) ... anche a
costo di "non esser voluto bene" (dal Paziente).
Vuol dire correre il rischio (... standard!) che il Paziente -qualunque (!)
sia il tipo di Terapia in corso- creda di intravedere nel Terapeuta "il
solito ostacolo" alla sua felicit� ... e non fare *nulla* per evitare questa
dinamica (... standard!) che � necessaria al Paziente per potersi
avvantaggiare del ritrovarsi di fronte al "solito ostacolo", avendo *cos�*
una occasione (standard?!) di imparare a superarlo.
Vuol dire lasciare che egli stesso (Terapeuta) si leghi affettivamente al
Paziente senza darlo mai a vedere (anche se iMho accade addirittua per
forza) ed essere sempre pronto a "perderlo" (il Paziente) *O* per il fatto
che il Paziente "non ce la fa" a superare ci� che a lui appare il "solito
ostacolo", *O* perch� il Paziente � uscito dalle difficolt� ... e se ne va
senza alcuna intenzione di continuare ad avere alcun legame con il
Terapeuta.
Molto molto accessoriamente per ci� che riguarda il contenuto sostanziale
della relazione, e assai "perifericamente" per quanto riguarda il contenuto
emoto-cognitivo della relazione ... vuol dire "non preoccuparsi" (a
conclusione o in itinere della Terapia) che il Paziente -sulla base dei
*suoi* nuovi assetti psichici egosintonici (e quindi non pi� nevrotici!)-
decida di organizzare la sua vita psichica ed empirica in una maniera "non
condivisa" da lui Terapeuta.
...
... mi rendo conto che -presi uno ad uno, e tutti assieme- questi contenuti
e modi di "voler bene" al Paziente da parte del Terapeuta sembrano mostrare
il contrario.
La apparente contraddizione si scioglie se si tiene presente che il Paziente
non ha alcun bisogno di un passivo "esser voluto bene" che lo ponga (o lo
trattenga) in posizioni subalterne o dipendenti, ma _al_contrario_ (e
persino se non ne ha piena consapevolezza) il suo andare in Terapia � una
richiesta di autonomia; un sostanziale rifiuto preventivo di cercare un
"voler essere voluto bene" che non lo motivi a ... volersi bene DA SE', e a
darsi da fare per dimostraSElo nelle maniere pi� efficaci.
Ci sarebbero da elencare "poi" le disponibilit� del Terapeuta a "tenersi
aggiornato" per non far mancare al Paziente ogni eventuale nuova occasione;
a non fare generalizzazioni (di tipo diagnostico o clinico) che si
concluderebbero in una imperfetta corrispondenza con la situazione specifica
in cui si trova ciascun Paziente; ... ed altro ancora, che per� sono cose
non immediatamente definibili come maniere di "voler bene" :-))
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Vincenzo