E' molto interessante, pur non essendo io un addetto ai lavori; ho
notato che mette in scena moltissimo non solo i viventi ma anche gli
avi, cio� i parenti e congiunti morti. Non posso fare a meno di pensare
al culto degli antenati che si pratica in molte regioni dell'asia, e a
tutte le culture animiste che credono negli spiriti e nella loro azione
sul mondo.
Mi chiedo se questo tipo di terapia sia praticabile con gente che crede
*davvero* che gli spiriti dei morti camminano fra noi: rappresentare fra
animisti una costellazione familiare con dei defunti dovrebbe essere una
esperienza molto, ma molto pi� forte... talmente forte da far prendere
un infarto a qualcuno, ipotizzo :-)
O forse questi popoli conoscono e sfruttano gi� il meccanismo delle
costellazioni? Gli sciamani e gli stregoni non possono non sapere che
esiste nella loro gente un meccanismo di tale potenza: pur non essendo
psicologi completi, sia pure intuitivamente, nei secoli, dovrebbero aver
messo a punto dei metodi almeno analoghi. O no?
Non si pu� fare a meno di pensarci ... ma imho non c'entra granch�.
O c'entra per fatti diversi da quelli ai quali immediatamente si pensa. :-)
Ci� che viene attribuito (in termini causali) alle costellazioni familiari
non � un intervento degli avi (e meno che mai del loro spirito ...) ma
"solo" qualcosa come una "tradizione di famiglia" che -come un inconscio di
gruppo (!)- si afferma come prassi di comportamento.
L'osservazione della costellazione familiare (che � operata attraverso la
ricostruzione di fatti e "miti" del gruppo-famiglia) risulta particolarmente
utile soprattutto in persone che "vengono" da famiglie in qualche modo
fortemente caratterizzate da accadimenti (o miti ...) tali da poter essere
definiti significativi. Si tratta di caratterizzazioni che producono
condizionamenti relativamente non consapevoli: condizionamenti nel "bene e
nel male", naturalmente, stante che -dico per dire ...- come �
ipoteticamente condizionato a operare bene chi ebbe il nonno "famoso eroe di
guerra", cos� risulta (da osservazioni cliniche!) ipoteticamente
condizionato a operare male chi ha nella famiglia una tradizione di
asocialit� o delinquenza.
Se fosse tutto qui ... sarebbe addirittura banale; ma non � tutto qui :-)
La ricostruzione delle costellazioni familiari "si fa" non solo
verificando -per quanto possibile ...- le ipotetiche verit� di fatti
occorsi, "ma anche" la significativit� che la specifica persona attribuisce
loro; questa pu� sembrare una ulteriore banalit�, ma "non la pensa affatto
cos�" chi utilizza questa metodica con i detenuti nelle Carceri, o con i
tossicodipendenti nelle Comunit� di Recupero, e in altri contesti nei
quali -diciamo cos�- � interessante verificare quanto e come e perch�
qualche "mito di famiglia" (fatto o pesona che sia) pu� avere un effetto *o*
coartante, *o* avversante, *o* egosintonicamente identificativo, *o*
"eccetera".
C'� da tenere prsente che la Teoria (?) delle costellazioni familiari
postula che qualche influenza ci debba essere per forza; che poi si sia in
grado di contenerne l'effetto ... � altra faccenda.
> Mi chiedo se questo tipo di terapia sia praticabile con gente che crede
> *davvero* che gli spiriti dei morti camminano fra noi
Chi crede che gli spiriti "siano qui" ... non ha bisogno della teoria delle
costellazioni familari, per sapere che "gli avi" contano :-))
E, d'altro canto, le osservazioni cliniche cui facevo riferimento sembrano
avvalorare l'ipotesi che non � necessario credere che gli spiriti dei
defunti cammino tra noi: "basta" sentirsi influenzati dal loro "essere stati
camminanti" ...
> O forse questi popoli conoscono e sfruttano gi� il meccanismo delle
> costellazioni? Gli sciamani e gli stregoni non possono non sapere che
> esiste nella loro gente un meccanismo di tale potenza: pur non essendo
> psicologi completi, sia pure intuitivamente, nei secoli, dovrebbero aver
> messo a punto dei metodi almeno analoghi. O no?
Certamente :-)
Peraltro, imho non � necessario andare a guardare come/cosa fanno sciamani e
stregoni: basta guardare anche alcune culture nostrane (del Sud *e* del
Nord!), nelle quali � assai efficace l'operato di (insospettabili?)
sostenitori di "debiti d'onore" e "tradizioni familiari", che pare sappiano
bene dell'influenza delle costellazioni familiari ... che essi persino
ignorano che possano essere chiamate cos�, ma delle quali si servono
"efficamente" lo stesso!
:-))
--
Vincenzo
Non sapevo bene quale parte del post quotare per sollevare la mia
questione, ma eccoci qua :D
La cosa che personalmente mi stupisce di pi�, devo dire, � come questo
credo collettivo possa essere proiettato e raffigurato attraverso le
costellazioni famigliari su altre persone, cosa di cui parla e anche
molto gi� hellinger. Il fatto che i partecipanti si sentano
effettivamente (o credono di sentirsi, ma giacch� si parla di persone
sconosciute, mai viste, mai incontrate, e di cui le vicende non sono
mai state nemmeno note e la cui rappresentazione ha un effettiva
efficacia terapeutica e risponde alle esigenze del "paziente"...
credono piuttosto bene :D) come il nonno, lo zio, o tal parente
defunto di chi le mette in pratica trovo sia veramente impressionante.
Mia madre ha partecipato a una di esse sia come partecipante che come
"raffigurante", e mi diceva che lei letteralmente, in qualit� di madre
del "paziente" non riusciva a voltarsi fisicamente verso quello che
sarebbe stato il suo figlio morto. So di altre persone che si sono
sentite euforiche, devastate o addirittura pazze per il solo fatto di
mettere in scena queste dinamiche, e francamente mi sembra qualcosa di
"troppo" in l� per non arrivare addirittura ai confini della
parapsicologia, o come minimo prenderla in considerazione.
Penso che l'effettiva indagine di cosa realmente implichino le
costellazione potrebbe aprire scenari veramente nuovi sia per l'una
che per l'altra parte.
Vabbᅵ, io di tutta la faccenda sapevo zero e l'ho scoperta con questo
libro, poi magari chissᅵ da quanto ᅵ in giro. Quindi le costellazioni
familiari sono un tipo di terapia di gruppo?
> Non si tratta di credere che i morti camminano veramente ma in un
> certo senso lato sᅵ, come detto ognuno di noi, che gli piaccia o no
> (e specialmente se non gli piace :-)) porta nell'oggi un altro,
> tanti altri.
No, certo, perᅵ se uno ci crede giᅵ di suo... l'effetto di vederseli
messi di fronte, pur se per interposto attore, dovrebbe essere tanto piᅵ
forte.
Credo ci sia differenza perᅵ fra questo e il culto degli antenati che
c'ᅵ in asia: una persona con il culto degli antenati dovrebbe essere
molto piᅵ consapevole degli irretimenti di cui parla Hellinger, anche
senza le costellazioni. Dopotutto, se li venera e li onora ogni giorno,
deve esserlo, no?
>sarebbe stato il suo figlio morto. So di altre persone che si sono
>sentite euforiche, devastate o addirittura pazze per il solo fatto di
>mettere in scena queste dinamiche, e francamente mi sembra qualcosa di
>"troppo" in l� per non arrivare addirittura ai confini della
>parapsicologia, o come minimo prenderla in considerazione.
La parapsicologia, altro non � che l'ignoto, il mistero.
Ma prima di andare a scomodare l'aldil�, c'� ancora tanto da spiegare
e da comprendere nell'aldiqua... primi fra tutti i meccanismi della
memoria e le semplici e banali reazioni mentali della negazione e
della rimozione.
Poi ci sono i neuroni specchio che in qualche modo ci permettono di
rappresentare nella mente qualcosa che l'altro sta pensando, attivando
aree del cervello identiche.
Questo meccanismo di rappresentazione mentale di scene e vissuti
attiva reazioni vere e reali nella persona, come se stesse vivendo la
scena. Alcuni riescono a ricordare a distinguere il fatto che si
tratta di un vissuto di altri, altri invece di immedesimano e fanno
propria quella rappresentazione e si attivano tutte le reazioni
emotive.
Quanto sopra porta ad un pi� materialistico mondo in cui la memoria
del defunto zio pino viene in un qualche modo trasmessa a chi mi sta
davanti. E per trasmessa non parlo di qualche strana energia mentale
(una specie di bpuetooth della mente) ma semplicemente ritengo che il
non verbale della persona che pensa allo zio Pino sia letto, sempre ad
un livello diverso di quello della coscienza vigile, e che questo
attivi una reazione in chi sta davanti.
Se parlare dello zio Pino mi fa evocare vissuti di angoscia, chi mi
sta davanti, oltre a sentire le parole "legge" anche i segnali di
angoscia che mando con il corpo attraverso il linguaggio non verbale e
quindi comunque reagisce a quell'angoscia.
Se sei genitore ed hai fatto l'esperienza della genitorialit�, pensare
al "proprio figlio morto" � qualcosa di estremamente angosciante e
terribile (ancora di pi� in una societ� occidentale fatta di coppie
con un solo figlio).
Le dinamiche di gruppo sono qualcosa di conosciuto e di studiato, cos�
come questi fenomeni di rappresentazione in pubblico che ti permettono
di essere altro rispetto "all'essere se stessi" che altro non vuol
dire, imho, il non poter uscire da quel ruolo o da quel personaggio
che ci identifica e che ci da sicurezza.
Poi, sempre imho, bisogna anche tener presente gli schemi
comportamentali, cio� quella serie di comportamenti che attivano
reazioni spontanee nell'altro, che a loro volta sono schemi
prestabiliti. Tanto per speigarmi meglio penso al lavoro dell'analisi
transazionale sui semplici ruoli Genitore\adulto\bambino che possono
anche essere descritti come schemi comportamentali.
>Penso che l'effettiva indagine di cosa realmente implichino le
>costellazione potrebbe aprire scenari veramente nuovi sia per l'una
>che per l'altra parte.
Io penso, invece, di darti una delusione dicendoti che forse devi
studiare un po' di pi� l'argomento... e che c'� poco di nuovo sotto il
sole... l'effetto catartico delle rappresentazioni teatrali � stato
ipotizzato tanti secoli fa nell'antica grecia... :)
--
Fernando Bellizzi
L'uomo dice che il tempo passa; il tempo dice che l'uomo passa
Non guardare al passato con rabbia o al futuro con ansia,
ma guardati intorno con attenzione
Certo, ma una rappresentazione teatrale vuol dire molte ore di
preparazione, un copione, e un lavoro molto lungo sull'interpretazione
dei personaggi.
Qui si parla di sconosciuti, senza capacit� teatrale, che con pochi
cenni sulle personalit� dei loro "rappresentandi" mettono in scena
situazioni elaboratissime e con risvolti emotivi potentissimi.
E non si parla di mettere in scena situazioni di vita passati o fatti
accaduti, si parla solamente di "rappresentare" la famiglia cos� come
la percepisce il "paziente" o "tramite" o "protagonista" di turno.
Non sto affatto dicendo che si tratti di fenomeni di "parapsicologia",
che ho proprio messo tra virgolette perch� vuol dire tutto e il
contrario di tutto, non credo per niente che "gli spiriti dei morti"
scendano sulla rappresentazione e possiedano, o meglio credo che
questa sarebbe la visione dei fatti che potrebbe dare della cosa una
persona di 2000 anni fa, e che proprio per questo apre la strada a una
reinterpretazione in chiave "psicologica" di tutta una serie di
fenomeni "mistici", misterici o quant'altro, molto spesso derisi come
credulit� popolare o semplice superstizione.
Il fatto gi� che esista un inconscio collettivo e che si possa
trasmettere attraverso generazioni e generazioni con semplici piccoli
gesti involontari � qualcosa che potrebbe essere facilmente chiamato
"magia", da popoli meno colti del nostro. Quindi, da un lato abbiamo
la rappresentazione scientifica della cosa che parla di
condizionamenti, interpretazione, inconscio collettivo, e via dicendo.
Dall'altro abbiamo una visione religiosa/poetica, che parla di spiriti
dei morti, di irretimenti, di anime e di quant'altro.
La questione � che per me le due sono esattamente la stessa cosa, e la
cosa che pi� mi... non so trovare il termine, ma direi "mi da
frustrazione" � il fatto che ciascuna delle due parti si rifiuti di
dialogare con l'altra, di condividere la sua "parte di sapere" e
magari di abbandonare per un attimo il suo linguaggio in favore di
quello dell'altro, scoprendo di star dicendo la stessa cosa ma non
"tutta" la cosa.
Quindi secondo me, quando hellinger parla di anime, irretimenti,
destini e quant'altro sta s� parlando di fenomeni psicologici
analizzabili, di inconscio collettivo, di dinamiche famigliari,
coazioni a ripetere e cos� via, ma non sta parlando SOLO di quello.
Sta parlando anche di anime, destini, irretimenti, e quant'altro.
Ho voluto rispondere di getto per non perdere l'ispirazione perch� �
molto dura per me cercare di spiegare la mia "posizione di mezzo", ma
mi incarico se caso di provare a fornire una migliore risposta pi�
tardi :)
Io invece :-)) non ci vedo nulla di pertinente.
Le costellazioni familiari -per quel che ne so io...- sono qualcosa come una
identificazione di gruppo in un ruolo (buono o cattivo) o in un familiare
"notevole" (nel bene o nel male).
Come ogni altra identificazione ... anche quella gruppale � prevalentemente
inconscia, ma � efficace ugualmente.
Stanti cos� (?) le cose ... se si entra in contatto con la costellazione
familiare di un altro gruppo, non pu� non succedere che ce ne si senta
influenzati; i casi particolari nei quali quello influenzamento pu� produrre
"turbamento" non sono casi di "spiritismo" o robe da parapsicologia: si
tratta IMHO di "situazioni limite" che comportano un entrare in contatto con
realt� (psichiche) capaci di "turbare". Si tratta -per es.- di entrare in
contatto con "miti" di violenza intra-gruppale o intra-familiare
che -nonostante non facciano orrore a chi se le vive come ordinarie (del
proprio gruppo o famiglia)-sono capaci (altroch�!) di fare orrore a chi vive
dentro una "altra costellazione".
E' per questo che riferivo (e basta! :-)) da ci� che ho saputo da chi
utilizza quel metodo che, se si fa "un viaggio inter-stellare" nelle
costellazioni di delinquenti (abituali) o tossicodipendenti ("duri" e
scarsamente convinti che non vada bene), ci si accorge che "il mito"
dell'essere *gruppalmente* deliquenti o devianti gioca un ruolo
determinante.
Per� ... si tratta di dinamiche di identificazione abbastanza ordinarie per
quanto pertiene alla dinamica causante/generativa; � il contenuto che pu�
essere orripilante. O tanto esaltante ... da produrre un "turbativo"
desiderio di emulazione, se "il viaggio inter-stellare" si fa in un gruppo o
famiglia che siano portatori di *buoni* contenuti mitizzati.
:-)
--
Vincenzo
>Qui si parla di sconosciuti, senza capacit� teatrale, che con pochi
>cenni sulle personalit� dei loro "rappresentandi" mettono in scena
>situazioni elaboratissime e con risvolti emotivi potentissimi.
Non ti dimenticare che sempre di esseri umani di una certa et� stiamo
parlando, il che vuol dire che essi hanno visto film, letto libri,
assistito a scene, vissuto storie: insomma, conoscono storie di esseri
umani e sanno quale modello andare a pescare...
Se io ti chiedo d'impersonare lo zio pino depresso... tu forse non
conosci lo zio pino, ma un depresso lo conosci sicuramente, o per lo
meno un qualche film dove hai visto una serie di comportamenti
etichettati come "depressione" lo conosci.
>E non si parla di mettere in scena situazioni di vita passati o fatti
>accaduti, si parla solamente di "rappresentare" la famiglia cos� come
>la percepisce il "paziente" o "tramite" o "protagonista" di turno.
Ma sempre di schemi comportamentali parliamo.
>Il fatto gi� che esista un inconscio collettivo e che si possa
>trasmettere attraverso generazioni e generazioni con semplici piccoli
>gesti involontari � qualcosa che potrebbe essere facilmente chiamato
>"magia", da popoli meno colti del nostro.
In questo sono perfettamente d'accordo.
Anche se, io non so dire con certezza se gli spiriti esistano o meno.
Lo scoprir� quando morir�, ma sar� troppo tardi per ricredermi, sia
che non esistano gli spiriti, sia che esistano.
>Quindi, da un lato abbiamo
>la rappresentazione scientifica della cosa che parla di
>condizionamenti, interpretazione, inconscio collettivo, e via dicendo.
>Dall'altro abbiamo una visione religiosa/poetica, che parla di spiriti
>dei morti, di irretimenti, di anime e di quant'altro.
>La questione � che per me le due sono esattamente la stessa cosa, e la
Io sinceramente non credo sia la stessa cosa... anzi, sono proprio due
posizioni opposte dato che il piccolo dettaglio che per te �
irrilevante (spirti\memoria) sono le punte di una piramide concettuale
in cui la base dipende dalla punta.
>cosa che pi� mi... non so trovare il termine, ma direi "mi da
>frustrazione" � il fatto che ciascuna delle due parti si rifiuti di
>dialogare con l'altra, di condividere la sua "parte di sapere" e
>magari di abbandonare per un attimo il suo linguaggio in favore di
>quello dell'altro, scoprendo di star dicendo la stessa cosa ma non
>"tutta" la cosa.
Potranno parlare degli effetti ma non delle cause, e non � questione
da poco.
>Quindi secondo me, quando hellinger parla di anime, irretimenti,
>destini e quant'altro sta s� parlando di fenomeni psicologici
>analizzabili, di inconscio collettivo, di dinamiche famigliari,
>coazioni a ripetere e cos� via, ma non sta parlando SOLO di quello.
>Sta parlando anche di anime, destini, irretimenti, e quant'altro.
Non l'ho letto n� consoco l'autore, ma se � cos� ambiguo, forse dietro
c'� semplicemtne l'abilit� politica di parlare a tanta gente e di non
rpendere posizione per vendere meglio?
>Ho voluto rispondere di getto per non perdere l'ispirazione perch� �
>molto dura per me cercare di spiegare la mia "posizione di mezzo", ma
>mi incarico se caso di provare a fornire una migliore risposta pi�
>tardi :)
Ok.
... :-)) ... e fin qui, � tutto ordinario, mi pare.
> Non sto affatto dicendo che si tratti di fenomeni di "parapsicologia",
Meglio cos�. Non foss'altro che perch� � un termine ambiguo.
> non credo per niente che "gli spiriti dei morti"
> scendano sulla rappresentazione e possiedano, o meglio credo che
> questa sarebbe la visione dei fatti che potrebbe dare della cosa una
> persona di 2000 anni fa
Non capisco se tu vuoi intendere
- *o* che ci� che viene rappresentato sia effettivamente qualcosa simile a
quella di 2.000 anni fa;
- *o* che 2.000 anni fa si sarebbe creduto che gli spriti dei morti
eccetera.
Nel primo caso, mi viene da obiettare che non possiamo saperlo: come si pu�
escludere che "io" creda di rappresentare un "altro Vincenzo" di 2.000 anni
fa ... ma che egli non fosse affatto cos�?
Nel secondo caso ... sono dell'opinione che visioni primitive (animistiche
ed ingenue) del Mondo avrebbero certamente favorita quella credenza; "solo"
che -almeno auspicabilmente ...- "noialtri di adesso" non siamo primitivi;
n� animistici o ingenui.
> proprio per questo apre la strada a una
> reinterpretazione in chiave "psicologica" di tutta una serie di
> fenomeni "mistici", misterici o quant'altro, molto spesso derisi come
> credulit� popolare o semplice superstizione.
IMHO ... non apre la strada a un bel niente ... :-)) ... tranne che a
qualche *egosintonica* esigenza di credere in quelle cose.
E quando le esigenze sono egosintoniche, sia la razionalit� che
l'irrazionalit� si danno un bel daffare ... e riesce loro benissimo
sostenersi vicendevolmente in un inganno *condiviso*.
Io credo di averne conosciute *molte* di persone "mistiche/misteriche",
delle quali non mi azzardo a dare un giudizio di superstiziose o
popolar-credulone ... ma "ho buoni motivi" di attribuire loro una molto
egosintonica esigenza di "tenersi buona" una lettura cosmologica (a volte
tutt'altro che ingenua o incolta!) piena zeppa di misticismi misterici.
Persone che ... quando proprio si sentono messe con le spalle al muro dalla
loro stessa razionalit� ... "si tengono buona" almeno la aspettativa dei
marziani! :-)) Credo (eufemsmo!) che esprimano la insofferenza del fatto
che "sia tutto qui": che esista solo ci� che � definito (limitato) dalla
razionalit�; credo che serva loro pensare che c'� uno spazio
mistico/misterico/... misterioso dentro il quale coltivare fantasie
irrazionalistiche, solitamente a fini auto-salvifici :-))
> Il fatto gi� che esista un inconscio collettivo e che si possa
> trasmettere attraverso generazioni e generazioni con semplici piccoli
> gesti involontari � qualcosa che potrebbe essere facilmente chiamato
> "magia", da popoli meno colti del nostro.
OK; da popoli meno colti, "per�"!
Da popoli che non sanno che esiste l'inconscio collettivo; e che inoltre
ignorano che esso "affonda" almeno negli ultimi 20.000 anni di storia del
gruppo che lo condivide, dato che -... Jung non poteva saperlo!- sono
determinanti genetiche a trasmetterlo, e non piccoli gesti o costumi
consolidati.
Ci�, "mi pare" implichi che se "io" mi pongo alla rapprsentazione di ci� che
io credo possa essere stato un "altro Vincenzo" di 2.000 anni fa, � capace
persino che ci piglio (per quel che riguarda le dinamiche
istintive/pulsionali che non possono essere cambiate in "soli" 2.000 anni)
... ma non significa affatto che io sappia nella sfera della razionalit�
che -dico per dire ...- lo "altro Vincenzo" (europeo e dal quale io
discendo) non poteva nutrirsi n� di patate n� di pomodori; analogamente "mi
pare" verosimile che "io" potrei attribuire allo "altro Vincenzo" una serie
di comportamenti a lui affatto impossibili (e impensabili).
Ora ... "io" europeo del XXI Secolo LO SO; ... uno che faccia parte di un
popolo meno colto ... potrebbe credere che il fatto di "nascere imparati" -o
credere di sapere come la pensa(va)no gli antenati- PUO' NON SAPERLO, e pu�
per questo (!) credere che si tratti di magia.
Ma io NO; io ... non ci credo.
> Quindi, da un lato abbiamo
> la rappresentazione scientifica della cosa che parla di
> condizionamenti, interpretazione, inconscio collettivo, e via dicendo.
> Dall'altro abbiamo una visione religiosa/poetica, che parla di spiriti
> dei morti, di irretimenti, di anime e di quant'altro.
Vero ...
... "per�" credo che dobbiamo decidere quale delle due � appena appena
verosimile. O quale delledue -prevalendo per verosimiglianza- esclude
l'altra.
Credo che lo dobbiamo/possiamo fare ciascuno in piena autonomia decisionale
... ma dobbiamo sapere che lo stiamo facendo.
Ci� ... perch� non sono affatto la stssa cosa.
> La questione � che per me le due sono esattamente la stessa cosa
... :-)) ... tutto si spiega, allora!
> la cosa che pi� mi da
> frustrazione" � il fatto che ciascuna delle due parti si rifiuti di
> dialogare con l'altra, di condividere la sua "parte di sapere" e
> magari di abbandonare per un attimo il suo linguaggio in favore di
> quello dell'altro, scoprendo di star dicendo la stessa cosa ma non
> "tutta" la cosa.
Non credo che ci sia rifiuto di dialogo; n� che ciascuna parte non vorrebbe
condividere ci� che essa sa con chi sa altre cose.
Per converso, non credo che si possano apprezzare insieme sia il diavolo che
l'acqua santa :-)) ... e negare (senza mezzi termini) che *o* una cosa *o*
l'altra ...
> Quindi secondo me, quando hellinger parla di anime, irretimenti,
> destini e quant'altro sta s� parlando di fenomeni psicologici
> analizzabili, di inconscio collettivo, di dinamiche famigliari,
> coazioni a ripetere e cos� via, ma non sta parlando SOLO di quello.
> Sta parlando anche di anime, destini, irretimenti, e quant'altro.
Non sono certo che Hellingher faccia questa cosa, ma se la fa ... mette
assieme il diavolo e l'acqua santa.
Con la conseguenza ... IMHO ... di trascinare anche altri nella sua
confusione.
> � molto dura per me cercare di spiegare la mia "posizione di mezzo"
... :-)) ... si sta scomodi tra il diavolo e l'acqua santa! :-))
> mi incarico di provare a fornire una migliore risposta pi� tardi :)
:-)))))))))
--
Vincenzo