Winston
P.S.: ai "normali" amanti della musica
<http://www.youtube.com/watch?v=isK0vjcI0wc&NR=1>
---------------------------------
CUT-------------------------------------------
> Qualcuno potrebbe essere così gentile da spiegarmi cos'è la normalita' e
> di indicarmi un modello di riferimento?
Ho letto le tue interessanti argomentazioni, Wilson. Ora, tieni
presente che sei in un "luogo" virtuale in cui la verità viene subito
compresa, anche se a distanza e sulla base di eventi raccontati ma non
vissuti o testimoniati. Le persone vengono giudicate, classificate,
schedate e anche perseguitate. Probabilmente, è questa la normalità
che ti verrebbe indicata qua dentro. E, del resto, l'intuito non manca
a un gran numero di soggetti: porca miseria, capiscono tutto! Dai
rotocalchi e dagli atti giudiziari, poco più che multe stradali,
elaborano l'edificio della sapiente deduzione da "normali" che
capiscono, individuano e ghettizzano gli "anormali".
Comunque, capiti male, qui dentro, per esprimere concetti così
elevati. Nessuno o ben pochi "osano essere sè stessi". Sono solo
pagliacci ipocriti e presuntuosi. Ma forse, anzi certamente, le tue
parole hanno fatto riflettere qualcuno...
Antonio Bruno
http://phoenix.beepworld.it/
(Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta
sola)
> On 3 Set, 13:05, Winston <w...@inston.notvalid> wrote:
>
> ---------------------------------
> CUT-------------------------------------------
> Comunque, capiti male, qui dentro, per esprimere concetti così
> elevati. Nessuno o ben pochi "osano essere sè stessi".
snip
l'essere se stessi prende a volte vie inattese dai curiosi indagatori ...
anche il divenire un professore di Fisica, se e' cio' che realizza il Se'
della persona, pur con tutti gli sforzi e le rinunce richieste, puo'
essere il modo di adempiere il proprio fato, anzicche'quello di omologarsi
ad una societa' di 'eguali'. Il senso del mio discorso e' che non si puo'
giudicare dalle apparenze, e che il giudicare dalle apparenze non
appartiene al metodo della scienza psicologica, anche se questo puo'
essere funzionale all'opportunita' di suscitare reazioni chiarificatrici.
D'altro canto nessuno puo' essere costretto ad indossare un cartello con
la storia della propria vita ed il proprio profilo psicologico, e quindi
cio' che uno decide di tenere per se' (le vere motivazioni, che spesso
attengono ad un vissuto unico, non omologabile ad altri e quindi non
trattabile secondo modelli precostituiti) va rispettato, da una parte e
dall'altra.
Perché non cominciate a rispettarvi nella vostra diversita'? la verita' si
serve delle persone come di suoi strumenti, spesso anche contro la loro
volonta', cosa che toglie significato a qualunque discorso sulle qualita'
e sui nomi delle persone coinvolte nelle discussioni. L'unico peccato che
possa commettere un morpher e' quello di ripetersi su questioni gia'
affrontate e chiarite, mentre le discussioni sui morpher invece occupano
buona parte del traffico su questo newsgroup.
Al limite, perche' non vi accordate per moderarlo? in modo da evitare
fake, cross-post e pagliacciate varie, che saranno pure divertenti ma sono
OT?
Winston
> ... per me è un mistero.
Per me no:
"In statistica, la moda o norma della distribuzione di frequenza X è la
modalità (o la classe di modalità) caratterizzata dalla massima
frequenza e viene spesso rappresentata con la simbologia ν0. In altre
parole, è il valore che compare più frequentemente".
Saluti
si, certo, ma la statistica interviene a descrivere, quantificandoli, dei
comportamenti umani che si sono gia' manifestati per altre cause, ed il
concetto di "normalita'" etimologicamente proviene da "norma", e quindi da
un concetto giuridico che implica per definizione una cogenza, un
comportamento dovuto o imposto. Non si nasce "normali", perche' la natura
ci crea individualmente assai diversi gli uni dagli altri, anche se la
cultura in un secondo momento cerca di livellare queste differenze per
consentire la pacifica convivenza e la collaborazione tra gli uomini.
Percio' io penso proprio che il concetto psicologico di "normalita'" sia
stato elaborato non in funzione di un riscontro sociale che in un'epoca
come la nostra, caratterizzata dalle multietnicita' nazionali, potrebbe
anche mancare, ma in funzione preventiva dei comportamenti antisociali. Di
conseguenza invece di chiedersi le ragioni profonde di una diversita' a
volte drammatica se paragonata ai piu' comuni stereotipi della normalita',
si preferisce marchiare a fuoco, come psicolabili o malati di mente, le
persone potenzialmente pericolose per lo status quo. In altre parole lo
psicologo o lo psichiatra che in mancanza di una diagnosi medica di
malattia, organicamente individuata, attribuisca ad un individuo o ad un
gruppo una malattia psichiatrica, IMHO, non agisce in qualita' di
prevenzione e cura delle malattie, ma in qualita' di carabiniere ed in
funzione della prevenzione e repressione di possibili crimini. Certe
malattie psichiatriche hanno una chiara origine e funzione politica:
servono ad emarginare chi propugna certe idee sgradite all'establishment
ed a toglierlo di mezzo senza farne un martire sociale ed evitando in
questo modo che qualcuno lo prenda ad esempio.
Non trovi strano che la storia sia stata fatta il piu' delle volte da
personaggi apparentemente anormali? se ad es. considerassimo le religioni
espressione di una follia collettiva, dovremmo dedurne che la storia
dell'Uomo e' stata ed e' un continuo processo di emancipazione dalla
sofferenza ed alienazione mentale culturalmente indotta da singoli
individui malati ma politicamente dominanti. Cosi' se fosse vera la
spiegazione junghiana dell'etimologia della parola "cristiano" da
chretienne=cretino, a causa di tredici cretini di 2000 anni fa, avremmo
oggi centinaia di milioni di cretini in ogni parte del mondo, che
condizionano la politica dei governi nazionali ed internazionali. Si e'
mai sentito di una malattia che si trasmetta senza contatto fisico e per
sola influenza culturale? sarebbe un concetto scientifico questo o pura e
semplice stregoneria?
Per questo sono propenso a credere che la "normalita'" sia un'imposizione,
a cui di buon grado ci si adegua per sfuggire alla paura della solitudine
e dell'isolamento. Si da' dell'"anormale" al ribelle sociale, per
condizionarlo e costringerlo entro i limiti segnati dalle convenzioni
politiche e sociali. Ma se queste fossero insuperabili, mancando la figura
del ribelle verrebbero meno anche quelle rivoluzioni che, in politica come
nelle scienze, favoriscono il rinnovamento ed il progresso della societa'.
La scienza procede per rivoluzioni scientifiche (v. Kuhn), ma chi le fa e'
sempre un ribelle che non sta all'autorita' di chi l'ha preceduto ed e'
quindi un pessimo allievo ed un anormale. L'anormalita' e' la stigma del
ribelle.
Winston