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Il concetto di "normalita'"

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Winston

unread,
Sep 3, 2010, 7:05:34 AM9/3/10
to
... per me è un mistero. Soprattutto e' un mistero il perché facciano
continuo riferimento ad essa persone mentalmente disturbate, laddove il
disturbo mentale puo' prendere anche la forma di un disturbo della
personalita'. La cosa abbastanza curiosa, ma logica se c'è una logica
anche nella follia, e' che cio' che vale per gli altri non vale mai per
se'. Mi spiego. Il grande C. G. Jung, non molti anni dopo aver conosciuto
Freud, comincio' a dare i numeri: immaginava di precipitare abisso dopo
abisso fino ad un antro in cui gli pareva di vedere un nano ... per farla
breve, era diventato schizofrenico. Egli si vantava tuttavia di poter in
alcuni casi curare la schizofrenia e, paradosso dei paradossi, pur non
essendosi rivolto a persone competenti, affermava che una persona che non
avesse avuto una normale vita sessuale non potesse fare l'analista (a
proposito di una collega che gli si era rivolta per completare l'analisi
iniziata con un altro psicanalista). Viene da sorridere pensando come una
voluta astinenza - fra l'altro molto comune a quell'epoca - fosse stata
messa sul piano dell'anormalita' professionalmente invalidante, e la ben
piu' grave schizofrenia fosse stata invece valutata non così grave da
sospendere l'attivita' e rivolgersi alle cure di esperti.
Certo sara' anche vero che le malattie che vengono talora attribuite ai
VIP ed a personaggi storici tornano utili a fini pubblicitari (come diceva
quel proverbio cinese ... "chi vince il nemico e' un grande generale, ma
chi vince se stesso e' il piu' grande di tutti), per cui uno che dice "ho
vinto con le mie armi e senza l'aiuto di nessuno la schizofrenia"
acquisisce immediata fama in un certo mondo scientifico molto sbruffone,
ma d'altro canto, considerando la Storia, quella dell'Occidente non e'
stata divisa a meta' da un uomo che, fosse nato oggi, avrebbero subito
cacciato in manicomio?
Uno sguardo non necessariamente retrospettivo ci convincerebbe che anche
oggi la storia in fieri e' opera di persone che sono normali tuttalpiu'
nel vizio, mentre la cosiddetta normalita' in senso proprio caratterizza
la mediocrita'. Chi ama la mediocrita' elogia la normalita', perche'
questa e' prevedibile, programmabile, manipolabile, facilmente gestibile
... come altrimenti pensare di controllare un sistema politico complesso,
se la gente rifiutasse di conformarsi ad una regola di "normalita'"?
Impossibile fare previsioni economiche, impossibile standardizzare opere e
servizi pubblici ... troppi ciccioni? un problema per chi costruisce
veicoli adibiti a trasporti pubblici (di che dimensioni costruire i
sedili), per chi si occupa di moda, per chi costruisce ascensori, palazzi
etc. La normalita' non e' quindi come comunemente si pensa un concetto
statistico; al contrario, e' un concetto giuridico, perché la norma impone
di omologare e livellare le differenze individuali, quelle per cui uno
dice "sono io", e non "il mio nome e' Legione, perché siamo in molti".
Oggi esistono piu' veri individui, o siamo tutti una massa di dannati e di
posseduti? Posseduti da noi stessi ovviamente, dall'esigenza di compiacere
un sistema che tende a stroncare chiunque vuole differenziarsi osando
essere se stesso.
Ovviamente per rendersi conto di quanto sia importante l'essere liberi
anzitutto dal concetto di "normalita'" bisognerebbe non essere delle
amebe, dei superficiali da osteria che vorrebbero chiamare "eroismo" la
propria omologata mediocrita', il coraggio di ... non essere, di
annullarsi nella pubblica esigenza di omologazione a standard dettati non
si sa bene da chi ... essere "normali" è come rinunciare ad usare il
proprio cervello per renderlo mera cellula di una mente collettiva e
sovraindividuale. Queste amebe che ragionano col cervello della massa, dei
piu' comuni stereotipi, cosa faranno mai di buono (o persino di cattivo)?
Quali proposte, invenzioni, scoperte, innovazioni da persone che non sanno
pensare con la propria testa, senza temere di essere accusate di
"anormalita'"? Perché l'anormalita', in mancanza di lesioni del sistema
nervoso, è una mera finzione, tesa il piu' delle volte ad estendere un
invasivo controllo politico nella vita privata delle persone, o altrimenti
non si capirebbe come lo stesso comportamento in un certo sistema sociale
rende un uomo felice e rispettato, mentre in un altro ne fa un infelice e
lo zimbello dei mediocri di turno. Evidentemente quel comportamento, fonte
di sofferenza nel secondo caso, non e' causato da una malattia o un
disturbo, ma la malattia o il disturbo sono causati da un'indebita
ingerenza sociale. Del resto se facessimo un paragone tra cervello e
computer, diremmo che un computer e' guasto se per un conflitto tra
software ogni tanto non risponde ai comandi o va in crash? E con chi ce la
prenderemmo in ogni caso, col computer o con chi l'ha programmato? Un uomo
viene involontariamente ed inconsapevolmente/casualmente programmato fin
dall'infanzia in un certo modo, fin quando con l'eta' della ragione si
rende conto di questi vizi di programmazione o dei virus attinti dal falso
sistema di convinzioni e convenzioni sociali. Allora si risveglia e cerca
di riprogrammarsi diversamente, eliminando quei conflitti. Ma a questi
conflitti interiori (di programmi, per continuare questa metafora) non si
sottrae nessuno al giorno d'oggi, perché vivere significa scendere
quotidianamente ad una certa quantita' di compromessi che minano
l'integrita' dell'essere individuale. Essere o non essere, e' sempre stato
questo il vero problema del vivere quotidiano. La "normalita'" cui ci si
adegua per una generica adesione ai compromessi dell'esistenza e' un
non-essere ed un mero apparire.
Io pero' mi domando se sia cosi' facile giudicare dalle apparenze la
normalita' di una persona; gli psicologi dicono di no, il comportamento
esteriore non e' di per se' sufficiente a giudicare l'intenzione
sottostante che a volte e' ignota persino al soggetto che lo pone in
essere; dunque questa benedetta "normalita'" cos'e'? qualcuno ha mai visto
definito l'uomo "normale"? perche' di testi sull'anormalita' son piene le
biblioteche; non e' invece definita la normalita', forse supposta
d'immediata comprensione perché sotto gli occhi di tutti, ma in tal caso
facendo della vera e propria folk psychology, una psicologia del luogo
comune, buona per i rotocaclchi scandalistici e tuttaltro che scientifica.
Qualcuno potrebbe essere così gentile da spiegarmi cos'è la normalita' e
di indicarmi un modello di riferimento?

Winston

P.S.: ai "normali" amanti della musica
<http://www.youtube.com/watch?v=isK0vjcI0wc&NR=1>

La Freccia Nera

unread,
Sep 3, 2010, 7:43:43 AM9/3/10
to
On 3 Set, 13:05, Winston <w...@inston.notvalid> wrote:

---------------------------------
CUT-------------------------------------------

> Qualcuno potrebbe essere così gentile da spiegarmi cos'è la normalita' e  
> di indicarmi un modello di riferimento?

Ho letto le tue interessanti argomentazioni, Wilson. Ora, tieni
presente che sei in un "luogo" virtuale in cui la verità viene subito
compresa, anche se a distanza e sulla base di eventi raccontati ma non
vissuti o testimoniati. Le persone vengono giudicate, classificate,
schedate e anche perseguitate. Probabilmente, è questa la normalità
che ti verrebbe indicata qua dentro. E, del resto, l'intuito non manca
a un gran numero di soggetti: porca miseria, capiscono tutto! Dai
rotocalchi e dagli atti giudiziari, poco più che multe stradali,
elaborano l'edificio della sapiente deduzione da "normali" che
capiscono, individuano e ghettizzano gli "anormali".
Comunque, capiti male, qui dentro, per esprimere concetti così
elevati. Nessuno o ben pochi "osano essere sè stessi". Sono solo
pagliacci ipocriti e presuntuosi. Ma forse, anzi certamente, le tue
parole hanno fatto riflettere qualcuno...

Antonio Bruno
http://phoenix.beepworld.it/
(Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta
sola)


Winston

unread,
Sep 3, 2010, 9:38:52 AM9/3/10
to
In data 03 settembre 2010 alle ore 13:43:43, La Freccia Nera
<singe...@yahoo.it> ha scritto:

> On 3 Set, 13:05, Winston <w...@inston.notvalid> wrote:
>
> ---------------------------------
> CUT-------------------------------------------

> Comunque, capiti male, qui dentro, per esprimere concetti così
> elevati. Nessuno o ben pochi "osano essere sè stessi".

snip

l'essere se stessi prende a volte vie inattese dai curiosi indagatori ...
anche il divenire un professore di Fisica, se e' cio' che realizza il Se'
della persona, pur con tutti gli sforzi e le rinunce richieste, puo'
essere il modo di adempiere il proprio fato, anzicche'quello di omologarsi
ad una societa' di 'eguali'. Il senso del mio discorso e' che non si puo'
giudicare dalle apparenze, e che il giudicare dalle apparenze non
appartiene al metodo della scienza psicologica, anche se questo puo'
essere funzionale all'opportunita' di suscitare reazioni chiarificatrici.
D'altro canto nessuno puo' essere costretto ad indossare un cartello con
la storia della propria vita ed il proprio profilo psicologico, e quindi
cio' che uno decide di tenere per se' (le vere motivazioni, che spesso
attengono ad un vissuto unico, non omologabile ad altri e quindi non
trattabile secondo modelli precostituiti) va rispettato, da una parte e
dall'altra.
Perché non cominciate a rispettarvi nella vostra diversita'? la verita' si
serve delle persone come di suoi strumenti, spesso anche contro la loro
volonta', cosa che toglie significato a qualunque discorso sulle qualita'
e sui nomi delle persone coinvolte nelle discussioni. L'unico peccato che
possa commettere un morpher e' quello di ripetersi su questioni gia'
affrontate e chiarite, mentre le discussioni sui morpher invece occupano
buona parte del traffico su questo newsgroup.
Al limite, perche' non vi accordate per moderarlo? in modo da evitare
fake, cross-post e pagliacciate varie, che saranno pure divertenti ma sono
OT?

Winston

SILVEA

unread,
Sep 3, 2010, 2:16:55 PM9/3/10
to
Il 03/09/2010 13:05, Winston ha scritto:

> ... per me è un mistero.

Per me no:

"In statistica, la moda o norma della distribuzione di frequenza X è la
modalità (o la classe di modalità) caratterizzata dalla massima
frequenza e viene spesso rappresentata con la simbologia ν0. In altre
parole, è il valore che compare più frequentemente".

Saluti

Winston

unread,
Sep 3, 2010, 3:34:46 PM9/3/10
to

si, certo, ma la statistica interviene a descrivere, quantificandoli, dei
comportamenti umani che si sono gia' manifestati per altre cause, ed il
concetto di "normalita'" etimologicamente proviene da "norma", e quindi da
un concetto giuridico che implica per definizione una cogenza, un
comportamento dovuto o imposto. Non si nasce "normali", perche' la natura
ci crea individualmente assai diversi gli uni dagli altri, anche se la
cultura in un secondo momento cerca di livellare queste differenze per
consentire la pacifica convivenza e la collaborazione tra gli uomini.
Percio' io penso proprio che il concetto psicologico di "normalita'" sia
stato elaborato non in funzione di un riscontro sociale che in un'epoca
come la nostra, caratterizzata dalle multietnicita' nazionali, potrebbe
anche mancare, ma in funzione preventiva dei comportamenti antisociali. Di
conseguenza invece di chiedersi le ragioni profonde di una diversita' a
volte drammatica se paragonata ai piu' comuni stereotipi della normalita',
si preferisce marchiare a fuoco, come psicolabili o malati di mente, le
persone potenzialmente pericolose per lo status quo. In altre parole lo
psicologo o lo psichiatra che in mancanza di una diagnosi medica di
malattia, organicamente individuata, attribuisca ad un individuo o ad un
gruppo una malattia psichiatrica, IMHO, non agisce in qualita' di
prevenzione e cura delle malattie, ma in qualita' di carabiniere ed in
funzione della prevenzione e repressione di possibili crimini. Certe
malattie psichiatriche hanno una chiara origine e funzione politica:
servono ad emarginare chi propugna certe idee sgradite all'establishment
ed a toglierlo di mezzo senza farne un martire sociale ed evitando in
questo modo che qualcuno lo prenda ad esempio.
Non trovi strano che la storia sia stata fatta il piu' delle volte da
personaggi apparentemente anormali? se ad es. considerassimo le religioni
espressione di una follia collettiva, dovremmo dedurne che la storia
dell'Uomo e' stata ed e' un continuo processo di emancipazione dalla
sofferenza ed alienazione mentale culturalmente indotta da singoli
individui malati ma politicamente dominanti. Cosi' se fosse vera la
spiegazione junghiana dell'etimologia della parola "cristiano" da
chretienne=cretino, a causa di tredici cretini di 2000 anni fa, avremmo
oggi centinaia di milioni di cretini in ogni parte del mondo, che
condizionano la politica dei governi nazionali ed internazionali. Si e'
mai sentito di una malattia che si trasmetta senza contatto fisico e per
sola influenza culturale? sarebbe un concetto scientifico questo o pura e
semplice stregoneria?
Per questo sono propenso a credere che la "normalita'" sia un'imposizione,
a cui di buon grado ci si adegua per sfuggire alla paura della solitudine
e dell'isolamento. Si da' dell'"anormale" al ribelle sociale, per
condizionarlo e costringerlo entro i limiti segnati dalle convenzioni
politiche e sociali. Ma se queste fossero insuperabili, mancando la figura
del ribelle verrebbero meno anche quelle rivoluzioni che, in politica come
nelle scienze, favoriscono il rinnovamento ed il progresso della societa'.
La scienza procede per rivoluzioni scientifiche (v. Kuhn), ma chi le fa e'
sempre un ribelle che non sta all'autorita' di chi l'ha preceduto ed e'
quindi un pessimo allievo ed un anormale. L'anormalita' e' la stigma del
ribelle.

Winston

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