On Mon, 08 Apr 2013 16:51:18 -0500, Roberto Deboni DMIsr wrote:
> On Mon, 08 Apr 2013 19:53:39 +0200, charlestone wrote:
>
>> "Roberto Deboni DMIsr" <
ne...@analisienergie.it> ha scritto nel
>> messaggio news:nN6dnUPe9LKsUP_M...@giganews.com...
>>
>> cut...
>>
>>> Se la casa e' stata costruite nel dopoguerra (dagli anni '50 in poi),
>>> probabilmente ha i termosifoni sotto le finestre, con una parete di
>>> ridotto spessore verso l'esterno. Questo puo' significare da solo un
>>> quinto dell'energia che sfugge via, specialmente se tra l'ambiente ed
>>> i termosifoni sono state interposte delle tende.
>>>
>>> E' interessante osservare che prima della guerra (anni '30 per
>>> intenderci) i termosifoni veniva disposti lungo la parete centrale (il
>>> muro maestro in corrispondenza del colmo del tetto) e non tanto per
>>> risparmiare tubazione, ma per evitare dispersioni di calore.
>>>
>>> Sarebbe da scoprire chi e' l'imbecille che per la prima volta ha
>>> pensato di progettare disponendo i termosifoni sotto le finestre (
>>> qualche architetto ha qualche riferimento, magari prestigioso, in
>>> proposito? )
>>
>> Mi dispiace, non sono un architetto, sono un ingegnere. Ma posso
>> aiutarla a scoprire chi è l'imbecille. Le assicuro il riferimento è
>> prestigioso.
>>
>> Trattato di costruzioni civili. 4 volumi di testo e 4 volumi di tavole.
>> Non una chiaccherata "so tutto io" davanti alla tastiera del computer.
Hmmm ... immagino che lei si vede davanti un ragazzino :-)
C'e' voluto in po' di piu', per cercarlo.
Ora stavo esaminando, ma ho scoperto ora di avere il volume sbagliato
delle tavole (tavola 46 ?)
Dunque, lei non ha specificato il volume, ma dovrebbe essere il
numero 4:
G.A. Breymann - Trattato Generale della Costruzioni Civili con cenni
speciali intorno alle Costruzioni Grandiose.
VOL. IV - Costruzioni Diverse di A. Scholtz
gia' docente nella Reale Scuola Tecnica Superiore di Berlino.
Ho indagato sulla edizione originale:
Allgemeine Bau-Construktions-Lehre mit besonderer Beziehung auf das
Hochbauwesen - IV. Theil: Verschiedene Construktionen insbesondere
Feuerungs- und Ventilations-, Gas-, Wasser und Telegraphen-Anlagen.
neu bearbeitet von A. Scholtz.
Ora, visto che questo volume tratta gli impianti di riscaldamento
(Feuerungs-Anlagen), suppongo sia quello a cui fa riferimento lei.
Ecco, qui le cose si fanno interessanti. Breymann non pare avere
scritto questo volume. Bensi' un certo A. Scholtz, quindi lasciamo
Breymann a dormire tranquillo nella sua tomba.
Leggiamo anche che la prima edizione italiana e' stata tradotta a
partire dalla quinta edizione in lingua tedesca. E gia' che ci siamo
aggiungiamo i nomi degli ingegneri italiani che hanno inserito
commenti: Gustavo Giovannoni e Manzetti Riccardo.
Saltiamo al Capitolo Sesto - Riscaldamento Centrale
Simpatico e' il leggere il vantaggio del riscaldamento con "impianti"
rispetto al "tradizionale" sistema a caminetti in ogni stanza (uno
specchio della vita in tempi passati :-)
1) Siccome per ogni gruppo di stanze si ha un solo apparecchio, per lo
piu' posto nel sotterraneo [avrete ora intuito che "l'apparecchio" e' la
caldaia], la sua sorveglianza costa meno fatica e meno tempo. Si risparmia
quindi in personale di servizio [evidentemente e' visto dal punto di vista
dei benestanti del tempo], che negli edifici pubblic vasti e' di molta
importanza.
Hmmm, ... come i telai inglesi hanno significato la perdita di lavoro
di un milione di operai, quanti posti di lavoro tra la servitu' sono
stati persi dalla costruzione di ogni nuovo impianti di riscaldamento ?
Insomma, l'invenzione del termosifone, quanto posti di lavoro e' costato ?
Il capitolo parte con i Caloriferi ad Aria (a quanto pare i sistemi ad
aria calda hanno preceduto i termosifoni, partendo dall'Impero Romano).
Ma quello che e' interessante e' scoprire due cose (fig.114 e 115):
Che le bocche di uscita dell'aria calda non sono affatto poste in
corrispondenza delle finestre (e neanche in basso). Insomma, l'aria
calda entra in alto da fori nella parete laterale alla finestra ed
esce da fori a pavimento nella parete contrapposta.
E' evidente che il sistema ad aria non ha bisogno della finestra per
evitare il fenomeno di stratificazione dell'aria e quindi i progettisti
si tengono ben lontani dalla finestra con le bocche di immissione
aria calda. Gia' questo avrebbe dovuto far riflettere ad un
progettista scrupoloso.
E questo nonostante che si indica come misura per modulare il
riscaldamento quello di "lasciar defluire l'aria della stanza
dal punto piu' elevato",
cosa che oggi, come minimo sarebbe considerato un'approccio ...
questionabile (il far defluire l'aria, please, non tanto la
scelta della posizione in cui l'aria e' piu' calda).
Piu' avanti (pag.101) abbiamo una osservazione "delicata":
3) Quindi piu' che dalla permeabilita' delle pareti [si riferisce
al corpo riscaldante della caldaia], l'aria dell'ambiente puo' essere
guastata dalla polvere che si trova depositata nel calorifero [si
intende l'interno della caldaia, non siamo ancora arrivati ai
termosifoni].
Ed ora, si connettano i neuroni:
Le particelle organiche sospese nell'aria non si possono rimuovere per
quanta pulizia ed attenzione si usi; esse si depongono sulle piastre e
sui tubi del calorifero in quantita' considerevole ed essendo quivi
esposte alla distillazione secca, possono poi quandi sieno trasportate
dalla corrente calda ascendente, guastare l'aria delle stanze, rendendola
poco respirabile.
Interessante ? Da tenere presente, specie per gli allergici.
Ma andiamo avanti, a cercarci i termosifoni veri e propri.
Arriviamo al paragrafo 49 - Scaldamento a acqua (pag.139)
Dove si inizia spiegando il funzionamento degli impianti a circolazione
naturale. Notare, le temperature descritte sono 95 Celsius di entrata
e 40 Celsius di uscita, con 55 Celsius di differenza!
Ed a pag.145 abbiamo un primo posizionamento degli elementi scaldanti
(fig.165) ... oho, ehm ... sono posizionati lungo la parete opposta alle
finestre. Ma forse era solo una disegno dimostrativo del funzionamento ?
Niente da fare, la fig.166 e' un colpo chiaro: si tratta della disposizione
adottata da Bruechkner a Vienna per le scuole comunali femminili alla
Karolinenplatz, e descritta dall'Int.Paul (V.F.Paul-Lehrbuch der Heizungs
und Leuftungstechnik, Pagina 250, figg.203-204, Wien, Hartlebens Verlag,
1885). I termosifoni sono disegnati al centro della stanza, tra le pareti
contrapposte finestrate degli stanzoni.
A pag.147 la descrizione dei vari tipi di elementi scaldanti (distinti
per forma, ma funzionano tutti come "termosifoni"):
I. Stufe, le quali si dividono in ... verticali o cilindriche e a tubi.
II. Registri, divisi in orizzontali e verticali
III. Tubi lisci ed armati
Stufe verticali (o a colonna): ... staccati dal muro, che di solito si
dispongono negli angoli delle stanze, si decorano ... [Attenzione, il
nome "stufe" e' riferito alla forma, non al funzionamento, che al suo
interno in questo tipo non ha fiamma, bensi i tubi scottanti per
l'acqua bollente che vi circola]
Quindi qui non c'e' nessuno suggerimento di posizionarli sotto le finestre.
A pagina successiva descrivono le stufe a tubi, che sono descritti come
appoggiate alle pareti, con capiteli sommitali (un po' a ricordare i
vecchi caminetti a legna, con parafiamma opaco davanti, insomma, la
tradizione voleva la sua parte). Ancora una volta abbiamo la menzione di
un tipo "per angolo".
Una speranza per i sostenitori che mi si oppongono si hanno
con i "registri" (pag.148):
II.Per registri si intendono quei corpi di riscaldamento, che si dispongono
nelle nicchie o nei vani delle finestre, rasente la parete.
Ma la descrizione lascia perplessi: "Come le stufe, si costruiscono con
tubi di ferro, ma disposti orizzontalmente, e con cassette collettrici di
ghisa (Tav.32, fig.4); eppercio' si dicono anche stufe a tubi orizzontali.
Se leggiamo piu' avanti: "Quando i vani dei parapetti siano cosi' stretti,
che non vi possano stare una doppia fila di tubi, allora per aumentare
la superficie di scaldamento e' bene ricorrere ai tubi armati, cioe' a
tubi muniti di costole o nervature irradianti ...
Questa mi sembra la descrizione di un convettore ...
Parimenti descrivono l'utilizzo di registri verticali, il che gia'
assomiglia di piu' ai moderni termosifoni. In ogni caso qui stiamo
divagando dal tema.
A pag.149 (fig.170) finalmente riconosciamo (piuttosto decorato) il
nostro termosifone come lo conosciamo oggi (piedi a parte, perche'
questi sono appoggiati al pavimento per il loro peso):
Negli ultimi tempi alcune ditte rinomate e fra le altre l'officina
di costruzioni in ferro di Kaiserslautern, construiscono dei cosidetti
radiatori. La figura 170 rappresenta uno di questi dell'altezza di 1 m.
In ogni caso, qui semplicemente sappiamo che gli elementi scaldanti
sistemati sotto il davanzale delle finestre si definiscono "registri",
ma non c'e' alcuna indicazione che siano preferibili.
Ed a pag.163. fig.199 abbiamo un'altro disegno di elemento riscaldante
da parete, non da finestra (ma quella di fig.200 potrebbe anche essere
un sottodavanzale.
A pag.164, paragrafo 56 - Applicazioni, si descrive l'impianto della
Tav.39 eseguito nella scuola di Westerwik in Svezia (da C.A. Wieman).
Abbiamo diverse stufe nei tre piani, senza alcuna propensione a sfruttare
differenziali termici di finestre poco isolate.
Tav.40, Scuola Reale di Darmstadt ... idem, le finestre non pare
interessare, se non a starne alla larga.
E che dire della fig.234 (pag.196) ?
Abbiamo la classica disposizione pre-guerra (come la casa che ho
menzionato), con i termosifoni a lato delle porte da cui si
entra nelle stanze (porte che e' notorio non si trovano certamente
sulla parete con la finestra ... a meno di non volere saltare
nel vuoto ...).
Insomma la tesi che Breymann (o lo Scholtz per procura) invitassero
di disporre gli elementi scaldanti sotto le finestre mi pare decisamente
azzardata (e scusatemi ... pretestuosa).
A proposito, a pagina 637, Capitolo Quinto, abbiamo la descrizione
degli impianti di riscaldamento a pompa di calore. Puo' essere utile
meditare come sistemi efficienti di produrre calore erano noti e
descritti fin dagli inizi del secolo scorso ... sigh!
Chiudiamo con una nota leggera: verso la fine (pag.740 in poi) ci sono
descrizione di una lucidatrice elettrica domestica, di un aspirapolvere
elettrico, di una lavatrice a tamburo (che funziona come quella oggi) ...
--
Roberto Deboni