On Sun, 03 Jun 2012 10:34:38 +0000, doppio.massimo wrote:
> Il Sat, 02 Jun 2012 14:07:39 -0500, Roberto Deboni DMIsr ha scritto:
>
>> "alternativi" ? Perche' e' ormai chiaro che le entrate ordinarie, anche
>> quelle dai dipendenti (causa licenziamenti, visto che si insiste a non
>> volere accettare il taglio dei salari, a cominciare dall'eliminazione
>> delle tredicesime: ma siamo o non siamo in emergenza ?!!!), stanno
>> subendo un forte calo.
>
> non mi e' chiaro come abbassare i salari ai dipendenti potrebbe far
> salire il gettito fiscale.
Hmmm ... pazienza, proviamoci di nuovo:
a) abbassare i salari ai dipendenti in linea di principio non farebbe
salire il gettito fiscale
b) la considerazione sui licenziamenti era separata dalla considerazione
delle entrate fiscali ed era una divagazioni dal tema sulla disoccupazione.
[In questo paese si insiste con il dividere la gente tra privilegiati
e sfortunati, totalmente refrattari a concetti come "guadagnare meno,
ma lavorare tutti".]
Ma visto che lei ha voluto vederci un collegamento, direi che possiamo
anche studiare la cosa.
1) cosa avviene abbassando i salari ? A prima vista si vede
una riduzione del gettito fiscale. Ma questo e' un ragionamento ottuso,
ovvero del tipo da primo livello, a bocce ferme.
Dobbiamo invece guardare l'evoluzione (ovvero almeno passare ad un
ragionamento del secondo livello) delle alternative. Se bloccando i salari,
l'effetto e' un calo del numero dei salariati, il calo del gettito
fiscale e' certo (ed in parte anche irrecuperabile).
Ma se riducendo i salari si blocca la perdita di occupazione, allora
potrebbe anche essere che il livello finale di gettito fiscale,
UN ANNO DOPO la misura, nei due casi siano identico, leggermente
inferiore, o financo leggermente superiore nel caso di riduzione dei
salari. Il risultato sta tutto nella quantita' della riduzione e nel
numero di posti di lavoro persi senza riduzione.
Ovvero se lei guarda cosa succede OGGI, indubbiamente la riduzione
da oggi dei salari significa una secca riduzione delle entrate
fiscali (e da questo aspetto non ci si scappa, con o senza riduzione).
Ma tra un'anno il risultato finale tra le due scelte non sarebbe
affatto come immaginato dal facilone. Ovvero tra un'anno non e' affatto
vero che le entrate fiscali, stabilizzati gli effetti della misura,
ipotizzando un blocco dei salari (come e' ora la situazione), sarebbero
maggiori che nel caso di una certa "riduzione" degli stessi.
2) ma c'e' un fattore sicuro che differenzia i due casi ed e' quello
del lato della spesa. Mentre il blocco dei salari garantisce un
inevitabile e proporzionale incremento della spesa sociale, e' possibile
che con adeguate riduzioni dei salari, si riesca ad evitarlo.
Ovvero una tale misura opera risultando in un contenimento della
crescita della spesa pubblica.
A questo punto riesce a vedere il potenziale di risanamento del
bilancio pubblico (che ricordo va per 2/3 a beneficio dei lavoratori
dipendenti) di una misura di rinuncia alla tredicesima concordata con
i sindacati ?
Naturalmente occorre domandarsi se i dipendenti ritengono di avere
interesse a che venga salvato il sistema statale e pensionistico
(che possono girarla come vogliono, ma riceve un terzo delle sue
entrate dal bilancio statale, ovvero anche dalle imposte pagate
dai lavoratori autonomi).
Ritengo che la sua "miopia" semantica sia dovuto al fatto che lei
vede la soluzione della questione del debito pubblico solo dal punto
di vista delle entrate. Io invece vedo una possibile soluzione
anche (anzi SOLO, con il 50% cosa vuole fare ancora di piu' ?)
dal punto di vista delle uscite.
Io affermo che quelli che oggi non sono sindacati (per cui tutti i
lavoratori sono uguali) ma corporazioni di stampo fascista (per cui
i propri iscritti hanno privilegio su tutti gli altri, anche a
pari mansioni), proprio per la miopia di fronte a logiche cosi'
semplici. E che le mie ipotesi non siano peregrine, e' sufficiente
osservare che sono state applicate in Germania ed altrove,
proprio come iniziativa sindacale, per evitare riduzioni dei posti
di lavoro. Sottolineo, che la posizione preferenziale dei datori di
lavoro in quelle trattative era per una riduzione dell'organica
(indovini perche'?). "lavorari tutti, lavorare meno" e' la versione
italiana dello slogan tedesco, con il sottinteso assurdo per
i finti-sindacati italiani di "lavorare meno a parita' di salario"
(e di grazia, questo come dovrebbe aiutare l'azienda in crisi ?).
Ma se ci pensa "lavorare tutti, lavorare meno" significa esattamente
"lavorare tutti, lavorare a meno". Perche' se lavorare meno significa
meno ore di lavoro, a parita' di paga oraria significa meno salario.
Almeno con l'artimetica di quasi tutta l'UE, che e' la mia.
Ed e' quella dei veri sindacati di sinistra.