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Presunta violazione di Marchio registrato USA

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scie...@ipotesi.net

unread,
Sep 21, 2005, 8:31:38 AM9/21/05
to
(Oltre che su it.diritto posto questa mia domanda anche qui, anche se
teoricamente sembra più off-topic, ma per un qualche motivo questo NG
mi ispira più fiducia)

Siamo una piccola associazione e "vendiamo" a livello
internazionale un manuale+audio per imparare una tecnica di
"meditazione" anti-stress. Il "guadagno" netto per tale attività
è di circa 500 dollari al mese (nota 1).

Poiché questi tipi di esercizi mentali (meditazioni con mantra)
in America sono noti col termine "transcendental meditation",
per noi è opportuno "pubblicizzarlo" su Google (con spese irrisorie di
qualche centesimo al giorno) per mezzo di questa
parola chiave (keyword). Ovviamente dobbiamo specificare che il nostro
prodotto è alternativo a quello "di marca", cioè ha un altro nome,
poiché il termine "transcendental meditation" è un marchio registrato
negli USA (ma non in altri paesi, per esempio Canada, GB... Nota 2).

Occorre precisare che in America questo non è affatto un problema: la
legge americana sui marchi è estremamente permissiva e permette di
usare termini registrati da altri sui propri siti, negli annunci, nelle
keyword, nei metatag nascosti, insomma, dappertutto. L'*unica* cosa che
non si può fare è dire che noi vendiamo proprio *quel* prodotto con
*quel* nome registrato. Basta cambiare nome, e non ci sono problemi,
anche se il prodotto è di fatto identico!

Ciò è fuori discussione e non è questo il problema. Io
stesso nel 1985 vidi in California degli spot televisivi con Lionel
Ritchie che stappava una lattina di Coca Cola e diceva: "che schifo
questa robaccia di mm....!" e poi stappava una lattina di Pepsi Cola e
andava in estasi (nota 3). Tutto questo è correlato al Primo
Emendamento ecc. ecc.

Veniamo a noi: l'orgnanizzazione proprietaria del marchio
"transcendental meditation", per dirla papale papale, è una certa
setta (nota 4).

Ebbene, questa certa setta ci vuole denunciare perché noi usiamo quel
termine negli annunci su Google (e altri motori di ricerca) e
addirittura perché citiamo questo termini sui nostri siti web!
In poche parole, le loro pretese sono totalmente infondate da un punto
vista legale (USA). I loro discorsi sono totalmente illogici e fondati
sul fatto che "Sua Santità" ha detto così e cosà (nota 5).

Ma il problema vero è che loro hanno milioni di dollari (anche se, per
la verità, stanno andando lentamente alla rovina, visto la testa dura
che si ritrovano), mentre noi abbiamo... solo centinaia di euro!
Ebbene, tutti ci dicono (a partire dagli americani stessi) che ciò
equivale a perdere la causa, anche se noi abbiamo ragione al 110%:
infatti a loro basta tirare la causa per le lunghe, con motivi ridicoli
(come stanno già facendo), finché i nostri soldi finiscono. A quel
punto noi perdiamo la causa (anche se l'avremmo sicuramente vinta se
avessimo potuto continuarla).

Abbiamo chiesto consiglio su un newsgroup in lingua inglese:
http://groups.google.com/group/misc.legal/browse_frm/thread/9e8803e1ffa6ec66/a2dcd5107cf1d31f#a2dcd5107cf1d31f
e ci è stato consigliato, prima di prendere un avvocato americano (si
parte da $1000 solo per dirgli come stanno le cose), di chiedere che
cosa può fare un avvocato italiano (tenendo presente che il nostro
budget è bassissimo, poche centinaia di Euro) e puntando sul fatto
che, a livello internazionale, potrebbero esserci certi intoppi che in
qualche modo possono salvarci.

A questo punto, pensando alla giustizia italiana, mi sono tornate le
speranze! Forse c'è qualche cosa che ci può in qualche modo salvare,
compresi possibili e provvidenziali malfunzionamenti "all'italiana",
vizi di forma, o qualche trucco più o meno mafioso (a questo punto ci
va bene tutto :-) (infatti il campo etico e morale della giustizia
"vera", sul quale stravinceremmo, è già stato superato e
bypassato...).

Questa è solo una richiesta di informazioni informale, per valutare se
dobbiamo abbandonare subito oppure possiamo continuare a sperare.

Per altre informazioni sul nostro caso (in inglese): v. nota 4.

Grazie per ogni suggerimento.

Fabrizio

http://www.natural-stress-relief.com
http://www.antistress.usa.gl

Nota 1: dico "guadagno" solo per capirci,
ma essendo un'associazione, non abbiamo redditi, e a fine anno
le spese devono bilanciare le entrate complessive.

Nota 2. Per la verità è inspiegabile come hanno fatto a registrare il
termine generico "transcendental meditation" come trademark (R)! I
termini generici non si possono accettare come trademark. In GB infatti
non è stato accettato

Nota 3. O forse era il contrario: la Pepsi faceva schifo e la Coca Cola
era buona? Non ricordo, ma poco importa, il fatto in sé è chiaro...

Nota 4. (per la verità io stesso ho negato per anni che potesse essere
definita una "setta", ma ora mi sono pienamente convinto!).

Nota 5. (il bello è che nemmeno questo è vero: "Sua Santità" ha
dichiarato, il 14 Maggio 2003, di tollerare ed apprezzare che tecniche
simili vengano insegnate!
http://www.network54.com/Forum/message?forumid=254541&messageid=1127298052
)

Nota 6.
1) Our offer of a mantra meditation technique that has shown to achieve
the same results as TM:
http://www.natural-stress-relief.com/stress/mantra-meditation.htm

2) About the first letter by a TMO attorney, aimed to stop us:
http://www.network54.com/Forum/thread?forumid=254541&messageid=1125685102

3) Second letter by the same TMO attorney, aimed to stop us:
http://www.network54.com/Forum/thread?forumid=254541&messageid=1127243334

4) My questions on a law discussion newsgroup:
http://groups.google.com/group/misc.legal/browse_frm/thread/9e8803e1ffa6ec66/a2dcd5107cf1d31f#a2dcd5107cf1d31f

Then, you may want to read also:

5) Our comment about the cost of TM and "recertification" of TM
teachers: http://www.natural-stress-relief.com/stress/faq.htm#tmi

6) ClickBank.com rules, according to which, we are not able to control
affiliates or even know who they are. This is response to one of the
several baseless accusations of the TMO against us, that is, that we
tried to "mask" our technique as TM. Probably, this was due to past ads
by ClickBank affiliates, who misunderstood our service. However, all
affiliates were stopped on September 2th.
http://www.clickbank.com/faq/affiliate.html

Alessio Canova

unread,
Sep 21, 2005, 9:37:55 AM9/21/05
to

<scie...@ipotesi.net> ha scritto nel messaggio
news:1127305898.5...@g49g2000cwa.googlegroups.com...
<...>

>Poiché questi tipi di esercizi mentali (meditazioni con mantra)
>in America sono noti col termine "transcendental meditation",
>per noi è opportuno "pubblicizzarlo" su Google (con spese irrisorie di
>qualche centesimo al giorno) per mezzo di questa
>parola chiave (keyword). Ovviamente dobbiamo specificare che il nostro
>prodotto è alternativo a quello "di marca", cioè ha un altro nome,
>poiché il termine "transcendental meditation" è un marchio registrato
>negli USA (ma non in altri paesi, per esempio Canada, GB... Nota 2).

>Occorre precisare che in America questo non è affatto un problema: la
>legge americana sui marchi è estremamente permissiva e permette di
>usare termini registrati da altri sui propri siti, negli annunci, nelle
>keyword, nei metatag nascosti, insomma, dappertutto. L'*unica* cosa che
>non si può fare è dire che noi vendiamo proprio *quel* prodotto con
>*quel* nome registrato. Basta cambiare nome, e non ci sono problemi,
>anche se il prodotto è di fatto identico!

Purtroppo le cose non stanno così. La legislazione nordamericana in tema di
"trademarks" è molto simile a quella italiana e gli USA aderiscono al
protocollo di Madrid sul marchio internazionale, alla convenzione
dell'Unione di Parigi e, soprattutto, ai cosiddetti TRIPs.
Questo significa che l'uso di marchi registrati in altri siti è permesso
solo a certe condizioni eccezionali, come l'uso descrittivo di un prodotto o
servizio.


>Ciò è fuori discussione e non è questo il problema. Io
>stesso nel 1985 vidi in California degli spot televisivi con Lionel
>Ritchie che stappava una lattina di Coca Cola e diceva: "che schifo
>questa robaccia di mm....!" e poi stappava una lattina di Pepsi Cola e
>andava in estasi (nota 3). Tutto questo è correlato al Primo
>Emendamento ecc. ecc.

Questo non c'entra nulla. Si tratta di un diverso modo di concepire la
pubblicità comparativa e non il diritto sul marchio. Pensi che avrebbero
permesso alla Pepsi di vendere lattine rosse con scritto "coke" in bianco?


>Veniamo a noi: l'orgnanizzazione proprietaria del marchio
>"transcendental meditation", per dirla papale papale, è una certa
>setta (nota 4).

>Ebbene, questa certa setta ci vuole denunciare perché noi usiamo quel
>termine negli annunci su Google (e altri motori di ricerca) e
>addirittura perché citiamo questo termini sui nostri siti web!
>In poche parole, le loro pretese sono totalmente infondate da un punto
>vista legale (USA). I loro discorsi sono totalmente illogici e fondati
>sul fatto che "Sua Santità" ha detto così e cosà (nota 5).

>Ma il problema vero è che loro hanno milioni di dollari (anche se, per
>la verità, stanno andando lentamente alla rovina, visto la testa dura
>che si ritrovano), mentre noi abbiamo... solo centinaia di euro!

Ancora, purtroppo il vero problema è che loro hanno ragione e voi torto.
Esiste una giurisprudenza abbastanza consolidata sia a livello USA che
continentale sull'utilizzo illecito del marchio nei meta tag e finanche sui
limiti del Google advertising.
Il fatto che sia stato registrato un termine generico è questione che deve
essere risolta richiedendo al giudice di dichiarare la nullità del marchio
per mancanza di capacità distintiva: ma finchè il marchio è valido non lo
potete usare.


<...>

>Abbiamo chiesto consiglio su un newsgroup in lingua inglese:
>http://groups.google.com/group/misc.legal/browse_frm/thread/9e8803e1ffa6ec66/a2dcd5107cf1d31f#a2dcd5107cf1d31f
>e ci è stato consigliato, prima di prendere un avvocato americano (si
>parte da $1000 solo per dirgli come stanno le cose), di chiedere che
>cosa può fare un avvocato italiano (tenendo presente che il nostro
>budget è bassissimo, poche centinaia di Euro) e puntando sul fatto
>che, a livello internazionale, potrebbero esserci certi intoppi che in
>qualche modo possono salvarci.

>A questo punto, pensando alla giustizia italiana, mi sono tornate le
>speranze! Forse c'è qualche cosa che ci può in qualche modo salvare,
>compresi possibili e provvidenziali malfunzionamenti "all'italiana",
>vizi di forma, o qualche trucco più o meno mafioso (a questo punto ci
>va bene tutto :-) (infatti il campo etico e morale della giustizia
>"vera", sul quale stravinceremmo, è già stato superato e
>bypassato...).

:-| Mmm...

>Questa è solo una richiesta di informazioni informale, per valutare se
>dobbiamo abbandonare subito oppure possiamo continuare a sperare.

Saluti

Alessio Canova
www.cano.it


Amedeo Storni

unread,
Sep 21, 2005, 10:10:59 AM9/21/05
to
<scie...@ipotesi.net> wrote in message
news:1127305898.5...@g49g2000cwa.googlegroups.com...

>Abbiamo chiesto consiglio su un newsgroup in lingua inglese:
>http://groups.google.com/group/misc.legal/browse_frm/thread/9e8803e1ffa6ec6
6/a2dcd5107cf1d31f#a2dcd5107cf1d31f
>e ci è stato consigliato, prima di prendere un avvocato americano (si
>parte da $1000 solo per dirgli come stanno le cose), di chiedere che
>cosa può fare un avvocato italiano (tenendo presente che il nostro
>budget è bassissimo, poche centinaia di Euro) e puntando sul fatto
>che, a livello internazionale, potrebbero esserci certi intoppi che in
>qualche modo possono salvarci.

Se veramente avete cosi' tanta ragione, potrete far loro causa per danni (vi
bloccano l'attivita'), trovando un avvocato americano che lavori a
percentuale su quello che riuscirete a fargli sganciare... questo in Italia
non e' possibile.

AS


scie...@ipotesi.net

unread,
Sep 21, 2005, 12:16:08 PM9/21/05
to
Amedeo Storni wrote:

> Se veramente avete cosi' tanta ragione, potrete far loro causa per danni (vi
> bloccano l'attivita'), trovando un avvocato americano che lavori a
> percentuale su quello che riuscirete a fargli sganciare... questo in Italia
> non e' possibile.

Com'è la faccenda? Non ne so nulla.
Hanno un nome particolare questi avvocati?

Resta il problema però che loro hanno la capacità finanziaria di
tirare la
cosa per le lunghe, mentre noi non abbiamo soldi: quindi come possiamo
arrivare fino in fondo?

Grazie comunque per il suggerimento.

Alessio Canova wrote:

> ...

Grazie per la risposta, ma non vorrei che andassimo fuori tema parlando
del fatto che loro hanno ragione, il che, come abbiamo accertato, è
falso,
per un'infinità di motivi. L'unico problema è avere la forza
economica di
andare a dimostrare questa ragione in un processo tenuto in America!
Il che per noi è improponibile, sia per motivi di soldi che di tempo.

> > la legge americana sui marchi è estremamente permissiva e permette di
> > usare termini registrati da altri sui propri siti, negli annunci, nelle
> >keyword, nei metatag nascosti, insomma, dappertutto. L'*unica* cosa che
> >non si può fare è dire che noi vendiamo proprio *quel* prodotto con
> >*quel* nome registrato. Basta cambiare nome, e non ci sono problemi,
> >anche se il prodotto è di fatto identico!

> Purtroppo le cose non stanno così. La legislazione nordamericana in tema di

> "trademarks" è molto simile a quella italiana [snip...]

Invece stanno così per un'infinità di motivi, tra cui posso
ricordare:

1) Overture/Yahoo, su esplicita richiesta della setta (con tanto di fax
ecc.)
ha interrotto i nostri annunci in cui usavamo esplicitamente e
volontariamente
il loro marchio come keyword, dove dicevamo: noi vendiamo la stessa
cosa,
con nome diverso, a $25 invece che a $2500.
Overture/Yahoo ci ha chiesto di cambiare il testo in questo:
"Compare us to Transcendental Meditation"
e poi hanno ripristinato i nostri annunci.

2) Google AdWords ha interrotto *alcuni* dei nostri annunci facendoci
capire
che qualcuno aveva fatto un reclamo e pregandoci di riguardare il
testo.
Noi l'abbiamo riguardato, l'abbiamo lasciato così com'è, abbiamo
detto che
non contraddice alcuna legge, e adesso sta di nuovo funzionando.
Vorrei far notare che quelli di Google non sono scemi e non sono
nemmeno
gli ultimi arrivati: sono stati denunciati più di una volta negli USA
per questi motivi
(sia direttamente che indirettamente) e tutte le volte hanno vinto le
cause.
Se un annuncio viola realmente una legge, lo interrompono
istantaneamente
e non lo ripubblicano.
Il nostro problema è che non abbiamo la potenza (cioè i soldi) di
Google,
altrimenti ci saremmo messi a ridere leggendo le loro pretese.

>Ancora, purtroppo il vero problema è che loro hanno ragione e voi torto.
>Esiste una giurisprudenza abbastanza consolidata sia a livello USA che
>continentale sull'utilizzo illecito del marchio nei meta tag e finanche sui
>limiti del Google advertising.

Strano: a noi risulta che sia chi aveva i metatag, sia Google, hanno
sempre
vinto. Gli unici che hanno perso sono quelli che facevano confusione
(customer confusion) sul marchio, cioè facevano credere di vendere la
Coca Cola proprio col nome Coca Cola (per fare il solito esempio).

Quindi riparto da zero e riformulo la domanda iniziale: poiché noi
possiamo
permetterci poche centinaia di Euro, e che nessuno di noi potrà
fisicamente
recarsi in America, possiamo permetterci di andare in causa? (Pur
sapendo
al 100% di aver ragione, o meglio, che loro hanno torto in maniera
vistosa).

Se può interessare, cito un passaggio dal sito dello studio legale
dell'avvocato
stesso che ci ha inviato le due lettere di diffida!

>From the website of the attorney of the Maharishi Foundation:

http://www.shuttleworthlaw.com/areas_of_practice/intellectual_property_primer.asp

"Trademark rights may be used to prevent others from using a
confusingly similar mark, BUT DO NOT PREVENT OTHERS
FROM MAKING THE SAME GOODS OR FROM SELLING
THE SAME GOODS OR SERVICES UNDER A CLEARLY
DIFFERENT MARK".

So, this attorney does know he is wrong, and he is aware what
he pretends from us is an ABUSE.

Amedeo Storni

unread,
Sep 21, 2005, 12:18:09 PM9/21/05
to
<scie...@ipotesi.net> wrote in message
news:1127319368.9...@g44g2000cwa.googlegroups.com...
Amedeo Storni wrote:

>> Se veramente avete cosi' tanta ragione, potrete far loro causa per danni
(vi
>> bloccano l'attivita'), trovando un avvocato americano che lavori a
>> percentuale su quello che riuscirete a fargli sganciare... questo in
Italia
>> non e' possibile.

>Com'è la faccenda? Non ne so nulla.
>Hanno un nome particolare questi avvocati?

Non credo, molti avvocati in America lavorano cosi'.

AS


scie...@ipotesi.net

unread,
Sep 21, 2005, 6:42:37 PM9/21/05
to
Comunque, quello che proprio non capisco, è che cosa può
succedere e come. Se viene intrapresa un'azione legale in America
contro la nostra associazione o, per semplificare, verso una persona,
che cosa succede? Come gli arriva la notifica? Per posta, per corriere,
arrivano i Carabinieri a casa, i Marines, o che cosa?!
E in caso di causa persa, come fanno a costringere la persona
a pagare, se sono in America? Sono strani dubbi che riguardano
proprio la procedura, che non conosco affatto e di cui non mi rendo
conto...
Grazie a chi può fare un po' di luce su quest'altro aspetto
(totalmente
buio...)

Fabrizio

Alessio Canova

unread,
Sep 22, 2005, 2:49:37 AM9/22/05
to

<scie...@ipotesi.net> ha scritto nel messaggio
news:1127319368.9...@g44g2000cwa.googlegroups.com...

>> Purtroppo le cose non stanno così. La legislazione nordamericana in tema
>> di
>> "trademarks" è molto simile a quella italiana [snip...]

>Invece stanno così per un'infinità di motivi, tra cui posso
>ricordare:
>1) Overture/Yahoo, su esplicita richiesta della setta (con tanto di fax
>ecc.) ha interrotto i nostri annunci in cui usavamo esplicitamente e
>volontariamente il loro marchio come keyword, dove dicevamo: noi vendiamo
>la stessa
>cosa, con nome diverso, a $25 invece che a $2500.
>Overture/Yahoo ci ha chiesto di cambiare il testo in questo:
>"Compare us to Transcendental Meditation"
>e poi hanno ripristinato i nostri annunci.

Tutto ciò è irrilevante. L'unica cosa importante è discernere tra uso
descrittivo del marchio altrui e abuso del marchio altrui. Se siete riusciti
a convincere Overture che voi rientrate nella prima ipotesi non è detto che
il giudice la pensi allo stesso modo.

>2) Google AdWords ha interrotto *alcuni* dei nostri annunci facendoci
>capire che qualcuno aveva fatto un reclamo e pregandoci di riguardare il
>testo.
>Noi l'abbiamo riguardato, l'abbiamo lasciato così com'è, abbiamo
>detto che non contraddice alcuna legge, e adesso sta di nuovo funzionando.
>Vorrei far notare che quelli di Google non sono scemi e non sono
>nemmeno gli ultimi arrivati: sono stati denunciati più di una volta negli
>USA
>per questi motivi (sia direttamente che indirettamente) e tutte le volte
>hanno vinto le
>cause.

Sicuro?
L'agenzia viaggi "bourse des vols" ha vinto la causa contro Google Ads.
La catena alberghiera "Le Meridien" ha vinto la causa contro Google Ads.
La company assicurativa GEICO ha perso la causa contro Google ma ha ottenuto
dalla stessa Google una sostanziosa somma di denaro per interrompere il
procedimento di violazione del trademark.

>>Ancora, purtroppo il vero problema è che loro hanno ragione e voi torto.
>>Esiste una giurisprudenza abbastanza consolidata sia a livello USA che
>>continentale sull'utilizzo illecito del marchio nei meta tag e finanche
>>sui
>>limiti del Google advertising.

>Strano: a noi risulta che sia chi aveva i metatag, sia Google, hanno
>sempre vinto. Gli unici che hanno perso sono quelli che facevano confusione
>(customer confusion) sul marchio, cioè facevano credere di vendere la
>Coca Cola proprio col nome Coca Cola (per fare il solito esempio).

Vi risulta molto male. Hanno vinto solo i *pochi* (es: la playmate Terry
Wells) che hanno saputo dimostrare un uso descrittivo del marchio altrui nei
propri metatag. Leggete la sentenza Eli Lilly & Co Vs Natural Answers a
proposito dell'uso del marchio "Prozac" nei metatag...

>Se può interessare, cito un passaggio dal sito dello studio legale
>dell'avvocato stesso che ci ha inviato le due lettere di diffida!
>From the website of the attorney of the Maharishi Foundation:
>http://www.shuttleworthlaw.com/areas_of_practice/intellectual_property_primer.asp

>"Trademark rights may be used to prevent others from using a
>confusingly similar mark, BUT DO NOT PREVENT OTHERS
>FROM MAKING THE SAME GOODS OR FROM SELLING
>THE SAME GOODS OR SERVICES UNDER A CLEARLY
>DIFFERENT MARK".

Questo è corretto ma non pertinente con la vs vicenda. Nessuno si lamenta
del fatto che state producendo e vendendo prodotti simili sotto marchi
differenti. L'accusa è invece quella di usare il marchio altrui senza averne
diritto.

Saluti

Alessio Canova
www.cano.it


scie...@ipotesi.net

unread,
Sep 22, 2005, 6:30:57 AM9/22/05
to
> Se siete riusciti
> a convincere Overture che voi rientrate nella prima ipotesi non è detto che
> il giudice la pensi allo stesso modo

Siamo riusciti a convincere anche Google, che di cause di questo tipo
ne ha avute molte. Quindi, nel peggiore dei casi, se un giudice
impazzito ci dà torto, quantomeno la colpa è diluita, perché i
colpevoli
siamo 3 (noi, Overture e Yahoo).

> L'agenzia viaggi "bourse des vols" ha vinto la causa contro Google Ads.
> La catena alberghiera "Le Meridien" ha vinto la causa contro Google Ads.

Sappiamo che in Francia ci sono stati (pochi) casi contrari a... noi
(per così dire), non so se si tratta di questi (dai nomi sembrerebbe
di sì).
Non abbiamo approfondito la cosa perché non ci riguarda:
"Transcendental
Meditation" è registrato (R) come Service Mark SOLO negli USA (per
motivi
inspiegabili, data l'estrema genericità del termine, ma questo
putroppo
non importa).
Nelle altre nazioni noi possiamo dire (anche se non ci interessa) che
vendiamo proprio la "Transcendental Meditation" originale col nome
originale. Caso clamoroso in Inghilterra:
http://www.tm-meditation.co.uk/index1.htm
E' come se alcuni dipendenti della Coca Cola si distaccassero dalla
Coca Cola, e in Inghilterra vendessero la loro bibita proprio come
Coca Cola (in tutto e per tutto).

> La company assicurativa GEICO ha perso la causa contro Google ma ha ottenuto
> dalla stessa Google una sostanziosa somma di denaro per interrompere il
> procedimento di violazione del trademark.

Questo finora è l'unico caso "negativo" (si fa per dire) che abbiamo
trovato. (Ovviamente la suddetta definizione, "procedimento di
violazione del trademark", a nostro parere noi è molto opinabile...)
(Nota: colui che ha deciso su questo caso è evidentemente il giudice
"impazzito" di cui parlavo prima... :-)

Fatto sta che la nostra domanda non riguarda se abbiamo torto o
ragione, ma quello che ci dobbiamo aspettare e quello che dobbiamo
fare per difenderci e/o per rivendicare la nostra ragione o il
nostro...
torto.

Facciamo così: ci hai convinto.
Abbiamo torto e siamo ansiosi di essere puniti per questo.
Ebbene, che cosa ci succederà, come, quando, dove?
Come verremo denunciati e informati?
Per posta, per corriere, via fax, via Internet, per telefono,
per telepatia, tramite Carabinieri, Esercito, Aviazione, US army o
Marines?

E poi che cosa dovremo fare, e quanto ci dobbiamo aspettare di
spendere?
(Quest'ultima è una stima difficilissima, immagino, ma siccome noi
brancoliamo
talmente nel buio che sinceramente non saprei dire se rischiamo di
spendere
1 Euro o 1000 o 10 milioni di Euro, quindi ogni valutazione meno
imprecisa
di questa ci può aiutare).

Grazie a chi potrà darci stime anche approssimative (ma meno delle
nostre).

Fabrizio Coppola
Istituto Scientia

Alessio Canova

unread,
Sep 22, 2005, 9:55:32 AM9/22/05
to
On 22 Sep 2005 03:30:57 -0700, scie...@ipotesi.net wrote:

>Siamo riusciti a convincere anche Google, che di cause di questo tipo
>ne ha avute molte. Quindi, nel peggiore dei casi, se un giudice
>impazzito ci dà torto, quantomeno la colpa è diluita, perché i
>colpevoli
>siamo 3 (noi, Overture e Yahoo).

<...>

>Questo finora è l'unico caso "negativo" (si fa per dire) che abbiamo
>trovato. (Ovviamente la suddetta definizione, "procedimento di
>violazione del trademark", a nostro parere noi è molto opinabile...)
>(Nota: colui che ha deciso su questo caso è evidentemente il giudice
>"impazzito" di cui parlavo prima... :-)

Mah... Avrei qualche perplessità sul "giudice impazzito" ma andiamo
pure avanti...

>Fatto sta che la nostra domanda non riguarda se abbiamo torto o
>ragione, ma quello che ci dobbiamo aspettare e quello che dobbiamo
>fare per difenderci e/o per rivendicare la nostra ragione o il
>nostro...
>torto.
>
>Facciamo così: ci hai convinto.

Non era mia intenzione convincervi. Avete chiesto un parere e tanto
avete avuto. Poi potete pure perseverare nelle vostre convinzioni.

>Abbiamo torto e siamo ansiosi di essere puniti per questo.
>Ebbene, che cosa ci succederà, come, quando, dove?
>Come verremo denunciati e informati?
>Per posta, per corriere, via fax, via Internet, per telefono,
>per telepatia, tramite Carabinieri, Esercito, Aviazione, US army o
>Marines?
>
>E poi che cosa dovremo fare, e quanto ci dobbiamo aspettare di
>spendere?
>(Quest'ultima è una stima difficilissima, immagino, ma siccome noi
>brancoliamo
>talmente nel buio che sinceramente non saprei dire se rischiamo di
>spendere
>1 Euro o 1000 o 10 milioni di Euro, quindi ogni valutazione meno
>imprecisa
>di questa ci può aiutare).

E' impossibile rispondere a questa domanda, a meno di non avere una
sfera di cristallo perfettamente lucidata a portata di mano.
Tutto dipende dalle scelte strategiche vostre e della controparte.
Probabile che, se sono veramente intenzionati a procedere, si cerchino
un avvocato in Italia. Probabile che vi arrivi una lettera di diffida
nella forma delle raccomandata con ricevuta di ritorno.
Tutto il resto va tarato in base alle vs reazioni.
Quanto spenderete? Dipende.
Mollate subito e magari spendete poco.
Resistete fino all'ultimo grado di giudizio e spenderete un capitale.
Poi dipende dall'avvocato che vi cercate.
E naturalmente, se perdete, dal risarcimento del danno che la
controparte dimostrerà di aver subito...
Purtroppo, meglio di così non posso fare.

Saluti

Alessio Canova
www.cano.it

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