A partire da un'articolo di Theodor Mommsen del 1889, per poi proseguire
fino a Luttwak ed autori ancora pi� recenti come J.M. Carrie, buona parte
degli storici considerano l'esercito romano del IV secolo d.C.
sostanzialmente composto da due tipologie di armate. Una mobile, formata
da
buoni soldati, dislocata lontana dalla frontiera e denominata
"comitatenses", ed un'altra sedentaria, costituita da soldati in linea di
massima mediocri e dislocati a ridosso del limes imperiale, e proprio per
questo motivo denominati "limitanei".
Lo storico tedesco attribuiva questa divisione all'azione combinata nel
tempo degli imperatori Diocleziano e Costantino.
L'esame delle mappe localizzanti le unit� dell'armata imperiale in Gallia
nel IV secolo indicano effettivamente che queste unit� non sono pi� tutte
dislocate "a serpentina" immediatamente a ridosso della frontiera, cos�
come
accadeva nel periodo Alto Imperiale.
Numerose unit� sono dislocate a diversa distanza dalla frontiera, alcune
anche a centinaia di chilometri di distanza dalla zona denominata "limes",
ed una tale disposizione potrebbe effettivamente rendere l'immagine di una
"difesa in profondit�".
Una lettura pi� approfondita dei testi degli storici del periodo, in
primis
Ammiano Marcellino per seguire con Zosimo, tende per� ad evidenziare
dietro
tale dispositivo pi� delle riflessioni indotte dalle contingenti minacce
nemiche e dalle esigenze logistiche dell'esercito che dall'elaborazione
volontarista di un piano permamente di "difesa in profondit�", che in
realt�
non sembra esistere.
Nell'articolo "La petite strategie de Rome en Gaule au temps du C�sar
Julien
(355-361 )" in Rivista di Studi Militari (2012 ), lo storico Yann Le Bohec
procede ad una confutazione di questo bipolarismo militare romano "mobile
vs
immobile", limitandosi per motivi di ampiezza alla sola Gallia.
La prima questione � capire se � possibile isolare delle zone occupate da
truppe di frontiera da una parte e da truppe di profondit� dall'altra.
Per dirla in altra modo, la questione � se � possibile localizzare su una
mappa dove si trovano le truppe limitanee rispetto a quelle comitatensi.
Innanzitutto si impone una constatazione: anche se Ammiano Marcellino non
conosce un appellativo per designarla, esiste sicuramente una strategia
applicata in Gallia dallo Stato romano e dai suoi responsabili militari,
ed
essa si colloca a tre differenti stadi.
Come prima cosa, va sottolineato che in Gallia, al tempo del regno di
Giuliano, un'armata delle Gallie esisteva. L'unit� di questo esercito era
costituito dall'esercizio del suo comando affidato a Giuliano ed al nemico
principale che tale esercito doveva affrontare, gli Alemanni.
In secondo luogo, Ammiano Marcellino attesta chiaramente l'esistenza di
linee difensive in Gallia, dichiarando che Giuliano aveva restaurato i
"munimentum" di Traiano (Amm., 17, 1, 1 ). In effetti quest'ultimo si era
occupato del settore germanico, organizzando giuridicamente una serie di
citt� della Germania e migliorando la difesa lineare che era stata
intrapresa all'epoca di Domiziano, di cui Traiano era stato aiutante di
campo. Si tratta della branca occidentale del limes, conosciuta sotto il
nome di "limes dell'Odenwald".
Giuliano, quando nel 354 assume a s� le funzioni di comandante
dell'esercito
delle Gallie, trova una regione devastata dalle incursioni barbare. Come
precisa Zosimo, quaranta citt� della Renania erano state conquistate da
Sassoni, Franchi e Alemanni.
Giuliano procede dunque in primis ad una riorganizzazione delle difese
principalmente lungo due direttrici fluviali, quella del Reno e quella
della
Mosa.
L'importanza militare del fiume Reno era ben attestata sin dai tempi di
Cesare e di Augusto, ma pu� sorprendere quello della Mosa, corso d'acqua
situato pi� all'interno rispetto al limes.
Questo fiume era stato infatti utilizzato dai Franchi per penetrare in
profondit� nel territorio gallico ed attaccare le citt� dell'interno.
Come scrive Ammiano (17, 9, 1 ) "mentre ogni cosa procedeva secondo i suoi
desideri ed egli (NDR Giuliano) si occupava con sempre vigile cura di
rendere in ogni modo stabile il benessere delle province, pensava di
restaurare, come richiedevano le circostanze, tre fortificazioni costruite
l'una dopo l'altra in linea retta sulle rive del fiume Mosa, da tempo
distrutte dalla furia barbarica. Esse furono subito ricostruite durante
una
breve sospensione della spedizione militare".
Giuliano dunque rafforza, sia con truppe di terra che con truppe e mezzi
fluviali, le difese lineari romane lungo la Mosa, ottenendo immediati
successi.
(Amm. 17, 2, 3 ) "Allora il Cesare previdentissimo, per il grande timore
che
i barbari, approfittando di una notte senza luna, attraversassero il fiume
gelato (NDR la Mosa), ordin� che ogni giorno dall'inizio del tramonto allo
spuntar dell'alba, i soldati percorressero il fiume avanti e indietro con
imbarcazioni leggere, affinch�, frantumata la crosta ghiacciata, nessuno
potesse facilmente rompere l'assedio. A causa di queste disposizioni, i
barbari, fiaccati dall'inedia e dalle veglie e giunti alla estrema
disperazione, si arresero spontaneamente e subito furono inviati alla
corte
dell'Augusto".
In terzo luogo, la dislocazione dell'esercito in Gallia da parte di
Giuliano
risponde a precise scelte logistiche, derivanti dall'approvvigionamento
delle truppe.
Come gi� detto, nell'Alto Impero le unit� erano principalmente dislocate
immediatamente a ridosso del nemico dichiarato o potenziale, ed esse
ricevevano i viveri dalle stazioni poste nelle retrovie, anche a grandi
distanze.
Sotto il Basso Impero le unit� vengono invece tendenzialmente dislocate
direttamente presso i siti di stoccaggio degli approvvigionamenti.
In tutta l'opera di Ammiano viene evidenziata la dispersione delle truppe
nel territorio a causa di tali esigenze logistiche.
Come scrive Ammiano (16, 4, 1 ) nel corso dell'assedio subito da Giuliano
nella citt� di Senon ad opera degli Alemanni, "Mentre valutava con impegno
questa situazione, lo aggredisce una numerosa schiera di nemici, sempre
pi�
esaltata dalla speranza di impadronirsi della citt� e resa pi� fiduciosa,
poich� aveva saputo dai disertori che non erano presenti ad aiutarlo n�
gli
Scutari n� i Gentiles, distaccati nei municipi perch� si rifornissero in
modo pi� facile".
Quello che si ritrova nelle mani Giuliano � dunque un paese devastato
dalle
scorrerie barbare, con un sistema difensivo compromesso e con le truppe
che
avevano perso molte delle posizioni occupate in precedenza.
L'imperatore deve quindi agire immediatamente per ripristinare l'assetto
militare e strategico della regione, prestando altres� particolare
attenzione alla questione logistica.
Per l'epoca di Giuliano possiamo dunque distinguere quattro assembramenti
maggiori di truppe: quelle dislocate lungo il Reno, costituenti il gruppo
militare pi� importante della Gallia, quelle lungo la Mosa, altre in
Gallia
del nord (pi� ad ovest rispetto alle prime due), ed infine quelle in
Gallia
del sud.
Il corpo d'armata posto a ridosso del Reno non pu�, per ovvie ragioni,
essere identificato con l'esercito mobile "di profondit�".
I siti occupati o rioccupati dall'esercito romano al tempo di Giuliano
lungo
la valle della Mosa sono di difficile identificazione. Ma per i peculiari
compiti assegnati a queste truppe, sopra accennati, non possiamo rilevare
alcuna traccia dell'esercito mobile comitatense nei soldati di stanza
presso
la Mosa.
Anche il gruppo d'armata posto a nord ovest rispetto alla valle del Reno
non
rinforza la tesi di un esercito mobile installato in profondit� e lontano
dalla frontiera.
Diverse localit� dove questo esercito era dislocato, come ad esempio
Herforst/Treves sede di una legione di Primani e di un numero di Ioviani,
si
trovano a meno di un centinaio di chilometri dal gruppo di armate renane.
In zone pi� interne come Lutetia, l'attuale Parigi, sono attestate
guarnigioni di unit� d'elit� come i Celti ed i Petulantes, ma i numeri
globali sono decisamente bassi per sostenere la presenza di un esercito
mobile di profondit�.
Il quarto gruppo d'armata, quello del sud, occupa siti come Autun, Vienna
od
Arles. Nell'opera di Ammiano diverse truppe ivi allocate non fanno per�
sfoggio di grande perizia militare.
Riferendosi alla citt� di Autun, lo storico scrive che (Amm. 16, 2, 1 )
"...
venne a sapere che le mura dell'antica citt� di Augustodunum, molto
estese,
ma deteriorate dal tempo, erano state assalite da un improvviso attacco di
barbari, e nell'inerzia delle truppe presenti erano state difese dai
veterani accorsi con prontezza, poich� spesso l'estrema disperazione suole
allentare gli estremi pericoli".
In questo caso abbiamo una citt� salvata dall'intervento di soldati "in
pensione" che si preoccupano di fare il lavoro che avrebbe dovuto fare i
soldati in servizio effettivo
Ad Arles invece, che fu residenza imperiale ("principis castra") nel
353/354, sembra attestata la presenza di soldati appartenenti ad unit�
costituenti la guardia imperiale.
Dalla lettura su mappa dei siti dove � attestata una presenza militare nel
periodo in questione, non � dunque possibile mettere in evidenza una
grande
armata situata in profondit� rispetto alla zona frontaliera, un'armata
mobile e caratterizzata da un'alta qualit� delle sue truppe.
Certo, diverse citt�, come ad esempio Mogontiacus e Amiens, hanno visto
passare dei grandi eserciti, ma per l'appunto questo indica il carattere
non
permanente ma provvisorio di queste dislocazioni di truppe.
Questo genere di situazioni � del resto ben conosciuto anche per l'Alto
Impero: all'approssimarsi di un grande conflitto, l'imperatore faceva
assemblare un numero importante di truppe in una determinata zona.
Il famoso "comitatus" che Gallieno raduna a Milano e che pu� essere
considerato il prototipo del "comitatus" di Diocleziano, non presenta in
realt� alcuna originalit�, contrariamente a quanto pensano diversi storici.
Si inscrive invece perfettamente in un'altra tradizione, quella che ad
esempio porta Augusto ad assemblare le sue legioni sulla riva sinistra del
Reno nell'anno 9 d.C., od a quello che far� Lucio Vero in Siria, e la
lista
potrebbe essere allungata senza difficolt� alcuna.
Le grandi masse di soldati che si radunano in una determinata localit� in
occasione dell'inizio di una campagna militare non hanno dunque niente a
che
fare con la presunta armata mobile di profondit�, il cui carattere non
dovrebbe essere provvisorio ma permanente.
Del resto Ammiano Marcellino, pur citando all'interno della sua opera
numerose unit� dell'esercito romano, non designa mai le stesse come
comitantensi o limitanee, n� propone alcun termine equivalente. Non
presenta
mai alcune unit� come immobili ed altre come mobili.
Per lui, il termine comitatus rinvia al seguito del principe o alla
guardia
dello stesso.
Ammiano conosce dei limites, settori di zone frontaliere, ma non parla
mai,
o al massimo molto raramente, di limitanei. Una sola volta usa il termine
comitatenses.
Altrettanto, pur senza affermandolo in forma esplicita, lo storico sembra
distinguere all'interno dell'esercito delle truppe d'elit�, che si elevano
dalla massa degli effettivi.
Arriva anche a parlare di corpi d'armata, senza per� indicarli come
comitatensi o limitanei. Per Ammiano non esiste che una grande armata
della
Gallia.
Quando deve stabilire distinzioni all'interno dell'armata, ecco che parla
di
legioni, ausiliari e numeri.
Per lo storico le prime rappresentano l'elit� della fanteria pesante,
mentre
le seconde costituiscono truppe di secondo livello, ben distinte dalle
prime. Il termine numerus pu� invece designare nell'opera di Ammiano
diversi
tipi di unit�, compresi corpi d'elit�, come Batavi, Eruli, Celti e
Petulantes.
In sostanza Ammiano non oppone mai un'armata mobile, composta da buoni
soldati e piazzata in profondit� rispetto alle frontiere imperiali, i
cosiddetti comitatensi, ad una armata immobile, costituita da combattenti
mediocri e installata a ridosso del nemico, i cosiddetti limitanei.
Il dispositivo strategico in Gallia che si desume dalla lettura dell'opera
ammianea non � dunque parallelo alla frontiera, ma perpendicolare ad essa.
In una visione globale, potremmo dire che l'apparato militare romano nel
IV
secolo si componeva di tre grandi armate, dirette contro tre nemici
maggiori: l'armata delle Gallie contro gli Alemanni (e accessoriamente
contro i Franchi), l'armata d'Illiria (con il supporto di quella di
Tracia)
contro i Visigoti e l'armata orientale contro i Persiani. Gli altri
settori
dell'Impero, come Africa, Egitto, penisola iberica non erano protetti che
da
effettivi pi� modesti.
E' probabilmente questa la visione pi� corretta rispetto a quella tendente
a
riconoscere un dualismo armata mobile/in profondit� vs armata
immobile/sulla
frontiera.
E' pertanto difficile attribuire a Diocleziano (284-305 ) o Costantino
(306-
337 ) la creazione di un'organizzazione militare che alla met� del IV
secolo
non sembra esistesse.
Non si tratta ovviamente di negare l'esistenza di queste due categorie di
soldati, i comitatensi ed i limitanei: essi sono infatti abbondantemente
citati nei testi di legge cos� come nella Notitia Dignitatum.
Ma documenti di quest'ultimo tipo descrivono delle realt� burocratiche,
giuridiche ed amministrative, mentre Ammiano si interessa di strategia e
tattica, e per questo � poco interessato all'utilizzo di questi termini.
Gli appellativi Limitanei e Comitatensi servono senza dubbio a distinguere
delle truppe ordinarie rispetto a quelle d'elit�, e per questo motivo tali
categorie designano delle unit� e dei soldati ma non gruppi d'armate.
Valete
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