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unread,Mar 31, 2013, 8:18:35 AM3/31/13You do not have permission to delete messages in this group
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A partire da un'articolo di Theodor Mommsen del 1889, per poi proseguire fino a Luttwak ed autori ancora più recenti come J.M. Carrie, buona parte degli storici considerano l'esercito romano del IV secolo d.C. sostanzialmente composto da due tipologie di armate. Una mobile, formata da buoni soldati, dislocata lontana dalla frontiera e denominata "comitatenses", ed un'altra sedentaria, costituita da soldati in linea di massima mediocri e dislocati a ridosso del limes imperiale, e proprio per questo motivo denominati "limitanei".
Lo storico tedesco attribuiva questa divisione all'azione combinata nel tempo degli imperatori Diocleziano e Costantino.
L'esame delle mappe localizzanti le unità dell'armata imperiale in Gallia nel IV secolo indicano effettivamente che queste unità non sono più dislocate "a serpentina" immediatamente a ridosso della frontiera, così come accadeva nel periodo Alto Imperiale.
Numerose unità sono dislocate a diversa distanza dalla frontiera, alcune anche a centinaia di chilometri di distanza dalla zona denominata "limes", ed una tale disposizione potrebbe effettivamente rendere l'immagine di una "difesa in profondità".
Una lettura più approfondita dei testi degli storici del periodo, in primis Ammiano Marcellino per seguire con Zosimo, tende però ad evidenziare dietro tale dispositivo più delle riflessioni indotte dalle contingenti minacce nemiche e dalle esigenze logistiche dell'esercito che dall'elaborazione volontarista di un piano permamente di "difesa in profondità", che in realtà non sembra esistere.
Nell'articolo "La petite strategie de Rome en Gaule au temps du César Julien (355-361)" in Rivista di Studi Militari (2012), lo storico Yann Le Bohec procede ad una confutazione di questo bipolarismo militare romano "mobile vs immobile", limitandosi per motivi di ampiezza alla sola Gallia.
La prima questione è capire se è possibile isolare delle zone occupate da truppe di frontiera da una parte e da truppe di profondità dall'altra.
Per dirla in altra modo, la questione è se è possibile localizzare su una mappa dove si trovano le truppe limitanee rispetto a quelle comitatensi.
Innanzitutto si impone una constatazione: anche se Ammiano Marcellino non conosce un appellativo per designarla, esiste sicuramente una strategia applicata in Gallia dallo Stato romano e dai suoi responsabili militari, ed essa si colloca a tre differenti stadi.
Come prima cosa, va sottolineato che in Gallia, al tempo del regno di Giuliano, un'armata delle Gallie esisteva. L'unità di questo esercito era costituito dall'esercizio del suo comando affidato a Giuliano ed al nemico principale che tale esercito doveva affrontare, gli Alemanni.
In secondo luogo, Ammiano Marcellino attesta chiaramente l'esistenza di linee difensive in Gallia, dichiarando che Giuliano aveva restaurato i "munimentum" di Traiano (Amm., 17, 1, 1). In effetti quest'ultimo si era occupato del settore germanico, organizzando giuridicamente una serie di città della Germania e migliorando la difesa lineare che era stata intrapresa all'epoca di Domiziano, di cui Traiano era stato aiutante di campo. Si tratta della branca occidentale del limes, conosciuta sotto il nome di "limes dell'Odenwald".
Giuliano, quando nel 354 assume a sé le funzioni di comandante dell'esercito delle Gallie, trova una regione devastata dalle incursioni barbare. Come precisa Zosimo, quaranta città della Renania erano state conquistate da Sassoni, Franchi e Alemanni.
Giuliano procede dunque in primis ad una riorganizzazione delle difese principalmente lungo due direttrici fluviali, quella del Reno e quella della Mosa.
L'importanza militare del fiume Reno era ben attestata sin dai tempi di Cesare e di Augusto, ma può sorprendere quello della Mosa, corso d'acqua situato più all'interno rispetto al limes.
Questo fiume era stato infatti utilizzato dai Franchi per penetrare in profondità nel territorio gallico ed attaccare le città dell'interno.
Come scrive Ammiano (17, 9, 1) "mentre ogni cosa procedeva secondo i suoi desideri ed egli (NDR Giuliano) si occupava con sempre vigile cura di rendere in ogni modo stabile il benessere delle province, pensava di restaurare, come richiedevano le circostanze, tre fortificazioni costruite l'una dopo l'altra in linea retta sulle rive del fiume Mosa, da tempo distrutte dalla furia barbarica. Esse furono subito ricostruite durante una breve sospensione della spedizione militare".
Giuliano dunque rafforza, sia con truppe di terra che con truppe e mezzi fluviali, le difese lineari romane lungo la Mosa, ottenendo immediati successi.
(Amm. 17, 2, 3) "Allora il Cesare previdentissimo, per il grande timore che i barbari, approfittando di una notte senza luna, attraversassero il fiume gelato (NDR la Mosa), ordinò che ogni giorno dall'inizio del tramonto allo spuntar dell'alba, i soldati percorressero il fiume avanti e indietro con imbarcazioni leggere, affinché, frantumata la crosta ghiacciata, nessuno potesse facilmente rompere l'assedio. A causa di queste disposizioni, i barbari, fiaccati dall'inedia e dalle veglie e giunti alla estrema disperazione, si arresero spontaneamente e subito furono inviati alla corte dell'Augusto".
In terzo luogo, la dislocazione dell'esercito in Gallia da parte di Giuliano risponde a precise scelte logistiche, derivanti dall'approvvigionamento delle truppe.
Come già detto, nell'Alto Impero le unità erano principalmente dislocate immediatamente a ridosso del nemico dichiarato o potenziale, ed esse ricevevano i viveri dalle stazioni poste nelle retrovie, anche a grandi distanze.
Sotto il Basso Impero le unità vengono invece tendenzialmente dislocate direttamente presso i siti di stoccaggio degli approvvigionamenti.
In tutta l'opera di Ammiano viene evidenziata la dispersione delle truppe nel territorio a causa di tali esigenze logistiche.
Come scrive Ammiano (16, 4, 1) nel corso dell'assedio subito da Giuliano nella città di Senon ad opera degli Alemanni,"Mentre valutava con impegno questa situazione, lo aggredisce una numerosa schiera di nemici, sempre più esaltata dalla speranza di impadronirsi della città e resa più fiduciosa, poiché aveva saputo dai disertori che non erano presenti ad aiutarlo né gli Scutari néi Gentiles, distaccati nei municipi perché si rifornissero in modo più facile".
Quello che si ritrova nelle mani Giuliano è dunque un paese devastato dalle scorrerie barbare, con un sistema difensivo compromesso e con le truppe che avevano perso molte delle posizioni occupate in precedenza.
L'imperatore deve quindi agire immediatamente per ripristinare l'assetto militare e strategico della regione, prestando altresì particolare attenzione alla questione logistica.
Per l'epoca di Giuliano possiamo dunque distinguere quattro assembramenti maggiori di truppe: quelle dislocate lungo il Reno, costituenti il gruppo militare più importante della Gallia, quelle lungo la Mosa, altre in Gallia del nord (più ad ovest rispetto alle prime due), ed infine quelle in Gallia del sud.
Il corpo d'armata posto a ridosso del Reno non può, per ovvie ragioni, essere identificato con l'esercito mobile "di profondità".
I siti occupati o rioccupati dall'esercito romano al tempo di Giuliano lungo la valle della Mosa sono di difficile identificazione. Ma per i peculiari compiti assegnati a queste truppe, sopra accennati, non possiamo rilevare alcuna traccia dell'esercito mobile comitatense nei soldati di stanza presso la Mosa.
Anche il gruppo d'armata posto a nord ovest rispetto alla valle del Reno non rinforza la tesi di un esercito mobile installato in profondità e lontano dalla frontiera.
Diverse località dove questo esercito era dislocato, come ad esempio Herforst/Treves sede di una legione di Primani e di un numero di Ioviani, si trovano a meno di un centinaio di chilometri dal gruppo di armate renane.
In zone più interne come Lutetia, l'attuale Parigi, sono attestate guarnigioni di unità d'elité come i Celti ed i Petulantes, ma i numeri globali sono decisamente bassi per sostenere la presenza di un esercito mobile di profondità.
Il quarto gruppo d'armata, quello del sud, occupa siti come Autun, Vienna od Arles. Nell'opera di Ammiano diverse truppe ivi allocate non fanno però sfoggio di grande perizia militare.
Riferendosi alla città di Autun, lo storico scrive che (Amm. 16, 2, 1) "... venne a sapere che le mura dell'antica città di Augustodunum, molto estese, ma deteriorate dal tempo, erano state assalite da un improvviso attacco di barbari, e nell'inerzia delle truppe presenti erano state difese dai veterani accorsi con prontezza, poiché spesso l'estrema disperazione suole allentare gli estremi pericoli".
In questo caso abbiamo una città salvata dall'intervento di soldati "in pensione" che si preoccupano di fare il lavoro che avrebbe dovuto fare i soldati in servizio effettivo
Ad Arles invece, che fu residenza imperiale ("principis castra") nel 353/354, sembra attestata la presenza di soldati appartenenti ad unità costituenti la guardia imperiale.
Dalla lettura su mappa dei siti dove è attestata una presenza militare nel periodo in questione, non è dunque possibile mettere in evidenza una grande armata situata in profondità rispetto alla zona frontaliera, un'armata mobile e caratterizzata da un'alta qualità delle sue truppe.
Certo, diverse città, come ad esempio Mogontiacus e Amiens, hanno visto passare dei grandi eserciti, ma per l'appunto questo indica il carattere non permanente ma provvisorio di queste dislocazioni di truppe.
Questo genere di situazioni è del resto ben conosciuto anche per l'Alto Impero: all'approssimarsi di un grande conflitto, l'imperatore faceva assemblare un numero importante di truppe in una determinata zona.
Il famoso "comitatus" che Gallieno raduna a Milano e che può essere considerato il prototipo del "comitatus" di Diocleziano, non presenta in realtà alcuna originalità, contrariamente a quanto pensano diversi storici.
Si inscrive invece perfettamente in un'altra tradizione, quella che ad esempio porta Augusto ad assemblare le sue legioni sulla riva sinistra del Reno nell'anno 9 d.C., od a quello che farà Lucio Vero in Siria, e la lista potrebbe essere allungata senza difficoltà alcuna.
Le grandi masse di soldati che si radunano in una determinata località in occasione dell'inizio di una campagna militare non hanno dunque niente a che fare con la presunta armata mobile di profondità, il cui carattere non dovrebbe essere provvisorio ma permanente.
Del resto Ammiano Marcellino, pur citando all'interno della sua opera numerose unità dell'esercito romano, non designa mai le stesse come comitantensi o limitanee, né propone alcun termine equivalente. Non presenta mai alcune unità come immobili ed altre come mobili.
Per lui, il termine comitatus rinvia al seguito del principe o alla guardia dello stesso.
Ammiano conosce dei limites, settori di zone frontaliere, ma non parla mai, o al massimo molto raramente, di limitanei. Una sola volta usa il termine comitatenses.
Altrettanto, pur senza affermandolo in forma esplicita, lo storico sembra distinguere all'interno dell'esercito delle truppe d'elité, che si elevano dalla massa degli effettivi.
Arriva anche a parlare di corpi d'armata, senza però indicarli come comitatensi o limitanei. Per Ammiano non esiste che una grande armata della Gallia.
Quando deve stabilire distinzioni all'interno dell'armata, ecco che parla di legioni, ausiliari e numeri.
Per lo storico le prime rappresentano l'elité della fanteria pesante, mentre le seconde costituiscono truppe di secondo livello, ben distinte dalle prime. Il termine numerus può invece designare nell'opera di Ammiano diversi tipi di unità, compresi corpi d'elité, come Batavi, Eruli, Celti e Petulantes.
In sostanza Ammiano non oppone mai un'armata mobile, composta da buoni soldati e piazzata in profondità rispetto alle frontiere imperiali, i cosiddetti comitatensi, ad una armata immobile, costituita da combattenti mediocri e installata a ridosso del nemico, i cosiddetti limitanei.
Il dispositivo strategico in Gallia che si desume dalla lettura dell'opera ammianea non è dunque parallelo alla frontiera, ma perpendicolare ad essa.
In una visione globale, potremmo dire che l'apparato militare romano nel IV secolo si componeva di tre grandi armate, dirette contro tre nemici maggiori: l'armata delle Gallie contro gli Alemanni (e accessoriamente contro i Franchi), l'armata d'Illiria (con il supporto di quella di Tracia) contro i Visigoti e l'armata orientale contro i Persiani. Gli altri settori dell'Impero, come Africa, Egitto, penisola iberica non erano protetti che da effettivi più modesti.
E' probabilmente questa la visione più corretta rispetto a quella tendente a riconoscere un dualismo armata mobile/in profondità vs armata immobile/sulla frontiera.
E' pertanto difficile attribuire a Diocleziano (284-305) o Costantino (306-337) la creazione di un'organizzazione militare che alla metà del IV secolo non sembra esistesse.
Non si tratta ovviamente di negare l'esistenza di queste due categorie di soldati, i comitatensi ed i limitanei: essi sono infatti abbondantemente citati nei testi di legge così come nella Notitia Dignitatum.
Ma documenti di quest'ultimo tipo descrivono delle realtà burocratiche, giuridiche ed amministrative, mentre Ammiano si interessa di strategia e tattica, e per questo è poco interessato all'utilizzo di questi termini.
Gli appellativi Limitanei e Comitatensi servono senza dubbio a distinguere delle truppe ordinarie rispetto a quelle d'elité, e per questo motivo tali categorie designano delle unità e dei soldati ma non gruppi d'armate.
Valete